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    <title>Notiziario</title>
    <link>http://www.uaarbergamo.it/</link>
    <description>Notiziario</description>
    <language>en-us</language>           
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      <title>Notiziario</title>
      <link>http://www.uaarbergamo.it/</link>
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<item>
 <title>PapaRatzi: io insegno, lo Stato no.</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=652</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20110111-Ratzi_Sex_Life.jpg">TavoleDellaLeggeDiRatzi</a></div><br />
Per prima cosa leggete <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/10/news/papa_sicurezza_cristiani-11040589/')">in questo articolo di Repubblica</a> le ultime affermazioni di PapaRatzi.<br />
Decimosesto dice: "non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione". <br />
E questo dopo aver chiesto agli Stati del mondo di "garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società". <br />
Se capiamo bene, il discorso del pontefice è questo: "Cari Stati, voi dovete insegnare quello che dico io nelle vostre scuole e inoltre dovete lasciare che io nelle mie dica quello che voglio io". <br />
In pratica, la Chiesa è libera di educare, gli Stati no. <br />
E c'è di più: se gli Stati si mettono in testa di insegnare qualcosa che alla Chiesa non va, allora per il papa c'è in corso un attacco alla libertà religiosa. Il che fa capire quale sia l'idea di libertà religiosa di PapaRatzi: c'è libertà religiosa fintanto che tutti dicono ciò che sta bene alla Chiesa cattolica. In presenza di qualsiasi voce contraria, la libertà religiosa appare violata. Ratzi è riuscito a rovesciare insomma la libertà religiosa, in base alla quale in materia di fede ciascuno può dire quel che vuole, nel suo contrario: la persecuzione e la stigmatizzazione del dissenso.<br />
Ciò che scatena la protesta del papa è non casualmente l'educazione sessuale. Guai se le persone imparassero a godere del proprio corpo e a non prendersi qualche pericolosa malattia a trasmissione sessuale. Meglio regalare un cilicio a ogni adolescente, riempire di terrore dell'inferno chiunque si masturbi, lasciare che qualcuno si prenda l'HIV perché non ha usato il preservativo e andare avanti così per la maggior gloria del Dio di PapaRatzi.<br />
Che il mostro di spaghetti volante preservi in vita Papa Ratzi! Ogni suo anno di pontificato, grazie alle stupidaggini che dice, giova alla causa dell'ateismo più di tutti gli sforzi della nostra piccola associazione!<br />
Se volete saperne di più sul Mostro di Spaghetti Volante, <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo')">cliccate qua</a><br />
Atei saluti<br />
Tommaso Bruni - socio del Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=652</comments>
 <pubDate>Tue, 11 Jan 2011 21:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Terza Giornata Nazionale dello Sbattezzo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=650</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Mauro/20101021-sbattezzo_1.gif">Sbattezzo</a></div>In occasione della terza Giornata Nazionale dello Sbattezzo il Circolo UAAR di Bergamo sarà presente in città con un <br />
<br />
<div style="text-align: center"><b>banchetto informativo<br />
sabato 23 ottobre<br />
dalle 14.30 alle 18.30<br />
in Piazza Pontida</b></div><br />
Clicca di seguito per visualizzare il 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Mauro/20101021-Comunicato_Sbattezzo_2010.pdf')">comunicato stampa</a> e il 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Mauro/20101021-Volantino_Sbattezzo_2010.pdf')">volantino</a> di presentazione dell'iniziativa.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=650</comments>
 <pubDate>Thu, 21 Oct 2010 16:49:57 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Assemblea annuale circolo 26 settembre 2010</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=648</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo informa che<br />
<br />
<b>domenica 26 settembre alle ore 10.00<br />
presso il Circolo ARCI della Grumellina<br />
in via Gorizia 17 - Bergamo</b><br />
<br />
si terrà la <b>Assemblea Annuale</b> del Circolo, valevole anche come Assemblea Precongressuale in vista del Congresso nazionale UAAR che si terrà a Varese il 31 ottobre e il 1 novembre 2010.<br />
<br />
Ordine del Giorno:<br />
- valutazione attività del circolo;<br />
- elezione di Coordinatore e Cassiere per il periodo Settembre 2010 - Settembre 2011;<br />
- elezione di 4 delegati del circolo per il congresso di Varese;<br />
- programmazione iniziative future e ripartizione degli oneri organizzativi;<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
<b>Tutti i soci sono caldamente invitati a partecipare</b>, perché si tratta del più importante momento di vita associativa dell'intero anno e perché il congresso si tiene solo una volta ogni tre anni.<br />
La riunione è aperta a chiunque voglia partecipare, ma <b>solo i soci in regola con l'iscrizione 2010 al 31 maggio 2010 hanno diritto di voto e candidatura.</b> <br />
Alle riunioni è possibile iscriversi all'associazione e ritirare moduli di sbattezzo.<br />
<br />
Atei saluti<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=648</comments>
 <pubDate>Thu, 23 Sep 2010 11:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il film del 20 settembre - IV edizione</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=646</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100913-MareDentroLocandina_small.jpg">Locandina</a></div><br />
Il Circolo UAAR di Bergamo organizza, con la collaborazione di Lab80:<br />
<br />
<b>Serata laica UAAR: celebrando Porta Pia<br />
<br />
Lunedì 20 Settembre 2010, ore 21 - Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo<br />
<br />
Proiezione del film “Mare dentro" di Alejandro Amenábar, con Javier Bardem<br />
<br />
Premio Oscar 2005 per il Miglior Film Straniero<br />
<br />
INGRESSO LIBERO</b><br />
<br />
Trovate qui il volantino dell'iniziativa in formato  oppure in formato 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20100913-20100920_VolantinoFilm.pdf')">PDF</a>.<br />
<br />
Per il quarto anno il Circolo bergamasco della UAAR decide di festeggiare il 20 settembre, giorno della caduta dello Stato della Chiesa nel 1870, con un film. <br />
Questa volta abbiamo scelto di proiettare un film sulla malattia e sulla morte, nonché sul diritto di ogni essere umano di decidere da sé che cosa deve succedere al suo corpo quando si ha purtroppo a che fare con questi temi. <br />
Questa pellicola sull'auto-determinazione individuale ci pareva adatta a celebrare un giorno in cui Roma e il Lazio si scrollavano di dosso la tirannia teocratica di Pio IX (quello del Sillabo, che condannava libertà di pensiero e di stampa) e in cui in Italia si affermava la separazione di potere politico e potere spirituale. <br />
Il 20 settembre fu una data cruciale per l'affermazione in Italia delle libertà individuali. <br />
In quella data veniva anche rivendicato il principio di laicità, secondo cui tutte le fedi sono pari di fronte alla legge. Quest'idea sarebbe stata poi rinnegata dal Concordato mussoliniano, nei fatti ancora oggi in vigore.<br />
Vedere il nostro film non costa nulla, perché l'ingresso è libero. <br />
Tuttavia, se volete che l'occasione si ripeta nel 2011, nel 2012 e via discorrendo, chi ha la possibilità di farlo dovrebbe farci una piccola donazione, prestarsi a una sorta di questua atea. Noi non siamo la Chiesa Cattolica, non abbiamo 3 miliardi di euro di beni immobili nella sola provincia di Bergamo e un quarto delle case della capitale nazionale. Per questo motivo abbiamo bisogno anche del vostro supporto per tenere viva la memoria di una data importante della storia italiana, che in molti (troppi) hanno ogni interesse a far cadere nell'oblio.<br />
Vi aspettiamo<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=646</comments>
 <pubDate>Mon, 13 Sep 2010 16:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Scuola statale: tagliate migliaia di cattedre, tranne quelle di religione cattolica.</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=645</link>
<description><![CDATA[Sei un insegnante di scienze, di italiano, di matematica? TAGLIATO!<br />
Sei un insegnante di regione cattolica? ASSUNTO!<br />
Per il Governo è prioritario che i cittadini sappiano pregare, non che sappiano far di conto o che conoscano le leggi della fisica.<br />
Leggete <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.repubblica.it/scuola/2010/07/02/news/prof_religione-5322264/index.html')">questo articolo di Repubblica</a>.<br />
Mentre gli insegnanti di tutte le altre discipline sono tagliati senza pietà, gli insegnanti di religione cattolica nella scuola di Stato aumentano di numero!<br />
Se i cittadini pensano che la matematica e la biologia siano più utili delle preghiere, dovrebbero farsi qualche domanda sulla bontà delle azioni di questo governo.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=645</comments>
 <pubDate>Mon, 5 Jul 2010 10:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Proiezione e riunione</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=644</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo informa che <br />
<br />
<b>mercoledì 7 luglio 2010 alle 21.00<br />
presso il Circolo ARCI della Grumellina <br />
in via Gorizia 17 - Bergamo</b><br />
<br />
proietteremo il video, realizzato dal Centre d'Action Laïque di Bruxelles, <br />
<br />
<b>La minaccia creazionista</b> (Belgio 2009, 27', vo sottotitolata in italiano)<br />
<br />
A seguire la riunione del Circolo:<br />
- Scelta definitiva pellicola 20 settembre;<br />
- Congresso UAAR 2010: ricerca di candidati delegati;<br />
- Determinazione assemblea precongressuale e annuale del Circolo, con rinnovo cariche;<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
La riunione è aperta a chiunque voglia partecipare. Alle riunioni è possibile iscriversi all'associazione e ritirare moduli di sbattezzo.<br />
<br />
Atei saluti<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=644</comments>
 <pubDate>Fri, 2 Jul 2010 19:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo a Treviglio</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=643</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<br />
<b>sabato 26 giugno 2010<br />
dalle ore 16.00 alle ore 19.00<br />
a Treviglio, Piazza Manara</b><br />
si terrà un gazebo informativo dell'associazione.<br />
<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' e firmare la nostra petizione contro il finanziamento della Curia de L'Aquila da parte della regione Lombardia a guida formigoniana.<br />
<br />
Distribuiremo in particolare materiale materiale sull'Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole statali, una delle pratiche meno laiche presenti nel nostro paese, che costa al contribuente quasi un miliardo di euro all'anno.<br />
In particolare, da gennaio gli insegnanti di religione hanno un aumento di 200 euro mensili, mentre i loro colleghi delle altre materie vengono tagliati in massa dalla scure della Gelmini e si ritrovano (quelli che non tornano a casa) gli stipendi bloccati per anni.<br />
Passate a trovarci!]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=643</comments>
 <pubDate>Fri, 25 Jun 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Sindone di Garlaschelli: l&apos;unica falsa e certificata</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=642</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100604-Sindone_sm.jpg">E' lui o non è lui?</a></div><br />
Ma siamo sicuri che questo sia proprio il famoso nazareno?<br />
Da molto tempo si discute dell'autenticità della Sindone torinese, la cui esistenza storica è accertata sin dal XIV secolo.<br />
Il Prof. Garlaschelli del CICAP ha deciso di fare un esperimento: <br />
clonare la Sindone con le tecnologie del Trecento.<br />
Se la Sindone esiste davvero sin dal 35 e.v. ed esibisce caratteristiche miracolose come sostiene la CCAR, <br />
non dovrebbe essere possibile rifarla praticamente identica oggi usando le tecnologie del quattordicesimo secolo.<br />
Invece Garlaschelli, mettendosi al lavoro con attrezzi e pigmenti dell'epoca, <br />
è riuscito a creare una copia quasi perfetta, <br />
un'ottima simulazione dell'opera dei falsari medievali.<br />
<br />
Venite a vedere l'unica Sindone davvero falsa<br />
<b>sabato 12 giugno alle ore 17.00<br />
al Caffè Letterario – <br />
via S Bernardino 53 – BG</b><br />
Sarà presente l'autore dell'opera.<br />
Ingresso libero!<br />
Diffidate dei falsi non certificati!<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=642</comments>
 <pubDate>Fri, 4 Jun 2010 22:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Aumentati gli stipendi degli insegnanti di religione</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=641</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100604-IRC.jpg">IRC</a></div><br />
La notizia è vecchia di sei mesi, ma vale la pena ricordarla, a causa dei presenti tagli all'istruzione.<br />
Nelle scuole statali italiane saranno tagliate migliaia di cattedre, ma gli insegnanti di religione, scelti dal vescovo e pagati dalle tasse del contribuente italiano, beneficeranno di un aumento di euro 200 al mese. <br />
Questo grazie a una scelta del ministro Giulio Tremonti, autore della legge sullo 8/1000 di cui chiediamo l'abrogazione e noto per il suo motto mazziniano "Dio, Patria, Famiglia".<br />
L'aumento si assomma a vari altri vantaggi per gli insegnanti di religione cattolica, che, per esempio, quando sono di ruolo restano nella scuola anche quando perdono il beneplacito del vescovo. Ci sono quindi ex-insegnanti di religione che, pur non potendo più insegnare il cattolicesimo perché e.g. divorziati, non possono essere licenziati. Di conseguenza questi signori sono sovente messi su cattedre su cui non sono titolati ad insegnare per mancanza di requisiti, o sono assegnati ad altre mansioni, il tutto a spese dello Stato.<br />
Leggete <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.repubblica.it/scuola/2010/01/16/news/aumenti_prof_religione-1971395/')">questo articolo</a> di Repubblica.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=641</comments>
 <pubDate>Fri, 4 Jun 2010 21:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Comune di Bergamo attacca la legge 194/1978</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=640</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100528-Franco_Tentorio.jpg">F. Tentorio</a></div>Fa specie che un'amministrazione comunale dia il patrocinio a una manifestazione che attacca frontalmente una legge dello Stato.<br />
Ciononostante, è ciò che si verificherà domani a Bergamo.<br />
L'associazione estremista cattolica Scienza e Vita, infatti, organizzerà in Piazza Vecchia una serata di preghiera, chiamata "Dai luce alla vita", a cui pare parteciperanno anche gli esponenti locali della formazione neofascista Forza Nuova, che l'anno passato avevano organizzato analoga iniziativa.<br />
Scopo della manifestazione è l'abrogazione della (pur non perfetta) legge 194/1978, che garantisce in Italia da più di 30 anni la potestà delle donne sul proprio corpo e sancisce il loro diritto di scelta.<br />
Dato che siamo fortunatamente in un regime democratico, è del tutto legittimo che dei cittadini chiedano di modificare delle leggi. Noi della UAAR lo facciamo tutti i giorni. Addirittura chiediamo di modificare la Costituzione! <br />
Tuttavia, ciò che colpisce è che questa legittima manifestazione abbia il <b>patrocinio del Comune di Bergamo</b>. <br />
Ciò significa che il Comune appoggia la posizione dei manifestanti e che chiede allo Stato di abrogare la 194.E questo è preoccupante, perché la posizione degli anti-abortisti si basa sul presupposto dell'equivalenza fra un ovulo fecondato (zigote) e esseri umani adulti come il sottoscritto che scrive e voi che mi leggete. <br />
E questa equivalenza è un falso, prima che morale, biologico, perché uno zigote non ha un sistema nervoso, non ha desideri, non ha interessi, non può provare dolore, non ha nessuna delle caratteristiche che possono qualificare me e voi come esseri umani. <br />
E dire che l'embrione va protetto perché è 'vita umana in potenza' non è un buon argomento, perché ciò che è in potenza qualcos'altro <b>non è</b>, per l'appunto, quel qualcos'altro. Se una ghianda è una quercia in potenza, significa che non è una quercia e che, quindi, non va trattata come se fosse una quercia.<br />
Se ciò non bastasse, si consideri che da uno zigote possono sorgere due esseri umani adulti (come nel caso dei gemelli monozigoti), il che indica che lo zigote <b>non è una persona</b>, e che normalmente solo una piccola percentuale delle fecondazioni porta a una gravidanza: l'aborto è un fatto che si verifica di continuo nella riproduzione naturale di <i>Homo sapiens</i>. <br />
Infine, la donna è una parte fondamentale della gravidanza: senza utero non c'è gravidanza. E dato che la cultura politica liberal-democratica incarnata in tutte le Costituzioni europee conferisce ai cittadini e alle cittadine un amplissimo potere sul proprio corpo, sin dai tempi dello <i>habeas corpus</i>, la donna ha il diritto di rifiutare all'embrione l'uso del proprio utero. Non consentire alla donna di farlo sarebbe una violazione del libero uso del suo corpo: sarebbe come un sequestro o una reclusione senza sentenza di un magistrato ed equo processo.<br />
Insomma, dare il patrocino a "Dai luce alla vita" è come dare il patrocinio a una manifestazione in cui si sostiene che la Terra è piatta e in cui si chiede che tutti coloro che sostengono che sia rotonda siano messi in gattabuia.<br />
Questa volta il Sindaco Tentorio ha proprio preso una cantonata, da cui speriamo rinsavisca presto. A meno che non stia seguendo, per interesse, la scia del peggior clericalismo e dell'asservimento ai poteri forti, di stampo notoriamente cattolico, che da decenni hanno le mani sulla città.<br />
Si ricorda a mo' di chiosa finale che le donne cattoliche o che comunque non vogliono abortire hanno, secondo la legge 194, tutto il diritto di non farlo. La libertà di scelta garantita dalle norme vigenti non è forse la condizione che meglio tutela le convinzioni di tutte le donne, credenti o non credenti che siano? <br />
Per approfondire, vedere <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=26793')">questo articolo di Bergamonews</a><br>e <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://bgreport.org/?p=2727')">questo articolo di BgReport</a>.<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=640</comments>
 <pubDate>Fri, 28 May 2010 20:45:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo informativo UAAR a Zogno - Mercato</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=639</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<br />
<b>sabato 29 maggio 2010<br />
dalle ore 9.00 alle ore 12.00<br />
a Zogno, in area mercato (via Pietro Ruggeri)<br />
si terrà un gazebo informativo dell'associazione.</b><br />
<br />
Facciamo con molto piacere questo gazebo, dato che abbiamo sudato sette camicie per ottenere il permesso dall'amministrazione locale a guida leghista.<br />
<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' e firmare la nostra petizione contro il finanziamento della Curia de L'Aquila da parte della regione Lombardia a guida formigoniana.<br />
<br />
Distribuiremo in particolare materiale sullo 8/1000 dell'IRPEF, meccanismo truffaldino inventato da Tremonti nel 1985 (quando lavorava per Craxi il Ladro) e che tutti gli anni regala alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana 1.000.000.000 euro circa.<br />
<br />
La UAAR chiede che l'8/1000 sia abolito al più presto o, in subordine, sostituito con un meccanismo che non preveda il riparto delle quote non destinate.<br />
<br />
Passate a trovarci!]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=639</comments>
 <pubDate>Fri, 28 May 2010 20:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Negata la prima comunione a bimba che non segue assiduamente il catechismo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=638</link>
<description><![CDATA[Svantaggi dell'essere cattolici: se tuo figlio o tua figlia non frequentano abbastanza spesso il corso di catechismo, i preti possono negare a lui/lei la tanto desiderata prima mangiata antropofaga del Corpo di Cristo in forma di ostia.<br />
Leggete <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/bassa/articolo.php?id=26533')"> qui questo articolo di Bergamonews</a>.<br />
Per fortuna noi siamo non-credenti e questi problemi con il clero non li abbiamo.<br />
Atei saluti<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=638</comments>
 <pubDate>Wed, 26 May 2010 10:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Un clericofascista</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=637</link>
<description><![CDATA[Il segretario vescovile di Sarteano (SI) intervistato dai giornalisti di Annozero.<br />
Secondo il sacerdote in Italia i media, in mano ai comunisti, stanno cercando per mezzo di un complotto di sottrarre l'8/1000 alla Chiesa Cattolica. Unico mezzo per fermare il complotto: il ritorno del Duce.<br />
Buona visione<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo<br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mPbMLpgUuJo&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mPbMLpgUuJo&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object><br />
]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=637</comments>
 <pubDate>Tue, 25 May 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il miracolo nel porcile</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=636</link>
<description><![CDATA[Una bella serie di quartine del nostro socio Franco G.<br />
<br />
IL MIRACOLO (nel porcile )<br />
<br />
Al miracolo gridan tutti                                            <br />
come fossero prosciutti                                              <br />
sono solo gocce strane <br />
non son fette di salame<br />
<br />
quando poi sia successo<br />
di sicuro c’è l’eccesso<br />
c’è chi dice che s’è mosso<br />
ma non era sangue rosso<br />
<br />
non ricordan le preghiere<br />
la tv ha le loro sere<br />
ma del resto l’importante<br />
che il miracolo sia eclatante<br />
<br />
non perderanno l’occasione<br />
di aprire un mercatone<br />
costruirci un bell’impianto<br />
per far feste al nuovo santo<br />
<br />
già son pronti gli architetti<br />
con disegni e bei progetti<br />
“siate certi cari amici<br />
li portiam qui anche in bici”<br />
<br />
e verranno a milioni<br />
pieni di euro o dollaroni<br />
spenderanno una fortuna<br />
per andare oltre la luna<br />
<br />
“non cercate di aiutarli<br />
han bisogno di soffrire”<br />
dietro il buio e il dolore<br />
va più il prete che il dottore<br />
<br />
 sembra un mondo destinato<br />
a viver sempre nel passato<br />
ma dopo un po’ ti guardi in giro<br />
e ti viene un bel sospiro<br />
<br />
il miracolo nel porcile<br />
alla tv dei baciapile<br />
sembra evento più importante<br />
di una bomba devastante<br />
<br />
ma il miracolo quello vero<br />
è che l’altro mondo intero<br />
pensa ben diversamente<br />
dai cattolici certamente<br />
<br />
liberati noi ci siamo<br />
dal miracolo pagano<br />
anche se la chiesa in coro<br />
vuol salvare il suo tesoro<br />
<br />
non ci  prendono certo in giro<br />
né il visionario né il fachiro<br />
il miracolo di ogni giorno<br />
è non aver coglioni intorno. ]]></description>
 <category>Fare l'Ateo</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=636</comments>
 <pubDate>Mon, 24 May 2010 00:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo informativo UAAR Bergamo - sabato 22 maggio ore 15.00-18.00</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=635</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<br />
sabato 22 maggio 2010<br />
dalle ore 15.00 alle ore 18.00<br />
in Porta Nuova - Bergamo, di fronte all'albergo "Il cappello d'oro"<br />
si terrà un <b>gazebo informativo dell'associazione</b>.<br />
<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' e firmare la nostra petizione contro il finanziamento della Curia de L'Aquila da parte della regione Lombardia a guida formigoniana.<br />
Distribuiremo in particolare materiale sullo 8/1000 dell'IRPEF, meccanismo truffaldino inventato da Tremonti nel 1985 (quando lavorava per Craxi il Ladro) e che tutti gli anni regala alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana 1.000.000.000 euro circa. <br />
La UAAR chiede che l'8/1000 sia abolito al più presto o, in subordine, sostituito con un meccanismo che non preveda il riparto delle quote non destinate. <br />
Passate a trovarci! <br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=635</comments>
 <pubDate>Thu, 20 May 2010 18:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo informativo UAAR Bergamo - sabato 24 aprile ore 15.00-18.00</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=633</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<b>sabato 24 aprile 2010<br />
dalle ore 15.00 alle ore 18.00<br />
in Piazza Pontida - Bergamo, vicino alla edicola</b><br />
si terrà un gazebo informativo dell'associazione.<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' ed altro ancora.<br />
Passate a trovarci!]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=633</comments>
 <pubDate>Fri, 23 Apr 2010 09:10:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione 22 Aprile</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=632</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
venerdì 22 aprile, ore 21,<br />
presso ARCI, via Gorizia 17 - Bergamo.<br />
<br />
Ordine del giorno:<br />
- organizzazione seconda Sindone a Bergamo<br />
- che fare del tema della pedofilia?<br />
- film 20 settembre: raccolta idee<br />
- varie ed eventuali<br />
<br />
Ricordo a tutti gli interessati di rinnovare l'iscrizione per il 2010.<br />
Potete farlo molto facilmente da <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaar.it/adesione-modulo')">questa pagina web</a> o in cartaceo alle riunioni.<br />
<br />
Ci sono ancora 18 soci su 60 che non hanno ancora rinnovato la tessera per il 2010.<br />
<br />
Tutti i soci UAAR e i cittadini interessati sono invitati a partecipare alla riunione.<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=632</comments>
 <pubDate>Fri, 23 Apr 2010 09:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>RU 486: il Dott. Frigerio, primario di ginecologia ai Riuniti, torna all&apos;attacco</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=631</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100411-Luigi_Frigerio.jpg">Frigerio</a></div><br />
Già in passato avevo parlato delle opinioni sulla pillola abortiva del primario di Ginecologia e Ostetricia degli Ospedali riuniti di Bergamo, Dott. Luigi Frigerio, noto ciellino (trovate il nostro precedente articolo <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=611')">qui</a>).<br />
<br />
Oggi il Dott. Frigerio riparte all'attacco del mifepristone, il temuto farmaco che può essere usato per interrompere gravidanze senza isterosuzione, cioè senza inserire una pompa aspirante su per la vagina della donna gravida e succhiare endometrio ed embrione via dall'utero. <br />
<br />
L' 8 Aprile Frigerio, in qualità di presidente di una misconosciuta Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia (SLOG), che rappresenta una minoranza degli specialisti della regione, ha mandato una lettera al Direttore generale dell'assessorato regionale alla sanità, Dott. Lucchina, per spiegargli che non si può costringere un ospedale ad adottare un farmaco. <br />
Il che è falso, perché se l'AIFA (Agenzia italiana del farmaco) ha approvato un principio attivo, questo può essere prescritto da qualsiasi medico ne faccia richiesta, indipendentemente dalla struttura di appartenenza. L'ospedale non è costretto ad adottare il farmaco, ma ogni medico che lo volesse usare avrebbe il diritto di farlo.<br />
<br />
Non esiste di certo la “obiezione di coscienza” a livello ospedaliero, perché evidentemente un ospedale non ha una coscienza né un'opinione. L'obiezione di coscienza è riservata dalla legge 194 a singoli medici, che (contrariamente agli ospedali) hanno opinioni e coscienza.<br />
 <br />
La UAAR propone di abolire l'obiezione di coscienza anche per i singoli medici, in quanto costoro non hanno alcun obbligo di lavorare per il sistema sanitario nazionale e, qualora non volessero fare aborti, dovrebbero essere cortesemente invitati a lavorare come liberi professionisti: tuttavia questa discussione ci porterebbe ora fuori tema.<br />
 <br />
Scendiamo piuttosto nel dettaglio di quanto scritto dal Dott. Frigerio.Potete facilmente consultare il testo della sua lettera all'assessorato regionale <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.ecodibergamo.it/stories/Bergamo%20citt%C3%A0/244209/')">qui</a>.<br />
<br />
Il Dott. Frigerio sostiene in primo luogo che non esiste un diritto all'aborto farmacologico.<br />
A ciò si può facilmente rispondere che non si tratta di una questione medica, ma di una questione politica. Dato che la L. 194/1978 dice all'art 15 che<br />
<i>Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie [...] sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza. </i><br />
c'è da dubitare che questo diritto non sussista, dato che la terapia farmacologica (mifepristone + prostaglandine) è di certo più rispettosa dell'integrità fisica della donna rispetto all'isterosuzione. <br />
<br />
Poi il primario afferma che la RU 486 presenta i seguenti svantaggi rispetto alle tecniche chirurgiche:<br />
<br />
- <b>provoca frequentemente coliche addominali con nausea, vomito e altri sintomi correlati</b><br />
Posto che ciò sia vero (bisognerebbe citare articoli di riviste mediche con peer-review per sostenere questa tesi), il punto non è tanto se queste controindicazioni ci siano, quanto se siano maggiori o minori di quelle legate alla isterosuzione, cioè alla procedura alternativa. Questo infatti è il criterio per scegliere la bontà di una procedura medica: il confronto con alternative possibili. Ma il Dott. L. Frigerio purtroppo nulla ci dice su questo. <br />
Inoltre, se il mifepristone avesse controindicazioni molto più pesanti del metodo chirurgico, probabilmente in Francia non praticherebbero il 35% degli aborti usando questo farmaco né esso sarebbe utilizzato nella gran parte dei paesi sviluppati. <br />
<br />
-<b> l'aborto diventa psicologicamente più pesante, perché dura di più. Si arrivano a diverse settimane di durata per lo svuotamento dell'utero.</b><br />
In realtà l'aborto arriva entro 4 ore dall'assunzione delle prostaglandine nel 60% dei casi. Nel restante 40% dei casi il problema può essere risolto somministrando una seconda dose di prostaglandine (misoprostol). Infatti le linee guida britanniche del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists del Regno Unito (<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://web.archive.org/web/20080227213507/http://www.rcog.org.uk/resources/Public/pdf/induced_abortionfull.pdf')">le potete scaricare qui , in EN</a>) alla raccomandazione 43 (p. 52-53) invitano a riassumere le prostaglandine se non c'è stata espulsione del materiale uterino entro 4 ore. <br />
Una simile procedura, che è giudicata sicura dai medici britannici, elimina il problema della dilatazione dei tempi e il relativo presunto impatto psicologico. <br />
<br />
-  <b>Sono necessari tre giorni da trascorre in ospedale, con relativi problemi di posti letto.</b><br />
I 3 giorni di ricovero non hanno nessuna necessità medica. In Francia si è eliminata l'ospedalizzazione perché con il passare degli anni ci si è resi conto che non era necessaria. Nel Regno Unito, le succitate linee guida (raccomandazioni 52-55, p. 60) prevedono, dopo l'aborto, solo una linea telefonica a disposizione 24 ore su 24 e la possibilità di una visita con lo specialista dopo 2 settimane, che è caldamente consigliata. Eliminando l'antiscientifico requisito dell'ospedalizzazione il problema posto dal Dott. Frigerio verrebbe meno.<br />
<br />
- <b>Se la donna decide per la dimissione contro il parere dei sanitari si propone la necessità di controlli clinici in ambulatorio e al pronto soccorso che non possono essere risolti senza risorse aggiuntive.</b><br />
Le complicanze successive all'espulsione del materiale uterino, a leggere le linee guida britanniche, non paiono tali da richiedere risorse aggiuntive per gli ambulatori e i pronto soccorso. Anche in questo caso occorre confrontare questo presunto onere di lavoro per le strutture sanitarie con le complicanze post-operatorie della isterosuzione. Il Dott. Frigerio dovrebbe mostrare che l'isterosuzione grava di meno su ambulatori e reparti di pronto soccorso rispetto alla terapia mifepristone + misoprostol, il che è ampiamente improbabile, perché un'operazione chirurgica con anestesia rimane pur sempre un'operazione, con tutte le possibili complicanze del caso.<br />
<br />
- <b>8 donne su 100 che usano mifepristone + prostaglandine devono ricorrere a interventi di completamento dell'aborto con tecnica chirurgica.</b><br />
Posto che sia così (Frigerio non cita fonte), il problema è ancora la mancata comparazione con le metodologie chirurgiche: l'isterosuzione fa meglio del 92%? <br />
Ammesso e non concesso che sia così, questo maggior successo della terapia chirurgica sarebbe prioritario rispetto alla non-invasività dell'aborto farmacologico? <br />
Queste le domande che bisogna porsi, che il Dott. Frigerio non pone e a cui tanto meno risponde. Eppure è possibile sostenere una posizione netta come la sua solo dopo aver chiarito per bene queste questioni. <br />
In proposito mi limito solo a far notare che i ginecologi britannici, nelle già citate linee guida, dicono che l'aborto farmacologico deve essere preferito alla via chirurgica sino alla settima settimana di gravidanza (Raccomandazione 39, p. 62) e che rimane equivalente al metodo chirurgico sino alla tredicesima settimana (alla tredicesima settimana  - 90 giorni - finisce il periodo temporale in cui l'interruzione volontaria di gravidanza è normalmente legale in Italia ex L. 194/1978, art. 4).<br />
<br />
Quanto detto ci permette di liquidare le affermazioni della lettera del Dott. Frigerio come dettate dalla sua appartenenza religiosa e non dalle sue conoscenze mediche. <br />
Come tali, queste affermazioni non sono probabilmente nel migliore interesse delle sue pazienti, in quanto questo interesse è definito dalla biomedicina e non dalla religione cattolica. <br />
Mi auguro che siano considerate tali anche dalle autorità regionali.<br />
<br />
Per approfondire, potete leggere questi due articoli di Bergamonews:<br />
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=24502')">Articolo 1</a><br />
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=24560')">Articolo 2</a><br />
<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore - Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=631</comments>
 <pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Ratzinger e gli stupri di bambini in Irlanda</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=630</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100406-Ratzi_Sex_Life.jpg">Ratzinger_Sex_Life</a></div><br />
Vignetta: I comandamenti di papa Benedetto. I. La vostra vita sessuale è affar mio II. La nostra vita sessuale non è affar vostro<br />
<br />
Ho letto la lettera mandata da Papa Ratzinger ai cattolici irlandesi nel marzo 2010. E' un testo interessante per comprendere il modo in cui le gerarchie vaticane vedono il problema delle violenze sessuali su bambini. Ve ne consiglio la lettura: lo <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2010/documents/hf_ben-xvi_let_20100319_church-ireland_it.html')">trovate qui</a>. In questo testo evidenzierò alcuni aspetti che ritengo importanti.<br />
<br />
<b>1 Chi è danneggiato?</b><br />
Ratzinger riconosce che le vittime hanno molto patito:<br />
<br />
<i>Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata. [...] Esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo.</i><br />
<br />
Tuttavia, la sua lettera ritorna spesso su un altro tipo di danno perpetrato dai sacerdoti stupratori, quello fatto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR) e in particolare alla credibilità del clero agli occhi dei fedeli. Ratzinger scrive:<br />
<br />
<i>lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tutt’altro che piccola all’indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti</i><br />
<br />
e rivolgendosi ai sacerdoti stupratori aggiunge:<br />
<br />
<i>Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che sono sacerdoti hanno violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa. </i><br />
<br />
Il pontefice sembra più preoccupato della perdita di prestigio dell'istituzione di cui è a capo che delle sofferenze delle vittime. Infatti i ragazzi violentati sono verosimilmente andati incontro ad atroci sofferenze psichiche, fra le cui conseguenze si possono immaginare suicidi, incubi ricorrenti, incapacità di avere una normale vita sessuale, sviluppo di tendenze erotiche verso minori per inconscia imitazione delle violenze subite. Una maggiore enfasi sulla centralità dei danni inferti alle vittime avrebbe certo giovato alla missiva del pontefice, anche perché i danni inferti alla CCAR interessano poco o nulla a chi si è ritrovata la vita distrutta dalle voglie violente di un prete.<br />
<br />
<b>2 Quale giustizia?</b><br />
In accordo con quanto detto prima, lo scopo della lettera è sanare “le ferite inferte” dai sacerdoti violentatori “al corpo di Cristo”. Tutt’altro, invece, sarebbe dovuto essere a mio avviso il fine della missiva: assicurare in futuro la massima cooperazione con le istituzioni civili, in modo che i responsabili di questi delitti sessuali vengano puniti in modo rapido dalla giustizia umana (non da quella divina, che esiste solo per chi crede in Dio) e in modo che i sospetti siano appropriatamente investigati dalle forze di polizia prima che i crimini si verifichino.<br />
Questa è l'unica risposta sensata che bisognerebbe dare alle vittime di crimini così gravi. <br />
Bisogna riconoscere che Ratzinger spende qualche parola in proposito, ma purtroppo si tratta di poche righe. Il papa cita fra i fattori che hanno favorito le violenze <br />
<i><br />
una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona. </i><br />
<br />
Si noti en passant come si parli solo di pene “canoniche”. <br />
<br />
Poi dice ai vescovi irlandesi: <br />
<br />
<i>Oltre a mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell’affrontare i casi di abuso dei ragazzi, continuate a cooperare con le autorità civili nell’ambito di loro competenza.</i><br />
<br />
Anche qui si noti “di loro competenza”. <br />
<br />
Infine Ratzinger proclama:<br />
<i><br />
Non si deve risparmiare alcuno sforzo per migliorare ed aggiornare procedure già esistenti </i><br />
<br />
laddove le procedure in questione sono tutte canoniche e interne alla Chiesa. <br />
<br />
Per il pontefice le autorità civili non devono essere coinvolte troppo: manca il riconoscimento del fatto che, quando vengono violati i diritti umani di un individuo, occorre in primo luogo notificare il fatto alla forza pubblica e alla magistratura competente. Ciò segue le norme della CCAR su questi temi (cfr. i documenti 'Crimen sollicitationis' e 'De delictis gravioribus'). La CCAR continua a rispondere a logiche di autonomia giurisdizionale e a seguire le proprie leggi penali (quelle del diritto canonico); purtroppo queste ultime non garantiscono nessuno perché non si riferiscono a tribunali imparziali e democraticamente costituiti (sono infatti formati da sacerdoti) né ad alcuna forza di polizia dotata di potere coercitivo. La CCAR dovrebbe riconoscere che di fronte alla violenza su minori deve passare la palla nel minor tempo possibile alle autorità civili e che ogni arroccamento sulla propria giurisdizione alla fin fine comporta un vantaggio per lo stupratore e uno svantaggio per la vittima o potenziale vittima. Ma Ratzinger si muove in direzione contraria, in ossequio alla tradizione.<br />
<br />
<b>3 Le colpe delle gerarchie</b><br />
Quali sono, secondo il pontefice, le responsabilità delle gerarchie in questo caso? Ratzinger scrive ai vescovi<br />
<i><br />
Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori hanno mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. [...] Si deve ammettere che furono commessi gravi errori di giudizio e che si sono verificate mancanze di governo. Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità ed efficacia. </i><br />
<br />
I vescovi sono accusati di non aver rispettato le norme interne della CCAR, di essere stati lassisti. La colpa di tutto ciò, a detta del papa, è da addebitarsi al Concilio Vaticano II, vera <i>origo malorum</i>, fonte di tutti i mali della cattolicità moderna. Infatti, riferendosi agli anni 1960-1970, il pontefice scrive<br />
<br />
<i>Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano Secondo fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt’altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari. È in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi [...]</i><br />
<br />
Troppo modernismo, poca aderenza al Vangelo avrebbero portato a una situazione di condiscendenza verso la violenza sessuale. <br />
Questa è la diagnosi di Ratzinger ed è una diagnosi sbagliata, perché le norme canoniche possono essere applicate più o meno strettamente, ma in ultima analisi non possono nulla rispetto a crimini così gravi, che abbisognano il più delle volte di immediate misure di polizia che solo l'autorità civile può prendere. <br />
E' stata la tendenza della CCAR a tenere tutto dentro di sé, sono state le norme (scritte da Ratzinger stesso) che riservano questi delitti alla sede apostolica e che minacciano di scomunica le vittime che denunciano a favorire gli stupratori e a poter far parlare di una vera e propria omertà della CCAR rispetto a questi fatti. <br />
Le responsabilità penali, strettamente personali, degli stupratori non hanno a che fare con la CCAR: la violenza sessuale, come giustamente dice Ratzinger, non riguarda né solo la CCAR né solo l'Irlanda. <br />
Ciò che ha a che fare con la CCAR è il favoreggiamento sistematico della violenza sessuale sui minori che questa confessione religiosa ha portato avanti attraverso l'omissione di denunce all'autorità giudiziaria civile e la minaccia di scomunica nei confronti delle vittime che avessero denunciato. <br />
Di questo la CCAR dovrebbe fare ammenda e chiedere scusa. <br />
Questo è precisamente ciò che Ratzinger in questa lettera non ha fatto e che rende incredibili le sue scuse nei confronti delle vittime per i singoli atti perpetrati dai sacerdoti. Ratzinger si rammarica per quanto accaduto, ma non rimuove gli elementi odiosi e criminogeni che erano e sono presenti nel modo in cui la CCAR tratta il fenomeno. Ciò rende vana una lettera che con tutta probabilità era dettata dalle migliori intenzioni, ma che non coglie il nocciolo del problema: finché la CCAR non denuncia questi fatti all'esterno nel minor tempo possibile, sarà complice di questi crimini. Il pontefice può scrivere quanto desidera che la preoccupazione per il buon nome della Chiesa deve essere ridotta, ma ciò rimane lettera morta finché non si passa alla rapida denuncia alle autorità civili.<br />
Concludo riprendendo una citazione che il pontefice fa in questo testo, a proposito di S. Giovanni Maria Vianney e del ruolo del sacerdote: <br />
<br />
<i>Il sacerdote ha la chiave dei tesori del cielo: è lui che apre la porta, è lui il dispensiere del buon Dio, l’amministratore dei suoi beni. </i><br />
<br />
Questa immagine del sacerdote seduto al consiglio di amministrazione della Dio s.p.a. è indicativa dell'immagine che il clero della CCAR ha di se stesso: mediatori essenziali fra Dio e i fedeli senza i quali non ci può essere alcuna salvezza per le anime, i preti sono un gruppo di eletti la cui onorabilità deve essere a tutti i costi preservata, una casta con interessi convergenti che devono essere tutelati.<br />
E' paradossale che Ratzinger al contempo inviti a non farsi troppi scrupoli del buon nome della Chiesa e proponga questa immagine del sacerdote. <br />
Questa immagine è infatti la radice del favoreggiamento della violenza contro i minori nella CCAR: se un sacerdote si macchia di un crimine, è necessario in primo luogo coprire la cosa, affinché l'interesse del clero in generale sia preservato, affinché non si infligga un danno alla Chiesa. Nonostante Cristo dicesse “Oportet ut scandala eveniant” (Mt, 18, 7), è buona cosa che gli scandali vengano a galla, la CCAR li ha insabbiati regolarmente. <br />
Finché la CCAR avrà questa visione del proprio clero, difficilmente le cose potranno cambiare in meglio sul versante delle violenze sessuali: Ratzinger e successori saranno costretti a scrivere molte altre lettere di scuse, a pagare molti altri milioni di dollari di risarcimenti, mentre centinaia di vite saranno distrutte da crimini che potevano essere facilmente evitati seguendo le parole di quel vangelo che la CCAR ritiene sacro.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=630</comments>
 <pubDate>Tue, 6 Apr 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Magistrato anti-pedofili: vescovi non denunciano preti pedofili</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=628</link>
<description><![CDATA[<i>Pubblichiamo un'intervista al procuratore aggiunto meneghino P. Forno, in reazione alla quale il ministro della giustizia Alfano ha subito ordinato un'ispezione ministeriale per difendere l'onorabilità degli ordinari diocesani italiani<br />
Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
Pedofilia, procura Milano: "Complicità dei vescovi"<br />
di Luca Fazzo<br />
Pietro Forno, capo del pool anti-molestie: "La lista di sacerdoti inquisiti è lunga. La Chiesa non ha mai ostacolato le indagini. Ma i vertici non hanno mai denunciato un caso". L'Abc: "Anche Paolo VI sapeva".<br />
<br />
Roma - Una gerarchia cattolica che tace, copre, insabbia. <br />
Che per paura degli scandali non punisce i preti colpevoli di abusi sessuali. <br />
Che li lascia a contatto con i fedeli e con i bambini. <br />
Che chiude gli occhi davanti a un fenomeno talmente radicato e devastante da domandarsi se non vi siano uomini che scelgono la strada del sacerdozio proprio per poter avvicinare le loro vittime. <br />
È un quadro sconcertante quello dipinto in questa intervista al Giornale dal magistrato che da più tempo in Italia si occupa di abusi sessuali: Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri.<br />
<br />
<i>Quanti sacerdoti ha inquisito per reati sessuali?</i><br />
«La lista, purtroppo, non è corta».<br />
<br />
<i>E qual è stato l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche?</i><br />
«Devo dare atto che, una volta iniziate le indagini, non mi sono mai stati messi ostacoli. Però le notizie positive finiscono qui».<br />
<br />
<i>In che senso?</i>«Nel senso che nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere sulla base di denunce di familiari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente».<br />
<br />
<i>Ma i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti che sbagliano.</i><br />
«È vero che non esiste un obbligo formale di denuncia da parte dell’autorità ecclesiastica, perché un vescovo non è un pubblico ufficiale. Quindi il vescovo che tace non commette il reato che commetterebbe un preside che tacesse. È anche vero che qualunque cittadino - soprattutto quando è investito di un’autorità o di un’autorevolezza particolari - quando viene a sapere di un reato per cui si può procedere d’ufficio ha la possibilità di denunciare, e direi il dovere morale. Questo non avviene mai. Mai. È un punto dolente. Noi come magistrati abbiamo l’obbligo di informare l’ordinario diocesano, ovvero il vescovo, quando arrestiamo o chiediamo il rinvio a giudizio di un prete, e lo abbiamo sempre rispettato. Ma il contrario non mi è mai accaduto. Non ho mai ricevuto dalle gerarchie cattoliche una sola denuncia nei confronti di un prete o di un altro sottoposto al controllo vescovile, come un sacrestano, un educatore, un chierichetto».<br />
<br />
<i>Perché? Non sanno quello che accade nelle loro parrocchie? O lo sanno e preferiscono tacere?</i><br />
«Io sono convinto che loro sappiano molto più di quello che sappiamo noi. Ma c’è un problema a monte, ed è che cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote. E qui mi permetto di dire una cosa di cui in questi giorni non si è parlato, nelle tante discussioni sul tema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il discorso viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato “padre”, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache di questi giorni si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di quattordici o quindici anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo “lo vuole Gesù”. Ecco, il concetto del “lo vuole Gesù” è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale».<br />
<br />
<i>Quali sono le ripercussioni sulle vittime?</i><br />
«Sono esperienze che marchiano in profondità le vittime per tutta la vita, proprio per le figure da cui provengono. Io ho in mano un documento della Chiesa canadese che negli anni Novanta è stata la prima a fare una indagine interna e ha scoperto che il 5 per cento del clero canadese ha queste tendenze. Il 5 per cento! In quel documento si ricostruiscono le conseguenze devastanti che questi avvenimenti hanno sulle vittime, si ricostruiscono persino i loro percorsi religiosi, e si vede che spesso abbandonano la Chiesa e si formano una immagine di Dio molto simile a quella dei loro abusanti».<br />
<br />
<i>Perché sono così numerosi questi casi?</i><br />
«Io ormai ho un dubbio, e parlo solo di dubbio perché non posso avere riscontri diretti: che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti per abusare, perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinare le vittime. Eppure compiono tutto il percorso formativo fino a venire messi a contatto con i ragazzi. Questo pone un grosso interrogativo: ma nessuno se n’è accorto prima? Dov’è il discernimento spirituale che dovrebbero esercitare coloro che li scelgono? Non hanno osservato il loro comportamento, le loro tendenze, le modalità con le quali si rapportano ai giovani? E un’ultima domanda: cosa accade all’interno dei seminari?».<br />
<br />
<i>Se le cose stanno come le descrive lei, siamo di fronte a un fenomeno di indulgenza, se non di omertà, da parte delle gerarchie. Teme che in fondo questi siano considerati peccati veniali?</i><br />
«Nessun teologo può avere l’ardire di sostenere che si tratti di un peccato veniale, tanto che questi sono tra i pochi casi per cui il diritto canonico prevede la riduzione allo stato laicale. Eppure nessuno di questi sacerdoti ha mai subito questa punizione. Neanche quello che diceva alle sue vittime “lo vuole Gesù”».<br />
<br />
<i>La riduzione allo stato laicale può essere una soluzione estrema. Magari prendono misure più blande.</i><br />
«Io convengo che la riduzione allo stato laicale sia indubbiamente una sanzione grave, ma di fronte alla gravità di queste cose non credo che si debba essere indulgenti. Invece non solo non vengono cacciati ma accade a volte che non vengano nemmeno messi in condizioni di non nuocere più. Quando hanno queste notizie si limitano a spostarli da una parrocchia all’altra, e così gli permettono di fare altre vittime inconsapevoli, perché quando la piazza è bruciata gli consentono di andare dove non li conoscono».<br />
<br />
<i>Come se lo spiega?</i><br />
«Lo chieda a loro. Non alla Chiesa, ma alla gerarchia ecclesiale. Della Chiesa fanno parte anche i fedeli, e molti di loro - tra cui il sottoscritto - la pensano diversamente. <b>Il problema è la gerarchia</b> (grassetto nostro ndr). Secondo me non li puniscono perché li hanno scelti loro, educati loro, allevati loro, e quindi si creano dei legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo. Che è una paura poco evangelica, perché il Vangelo dice invece che è necessario che gli scandali avvengano. È una paura poco cristiana, insomma»<br />
<br />
<i>Adesso le sembra che qualcosa stia cambiando? Che stiano correndo ai ripari?</i><br />
«Nel 2000 scrissi su una rivista giuridica che esisteva un problema di pedofilia nella Chiesa, e un sacerdote che va per la maggiore mi replicò negando semplicemente l’esistenza del problema. Adesso quello stesso sacerdote riconosce che questo dramma è reale. Meglio tardi che mai, mi vien da dire. E visto che nelle recenti direttive del Papa è previsto che le diocesi possano rivolgersi a laici per essere aiutate e consigliate nella prevenzione di questi fatti, io sono a disposizione. Qualche idea da suggerirgli ce l’avrei».<br />
<br />
da "Il Giornale", 1 Aprile 2010<br />
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_procura_milano_complicita_vescovi/01-04-2010/articolo-id=434292-page=1-comments=1')">Cliccate qui</a> per l'articolo originale.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=628</comments>
 <pubDate>Fri, 2 Apr 2010 20:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>27 marzo: festa dell&apos;apostata</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=622</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100315-Volantino_Festa_Apostata.jpg">Festa dell'apostata</a></div><br />
 Sei sbattezzato? Vuoi mollare la Chiesa Cattolica e non sai come si fa?<br />
Vieni alla Festa dell'Apostata, la festa degli sbattezzati, degli scomunicati e di quelli che non ne possono più di essere pecorelle di Papa Ratzi!<br />
<br />
<b>Sabato 27 Marzo – ore 17.45<br />
Caffè Letterario - via S. Bernardino 53 - Bergamo</b><br />
<br />
<b>Aperitivo anticlericale</b> con gli autori del fumetto <i>Quasi quasi mi sbattezzo</i>, Alessandro Lise e Alberto Talami.<br />
<br />
Una festa di tutti gli apostati bergamaschi, per conoscere chi ce l'ha fatta e per capire come si fa ad uscire dal gregge.<br />
<br />
Se non credi più che il Vaticano sia il rappresentante in terra di un presunto creatore, perché non lasci la Chiesa Cattolica una volta per tutte? Vieni a scoprire come si fa!<br />
<br />
Trovate il volantino dell'iniziativa  e 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20100317-Volantino_Festa_Apostata_20100327.pdf')">in formato PDF qui</a>.<br />
<br />
<i>Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 18<br />
"Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include <b>la libertà di cambiare di religione o di credo</b>, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti".</i>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=622</comments>
 <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Omofobia a Treviglio - BG</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=627</link>
<description><![CDATA[Gli omofobi trovano rivoltante l'omosessualità, ma è l'omofobia ad essere immorale, discriminatoria e generatrice di sofferenza. Sentite un po' come si comportano gli abitanti di Treviglio - BG di fronte all'omosessualità.<br />
<br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LPYdqDYHe14&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/LPYdqDYHe14&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object><br />
<br />
Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=627</comments>
 <pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Comune di Zogno e il banchetto UAAR</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=625</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100322-Ghisalberti.jpg">Il Sindaco di Zogno Ghisalberti</a></div><br />
Chi è il signore qui a fianco? <br />
E' il sindaco di Zogno, Giuliano Ghisalberti, Lega Nord, eletto in giugno 2009 con il 50,61% dei voti degli zognesi. <br />
Zogno, per i forestieri, è un centro della bassa valle brembana di circa 9000 abitanti, situato a 18 km circa dal capoluogo orobico. <br />
<br />
E perché ci interessiamo di Ghisalberti? <br />
<br />
Perché è da qualche mese che il circolo bergamasco della UAAR vuole organizzare un gazebo da quelle parti, specificamente dedicato al tema del crocefisso nelle scuole pubbliche. La Lega, nei giorni di novembre 2009 successivi alla sentenza CEDU, aveva realizzato molti gazebo 'pro crocefisso nelle scuole' in varie località della provincia e ci pareva il caso di rispondere in una delle sue roccaforti.<br />
<br />
Abbiamo fatto una richiesta di autorizzazione per il 19 dicembre, dapprima in area mercato. La polizia locale e gli impiegati comunali ci hanno risposto che la zona era occupata da altre associazioni. Allora, sempre per la stessa data, abbiamo fatto richiesta per Piazza Italia: anche in questo caso ci è stato opposto un diniego, motivato pure in questo caso da precedenti richieste pendenti, nel caso specifico da bancarelle natalizie. Il giorno 19 una nostra socia è passata a verificare l'effettiva occupazione delle zone ed entrambe le aree erano libere: c'era parecchio posto per fare un gazebo di 9 metri quadri.<br />
<br />
Il copione si è ripetuto quando ci siamo fatti nuovamente coraggio e abbiamo fatto una nuova richiesta per il 20 marzo 2010. Questa volta il diniego oppostoci dalla polizia locale ha avuto a che fare con ragioni di circolazione. Peccato che l'area da noi richiesta sia una Piazzetta all'interno del paese, in cui sono presenti delle panchine di pietra e una fontana. Prima ci si poteva posteggiare, ma ora è un'area pedonale. La strada sta di fronte ma è del tutto indipendente dalla piazza.<br />
<br />
Di fronte a queste incredibili motivazioni, ci sentiamo a interpretare la vicenda come un atto di malafede da parte del Comune di Zogno, nonché come una violazione delle nostre libertà costituzionali: <i>"Art. 17 I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica".</i><br />
<br />
Il messaggio dell'amministrazione di Zogno è forte e chiaro: dove c'è la Lega, la UAAR non entra. E quanto alla Costituzione, può andare a finire nel posto in cui Bossi a suo tempo voleva cacciare il tricolore. E' buffo che ad ergersi a difesa della cattolicità vilipesa dalla sentenza CEDU sia la Lega Nord, una forza politica che sino all'11 Settembre 2001 si scagliava contro il buonismo del clero verso gli extracomunitari e i cui esponenti sovente si sposavano con rito celtico...<br />
<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=625</comments>
 <pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Sgarbi vs. UAAR</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=624</link>
<description><![CDATA[Vittorio Sgarbi attacca la UAAR a Lamezia Terme <br><br><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rIEyRykTyHA&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rIEyRykTyHA&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br><br><br />
Gli attacchi di questo personaggio farsesco ci fanno guadagnare consensi, perché le sue argomentazioni sono strampalate. E' piuttosto evidente infatti che cultura non è sinonimo di religione e che c'è una bella differenza fra insegnare storia dell'arte cristiana ed esporre il crocefisso come simbolo della scuola di Stato. <br />
La UAAR non si è mai opposta allo studio della letteratura, della filosofia, dell'arte cristiane, nella consapevolezza che esse sono una parte importante, ma non unica né essenziale né fondante, del patrimonio culturale italiano. La cultura italiana ha tante radici: greche, latine, cristiane, musulmane, illuministiche e pure massoniche: non si vede perché privilegiare il cristianesimo rispetto agli altri influssi. Inoltre il passato non può essere un idolo da venerare, ma deve essere considerato alla luce dei valori che una società decide di mettere al proprio centro: nel nostro caso, si tratta dei valori espressi dalla nostra (sempre perfettibile) Costituzione. Personalmente rimarco che una maggiore attenzione al sapere scientifico non potrebbe che giovare all'educazione dei giovani cittadini italiani.<br />
Un ringraziamento a Sgarbi per le nuove tessere che egli con il suo operato continuamente ci procura.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=624</comments>
 <pubDate>Sat, 20 Mar 2010 14:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Drastico mutamento dei vertici SESAAB</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=623</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100319-Beschi2.jpg">Mons. Beschi</a></div><br />
La SESAAB - Società Editrice Santi Alessandro Antonio e Bassiano - è la società editrice della Eco di Bergamo, della Provincia (di Como, Lecco, Sondrio, Varese) e del Cittadino di Monza. La SESAAB è controllata dalla Diocesi di Bergamo. Da decenni nel suo CdA siedono le personalità più di spicco del panorama economico bergamasco, oltre che ai diretti rappresentanti della diocesi.<br />
Mons. Beschi, da circa un anno nuovo vescovo di Bergamo, sostituisce in questi giorni i vertici SESAAB. <br />
E' un importante aggiornamento nel dominio vescovile sull'informazione bergamasca. <br />
Fuori dal CdA Zanetti della UBI Banca e l'industriale Miro Radici (che aveva già venduto le sue azioni). <br />
Al comando della SESAAB (quindi dei succitati quotidiani lombardi) va Moreschi, uomo di fiducia della curia vescovile orobica, già a capo di BergamoTV. Ettore Ongis, direttore della Eco in quota Opus Dei, farà le valige?<br />
<br />
Per tutti i dettagli vedere <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/economia/articolo.php?id=23461')">questo ottimo articolo di Bergamonews</a>.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=623</comments>
 <pubDate>Fri, 19 Mar 2010 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo UAAR a Bergamo - sabato 27 Feb</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=621</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100226-Volantino_Formigoni_Aquila_Casa_Studente_sm.jpg">Volantino vs. Formigoni</a></div><br />
Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<br />
<b>sabato 27 febbraio 2010<br />
dalle ore 15.00 alle ore 18.00<br />
in Piazza Pontida - Bergamo, vicino alla edicola</b><br />
<br />
si terrà un gazebo informativo dell'associazione, dedicato in particolare alla ricostruzione della Casa dello Studente dell'Aquila da parte di Regione Lombardia. Il Presidente della Giunta lombarda Roberto Formigoni ha usato 7.5 milioni di euro <b>pubblici</b> per costruire una struttura che sarà regalata alla Diocesi dell'Aquila. <br />
<br />
Si costruisce su terreno della Diocesi, ma <i>stranamente</i> la Diocesi non è stata espropriata, come succede invece ad ogni altro privato.<br />
<br />
Saranno raccolte firme contro questo maxi-regalo del Governatore lombardo al vescovo dell'Aquila.<br />
<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' ed altro ancora.<br />
Passate a trovarci!<br />
<br />
Trovate 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100226-Volantino_Formigoni_Casa_Studente.pdf')">proprio qui</a> il volantino sulla scandalosa vicenda della Casa dello Studente.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=621</comments>
 <pubDate>Fri, 26 Feb 2010 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Bilancio del Darwin Day UAAR 2010</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=620</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100221-DDU_10_Boncinelli_sm.JPG">Boncinelli</a></div>Devo dire che organizzare il Darwin Day Uaar il sabato sera mi era sembrata una scommessa azzardata.<br />
Invece mi sbagliavo. <br />
Il DDU 2010 è andato bene, molto bene: abbiamo bissato il pienone di Telmo Pievani nel 2009.<br />
Il Caffè Letterario era zeppo, con tanto di gente in piedi, per un totale di 80-90 persone. Parecchi gli interventi dal pubblico. Nota positiva: il pubblico era in buona parte non-uaarino (anzi, gli uaarini si contavano sulle dita di una mano: disonore su di voi :-) )<br />
La quasi totalità del merito per la buona riuscita della serata va a un Boncinelli vivace ed istrionico. Il professore ha un raro pregio: quello di divulgare senza banalizzare, una cosa che in Italia riesce a pochi e di cui il paese delle reliquie e delle processioni avrebbe tanto, tanto bisogno... <br />
Grazie al relatore, al variegato pubblico che ha partecipato, a Charles Darwin, la cui teoria ha reso possibile l'ateismo.<br />
<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=620</comments>
 <pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>20 febbraio: Darwin Day UAAR 2010 a Bergamo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=617</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100208-Happy Darwin Day_2_sm.jpg">Buon Darwin Day 2010!</a></div><br />
<b>Sabato 20 Febbraio 2010 – ore 21<br />
<br />
Il Caffè Letterario - Via San Bernardino, 53 - Bergamo</b><br />
<br />
Presentazione del volume “Perché non possiamo non dirci darwinisti” di Edoardo Boncinelli - Rizzoli 2009<br />
Sarà presente l'autore.<br />
<br />
Festeggiamo il duecentounesimo compleanno di Charles Darwin, padre della teoria dell'evoluzione biologica, insieme a Edoardo Boncinelli, uno dei massimi genetisti italiani.La teoria dell'evoluzione è solo un'ipotesi, come sostiene il vicepresidente del CNR Prof. Roberto De Mattei, oppure è la base di tutta la biologia che si fa nel XXI secolo?<br />
Con questo libro Boncinelli vuole chiarire che la teoria dell'evoluzione è provata sperimentalmente e che senza di essa la biologia contemporanea non esisterebbe. Come tutte le teorie scientifiche, la teoria dell'evoluzione non spiega tutto, ma questa sua incompletezza, lungi dall'indebolirla, è proprio ciò che distingue la scienza sperimentale dall'ideologia e dalla religione.<br />
<br />
Edoardo Boncinelli è nato nel 1941 ed è professore di Fondamenti Biologici della Conoscenza presso l'Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano. I suoi studi sul ruolo dei geni homeobox nello sviluppo embrionale del moscerino della frutta <i>Drosophila melanogaster</i> (i cui esiti sono poi stati estesi ai vertebrati e ai mammiferi, fra cui l'uomo) gli hanno dato fama internazionale.<br />
<br />
Trovate il volantino dell'iniziativa in formato PDF 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20100208-Volantino_DDU10_Boncinelli.pdf')">cliccando qui</a>.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=617</comments>
 <pubDate>Tue, 16 Feb 2010 22:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione 19 Febbraio 2010</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=619</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
<b>venerdì 19 febbraio, ore 21, <br />
presso il bar Bopo - via Concordia 6A - Ponteranica</b><br />
<br />
Trovate dove il Bopo stia sulla pagina web <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.ilbopo.it/')">http://www.ilbopo.it/</a><br />
<br />
Ordine del giorno:<br />
- proposte e organizzazione campagna 8/1000;<br />
- proposta di iniziativa sul testamento biologico;<br />
- banchetto di marzo a Zogno;<br />
- presentazione di "Dentro l'Opus Dei" in aprile;<br />
- definizione seconda sindone a BG;<br />
- ricerca di un nuovo coordinatore di Circolo;<br />
- varie ed eventuali.<br>Ricordo a tutti gli interessati di rinnovare l'iscrizione per il 2010.<br />
Potete farlo molto facilmente da <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaar.it/uaar/adesione/modulo')">questa pagina web</a> o in cartaceo alle riunioni.<br />
<br />
Ci sono ancora <b>33 soci</b> su 60 che non hanno ancora rinnovato la tessera per il 2010.<br />
<br />
Tutti i soci UAAR e i cittadini interessati sono invitati a partecipare alla riunione.<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=619</comments>
 <pubDate>Sun, 14 Feb 2010 19:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>LO SCANDALO DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=618</link>
<description><![CDATA[Lo scandalo degli insegnanti di religione, ingigantito dalla decisione governativa di regalare ad essi un “tesoretto” tramite aumenti biennali, è in realtà un insieme intollerabile di scandali. <br />
<br />
Il primo di essi riguarda l’imposizione della religione come materia insostituibile nella scuola pubblica e strumento di propaganda clericale tra i giovani. La possibilità di rendere tale materia almeno davvero facoltativa è stata negli anni vanificata dalle enormi difficoltà imposte nei confronti della materia “alternativa”: fermo restando che, per i Cobas e per ogni laico/a, la religione è e dovrebbe essere questione privata da tenere estranea alla scuola pubblica.<br />
 Ma non meno scandalosa è l’altra pietra miliare del “feudo” clericale nella scuola, e cioè le modalità di reclutamento degli insegnanti di religione, non assunti come tutti gli altri docenti in base a concorsi e titoli riconosciuti dallo Stato, ma tramite insindacabile giudizio della Curia cattolica, che fornisce e toglie il placet in base alla sua dottrina. In altri termini i docenti di religione sono dipendenti dello Stato vaticano e della gerarchia cattolica pagati dallo Stato italiano: grottesca anomalia inesistente in alcun altro paese europeo o “occidentale”. <br />
<br />
Ad aggravare ulteriormente i due già macroscopici scandali dell’Italia “giardino vaticano”, se ne è aggiunto un terzo durante il precedente governo Berlusconi e con la ministra Moratti, avallato poi dal successivo governo di centrosinistra, e cioè la non-licenziabilità degli insegnanti di religione. Mentre qualsiasi altro docente assunto dallo Stato può perdere il posto di lavoro, i docenti di religione, in caso di non-conferma da parte della Curia, hanno comunque diritto ad un posto garantito in una altra materia: il che, paradossalmente, consentirebbe alla Chiesa cattolica, revocando ogni anno la “delega” ad un buon numero di docenti, di riempire la scuola pubblica di decine (o centinaia) di migliaia di “propagandisti”. <br />
<br />
L’ultimo affronto alla laicità della scuola, nonché alla più elementare giustizia salariale, arriva ora: il ministro Tremonti regalerà, a partire da maggio 2010, ai docenti di religione, di fatto “di ruolo” e inamovibili, scatti biennali di stipendio (aumento mensile medio intorno ai 220 euro) con annessi arretrati dal 1 gennaio 2003 (per migliaia di euro); gli stessi scatti biennali, a suo tempo unica modalità di “carriera” per i lavoratori della scuola, cancellati brutalmente con l’assenso di centrodestra e centrosinistra, e negati attualmente ai precari veri, quelli nominati dallo Stato. <br />
Ci sarà qualche forza parlamentare che ci aiuterà a bloccare almeno questo ultimo scandalo o tutta la politica istituzionale continuerà ad inchinarsi al potere vaticano e alla clericalizzazione della scuola?<br />
<br />
Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=618</comments>
 <pubDate>Fri, 12 Feb 2010 00:15:21 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Veronesi: &quot;La religione impedisce di ragionare&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=616</link>
<description><![CDATA[Dal Corriere della sera del 4.2.10<br />
<br />
Lo scienziato Umberto Veronesi a Sky Tg24 Pomeriggio:«La religione impedisce di ragionare». <br />
«La religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità»<br />
 <br />
MILANO - La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani. Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede. <br />
«Scienza e fede non possono andare insieme - ha affermato l' oncologo - perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti». <br />
<br />
«INTEGRALISTA» - Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. <br />
In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l'uno dall'altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. <br />
Nel corso della trasmissione l'oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché - ha concluso - mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico». (Fonte: Ansa)<br />
<br />
]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=616</comments>
 <pubDate>Thu, 4 Feb 2010 23:48:40 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Don Mario Pieracci</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=612</link>
<description><![CDATA[Ecco a voi il prete che qualche giorno fa su RaiUno, a "La vita in diretta", ha dichiarato che l'ateismo dovrebbe essere illegale e che le associazioni atee dovrebbero essere sciolte. <br />
Dispiace constatare che l'eredità illiberale e assolutista di Pio IX abbia ancora radici profonde nel mondo cattolico italiano, come dimostrano gli umori da inquisitore di questo sacerdote.<br />
Potete sentire con le vostre orecchie le parole del suddetto in questo video:<br />
<object width="400" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vj8aVwJTv7I&hl=it_IT&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/vj8aVwJTv7I&hl=it_IT&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=612</comments>
 <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 17:48:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il primario di ginecologia dei Riuniti attacca la pillola RU486</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=611</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100121-Mifepristone.png">Mifepristone</a></div><br />
In Italia la pillola abortiva RU486, basata su una molecola che si chiama mifepristone, non riscuote grandi simpatie. Alla fine di luglio 2009 l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne autorizzò l'uso in Italia dopo una lunghissima sperimentazione, durata ben oltre i tempi massimi obbligatori stabiliti dalla UE. Subito si aprì una bagarre politica: il governo in carica, il Vaticano e i cosiddetti 'movimenti per la vita' denunciarono la pericolosità del farmaco e la sua inefficacia; ciò di fronte a un parere favorevole della commissione tecnico-scientifica di AIFA e a un uso internazionale ampio e consolidato. Il farmaco è usato infatti in associazione a prostaglandine in Francia sin dal 1988 per praticare un terzo circa degli aborti; inoltre è legale in tutti e 50 gli stati degli USA, è utilizzato nel Regno Unito, in Svezia e in molti altri paesi. La polemica, dal fatidico 30 luglio 2009, di fatto non si è mai placata, principalmente per opera del clericalissimo ministro Sacconi e del senatore Gasparri, che ha avuto la bella idea di sprecare il denaro del contribuente per aprire una commissione d'inchiesta in proposito al Senato. <br />
<br />
Spiace vedere che in ambito orobico la diffidenza preconcetta verso la RU486 alberghi anche in persone che occupano posti di responsabilità. E' il caso del primario di ginecologia ed ostetricia dei Riuniti, Dott. Frigerio, che in una recente intervista su “Il nuovo giornale di Bergamo” (15 gennaio 2010, p. 10, 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20100121-20100115_Intervista_Frigerio_RU486.jpeg')">la trovate qui</a>) ha dichiarato che il mifepristone “è inefficace sul piano clinico” e che “è poco sicuro, stenta ad essere utilizzato perché dispendioso non tanto in termini economici quanto umani e psicologici”. <br />
Sebbene chi scrive non sia un medico, che il mifepristone stenti ad essere utilizzato è falso: si è già detto del caso francese, mentre l'utilizzo negli USA è stato in costante crescita nell'ultimo decennio. <br />
Che sia inefficace sul piano clinico è pure falso, tanto che lo si usa da 20 anni e che in Francia lo possono prescrivere, oltre agli ospedali, i medici di famiglia, i ginecologi e i centri di pianificazione familiare: addirittura nel paese transalpino la maggioranza di destra ha recentemente proposto di dare anche alle levatrici la possibilità di prescrivere la pillola abortiva ed è stato, sempre per volontà della destra, cancellato l'obbligo di ospedalizzazione perché ritenuto non necessario dal punto di vista sanitario (leggere <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=575')">un articolo de "il manifesto" in proposito</a>).<br />
Gli effetti collaterali della molecola esistono, ma le controindicazioni gravi si riducono molto evitando di somministrare il farmaco a pazienti a rischio, come scriveva il Prof. Carlo Flamigni, già docente di Ginecologia e Ostetricia all'università di Bologna, su “il manifesto” del 1 Agosto 2009 (
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090802-Flamigni_RU486.doc')">trovate l'articolo qui</a>). Nel complesso il mifepristone è una valida alternativa all'istero-suzione per aborti nelle primissime settimane di gravidanza. In Francia, dopo decenni di pratica, la finestra temporale concessa per questa tecnica è di 5 settimane dal concepimento ed è ragionevole che non debba essere ampliata. Non si vede perché privare le donne di una ulteriore possibilità di scelta per esercitare il loro diritto ad abortire (riconosciuto in Italia dalla legge 194/1978) e di un metodo clinico che riduce l'invasività e il dolore legati alla procedura chirurgica.<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=611</comments>
 <pubDate>Thu, 21 Jan 2010 23:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo informativo UAAR Bergamo - sabato 23 gennaio piazza Pontida</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=610</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che<br />
<b>sabato 23 gennaio 2010<br />
dalle ore 15.00 alle ore 18.00<br />
in Piazza Pontida - Bergamo, vicino alla edicola</b><br />
si terrà un gazebo informativo dell'associazione, dedicato in particolare alla questione del crocefisso nelle scuole statali.<br />
<br />
Presso il banchetto sarà possibile iscriversi all'associazione, ritirare i moduli di sbattezzo, visionare la nostra rivista 'L'Ateo' ed altro ancora.<br />
Passate a trovarci! <br />
]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=610</comments>
 <pubDate>Wed, 20 Jan 2010 18:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione 22 Gennaio 2010</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=609</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
<b>Venerdì 22 Gennaio, alle ore 21,<br />
presso ARCI, via Gorizia 17, BG</b>.<br />
<br />
Ordine del giorno:<br />
- Fissati il DDU e la presentazione di "Quasi quasi mi sbattezzo";<br />
- Presentazione di "Dentro l'Opus Dei" in aprile?<br />
- Esposizione della seconda sindone di Garlaschelli? Pro e contro;<br />
- Campagna 8/1000 in aprile - maggio: fondi e modalità;<br />
- Il lento commiato del Coordinatore di Circolo.<br />
<br />
Ricordo a tutti  gli interessati di <b>rinnovare l'iscrizione</b> per il 2010. <br />
Potete farlo molto facilmente da<br />
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaar.it/uaar/adesione/modulo/')">questa pagina web</a><br />
o in cartaceo alle riunioni.<br />
<br />
Ci sono ancora <b>42 soci su 60</b> che non hanno ancora rinnovato la tessera per il 2010.<br />
<br />
Tutti i soci UAAR e i cittadini interessati sono invitati a partecipare alla riunione.<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=609</comments>
 <pubDate>Mon, 18 Jan 2010 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Sei un dipendente di Regione Lombardia e critichi Comunione e Liberazione? Fuori!</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=608</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20100117-Assalto_Potere_Lombardia.jpg">CL domina la Lombardia</a></div><br />
Nei giorni scorsi è avvenuto in Regione Lombardia un episodio grave. <br />
Un dipendente della Regione, il Dott. Enrico De Alessandri, è stato sospeso dallo stipendio perché ha pubblicato un pamphlet contro Comunione e Liberazione, che potete scaricare dal <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.teopol.it/')">sito Teopol</a><br />
Le autorità regionali hanno ritenuto che il libello fosse insultante nei confronti della Regione, dipinta come un ente finalizzato alla distribuzione di prebende e di poltrone nella sanità ai ciellini, e che questo ledesse l'onorabilità del datore di lavoro del Dott. D'Alessandri, appunto la Regione. Di qui la sospensione. <br />
Una simile decisione causa un grosso problema di libertà di espressione: <br />
il Dott. D'Alessandri è libero o no di scrivere quanto pensa o no? <br />
Non ha dei diritti costituzionali che non possono essergli negati? <br />
Le sue critiche a CL devono valere di per se stesse come critiche nei confronti della Regione? <br />
La Regione si identifica, dopo anni di potere formigoniano, con Comunione e Liberazione?<br />
Lo strapotere di CL in Regione Lombardia azzera il livello di laicità di questa istituzione, rendendola così antidemocratica e partigiana rispetto alle diverse scelte religiose e filosofiche che i cittadini hanno il diritto di fare. <br />
<br />
Su questa vicenda alcuni consiglieri regionali di opposizione hanno presentato una interrogazione: potete sentire la risposta del vice-presidente della Lombardia, Gianni Rossoni, <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.youtube.com/watch?v=nxRDqb_tcQw')">su YouTube</a>.<br />
<br />
Per firmare la petizione di De Alessandri contro CL, <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.firmiamo.it/sulpoteremonopolisticodiclinlombardia')">visitate questa pagina</a>.<br />
<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo chiede ai cittadini di firmare questa petizione, per difendere la laicità dell'istituzione regionale (potente quanto un piccolo Stato), e che il Dott. D'Alessandri sia immediatamente reintegrato.<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=608</comments>
 <pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione Circolo: Ven 18 Dicembre, ore 21</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=604</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
<b>Venerdì 18 Dicembre, ore 21<br />
presso ARCI, via Gorizia 17, Bergamo</b><br />
<br />
con il seguente OdG:<br />
<br />
- Proiettare Religiolus in inverno 2010? Pro e contro;<br />
- Delibere della Lega Nord in provincia di BG, riguardo all'esposizione del crocefisso in luoghi di proprietà statale;<br />
- Banchetti 2010: tentativo di raggiungere l'obiettivo di 10 all'anno e di formare 2 squadre di 4 persone (5 banchetti/anno per squadra);<br />
- Presentazione di "Quasi quasi mi sbattezzo" in gennaio - febbraio?<br />
- Reiscrizioni 2010: qualcuno che aiuti a ricontattare soci 2008 non reiscritti nel 2009?<br />
- Esposizione della seconda sindone di Garlaschelli<br />
- Campagna 8/1000 in aprile - maggio: fondi e modalità<br />
- Il lento commiato del Coordinatore di Circolo<br />
<br />
Tutti i soci UAAR e i cittadini interessati sono invitati a partecipare.<br />
<br />
Saluti atei<br />
<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=604</comments>
 <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 23:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>1000 euro di multa a chi rimuove il crocefisso a Villa D&apos;Ogna (BG)</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=603</link>
<description><![CDATA[Il circolo bergamasco della Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) considera inaccettabile l'ordinanza recentemente emessa dal sindaco leghista di Villa d'Ogna, A. Bosatelli. <br />
Le contravvenzioni per chi rimuove il crocefisso dai locali pubblici arrivano sino alla cifra, del tutto fuori luogo, di 1000 euro. <br />
In primo luogo ci chiediamo in nome di quale potere e di quale motivo d'urgenza il Sindaco emani questo provvedimento, in secondo luogo ricordiamo che la CEDU (Corte Europea Diritti dell'Uomo) ha recentemente emesso una sentenza in base alla quale la presenza di simboli religiosi nelle aule di scuole statali lede i diritti dell'uomo, poiché limita illegittimamente la libertà di genitori non-credenti di dare ai propri figli l'educazione che meglio credono e perché segnala una mancanza di rispetto, da parte delle istituzioni pubbliche, nei confronti dei non-credenti e dei credenti in fedi minoritarie.Come non-credenti ci sentiamo ingiustamente discriminati da misure come quelle prese dal sindaco di Villa d'Ogna, tanto<br />
più se si considera:<br />
- che non esiste alcuna legge italiana che imponga la presenza del crocefisso nelle scuole e che è giuridicamente discusso se i regolamenti di epoca fascista che hanno fatto affiggere quei simboli per la prima volta siano ancora in vigore;<br />
- che inoltre la stessa Corte Costituzionale (s. 203/1989) ha definito la laicità dello Stato, che di certo è in contraddizione con la presenza del crocefisso cattolico nelle scuole pubbliche, come un 'principio supremo'.<br />
Di conseguenza chiediamo che l'ordinanza del Sindaco Bosatelli sia al più presto ritirata, perché questi atti ledono l'eguaglianza di noi cittadini non-credenti rispetto alla maggioranza cattolica.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=603</comments>
 <pubDate>Thu, 10 Dec 2009 15:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La Provincia bacia il Crocefisso</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=602</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20091204-Pirovano_s.jpg">Pirovano</a></div>Ieri, 3 dicembre, il Consiglio Provinciale di Bergamo ha approvato un ordine del giorno della maggioranza contro la sentenza CEDU sul crocefisso nelle scuole pubbliche. Nello stesso tempo la clericale maggioranza (Lega, PdL) del Consiglio Provinciale si è anche schierata contro la lotta all'omofobia, appoggiando in pratica il fenomeno: questo il risultato dell'aver bocciato un odg presentato da Matteo Rossi del PD e da altri consiglieri di opposizione, che chiedeva l'adesione dell'ente alla Giornata Mondiale Contro l'Omofobia.<br />
<br />
<a href="http://www.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=19106">Trovate qui un articolo di Bergamonews sull'argomento</a>.<br />
<a href="http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/104862_provincia_difesa_del_crocefisso_non_alla_giornata_contro_lomofobia/">Trovate invece qui un articolo dal sito della Eco diocesana</a>.<br />
<br />
Del tutto lontane da una cultura laica, e improntate a un clericalismo chiuso e identitario, le dichiarazioni dei consiglieri provinciali di maggioranza.<br />
Giuseppe Prevedini (Lega Nord): “Il crocifisso non è un semplice pezzo di legno. Fa parte della nostra cultura, se qualcuno vuole svendere il proprio didietro per qualche voto politico lo faccia pure. Noi della Lega Nord invece siamo per la nostra tradizione, la nostra religione. A casa nostra le decisioni le prendiamo noi, non ci importa nulla di quello che dice la corte europea”.<br />
Elianora Prevedoni (Popolo della Libertà): «il crocefisso è un simbolo dell'identità nazionale ed europea, non si può cancellare».<br>L'idea è la solita. C'è un'identità culturale (declinata a scala locale, nazionale o continentale) che va difesa e tutelata contro chiunque la rifiuti o la metta in discussione. La sentenza CEDU attacca questa identità, queste presunte "radici": quindi va rigettata. Ma contro questa prospettiva si possono sollevare due obiezioni. <br />
<br />
La prima è: ma esiste la cultura di un popolo, cioè un insieme definito di contenuti culturali che siano condivisi dalla stragrande maggioranza degli abitanti di un territorio? In un mondo reso meticcio dalla globalizzazione e dai flussi migratori, in un'Italia in cui il 16% della popolazione afferma apertamente di non credere in alcun Dio, viene da dubitare che questa sia una verità. Più probabilmente si tratta della speranza dei nostalgici di una vecchia omogeneità culturale ormai rotta, caduta. Costoro pensano che sia reale l'oggetto dei loro desideri, dei loro rimpianti nei confronti del tempo in cui in paese si parlava solo dialetto, tutti andavano in chiesa e non c'era nessuno con la pelle scura in giro. Di conseguenza gli esponenti della maggioranza in Provincia non parlano del presente, ma idoleggiano il passato.<br />
<br />
La seconda obiezione è: anche se ci fosse un'identità culturale omogenea a Bergamo e in Italia, sarebbe questo un buon motivo per negare ad alcuni cittadini (gli omosessuali, gli atei, gli islamici, ecc) il diritto ad essere diversi, per imporre una cultura attraverso leggi? <br />
No, non sarebbe un buon motivo. <br />
La nostra Costituzione, all'art. 3, vieta di discriminare fra i cittadini sulla base delle loro credenze o della loro cultura. Questo è un vincolo che viene posto alla stessa sovranità popolare. Uno Stato democratico deve rispettare e tutelare le minoranze, pena diventare una dittatura della maggioranza, cioè un regime illiberale che può benissimo decidere di destinare le minoranze a qualsiasi sorte, come rinchiuderle in campi di prigionia, deportarle, massacrarle. <br />
Le idee che guidano la maggioranza del nostro Consiglio Provinciale, ci dispiace constatarlo, non sono compatibili con le basi morali e politiche dell'assetto costituzionale. <br />
Se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e hanno uguale diritto ad avere le proprie idee e ad educare i propri figli ai valori in cui credono, non è possibile che lo Stato scelga una religione come propria prediletta e ne eriga il simbolo ad effige di Stato, da esporsi in tutte le scuole pubbliche.<br><br />
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR Bergamo<br><br><i>Nella foto il presidente della provincia di Bergamo, Ettore Pirovano (Lega)</i>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=602</comments>
 <pubDate>Fri, 4 Dec 2009 16:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Io mi ricordo: II Edizione. Proiezione de &quot;I testimoni&quot; di A. Téchiné</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=599</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20091126-ITestimoniPoster_small.jpg">Les Témoins</a></div><i>Riceviamo e inoltriamo volentieri.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AIDS<br />
<br />
ArciGay Bergamo “Cives”, <br />
ArciLesbicaXXBergamo <br />
e BergamoLaica presentano:<br />
<br />
<b>IO MI RICORDO, II Edizione<br />
<br />
Proiezione del film<br />
I TESTIMONI<br />
di André Téchiné (2007)<br />
<br />
LUNEDÌ 30 NOVEMBRE ORE 21<br />
Auditorium P.za della Libertà - Bergamo</b><br />
INGRESSO 3 EURO<br />
<br />
L’incasso finanzierà iniziative di informazione e prevenzione sull'AIDS a cura di BergamoLaica.<br />
Trovate 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20091126-Volantino_Film_20091130_Definitivo.pdf')">qui il volantino dell'iniziativa</a>.<br />
<br />
Di AIDS non si parla quasi più. <br />
<br />
Finita l'epoca della Grande Paura grazie alle nuove terapie, l'AIDS è stato trasformato in un problema dell'Africa Subsahariana. <br />
<br />
Come se qui da noi non ci fosse più. <br />
<br />
Invece ogni anno in Italia 3-4000 persone sono contagiate dal virus, divenendo sieropositive. Molte non si accorgono di aver contratto il virus sino alla fase di malattia conclamata, perché non fanno spesso i test. Così queste persone non possono curare precocemente l'infezione e rischiano di contagiare i loro partner sessuali. Tutto ciò a causa dell'oblio dell'AIDS, dello scarso uso del preservativo, della mancata consapevolezza che l'infezione oggi riguarda prevalentemente gli eterosessuali,<br />
la gente “normale”, e che Bergamo è una delle province più colpite.<br />
<br />
Info: bergamolaica@bergamolaica.it<br />
Trovate <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://bergamolaica.ning.com/page/world-aids-day')">informazioni sullo HIV qui</a>.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=599</comments>
 <pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Puntata di Sciarada del 13.11</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=598</link>
<description><![CDATA[Ho partecipato a una puntata della trasmissione "Sciarada" di VideoStar dedicata al tema del crocefisso. Oltre a me, Don Luciano San Vito e l'On. Nunziante Consiglio della Lega Nord. Conduce Silvia Butera.<br />
Se la volete vedere, la <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.videostartv.eu/sciarada/sci1311.wmv')">trovate qui</a>. <br />
Sono 200 MB e ci metterete qualche decina di minuti a scaricarla con una connessione sui 5 Mb/s. <br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=598</comments>
 <pubDate>Sun, 22 Nov 2009 15:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>I talebani cattolici</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=597</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20091122-Crocefisso_scuola_small.jpg">Crocefisso, simbolo religioso</a></div><br />
La sentenza CEDU sul ricorso di Soile Lautsi Albertin, socia UAAR, riguardo al crocefisso nelle scuole pubbliche ha destato reazioni sconcertanti. <br />
Il mondo politico italiano si è schierato in blocco contro la CEDU e in favore di una prassi che non è suffragata da alcuna legge dello Stato e che deriva regolamenti degli anni Venti, emanati dal dittatore Mussolini. <br />
Ho avuto modo di discutere pubblicamente con persone favorevoli al crocefisso nelle scuole di Stato e ho trovato posizioni che non condivido ma che almeno si basano su argomentazioni razionali, non sulla pura espressione di umori identitari. <br />
<br />
Ma oltre a questi cattolici ragionevoli ci sono anche i fanatici, i talebani cattolici. Sono soprattutto le reazioni di questi ultimi ad apparire sproporzionate e inaccettabili.Fra questi possiamo annoverare il Sindaco leghista del piccolo Comune riminese di Casteldelci (trovate <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://ilcarattere.wordpress.com/2009/11/17/il-conto-e-salato-per-i-ristoranti-senza-crocefisso/')">qualcosa in proposito qui</a>), che ha deciso di multare tutti gli esercizi pubblici (anche fruttivendoli, edicolanti, pasticcerie...) che non esporranno il crocefisso. Ovviamente un Comune non ha alcun potere di fare ciò e un ricorso al TAR contro un simile provvedimento lo vedrebbe annullato nel giro di pochi mesi. <br />
Purtroppo a questo esaltato sindaco romagnolo si sono accodati molti altri comuni ad amministrazione leghista in tutto il Nord Italia, anche se la multa è di solito riservata a chi rimuova il crocefisso dalle aule scolastiche, senza che si arrivi agli eccessi da regime totalitario del sindaco di Casteldelci.<br />
Un altro talebano cattolico è il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha minacciato di morte migliaia di atei, di agnostici e di non-cristiani dicendo: “Possono morire loro [quelli che non vogliono il crocefisso ndr] e quei finti organismi internazionali che non contano niente”. Che un Ministro della Repubblica minacci di morte masse di cittadini è indegno della carica che ricopre e squalifica l'intera gamma delle istituzioni repubblicane. Del resto trovare al Ministero della Difesa uno che negli anni '70 a Milano riempiva di legnate i suoi avversari politici è già di per sé piuttosto sconcertante.  <br />
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.youtube.com/watch?v=kXPFM8t_wwU')">Trovate lo show di La Russa qui</a><br />
Per stare più vicini al locale, nella notte fra venerdì 20 e sabato 21 i militanti bergamaschi di Forza Nuova hanno messo croci di legno recanti la scritta “Dio, Patria, Famiglia” in vari punti della provincia di Bergamo, insieme a tricolori italiani di 10 metri, che, stando al bislacco comunicato stampa di FN, sono “anelli di congiunzione tra Nazione e Fede”. <br />
Le croci di legno sono state rimosse dai militanti del locale centro sociale nella mattina di sabato 21. <br />
Trovate <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=18533')">notizia delle gesta di FN qui</a><br />
Trovate <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.pacipaciana.org/2009/11/21/croci-e-cuori/')">invece qui notizia</a> della contro-azione del centro sociale Pacì Paciana.<br />
<br />
Mi piacerebbe soffermarmi sulle motivazioni addotte da FN per mostrare ai lettori come la presenza dei crocefissi nelle scuole di Stato sia incompatibile con la democrazia liberale, mentre nulla vieta invece di esporre il crocefisso in casa propria, in luoghi pubblici come i negozi, in scuole private.<br />
<br />
Scrivono gli esaltati di Forza Nuova:<br />
<i>La nostra cultura, la nostra tradizione [...] sono tutti frutti di quest'albero vivo a forma di croce, la cui ombra copre (volente o nolente) ogni uomo del nostro popolo. Questi semplici simboli di legno [...] segnano la barriera ideale oltre cui avanza la grigia nebbia del relativismo, del rinnegamento di noi stessi, del deserto intellettuale, frutto di questo tempo misero e dei miseri farisei che ne sono giudici. Alle fredde carte burocratiche di Strasburgo, alle loro leggi sterili, alla loro tiepidezza insipida, contrapponiamo il segno vero dell'Umanità e della Passione nella sua interezza, nella sua realtà suprema. Nella carne e nel sangue.</i><br />
<br />
Che cosa emerge da questo testo? In primo luogo che c'è un Noi, il Noi del supposto Popolo Italiano. Un popolo di cui io e 9 milioni di altri non-credenti probabilmente non facciamo parte, nella mente dei signori di FN, perché non crediamo in Dio (e, per quello che riguarda me personalmente, neppure nella Patria e nella Famiglia patriarcale). <br />
In una democrazia liberale, un popolo non è definito da una cultura e neppure dall'abilità di parlare una lingua: è basata solo sul requisito della cittadinanza, che è conferita in base alla legge (in Italia, prevalentemente in base al diritto di sangue, ma anche per matrimonio o residenza). Una volta che una persona è un cittadino, egli fa parte della comunità politica ed è titolato a prendere parte ai processi decisionali, nonché ad avere fruibilità concreta di una vasta gamma di diritti. Che cosa il cittadino pensi, quale Dio preghi, quale sia la sua lingua madre è irrilevante dal punto di vista di una democrazia liberale. I cittadini sono tutti uguali fra di loro quanto ai loro diritti e ai loro doveri, indipendentemente dai contenuti culturali di cui sono portatori. <br />
I signori di FN sono del tutto avversi a questa visione e quindi si collocano fuori dalla democrazia, fuori dalla Costituzione, fuori dalla legge italiana e dai valori europei. La Costituzione, la democrazia, la legge dello Stato, la tradizione giuridica europea sono infatti tacciati di condurre al “rinnegamento di noi stessi”, al “deserto intellettuale”. FN difende un Noi fittizio, fatto di nostalgici di un tempo in cui i diversi e i dissidenti erano sprangati a morte per le strade, un Noi che nella sua minuscola irrilevanza esprime la propria frustrazione verso le grandi, secolari conquiste del liberalismo europeo. Queste conquiste, lungi dal portare a un deserto culturale, sono l'unico strumento esistente per far convivere sullo stesso territorio una pluralità di culture, una diversità di punti di vista che è garanzia di una ricchezza intellettuale senza pari, a cui nessuna cultura identitaria potrà mai sperare di giungere. <br />
La Repubblica italiana ha dunque bisogno di affrancarsi dall'eredità fascista rappresentata dal crocefisso nelle Scuole di Stato.<br />
Ha bisogno di conferire a tutti i suoi cittadini uguale dignità, di non relegare 9 milioni di non-credenti e centinaia di migliaia di credenti non-cattolici nella posizione di cittadini di serie B. <br />
In particolare la Repubblica ha bisogno di separarsi da qualsiasi tradizione culturale specifica, di non propagandare una certa fede come implicitamente fa con la presenza del crocefisso, simbolo religioso cattolico, nelle scuole di Stato. <br />
Solo così l'Italia potrà chiudere i conti con il fascismo, divenire uno Stato realmente laico, realmente europeo e realmente democratico.<br />
<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=597</comments>
 <pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione Circolo 20.11</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=596</link>
<description><![CDATA[La prossima riunione del Circolo UAAR di Bergamo si terrà<br />
<br />
<b>Venerdì 20 novembre 2009, ore 21<br />
presso il bar BOPO, via Concordia 6A, Ponteranica (BG)</b><br />
<br />
Il BOPO <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+concordia+6a,+ponteranica&sll=41.<br />
442726,12.392578&sspn=15.866528,38.803711&ie=UTF8&hq=&hnear=Via+Concordia,+24010+Ponteranica+Bergamo,+Lombardia&z=16">sta qui</a>.<br />
<br />
Ho aggiunto all'OdG, su suggerimento di altri coordinatori, un punto di discussione generale, non organizzativa. <br />
Il tema prescelto questa volta, per via della sentenza CEDU, è la presenza del crocefisso in luoghi di proprietà statale. Perché non ci deve essere? Che cosa dire a coloro che vorrebbero che fosse conservato, <a href="http://www.bergamosera.com/cms/2009/11/13/albino-lega-in-piazza-per-<br />
crocefisso-e-sicurezza/">come questi</a>?<br />
<br />
OdG:<br />
- resoconto della riunione annuale dei Coordinatori di Circolo (punti fondamentali);<br />
- consegna magliette UAAR acquistate a Rimini;<br />
- banchetto a Zogno sul crocefisso in risposta ad iniziativa leghista di senso opposto;<br />
- iniziative future: DDU 10, seconda Sindone, proiezione di Religiolous;<br />
- discussione libera: crocefissi nei luoghi statali.<br />
<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo ]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=596</comments>
 <pubDate>Tue, 17 Nov 2009 19:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La sentenza sul crocefisso nelle scuole statali: finalmente in italiano!</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=594</link>
<description><![CDATA[<i>Inoltriamo da due atei varesini; li ringraziamo per il prezioso servizio svolto, molto utile a un buon dialogo fra clericali e laici.<br />
Approfittiamo per ricordare che la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo (CEDU) <b>non</b> è un'istituzione dell'Unione europea, ma del ben più largo Consiglio d'Europa. Nel Consiglio d'Europa ci sono anche Russia, Turchia, Ucraina e molti altri paesi che non fanno parte della UE a 27.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
Sulla sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle scuole è stato detto e scritto di tutto e di troppo. <br />
Senza alcuna cognizione di causa, cioè senza conoscere la sentenza.<br />
Per fortuna ci hanno pensato due atei varesini a realizzare e mettere online la traduzione in italiano dall'originale francese di detta sentenza.<br />
Trovate <a href="http://setiitalia.altervista.org/sentenza.html">qui il testo italiano</a> della sentenza della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo nel caso Lautsi vs. Italia.<br />
Citando i traduttori, chiunque è gratuitamente autorizzato alla pubblicazione.<br />
Almeno se ne parlerà con cognizione di causa. E non per sentito dire al bar.<br />
Cordiali saluti.<br />
Laura Morandi e Bruno Moretti Turri]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=594</comments>
 <pubDate>Sun, 8 Nov 2009 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Paolo Flores d&apos;Arcais sul testamento biologico a Bergamo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=593</link>
<description><![CDATA[<i>Riceviamo e volentieri inoltriamo<br />
Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
Paolo Flores d’Arcais<br />
(filosofo – direttore della rivista MicroMega)<br />
<br />
Chi decide sulla vita: l’individuo, lo Stato, la Chiesa?<br />
<br />
10 novembre 2009, ore 10.30 <br />
Università degli Studi di Bergamo – via Caniana, 2 - aula 15<br />
<br />
Conferenza pubblica organizzata nell’ambito del corso di Teoria generale del diritto – Prof. Persio Tincani<br />
<br />
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO<br />
<br />
DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=593</comments>
 <pubDate>Sat, 7 Nov 2009 19:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Presentazione di &quot;Il cattolicesimo reale&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=592</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20091103-Cattolicesimo_reale.jpg">Il Cattolicesimo Reale_cover</a></div><b>Venerdì 6 Novembre ore 21<br>presso il Caffè Letterario, via San Bernardino 53, Bergamo<br><br>Walter Peruzzi presenta il saggio "Il cattolicesimo reale", edizioni Odradek.<br><br>Intervengono l'autore e Filippo D'Ambrogi, socio del Circolo UAAR Bergamo.</b><br><br>Il libro dimostra, attraverso un'amplissima documentazione che copre gli interi due millenni di teologia cattolica, come il cattolicesimo non sia né la religione dell'uguaglianza, né la religione della gioia, né la religione dell'amore, ma al contrario una religione che ha nella discriminazione, nella sofferenza e nell'avversione al diverso i suoi punti focali.<br><br>In particolare, l'autore fa notare i paradossi creati dal dogma dell'infallibilità dei papi. Le loro "infallibili" dichiarazioni si contraddicono l'una con l'altra e sono molto spesso incompatibili con i valori prevalenti in Europa dai tempi della Rivoluzione francese. L'infallibilità si dimostra insomma un'arma a doppio taglio, perché impone alla Chiesa di non rinnegare nulla del suo indifendibile passato: Peruzzi, con la sua certosina ricerca documentaria, intende far pagare al Vaticano il prezzo delle incoerenze generate dal dogma di Pio IX.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=592</comments>
 <pubDate>Tue, 3 Nov 2009 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Presentazione di &quot;Vaticano S.P.A.&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=591</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/gallery/20091025-vaticano-spa_small.jpg">Vaticano S.P.A.</a></div><i>Riceviamo e volentieri inoltriamo.<br />
Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
Bergamolaica presenta<br />
<br />
VATICANO SPA, di Gianluigi Nuzzi, Chiarelettere 2009<br />
<br />
Giovedì 29 ottobre, ore 21 presso Il caffè letterario, via S. Bernardino 53, Bergamo.<br />
<br />
Sarà presente l'autore.<br />
<br />
Lo IOR, Istituto Opere di Religione, è la banca del Vaticano. <br />
Grazie all'extraterritorialità garantita dal Concordato, agisce al di fuori della legge italiana. <br />
Negli anni '80 lo IOR e il suo direttore Paul Marcinkus furono al centro del crack del Banco Ambrosiano, conclusosi con l'impiccagione a Londra del banchiere piduista Roberto Calvi.<br />
Questo libro utilizza i materiali dell'archivio segreto di Mons. Dardozzi, una delle figure chiave dello IOR anni '90, e mostra come anche dopo la cacciata di Marcinkus la banca del Vaticano abbia diretto operazioni sporche. In particolare lo IOR avrebbe dato un contributo determinante a riciclare i fondi usati per la celebre maxitangente Enimont.<br />
Alla presentazione sarà presente l'autore, Gianluigi Nuzzi.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=591</comments>
 <pubDate>Sun, 25 Oct 2009 21:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Un articolo sullo sbattezzo 2: la vendetta</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=590</link>
<description><![CDATA[Ecco qui un altro articolo sullo sbattezzo, apparso sempre su "Il Bergamo"<br><br />
<br />
La Giornata bergamasca dello Sbattezzo ha totalizzato 13 sbattezzandi contro i 13 dell'anno scorso. Assoluta costanza, quindi. Tuttavia a dare il segno dell'espansione del fenomeno "sbattezzo" è sufficiente il Circolo di MI, che, stracciando ogni record, ha totalizzato in un solo giorno 150 (centocinquanta) sbattezzi.<br />
<br />
Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=590</comments>
 <pubDate>Sun, 25 Oct 2009 01:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Video di Odifreddi</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=589</link>
<description><![CDATA[Messaggio registrato da P.G. Odifreddi, uno dei Presidenti Onorari della UAAR, per il Meeting UAAR svoltosi a Roma il 19 Settembre 2009.<br />
Circolo UAAR di Bergamo<br />
<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dK-dFQ7Ec-M&color1=0xb1b1b1&color2=0xcfcfcf&feature=player_embedded&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/dK-dFQ7Ec-M&color1=0xb1b1b1&color2=0xcfcfcf&feature=player_embedded&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object>]]></description>
 <category>Arte, spettacolo, divertimento</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=589</comments>
 <pubDate>Fri, 23 Oct 2009 10:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Un articolo sullo sbattezzo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=588</link>
<description><![CDATA[<i>Ecco un articolo da "Il Bergamo" di oggi (19/10), con tanto di gigantografia del nostro tesoriere Zaverio :-)</i><br />
<br />
<i>A tutti i non-credenti: se non credete più, perché rimanere cattolici ed essere annoverati nel gregge del papa più integralista degli ultimi 50 anni? <br />
Se non credete nel Dio dei cattolici, mollate ufficialmente la loro chiesa, anche perché nessuno vi ha interpellato quando vi ci hanno fatto entrare!<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo</i>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=588</comments>
 <pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:45:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>2a Giornata Nazionale dello Sbattezzo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=585</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20091002-banner_giornata_sbattezzo_2009.png">Banner Sbattezzo</a></div>Per il prossimo 25 Ottobre, la UAAR organizza a livello nazionale la seconda Giornata dello Sbattezzo. <br>La Chiesa Cattolica Apostolica Romana affibbia a quasi tutti i cittadini italiani, quando sono in fasce e incapaci di intendere e di volere, la propria tessera di appartenenza. Lo sbattezzo dà la possibilità a tutti coloro che lo desiderano di sbarazzarsi di questa tessera e di uscire ufficialmente dalla CCAR. Se non credi più e non vuoi essere usato da PapaRatzi come merce di scambio con il governo di turno per la promozione di leggi clericali e liberticide come quella contro il testamento biologico, butta via subito la tessera della Chiesa Cattolica con lo sbattezzo! Perché devi restare cattolico se non credi nell'infallibilità del pontefice quando parla dalla cattedra di San Pietro o nell'assunzione in cielo di Maria?! In occasione della prima giornata dello sbattezzo, 1000 persone in Italia e 13 a Bergamo hanno aderito all'iniziativa.<br />
<br />
<b>Il modulo di sbattezzo lo trovate 
<script language="JavaScript" type="text/javascript">
<!--
function apri(nomefinestra,contenuto)
{
if(! window.focus) return;
var creafinestra=window.open("",nomefinestra,"top=50,left=50,width=680,height=460,dependent=no,scrollbars=yes,menubar=yes,toolbar=yes,resizable=yes,copyhistory=no,location=yes");

creafinestra.document.close();
creafinestra.document.write("<frameset><frame src="+contenuto+"></frameset>");
creafinestra.focus();
}
// -->
</script>
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20091002-Modulo_Sbattezzo_Ott08.pdf')">QUI</a> in formato PDF.</b><br />
<br />
<i>Questioni pratiche</i><br>L'operazione di sbattezzo è semplice: occorre mandare per raccomandata AR alla parrocchia di battesimo un modulo di sbattezzo firmato e una fotocopia della Cartà d'Identità, in modo da ottenere l'annotazione della propria non più appartenenza sul registro dei battezzati. <br>Il Circolo UAAR di Bergamo si incarica di spedire la raccomandata per voi, dietro contributo spese, risparmiandovi la coda alle poste. Ma dato che servono la vostra firma, la fotocopia della C.I. e la conoscenza della parrocchia di battesimo, abbiamo organizzato un paio di banchetti pubblici, sabato 17 e sabato 24 ottobre dalle 14.30 alle 18.30, per aiutarvi nelle pratiche e per farci consegnare le carte necessarie. Il giorno 17 il gazebo UAAR sarà posto in via XX Settembre, di fronte al negozio Unieuro, vicino alle colonne di Prato, mentre il 24 ci troverete in Piazza Pontida, vicino all'edicola.<br><br><b>E' importante che chi viene al banchetto per lo sbattezzo sappia già quale sia la propria parrocchia di battesimo, cercandola sul sito <a href="http://www.parrocchie.it">Parrocchie.it</a> e che abbia con sé la propria Carta d'Identità (meglio ancora la fotocopia già fatta)</b>. <br><br>In assenza di questa informazione e della C.I. non possiamo fare nulla per voi. Quindi interrogate vecchi zii per scoprire dove siete stati battezzati, altrimenti saremo costretti a inviare molte raccomandate, con perdita di tempo e denaro, nonché esiti sovente infruttuosi. <br />
Per qualsiasi informazione, scrivere a coordinatore@uaarbergamo.it<br />
Tommaso Bruni<br />
Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=585</comments>
 <pubDate>Sun, 18 Oct 2009 13:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Vietare il Burqa?</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=587</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20091011-Burqa.jpg">Burqa</a></div><i>La mia opinione, del tutto personale, su una questione assai controversa.<br>Saluti atei<br>Tommaso Bruni - Coordinatore - Circolo UAAR Bergamo</i><br />
<br />
VIETARE IL BURQA?<br />
<br />
L'autonomia individuale è un valore estremamente forte, che ogni Stato democratico ha il dovere di tutelare. All'interno dell'autonomia sta la libertà di espressione religiosa: la manifestazione della propria fede è consentita, attraverso tutti i simboli e abiti che la fede di turno ritiene opportuni, finché essa non nuoce ad altri. Se il Burqa non danneggia nessuno se non chi lo porta, non si vede perché vietarlo, dal punto di vista dell'autonomia. Infatti, in base all'autonomia, è lecito persino lasciarsi morire per aver scelto di non farsi amputare un piede cancrenoso: a maggior ragione è lecito vestirsi di un panno. Se il Burqa dovesse essere vietato perché "contrario alla dignità" di qualcuno, allora bisognerebbe anche vietare alla Binetti o ai membri del Opus Dei di mettersi il cilicio, che, causando dolore fisico, sembra ben più lesivo della dignità umana di qualsiasi indumento. Quindi il valore "autonomia" è tutto a favore della possibilità di Burqa in pubblico.Non regge poi un punto tradizionalmente portato avanti dai proibizionisti: "Sono i mariti che impongono alle donne di mettersi il Burqa: non è una libera scelta delle donne". Questo andrebbe dimostrato caso per caso; inoltre, se in una cultura la donna è tradizionalmente sottoposta al marito, sembrerà, a una donna appartenente a quella cultura, logico e naturale obbedire al maschio. Non c'è violazione apparente delle sue preferenze e dei suoi desideri: non è detto che una donna sia più infelice per il fatto di vivere sottomessa, se le è stato insegnato che questa è l'unica alternativa possibile. <br />
Insomma non si può pensare che una donna sia meno autonoma di un'altra, che le sue scelte siano meno valide e meno degne di rispetto, perché appartiene a una cultura in cui la subordinazione maschio-femmina è normale. Questo vorrebbe dire delegittimarla come agente morale.<br />
Le scelte vanno rispettate, anche in presenza di rilevanti pressioni sociali o psicologiche e quali che siano i motivi per cui sono maturate (una volta che si escludano psicosi e che i tempi di riflessione siano sufficientemente lunghi).<br />
Se così non fosse, sarebbe troppo facile per il governo di turno dire: "Non possiamo tenere in considerazione la scelta del cittadino X perché X è stato condizionato dalla sua formazione / religione / provenienza etnica, con la conseguenza che la sua scelta non è libera". In questo modo il condizionamento delle scelte individuali da parte dell'ambiente sarebbe preso a pretesto per violazioni arbitrarie dell'autonomia individuale da parte del potere. Si spianerebbe la strada al paternalismo di Stato.<br />
Questo ragionamento non si applica a pratiche come il rogo delle vedove del XIX secolo indiano o l'infibulazione, dove il sacrificio richiesto alla donna è di portata tale da rendere inverosimile che la scelta sia libera (se non in un'infima minoranza di casi).<br />
<br />
Ci sono però valori diversi dall'autonomia che contrastano con la possibilità di mettere il Burqa in pubblico (nessuno pensa di vietarlo in abitazioni private). Si tratta del bisogno da parte delle forze dell'ordine di riconoscere i cittadini (L. 152/1975, più nota come Legge Reale, modificata da L. 533/1977). Attualmente questa legge non consente a me o a chiunque altro di girare per la strada in un giorno qualunque con una maschera da Darth Vader. Però consente il Burqa, perché la religione è considerata un "giustificato motivo" per coprirsi il volto. Tutto sta nel decidere se il diritto di espressione della propria religiosità sia superiore o inferiore rispetto al dovere dello Stato di garantire l'ordine pubblico.<br />
Altri buoni argomenti contro il Burqa per la strada, a mio avviso, non ci sono.<br />
<br />
Ritengo che un'opzione liberale sul Burqa in luoghi pubblici, basata sul diritto dei cittadini di esprimere la propria fede, sia preferibile alla scelta proibizionista e compatibile con la Costituzione repubblicana. Non pare infatti che il travisamento del volto renda impossibile l'esercizio delle proprie funzioni da parte delle forze di pubblica sicurezza: si limita a complicarlo leggermente. Questa complicazione deve a mio avviso cedere il passo di fronte a un diritto costituzionalmente sancito (art. 19) come la libertà di manifestare la propria fede.<br />
Posizioni come quelle della Lega, che proibiscono il Burqa in nome dell'ordine pubblico, sono in ogni caso degne di rispetto e devono essere discusse seriamente in un dibattito pubblico.<br />
<br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=587</comments>
 <pubDate>Sun, 11 Oct 2009 13:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione 16.10.09</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=586</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
Venerdì 16 Ottobre 2009 alle ore 21,<br />
presso il bar ARCI di via Gorizia 17 - Bergamo (quartiere Grumellina)<br />
<br />
con il seguente OdG:<br />
<br />
- 2a Giornata Nazionale dello Sbattezzo<br />
- ideazione nuove iniziative (con particolare riferimento al testamento biologico);<br />
- individuazione relatore Darwin Day 10;<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
Tutti i soci sono caldamente invitati a partecipare.<br />
<br />
Ricordo che le riunioni sono aperte a tutti i cittadini; durante le riunioni è possibile iscriversi alla UAAR.<br />
<br />
Per informazioni, scrivere a bergamo@uaar.it o telefonare al 339.7415298<br />
<br />
Saluti atei<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=586</comments>
 <pubDate>Fri, 9 Oct 2009 15:06:15 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Presenziamo al Comune di Bergamo: otteniamo la mozione contro l&apos;omofobia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=584</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090907-20090912_Sit_in_vs_omofobia.jpg">Stop Omobofia!</a></div><br />
<i>Volentieri rendiamo nota questa importante iniziativa.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
Presenziamo al Comune di Bergamo: otteniamo la mozione contro l'omofobia<br />
<br />
Il Gruppo Bergamo contro l'omofobia, ArciGay "Cives" Bergamo, ArciLesbicaXXBergamo e BergamoLaica<br />
<br />
invitano a tutti i cittadini a partecipare al consiglio comunale di domani, lunedì 28 settembre, in cui sarà presentato dal consigliere Pietro Vertova un ordine del giorno contro la violenza omofobica.<br />
Ritrovo alle ore 18 in Piazza Matteotti, di fronte al Comune. Seguirà ingresso nella sede istituzionale per assistere alla seduta dell'assemblea. L'omofobia è analoga a razzismo, xenofobia, antisemitismo e sessismo e va strenuamente contrastata!<br />
<br />
<br />
Ecco il volantino dell'iniziativa:<br />
<br />
Dopo il Sit-in organizzato qui a Bergamo per dire NO all'omofobia, abbiamo l'occasione di OTTENERE QUALCOSA DI CONCRETO, oserei dire MOLTO CONCRETO. Si tratta di una mozione contro l'omofobia, proposta dal Consigliere comunale Pietro Vertova in Comune. La mozione verrà discussa il 28, data in cui DOBBIAMO ESSERE PRESENTI TUTTI NOI, per far sentire la nostra<br />
presenza, pressando sul Consiglio.<br />
<br />
-----------------------------------------------------------------<br />
<br />
Bergamo, 14 settembre 2009<br />
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE<br />
Ordine del giorno urgente<br />
Oggetto: Recenti eventi di crescente omofobia in tutta Italia<br />
<br />
Il Consiglio Comunale di Bergamo<br />
Visti i recenti numerosi atti omofobici accaduti in tutta Italia;<br />
<br />
Tenuto conto della risoluzione del Parlamento Europeo sull’omofobia in Europa che:<br />
<br />
• richiama gli obblighi internazionali ed europei in materia di diritti umani;<br />
<br />
• considera l’omofobia “una paura e una avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità” basata sul pregiudizio e analoga a razzismo, xenofobia, antisemitismo e sessismo;<br />
<br />
• segnala “recenti eventi preoccupanti verificatesi in vari Stati membri” a danno di persone con orientamento sessuale diverso dalla maggioranza;<br />
<br />
• pensa che “occorrono ulteriori azioni a livello della UE e degli Stati membri per sradicare l’omofobia e promuovere una cultura della libertà, della tolleranza e dell’uguaglianza tra i cittadini e negli ordinamenti giuridici”;<br />
<br />
• sollecita “vivamente gli Stati membri a intensificare la lotta all’omofobia mediante un’azione pedagogica , ad esempio attraverso campagne contro l’omofobia condotte nelle scuole, le università, i mezzi di informazione e anche per via amministrativa, giuridica, legislativa.<br />
<br />
Verificato che sussiste ancora in Italia una cultura omofobica che contrasta con la tutela dei diritti di tutti i cittadini e che conduce a innumerevoli atti di violenza contro cittadini omosessuali e transessuali;<br />
a causa di questo clima si stanno svolgendo manifestazioni spontanee contro l’omofobia in molte città, compresa Bergamo.<br />
<br />
Invita il Parlamento italiano a discutere ed approvare quanto prima la legge contro l’omofobia che ha attualmente l’approvazione di tutti i partiti politici;<br />
<br />
Si impegna a promuovere nella città di Bergamo, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti<br />
nel settore, iniziative volte a sensibilizzare l'opinione pubblica a una cultura delle differenze e alla condanna di<br />
una mentalità omofobica e transfobica, intervenendo, in collaborazione con gli organismi istituzionali di competenza, anche e soprattutto nelle scuole che hanno il dovere di formare i giovani perché contribuiscano a costruire un mondo rispettoso dei diritti di ciascuno.<br />
<br />
Pietro Vertova, consigliere comunale dei Verdi<br />
<br />
-----------------------------------------------------------<br />
<br />
A tutti coloro che hanno rifiutato questo e molti altri inviti perché tanto "mica sono frocio, non mi riguarda":<br />
<br />
Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari<br />
e fui contento perché rubacchiavano.<br />
<br />
Poi vennero a prendere gli ebrei<br />
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.<br />
<br />
Poi vennero a prendere gli omosessuali<br />
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.<br />
<br />
Poi vennero a prendere i comunisti<br />
ed io non dissi niente perché non ero comunista.<br />
<br />
Un giorno vennero a prendermi<br />
e non c'era rimasto nessuno a protestare.<br />
<br />
(versione attribuita a Bertolt Brecht 1898-1956) ]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=584</comments>
 <pubDate>Sun, 27 Sep 2009 14:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Serata laica UAAR: celebrando Porta Pia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=583</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090917-TuttaColpaDiGiuda_sm.jpg">Locandina_Film</a></div>Il Circolo UAAR di Bergamo organizza, con la collaborazione di Lab80:<br><br><b><font size=4>Serata laica UAAR: celebrando Porta Pia</font><br><br>Lunedì 21 Settembre 2009, ore 21 - Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo<br><br>Proiezione del film “Tutta colpa di Giuda” di Davide Ferrario<br><br>INGRESSO LIBERO – SARÀ PRESENTE IL REGISTA</b><br><br>Trovate qui il volantino dell'iniziativa 
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}
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</script>
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090917-Volantino_20090921_FilmFerrario.jpeg')">in formato JPEG</a> oppure 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090917-Volantino_20090921_BG_col.pdf')">in formato PDF</a>.<br />
<br />
Per il terzo anno il Circolo bergamasco della UAAR decide di festeggiare il 20 settembre, giorno della caduta dello Stato della Chiesa nel 1870, con un film. Questa volta abbiamo scelto di proiettare una commedia in musica, che parla di libertà, di felicità su questa terra (e non nell'aldilà) e di molto altro. Questa pellicola ci pareva adatta a celebrare un giorno in cui Roma e il Lazio si scrollavano di dosso la tirannia teocratica di Pio IX (quello del Sillabo, che condannava libertà di pensiero e di stampa) e in cui in Italia si affermava la separazione di potere politico e potere spirituale. In quella data veniva anche rivendicato il principio di laicità, secondo cui tutte le fedi sono pari di fronte alla legge. Quest'idea sarebbe stata poi rinnegata dal Concordato mussoliniano, nei fatti ancora oggi in vigore. <br />
Vedere il nostro film non costa nulla, perché l'ingresso è libero. Tuttavia, se volete che l'occasione si ripeta nel 2010, nel 2011 e via discorrendo, chi ha la possibilità di farlo dovrebbe farci una piccola donazione, prestarsi a una sorta di questua atea. Noi non siamo la Chiesa Cattolica, non abbiamo 3 miliardi di euro di beni immobili solo in provincia di Bergamo e un quarto delle case della capitale; per questo abbiamo bisogno anche del vostro supporto per tenere viva la memoria di una data importante della storia italiana, che in molti (troppi) hanno ogni interesse a far cadere nell'oblio.<br />
Vi aspettiamo<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=583</comments>
 <pubDate>Thu, 17 Sep 2009 19:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Crescere in famiglie omogenitoriali</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=582</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090914-Presentazione_Crescere_sm.jpeg">Volantino</a></div><i>Diamo notizia di questa ottima iniziativa di<br />
ArcilesbicaXXBergamo.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
ARCILESBICAXXBERGAMO<br />
organizza la presentazione del libro<br />
<b>"Crescere in famiglie omogenitoriali"</b><br />
<br />
<b>Venerdì 18 Settembre 2009, ore 19.30<br />
presso Il Caffè Letterario, via San Bernardino 53, Bergamo</b><br />
<br />
ARCILESBICAXXBERGAMO <br />
in occasione della presentazione del libro "CRESCERE IN FAMIGLIE OMOGENITORIALI" <br />
organizza una serata-incontro-dibattito con mamme e papà, lesbiche e gay, e figl* che crescono in famiglie omogenitoriali, <br />
per far conoscere l'"eccezionale quotidiano" ancora oggi spesso oggetto e non soggetto di conoscenza...<br />
<br />
Saranno presenti anche la curatrice Dott.ssa Chiara Cavina, l'Avv. Stefania Santilli ed il preside Bruno Belletti.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=582</comments>
 <pubDate>Mon, 14 Sep 2009 23:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La clava del Sant&apos;Uffizio si abbatte sui preti pro choice</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=580</link>
<description><![CDATA[<i>Riporto due ottimi articoli de "il manifesto", su come la Congregazione della Dottrina della Fede stia provvedendo a sanzionare dal punto di vista disciplinare i firmatari dell'appello di Micromega a favore dell'autodeterminazione di Eluana Englaro. Come al solito le alte gerarchie vaticane sono rimaste al tempo del Sillabo. Pur essendo capacissima di adattarsi al succedersi dei ceti dirigenti e delle forme di potere nei secoli, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana conserva intatto il suo apparato istituzionale autocratico e illiberale, volto a perseguire il dissenso e a far eseguire in silenzio gli ordini dei vertici. Non si vede come si possano accettare lezioni di liberalismo o di morale pubblica da un'istituzione di questo tipo, una monarchia assoluta elettiva che ha la stessa legittimità democratica di un caudillo sudamericano.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo</i><br />
<br />
<br />
<b>ARTICOLO 1<br />
<br />
Il Vaticano punisce i preti pro-Eluana</b><br />
Luca Kocci - ROMA<br />
Alla vigilia della ripresa del dibattito parlamentare sul testamento biologico, dal Vaticano parte una dura nota di censura contro 41 preti e religiosi che cinque mesi fa firmarono un appello «per la libertà sul fine-vita» promosso dalla rivista Micromega. Una vendetta a freddo nei confronti di un gruppo di sacerdoti ritenuti troppo svincolati dal pensiero unico delle gerarchie ecclesiastiche. Ma anche un attacco preventivo per serrare le fila e per scongiurare il ripetersi di analoghe iniziative ora che la Camera si prepara a riprendere la discussione di un disegno di legge che lo stesso presidente dei deputati Gianfranco Fini ha auspicato venga modificato, rivendicando l'autonomia del Parlamento dai desiderata della Chiesa.<br />
A marzo scorso, mentre il Senato incalzato dalle pressioni cattoliche e sull'onda emotiva della morte di Eluana Englaro stava per approvare l'obbligo di idratazione e nutrizione per i malati in stato vegetativo, 41 preti e religiosi sottoscrissero un appello poi pubblicato su Micromega. «La legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare imprigiona la libertà di tutti i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte», diceva il testo. «Con la forza della ragione e la serenità della fede ci opponiamo ad un intervento legislativo che mortifichi la libertà di coscienza», sostenevano i sacerdoti che affermavano: «Come credenti riteniamo che chiunque come è stato libero di vivere la propria vita, così possa decidere anche di morire in pace, quando non c'è speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana».<br />
Adesso, a cinque mesi di distanza, la reazione della Santa Sede. Ad agosto - segnala l'agenzia di informazioni Adista - la Congregazione vaticana per la dottrina della fede (cioè il Sant'Uffizio) ha inviato una lettera riservata ai vescovi delle diocesi di appartenenza dei 41 preti con un ordine preciso: convocarli per richiamarli all'ordine ed eventualmente punirli. La libertà di pensiero e di espressione è il peccato mortale dei 41, secondo il Vaticano: hanno dato la loro adesione ad un testo contrario alla dottrina cattolica e pubblicato, inoltre, su una rivista che Oltretevere si ritiene laicista ed anticlericale.<br />
Alcuni vescovi si sono attivati, altri lo faranno nei prossimi giorni, alla ripresa dopo la pausa estiva. Dovranno decidere se usare il guanto di velluto o il pugno di ferro nei confronti dei loro preti: ovvero se limitarsi ad un rimprovero con la promessa di non farlo più, oppure se utilizzare la clava del diritto canonico che prevede sanzioni che possono andare dall'obbligo del silenzio fino alla sospensione a divinis. Sul banco degli imputati, fra gli altri, don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, don Albino Bizzotto, dei Beati i Costruttori di Pace, che dal 19 agosto digiuna a sola acqua contro la costruzione della nuova base militare Usa al Dal Molin di Vicenza; don Enzo Mazzi della comunità di base dell'Isolotto e don Alessandro Santoro della comunità delle Piagge entrambe a Firenze; don Vitaliano Della Sala, già in passato messo sotto accusa dalle gerarchie ecclesiastiche e poi totalmente reintegrato in una parrocchia dell'Irpinia; don Angelo Cassano, parroco a Bari, in prima fila nelle battaglie per i diritti degli immigrati; padre Nino Fasullo, direttore di Segno, una delle riviste di punta dell'antimafia palermitana; i preti operai Carlo Carlevaris e Roberto Fiorini. E poi altri parroci, sacerdoti e religiosi di tutta Italia molto impegnati anche sul terreno sociale.<br />
Un primo risultato l'offensiva del Vaticano lo ha già incassato: uno dei 41, un prete della diocesi di Cremona, pochi giorni fa ha inviato una lettera a Micromega chiedendo di ritirare la propria firma dall'appello. Segno che probabilmente le pressioni del Vaticano e del vescovo hanno sortito l'effetto desiderato: una ritirata silenziosa e in buon ordine.<br />
Comunque vada a finire la storia, l'iniziativa della Santa Sede che colpisce non un singolo sacerdote, come avvenuto negli ultimi anni, ma un intero gruppo rimanda a tempi lontani: restando all'Italia, alla battaglia referendaria per il divorzio del 1974 quando molti preti schierati per il «no» subirono la repressione da parte delle gerarchie ecclesiastiche; o più recentemente al 1989, quando vennero puniti in vari modi gran parte dei 63 teologi, molti dei quali laici che persero la cattedra universitaria, che firmarono una «Lettera ai cristiani» a favore di una attuazione più decisa del Concilio Vaticano II; e don Vittorio Cristelli, direttore del settimanale diocesano Vita trentina, che osò pubblicare la lettera, venne licenziato in tronco. Anche loro, come i 41 di oggi, colpevoli di aver esercitato la propria libertà di coscienza e di parola.<br />
<br />
<br />
<b>ARTICOLO 2<br />
<br />
«Processato da Bagnasco perché poco ortodosso»</b><br />
Luca Kocci - ROMA<br />
Paolo Farinella, il prete inquisito per l'appello pro Eluana<br />
<br />
Ha mantenuto il silenzio fino a ieri, ma ora che la notizia dell'apertura dell'inchiesta da parte della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede nei confronti dei 40 preti che avevano firmato l'appello «per la libertà sul fine-vita» è stata resa nota dall'agenzia Adista e dal manifesto, don Paolo Farinella ha deciso di parlare, «per amore di verità e libertà».<br />
Biblista e parroco a Genova di Santa Maria Immacolata e San Torpete, don Farinella è uno dei firmatari del testo pubblicato da Micromega che ha messo in moto il procedimento dell'ex Sant'Uffizio. Lo scorso 7 agosto è stato convocato dal cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana ma anche arcivescovo di Genova, che ha prontamente obbedito alla richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede di richiamare all'ordine i preti che si erano espressi per la libertà di coscienza sul fine-vita, e quindi a favore di quel testamento biologico tanto inviso alle gerarchie ecclesiastiche e alla maggioranza di governo.<br />
Un colloquio con il cardinale «durato quasi tre ore», racconta don Farinella. «Bagnasco mi ha chiesto riservatezza sull'incontro, ma visto che ora parte dell'oggetto della nostra conversazione è stata resa nota me ne sento esonerato».<br />
<br />
<i>Cosa le è stato rimproverato?</i><br />
Il cardinale mi ha convocato e mi ha detto che la Congregazione per la Dottrina della Fede gli aveva inviato una lettera per verificare la mia ortodossia sulla questione dell'eutanasia, se cioè c'era corrispondenza fra il mio pensiero e la dottrina della Chiesa cattolica.<br />
<br />
<i>Come ha risposto a questi rilievi?</i><br />
Ho detto che al momento non c'è una dottrina definita su questo tema, ma ci sono delle dichiarazioni del magistero ordinario che sono molto diverse fra loro: sul fine-vita la Congregazione per la Dottrina della Fede e alcuni rappresentanti della Curia vaticana dicono una cosa, ma il cardinal Martini e i vescovi tedeschi ne dicono altre.<br />
<br />
<i>Cioè?</i><br />
La Conferenza episcopale tedesca, peraltro insieme alle Chiese evangeliche, ha approvato dieci anni fa un vero e proprio testamento biologico chiamato «Disposizioni anticipate del paziente cristiano», in cui la scelta sulla libertà di cura è lasciata al malato, ai suoi familiari e ai medici. Insomma anche nelle gerarchie ci sono sensibilità diverse e c'è una Chiesa di base su posizioni completamente diverse da quella istituzionale. Non c'è una Chiesa monolitica con un'interpretazione univoca come invece la Congregazione per la Dottrina della Fede vorrebbe far credere.<br />
<br />
<i>Cosa pensa delle modalità di intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede contro voi preti che avete firmato l'appello pubblicato da Micromega?</i><br />
Le modalità sono ancora quelle del vecchio Sant'Uffizio. Avrebbero dovuto informarmi ed interpellarmi direttamente, in quanto l'inquisito sono io e mi ritengo in grado di pensare e di parlare con la mia testa. Invece hanno preferito scrivere al mio vescovo, secondo il metodo di parlare a suocera perché nuora intenda. Inoltre non perdono il vizio di isolare una frase dal contesto per poi imbastire un processo. E non mi pare che tutto questo possa chiamarsi rispetto della persona.<br />
<br />
<i>Il cardinal Bagnasco come ha reagito?</i><br />
Devo dire che il nostro colloquio è stato tranquillo e libero. Mi è sembrato che non abbia dato eccessivo peso alla questione. Mi ha chiesto qualche documento scritto, che già gli ho consegnato, in modo che possa inviarli in Vaticano e chiudere così la questione. Francamente non credo che ci sarà una nuova caccia alle streghe. Poi se decideranno comunque di continuare il processo io sono pronto.<br />
<br />
<i>Fra qualche giorno alla Camera riprenderà il dibattito sul finevita, cosa pensi che succederà?</i><br />
Non succederà nulla. Berlusconi e la sua maggioranza approveranno il testo già licenziato dal Senato, che prevede l'obbligo di idratazione e nutrizione e non contempla l'ipotesi del testamento biologico. Poi metteranno sul piatto il finanziamento alle scuole private cattoliche, bloccheranno la pillola Ru486, faranno qualche altra concessione alle gerarchie ecclesiastiche e anche le polemiche di questi giorni fra Vaticano, Cei, Avvenire e governo si risolveranno a tarallucci e vino.<br />
<br />
da "il manifesto", 01 e 02-09-2009]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=580</comments>
 <pubDate>Fri, 11 Sep 2009 00:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Sit-in contro l&apos;omofobia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=579</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090907-20090912_Sit_in_vs_omofobia.jpg">Sit-In</a></div><i>Il Circolo UAAR di BG aderisce a quest'iniziativa, per respingere ogni discriminazione e ogni violenza contro gli omosessuali. L'omosessualità non è una malattia e non è una colpa: è solo un modo di essere che non deve essere oggetto di persecuzioni, odio, violenze, in quanto non nuoce ad alcuno. Ogni individuo deve essere lasciato libero di vivere come meglio crede, infatti, finché non causa danno ad altri.<br>Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG</i><br><br><br>ArciGay "Cives" Bergamo, ArciLesbicaXXBergamo e Bergamolaica organizzano<br><br><b>sabato 12 settembre, ore 17<br>di fronte a Palazzo Frizzoni, piazza Matteotti, Bergamo</b><br><br><b>SIT-IN CONTRO L'OMOFOBIA</b><br><br>Dopo gli ultimi episodi di violenza avvenuti a Roma la capitale ha dato il via a un’iniziativa spontanea, che pian piano sta coinvolgendo altre città d’Italia.<br />
E’ un’iniziativa che parte dal basso, dalle persone, come me e te, senza colori e ideologie politiche. <br />
È importante farsi vedere, aver voglia di scendere in piazza e (di)mostrare a noi stessi e al resto d’Italia, che noi siamo dalla parte delle Persone.<br />
“Io sono gay. Io sono lesbica. Io sono uomo. Io sono donna. Io sono mamma. Io sono figlio. Io sono una sorella. E io un fratello. Io lavoro. Io parlo inglese. Io sono etero. Io faccio la cameriera. Io sono sposato da 25 anni. Io farò il cantante. E io il manager per un importante azienda.”<br />
Non importa quale sia il tuo orientamento politico religioso sessuale, l’importante è unirsi.<br />
Organizziamoci. <br />
Dimostriamo che Bergamo è fuori dallo stereotipo di città Ignorante, chiusa, bigotta che tanti hanno in mente. <br />
Mostriamo che Bergamo è una città da Vivere. Mostriamo che Bergamo non ci sta!<br />
Per questo abbiamo bisogno dell'aiuto di tutt*: partecipate e diffondete la notizia.<br />
Chiediamo (a chi di dovere) che faccia qualcosa, prenda provvedimenti, e tuteli tutti noi, in quanto persone.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=579</comments>
 <pubDate>Mon, 7 Sep 2009 22:45:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione 11.09.09</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=578</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
Venerdì 11 Settembre 2009 alle ore 21,<br />
presso il bar ARCI di via Gorizia 17 - Bergamo (quartiere Grumellina)<br />
<br />
con il seguente OdG:<br />
<br />
- sit-in contro l'omofobia sabato 12, ore 17, di fronte a PalaFrizzoni;<br />
- meeting della UAAR a Roma il 19 Settembre<br />
- film del 21 Settembre alle 21 presso l'auditorium di Piazza della Libertà ("Tutta colpa di Giuda" di D. Ferrario);<br />
- banchetti per lo sbattezzo: quanti, dove, chi li fa?<br />
- progetto scuole proposto da Franco Ghidini;<br />
- presentazione di libri: Peruzzi, Pedote;<br />
- discussione sul problema delle reiscrizioni;<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
Tutti i soci sono caldamente invitati a partecipare.<br />
Ricordo che le riunioni sono aperte a tutti i cittadini; durante le riunioni è possibile iscriversi alla UAAR.<br />
Per informazioni, scrivere a bergamo@uaar.it o telefonare al 339.7415298<br />
Cordiali saluti<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=578</comments>
 <pubDate>Mon, 7 Sep 2009 22:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Liberi di non credere</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=577</link>
<description><![CDATA[<i>Qui sotto il manifesto della più importante iniziativa UAAR dell'anno: il meeting romano "Liberi di non credere". La partecipazione è aperta a tutti. Chi voglia partire da Bergamo è pregato di scrivere a bergamo@uaar.it o di telefonare al 339.7415298 (Tommaso).</i><br><br><div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090905-banner_roma_liberi_di_non_credere.jpg">Banner 19 Settembre</a></div><br><br><br><br><br><br>19 SETTEMBRE 2009, ROMA<br />
LIBERI DI NON CREDERE<br />
primo meeting nazionale per un paese laico e civile<br />
<br />
Atei e agnostici non credono nei miracoli.<br />
Per questo l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha deciso di darsi voce da sola.<br />
Nasce così il primo meeting nazionale per un paese laico e civile in cui non siano più calpestati i diritti civili dei non-credenti, organizzato per sabato 19 settembre a Roma.<br />
Nonostante crescano costantemente di numero (in Italia un cittadino su sette non crede, superando i fedeli di tutte le confessioni di minoranza messe assieme) e nonostante a livello mondiale la loro diffusione vada di pari passo alla diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione e dei diritti civili in generale, nel nostro paese, di atei e agnostici e delle loro istanze non si riesce a far parlare. Il meeting sarà l’occasione per dire cosa vogliamo.<br />
Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti.<br />
Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato.<br />
Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose.<br />
Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose.<br />
In particolare, chiediamo:<br />
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario<br />
Riconoscimento delle unioni civili<br />
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica<br />
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)<br />
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004<br />
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici<br />
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici<br />
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria<br />
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita<br />
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale<br />
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione<br />
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche<br />
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile<br />
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica<br />
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose<br />
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa<br />
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)<br />
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio<br />
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione<br />
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria<br />
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.<br />
<br />
PROGRAMMA DEL MEETING<br />
ore 14:30<br />
Ritrovo nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma.<br />
(come raggiungere il meeting)<br />
<br />
Ore 15 Brevi interventi dei soci UAAR, testimoni di piccole e grandi battaglie laiche<br />
Presentazione: Adele Orioli, responsabile iniziative giuridiche UAAR<br />
Assistenza laica: Anna Maria Pozzi (Torino) / Fania Zanforlin (Treviso)<br />
Campagna ateobus: Giorgio Villella (Padova)<br />
Campagna oneri: Roberto Grendene (Bologna)<br />
Clero a scuola: Luciano G. Calì (Grosseto)<br />
Crocifissi fuori luogo: Franco Coppoli (Terni)<br />
Finanziamenti alle chiese: Silvio Manzati (Verona)<br />
Marcatura Territoriale: Dino Di Tinco (Ginosa, Taranto)<br />
Ora Alternativa: Rosalba Sgroia (Roma)<br />
Nuove Chiese: Paolo Gelmo (Bolzano)<br />
Religione in TV: Francesco D'Alpa (Catania)<br />
Sbattezzo: Pier Giorgio Nicoletti (Cosenza)<br />
Sale del commiato/funerali civili: (a cura del circolo UAAR di Venezia)<br />
Scienza: (a cura del circolo UAAR di Varese)<br />
Scuola/educazione: Fabio Milito Pagliara (Salerno)<br />
Testamento Biologico: Bruno La Piccirella (Genova)<br />
Vilipendio: Manlio Padovan (Rovigo)<br />
Estero: Vera Pegna (ambasciatrice FHE presso OSCE) / Julien Houben  (responsabile esteri UAAR)<br />
<br />
Ore 17 Interventi dei relatori e del segretario UAAR<br />
Omosessualità:  Franco Grillini<br />
Pari opportunità: Laura Balbo, presidente onorario UAAR<br />
Il diritto di essere scettici: Carlo Flamigni, presidente onorario UAAR<br />
Bioetica: Valerio Pocar, presidente onorario UAAR<br />
Ateismo ed etica laica: Margherita Hack, presidente onorario UAAR (videointerevento)<br />
Ateismo: Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario UAAR (videointerevento)<br />
Conclusioni: Raffaele Carcano (segretario UAAR)<br />
<br />
A conclusione del meeting, fino alle 23:00, concerto gratuito per la commemorazione del XX SETTEMBRE con:<br />
- Paolo Ferrarini<br />
- Just for Jam<br />
- Banda Putiferio<br />
- RATTI DELLA SABINA<br />
Durante la serata sonetti di Francesco Burroni e monologhi di Francesca Fornario<br />
<br />
L'indomani, XX Settembre dalle ore 09:30 deposizione di una corona alla cerimonia ufficiale presso la Breccia di Porta Pia in Corso Italia.<br />
<br />
<br />
Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it<br />
Per dare una mano all'organizzazione dell'evento, inviare una e-mail con oggetto “staff uaar” a: organizzazione@uaar.it  indicando i compiti per i quali ci si offre volontari<br />
Informazioni per raggiungere il meeting   Informazioni per eventuale pernottamento<br />
<br />
Il Comitato di Coordinamento UAAR ]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=577</comments>
 <pubDate>Sat, 5 Sep 2009 16:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Vaticano attacca a testa bassa l&apos;aborto farmacologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=576</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090801-Morresi.jpg">A. Morresi</a></div><br />
Il 31 luglio 2009 la AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato l'uso in Italia del Mifepristone, noto anche come RU486 o pillola abortiva. Questo farmaco non va confuso con la pillola del giorno dopo, che è un anticoncezionale. La sperimentazione in otto ospedali italiani è durata anni, ma solo ieri si è giunti al via libera definitivo. <br />
La decisione ci porta al livello degli altri paesi europei, dove il Mifepristone è massicciamente usato: era quasi un "atto dovuto", non solo per la situazione europea ma anche visto il precedente parere della commissione tecnico-scientifica. <br />
Non sembra pensarla così il Vaticano, che ormai entra a gamba tesa nella vita politica italiana con una completa faccia di bronzo, senza tema che qualcuno dei nostri uomini politici difenda il "principio supremo" (parole della Consulta) della laicità dello Stato. <br />
Mons. Sgreccia, massimo bioeticista pontificio, si è premurato di ricordare a tutte le donne cattoliche che l'aborto provoca la scomunica; lo stesso ha fatto il suo diretto successore Mons. Rino Fisichella dalle colonne de "L'Osservatore Romano".<br />
"Avvenire" ha accusato alcune componenti del Governo di non aver fatto abbastanza per scongiurare la decisione della AIFA. Si aggiunge alle voci tonanti di Mons. Sgreccia, Mons. Fisichella e di Avvenire quella del vescovo di San Marino – Montefeltro, Luigi Negri, secondo cui il mifepristone è un "pesticida umano". <br />
Nel frattempo 50 fascisti di Azione Giovani, a Roma, occupano per poco tempo la sede AIFA per protestare in modo squadristico e violento contro l'aborto. <br />
<br />
A livello locale, al coro delle voci papaline si aggiunge quella di Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica. <br />
La studiosa, che non è un medico, ma una professoressa universitaria di fisica, ha rilasciato sulla "Eco di Bergamo" del 1 agosto 2009 un'intervista piena di inesattezze. Morresi parla con dubbia cognizione di causa (è nel comitato nazionale di bioetica perché in quota CL) e diffonde spaventosi numeri sulla pericolosità della pillola senza citare fonti. Inoltre continua a soffermarsi sul rischio di emorragie per le donne che prendono il RU-486, quando nella sperimentazione italiana, svolta in otto ospedali su 1778 donne, c'è stata la necessità di trasfondere sangue in un solo caso (fonte "il manifesto", 01-08-09). Inoltre, come scrive sullo stesso numero de "il manifesto" Carlo Flamigni, professore di Ginecologia e Ostetricia all'Università di Bologna, le morti riportate, 29 su una platea di quasi un milione di utilizzi, sono dovute nella quasi totalità dei casi al mancato rispetto delle linee guida, che escludono dall'uso del farmaco donne che fumano molto, che hanno problemi di cuore o la pressione alta. Trovate l'articolo di Flamigni 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090802-Flamigni_RU486.doc')">qui</a>.<br />
Proseguendo, l'ospedalizzazione per 15 giorni, invocata da Morresi, è stata sospesa in Francia perché ritenuta inutile al fine di garantire una maggiore sicurezza (cfr. <a href="http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=575">il nostro articolo precedente</a>). <br />
Quanto alle generali preoccupazioni portate dalla professoressa, "non conosciamo i danni che può provocare nel corso degli anni la pillola", "se l'azione chimica può portare all'insorgere di tumori", esse non sono giustificate nel senso che valgono per qualsiasi nuovo farmaco, per definizione. Assumere rischi fa parte di qualsiasi introduzione di nuove sostanze sul mercato e, verrebbe da dire, di ogni cambiamento. Un principio di precauzione inteso in senso assoluto porta solo alla paralisi. La sperimentazione italiana non ha evidenziato nulla di preoccupante. Il mefipristone è inoltre già usato in moltissimi paesi (USA, UK, Francia, Spagna, Svezia...) e, sino ad ora, non pare tossico. Questo, del resto, è l'argomento decisivo contro la Morresi: se la pillola è così pericolosa, perché i più importanti paesi del mondo la usano come alternativa all'aspirazione tradizionale?<br />
L'intervista de "L'Eco" alla professoressa Morresi è un tipico esempio dell'atteggiamento dei cattolici clericali di fronte a ciò che considerano sbagliato. Non si rassegnano al fatto che qualcuno possa pensare diversamente da loro e vogliono proibire per legge dello Stato ciò che ritengono peccaminoso, anche a costo di stravolgere la realtà e diffondere dati fuorvianti, se ciò giova alla causa della proibizione. <br />
I cattolici clericali manifestano l'esatto opposto di una mentalità liberale, che è l'unica mentalità democratica: contestano nei fatti il principio che si può vietare solo per tutelare un diritto altrui. <br />
E in questo caso quale diritto andrebbe tutelato? Quello dell'embrione? <br />
Ma non sappiamo neppure se l'embrione sia una persona o meno, quindi se possa avere diritti in generale. <br />
Invece è certo che una donna gravida abbia un corpo e che abbia potestà su di esso. Il corpo le appartiene e ne fa ciò che vuole: è un diritto che non può esserle sottratto e che fa parte del diritto più ampio all'integrità personale, lo stesso che rende ingiuste le lesioni e la tortura. La donna ha quindi il pieno, insindacabile diritto ad abortire se lo desidera e parimenti a non farlo se non lo desidera. Se una donna non potesse abortire, sarebbe spossessata del proprio corpo, deprivata di se stessa. Costringere una donna a una gravidanza è una violenza inaccettabile, come pure lo è non darle la facoltà di scegliere il modo in cui abortire, se più di uno è disponibile. Ci si augurerebbe che il governo non voglia ulteriormente mettere i bastoni fra le ruote all'esercizio di un diritto delle donne, ad es. imponendo lunghe ospedalizzazioni che sono già state superate in molte parti del mondo. Ma dopo la vicenda Englaro, gli atti d'indirizzo, i decreti anti-Cassazione e i parlamenti convocati ad horas, da questo governo ci si può aspettare solo il peggio.<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=576</comments>
 <pubDate>Sat, 1 Aug 2009 16:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>L&apos;aborto farmacologico in Francia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=575</link>
<description><![CDATA[<i>Pubblico due articoli sulla vicenda dell'aborto farmacologico. <br />
Comincio con il pubblicare un articolo sull'uso del Mifepristone (RU486) in Francia, per far capire come funziona il farmaco in un paese "normale", dove governa una destra europea. Il Mifepristone è usato ogni anno per interrompere la gravidanza di 60.000 donne francesi circa ogni anno. Interessante quanto si dice sulla necessità di ospedalizzazione.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo</i><br />
<br />
<b>Pillola abortiva - Presto il voto sulla nuova legge<br />
In Francia la destra chiede di estenderne l'uso</b><br />
di Anna Maria Merlo - Parigi<br />
da "il manifesto", 31 Luglio 2009<br />
<br />
In Francia, paese di origine del professor Etienne-Emile Baulieu, capo dell'équipe che ha messo a punto la molecola della RU 486 agli inizi degli anni '80, la cosiddetta «pillola abortiva» è finita sui giornali all'inizio del mese,ma per motivi ben diversi da quelli italiani. Il Consiglio costituzionale, per un vizio di forma della proposta di legge che aveva dimenticato di precisare i tempi della sperimentazione, ha bocciato l'emendamento della parlamentare Bérengère Poletti (del'Ump, il partito di Sarkozy), che voleva estendere alle levatrici la possibilità di prescrivere questo trattamento.<br />
L'emendamento era però passato a larga maggioranza sia all'Assemblea che al Senato, camere dove domina la destra. Bérengère Poletti ha subito affermato di aver già preparato la modifica richiesta dal Consiglio costituzionale - una sperimentazione di due anni - per poter far rivotare l'emendamento, nell'ambito della discussione in corso della legge sulla riforma dell'ospedale.<br />
Dare anche alle levatrici la possibilità di prescrivere la RU 486 è difatti diventata una necessità, per «garantire alle donne l'attuazione di un diritto». La RU 486 deve essere presa entro cinque settimane, i tempi sono brevi e la domanda alta: ormai in Francia un terzo degli aborti praticati ogni anno avviene con l'RU (l'incidenza degli aborti è nel paese stabile da trent'anni: 840mila nascite e 200mila aborti, cioè un'interruzione volontaria di gravidanza ogni cinque nascite, una cifra considerata ancora alta per mancanza di una maggiore prevenzione).<br />
La RU 486 è legale in Francia dall'88 (la legge Veil che legalizza l'aborto è del '75). All'inizio, c'erano state polemiche.<br />
La pillola era stata ritirata per circa un mese, in seguito alle pressione del movimento pro-life, sul modello statunitense, ma l'allora ministro della sanità, il socialista Claude Evin, l'aveva reintrodotta d'ufficio.<br />
Nella prima fase, solo gli ospedali potevano prescrivere la Ru 486. <br />
Ma dal 2004, con Philippe Douste-Blazy ministro della sanità (Ump, destra), la prescrizione è stata estesa ai medici di famiglia e ai ginecologi. Douste-Blazy, che è medico, aveva spiegato allora che «con l'esperienza, ci siamo resi conto che dal punto di vista medico l'ospedalizzazione non è giustificata». Il ministro aveva scelto di estendere la possibilità di prescrizione fuori dalle strutture ospedaliere per «migliorare la situazione delle donne e accorciare i tempi di attesa» che, con l'esclusività ospedaliera, rischiavano di essere troppo lunghi rispetto ai tempi legali di 5 settimane. <br />
E' la stessa ragione che ha spinto oggi la parlamentare dell'Ump a presentare l'emendamento per permettere la prescrizione alle levatrici. In ambulatorio è possibile ricevere la Ru 486 anche in altri paesi, tra cui Usa, Svezia o Tunisia. In Francia non è facile abortire, non tanto per una grande incidenza del ricorso dei medici alla clausola di coscienza, ma soprattutto perché questa specialità attrae poco i medici, visto che non permette di fare carriera in ospedale: i dottori che accettano si trovano poi inchiodati al reparto in cui si praticano le interruzioni di gravidanza, per mancanza di nuove leve.<br />
Il dottor Sakis, che è tra gli inventori della molecola (a cui la Roussel-Uclaf nel '97 aveva ceduto il brevetto per evitare problemi di commercializzazione dei propri prodotti negli Usa a causa della battaglia dei pro-life), afferma che la Ru 486 è semplicemente «un'alternativa medicinale alla tecnica di aspirazione». <br />
Negli ospedali dove viene usata sottolineano che le polemiche sono pretestuose, perché non si tratta affatto di una «scelta di facilità». Anche ora che la prescrizione può essere fatta dal medico di famiglia, le regole sono estremamente vincolanti: la donna deve prendere cinque appuntamenti e i primi due sono di informazione, seguiti da una settimana obbligatoria di «riflessione». Solo al terzo appuntamento, la donna prende la prima pillola, in presenza del medico. Due giorni dopo, verranno somministrate altre due pillole e l'aborto avrà luogo, per espulsione, all'incirca dopo 4 ore nel 60% dei casi, fino a 24-72 ore dopo per il 40%.<br />
«La legge sull'aborto in Francia è molto severa - spiega una dottoressa dell'ospedale di Colombes, una delle strutture più grosse per l'utilizzazione della molecola - e per la Ru 486 le regole sono ancora più severe. Non bisogna<br />
diffondere l'idea che sia un trattamento miracoloso.<br />
Molti pensano che con la Ru 486 la gravidanza sparisca. Ma non è così. La pillola provoca un aborto spontaneo e questo è un argomento di cui, tra l'altro, le donne parlano poco anche tra loro, perché è vissuto come un fallimento dell'organismo».]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=575</comments>
 <pubDate>Sat, 1 Aug 2009 14:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Una laicità malintesa</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=574</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090720-Jean_Jaures.jpg">Jaures</a></div>Vale la pena soffermarsi su un articolo di P. Roma apparso in prima pagina sulla Eco il 18 luglio 2009. <br />
Trovate l'articolo 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090720-20090718_Articolo_Eco_Roma.doc')">qui</a>.<br />
L'autore fa una riflessione sul concetto di laicità, interpretandolo alla maniera del pontefice ora regnante. Questa interpretazione della laicità si basa su una dicotomia che non è mai esistita nella storia del pensiero politico sino all'ascesa di Joseph Alois Ratzinger al soglio di Pietro: quella fra “laicità” e “laicismo”. <br />
La laicità, sovente condita con gli aggettivi “sana”, “buona”, “corretta”, si riduce a una generica attitudine al dialogo fra religiosi dell'una o dell'altra fede e a un rapporto collaborativo fra istituzioni statali e religione cattolica. In alcuni casi alla laicità viene addirittura attribuito il significato di “vita laicale”, contrapposta allo stato sacerdotale: indica quindi la vita del buon cattolico che non ha preso gli ordini sacri né ha fatto una scelta di vita consacrata.<br />
Il laicismo invece è il peggiore dei mali possibili: una dottrina vecchia, ottocentesca, statalista e anticlericale. In realtà il laicismo, come lo chiama Ratzinger, non è altro che la laicità, per come è intesa nell'Europa continentale ininterrottamente dai tempi del Conte di Cavour, del Kulturkampf bismarckiano e della legge francese del 1905. Laico è lo Stato che non prende posizione rispetto a fedi religiose e a credenze filosofiche e che considera queste faccende affare dei cittadini privati; da ciò consegue che lo Stato: <br />
- deve lasciare a ciascuno la libertà di avere la fede che vuole, o di non averne alcuna;<br />
- non deve incorporare una morale fideistica nelle sue leggi;<br />
- non deve finanziare confessioni religiose con il denaro dei contribuenti. <br />
Un concetto di cristallina chiarezza, che costituisce uno dei pilastri delle democrazie liberali.<br />
Gli stessi cattolici hanno idee ben distinte sulla natura di questo classico concetto, come dimostra lo stesso Roma, che infatti scrive:<br><br><i>Per costoro [i laicisti, ndr], in uno Stato laico le religioni non devono avere influenza sulla società nel suo complesso, in quanto hanno rilievo solo rispetto alla dimensione privata. [...] Non ci si rende conto che in tal modo viene ingigantito il ruolo dello Stato nel regolare la vita delle comunità fino ad impedire loro di avere un ruolo pubblico.</i><br><br>Qual è l'accusa che Roma muove alla laicità classica, cioè al cosiddetto laicismo, secondo il lessico ratzingeriano?<br>Di fatto è quella di non rispettare i “corpi intermedi”, le “comunità”, quelle aggregazioni di uomini che un certo pensiero politico vede come precedenti (e prioritarie) rispetto allo Stato, fra cui le comunità religiose, i gruppi di interesse economico, i gruppi etnici ecc. Ciò viene sostenuto proprio quando lo Stato come lo conosciamo oggi, ancor prima di divenire liberale con la Rivoluzione Francese, si è costituito lottando contro queste strutture sociali, di solito ben più opprimenti nei confronti delle libertà individuali dello Stato assolutista stesso, ed esautorandole. Quanto allo Stato liberale, esso si basa su una dialettica fra due poli: l'individuo, portatore di diritti inalienabili che lo Stato non può toccare e agente politico in quanto cittadino, e lo Stato, che risulta dalla volontà sovrana dei cittadini stessi, esercitata attraverso una Costituzione rigida. Qualsiasi altra dimensione della vita sociale, in un'ottica liberale, non ha riconoscimento se non nella misura in cui deriva dalla libera associazione dei cittadini: i “corpi intermedi” sono dunque gruppi privati che risultano dall'unione di cittadini altrettanto privati. La rivendicazione di un'importanza prioritaria dei corpi intermedi, o di un loro ruolo costitutivo nella struttura dello Stato, appartiene a teorie politiche reazionarie, come la filosofia del diritto di Hegel a cui fortemente si ispirò Giovanni Gentile nella sua teorizzazione dello stato fascista come stato totalitario e corporativo. <br />
Da ciò risulta che la teoria politica che Roma schizza non è compatibile con la democrazia liberale e che, nella dicotomia posta da Ratzinger, un solo corno è compatibile con l'assetto della Costituzione del 1948, cioè la laicità classica o “laicismo”, che la Corte Costituzionale stessa definì principio supremo dell'ordinamento nel 1989.<br />
La dicotomia posta dal pontefice è un modo per confondere le acque e per snaturare alcuni concetti politici a proprio uso e consumo. Purtroppo nel nostro paese i clericali godono, specie nella TV pubblica, di un'egemonia mediatica, cosicché in Italia, diversamente che nel resto del continente, questo lessico è ora invalso. <br />
La medesima strategia volta a impadronirsi delle parole e dei concetti dell'avversario, tecnica in cui i cristiani son maestri sin dal loro confronto con il paganesimo ellenistico nei primi secoli della loro religione, è utilizzata da P. Roma in alcune citazioni che cercano di volgere il pensiero di esponenti laici contro la laicità classica. Ma, come diceva Marcel Proust, “méfiez-vous des morceaux choisis”, diffidate dei brani scelti. Roma cita infatti un brano di Claudio Magris: <br><br><i>Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l'opposto di credente, o di cattolico, e non indica di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è oggetto di fede, a prescindere dalla adesione o meno a tale fede.</i><br><br>Sebbene questo testo affronti il problema della laicità dal punto di vista individuale (quando un uomo è “laico”?) e non da quello statale (quando uno Stato è “laico”?), è del tutto compatibile con la laicità tradizionale, che non è irreligiosità, bensì il contrario del confessionalismo. Laico è chi vuole che lo Stato sia laico, che la cosa pubblica non imponga a nessuno un certo modo di vedere le cose, una particolare Weltanschauung, proprio perché alcune cose sono dimostrabili razionalmente (e su queste lo Stato può prendere posizione), mentre altre no (e su queste lo Stato deve tacere). E' rimarchevole come Roma usi una citazione come questa per cercare di avvalorare la visione della “corretta laicità” elaborata da J. A. Ratzinger.<br>Ma in che cosa si sostanzia questa pseudo-laicità, la corretta laicità che deve essere conforme al magistero della chiesa romana, pena degradare nel pericoloso laicismo nichilista e anarcoide? <br />
Stando all'articolo, in questo:<br><br><i>Il dialogo tra lo Stato, la Chiesa e le altre religioni, come anche il dialogo tra individui di diversa estrazione sociale, culturale e religiosa, nel rispetto delle convinzioni e delle pluralità di opzioni, nonché della libertà di manifestarle. Questo spirito laico significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili. Altra cosa è il laicismo, che non ha sufficiente serenità nel pensare le relazioni tra credenti e non credenti, tra Stato e religione e nel perseguire una laicità compiuta, perché influenzato da pregiudizi antireligiosi o anticlericali.</i><br><br>Queste belle parole, con l'esclusione dell'ultimo periodo, sono compatibili con la visione classica della laicità e, di per sé, non costituiscono neppure un concetto di laicità politicamente utilizzabile. E questo perché mancano il punto fondamentale: la legislazione statale. La laicità si occupa solo di ciò: le leggi e i valori che le ispirano. Vi è laicità se questi valori non sono dettati da una religione o da una filosofia, come il materialismo dialettico. Non vi è laicità se invece le leggi sono l'impronta di una visione del mondo chiaramente ravvisabile e se limitano la libertà dei cittadini di pensare con la loro testa. Le parole di Roma non dicono nulla di come le leggi dovrebbero essere nell'Italia “correttamente laica” del papa. E nulla dicono perché su ciò cascherebbe l'asino: il pontefice sarebbe costretto a rivendicare leggi esemplate sul magistero cattolico, con conseguente crollo dei suoi ingannevoli giochi di parole. Il suo clericalismo si paleserebbe in piena luce.<br />
Il dialogo fra credenti e non-credenti non deve mai venire meno, ma ciò non ha nulla a che fare con l'accettazione di leggi confessionali che impongono indebitamente a tutti la volontà di una parte, ancorché maggioritaria. La laicità infatti pone limiti, in quanto principio costituzionale, alla stessa sovranità popolare. Religione e filosofia riguardano l'individuo e la sua coscienza e lo Stato su di esse deve tacere: questa è la laicità, condizione necessaria di una democrazia liberale. In sua assenza si scivola nella teocrazia, o meglio nella ierocrazia, nel governo dei sacerdoti, visto che Dio non è mai stato capace di parlare da solo ed è sempre stato costretto ad avvalersi, per manifestare la sua volontà, del prezioso aiuto di un clero. E una simile discesa nella ierocrazia è precisamente ciò che P. Roma e, attraverso di lui, il romano pontefice invocano con la grande, pluriennale campagna mediatica di cui questo articolo è un piccolo tassello. Una campagna che dunque ogni sincero democratico di questo paese ha il dovere morale di contrastare.<br><br>Tommaso Bruni – Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=574</comments>
 <pubDate>Mon, 20 Jul 2009 22:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Gazebo informativo UAAR Bergamo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=573</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo comunica che organizzerà un banchetto informativo<br><br><b>sabato 18 luglio, dalle ore 15.30 alle ore 19.00<br>in Piazza Pontida - Bergamo</b>, vicino all'edicola.<br><br>Passate a trovarci!]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=573</comments>
 <pubDate>Thu, 16 Jul 2009 11:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione circolo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=572</link>
<description><![CDATA[Il Circolo UAAR di Bergamo si riunisce<br />
<br />
<b>Giovedì 2 Luglio 2009 alle ore 21,<br />
presso il bar ARCI di via Gorizia 17 - Bergamo (quartiere Grumellina)</b><br />
<br />
con il seguente OdG:<br />
- nomina del segretario del Circolo, incaricato ufficiale della redazione e della pubblicazione dei verbali;<br />
- aggiornamento film del 20 settembre;<br />
- banchetti informativi in città e in provincia;<br />
- progetto scuole proposto da Franco Ghidini;<br />
- presentazione di libri (Pedote? Defanti?);<br />
- discussione sul problema delle reiscrizioni;<br />
- 2da Giornata dello Sbattezzo: come organizzarla;<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
Ricordo che le riunioni sono aperte a tutti i cittadini; durante le riunioni è possibile iscriversi alla UAAR.<br />
Cordiali saluti<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=572</comments>
 <pubDate>Wed, 24 Jun 2009 15:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Carlo Alberto Defanti prosciolto da ogni addebito</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=571</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090624-Carlo_A_Defanti.jpg">CA_Defanti</a></div>Fa piacere sapere che l'ordine dei medici della provincia di Bergamo abbia assolto da ogni accusa il dott. Carlo Alberto Defanti, per anni primario di neurologia ai Riuniti e medico di Eluana Englaro per più di un decennio.<br />
Defanti era oggetto di un'indagine per via della sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione forzata di cui la donna in stato vegetativo permanente è stato oggetta nel febbraio di quest'anno.<br />
Stante la sentenza del luglio 2008 della Corte di Appello di Milano, del resto, l'operato dello staff medico che ha provveduto a sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali di Eluana si è svolto nella piena legalità. La estenuante battaglia legale di Beppino Englaro mirava infatti proprio a questo: non staccare Eluana di nascosto, come moltissimi fanno, ma farlo pubblicamente e con l'avallo della legge.<br />
La legislazione italiana attuale, in primis art. 32 comma 2 della Costituzione, e la giurisprudenza sinora emersa consentono di sospendere l'alimentazione e l'idratazione forzata in un paziente che, prima di entrare in stato vegetativo, avesse dimostrato la volontà di non sopravvivere in quelle condizioni.<br />
Ora dobbiamo impedire, come minimo, che la situazione peggiori, ad es. attraverso l'approvazione alla Camera dello sciagurato DdL Calabrò, già approvato al Senato; inoltre occorrerà attivarsi per avere una buona legge sul testamento biologico, come quella recentemente approvata in Germania, che impedisca di vedere ancora parlamenti convocati <i>ad horas</i> per bloccare le legittime sentenze della magistratura.<br />
<br />
Per maggiori informazioni, <a href="http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=12405">trovate qui un articolo di Bergamonews</a>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=571</comments>
 <pubDate>Wed, 24 Jun 2009 13:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Consigli pratici per evoluzionisti spaesati</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=570</link>
<description><![CDATA[<i>Volentieri inoltriamo dal Centro Nuovo Progetto.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
24 giugno | ore 21:00<br />
Rotonda della Besana - Milano<br />
<br />
Emanuele Coco, Consigli pratici per evoluzionisti spaesati<br />
<br />
Conferenza-racconto con Elio e Rocco Tanica (letture)<br />
<br />
Puccio Castrogiovanni (bouzouki, fisarmonica, marranzani, tamburi)<br />
<br />
Tommaso Galati (fonico)<br />
Il bicentenario della nascita di Darwin offre l'occasione per ripercorrere la storia, le teorie e le vicende che hanno portato l'evoluzionismo fino ai giorni nostri.<br />
Attraverso una lettura ironica e movimentata, lo scrittore e storico della scienza Emanuele Coco crea un iter narrativo lungo cui Elio e le Storie Tese interpretano brani del repertorio classico dell’evoluzionismo: de Maillet (1656-1738), Robinet (1735 -1820), Diderot (1713-1784), Buffon (1707-1788), Lamarck (1744-1829), Darwin(1809-1882), Wallace (1823-1913), Huxley (1887-1975), ecc.<br />
Gli elefanti immaginati da Diderot come “improvviso prodotto della fermentazione”, gli uomini acquatici di de Maillet che si innamorano delle polene delle navi, lo sconforto di Darwin di fronte alle anticipazioni di Wallace, sono solo esempi delle vicende che si sono svolte sul palcoscenico dell’evoluzionismo: un mondo sì teorico e scientifico, ma anche umano e – a tratti – persino buffo.<br />
Il racconto, allestito da Emanuele Coco e da Elio e le Storie Tese, insegue l’evoluzionismo prima, durante e dopo Darwin con un occhio attento alla contemporaneità e al dibattito sul determinismo genetico.<br />
Il fine dunque non è solo rendere omaggio alla più importante teoria attorno al vivente, ma anche invitare a una riflessione su alcuni luoghi comuni relativi alle ipotesi sulle basi genetiche delle attitudini sociali umane.<br />
La conferenza è ispirata all’omonimo audio-racconto, scritto da Emanuele Coco e interpretato da Elio e le Storie Tese e Leo Gullotta.  <br />
<br />
Emanuele Coco, scrittore e storico della scienza, si occupa di Storia dell’evoluzionismo e insegna presso le Università degli Studi di Catania e di Firenze. E’ ricercatore Marie Curie presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi. I suoi lavori sono dedicati ai rapporti tra scienza e società attraverso progetti che integrano ricerca e linguaggi narrativi. Ha scritto di recente Egoisti Malvagi e generosi - Storia naturale dell'altruismo (Bruno Mondadori, Milano 2008) e Ospiti ingrati (Nottetempo, Roma 2007).<br />
<br />
Elio e le Storie Tese (talvolta abbreviato in EelST o Elii) sono un gruppo musicale italiano di Milano, fondato da Stefano Belisari (in arte Elio) nel 1980. Il gruppo ha conosciuto, nel tempo, una popolarità sempre crescente, alimentata prima dalla circolazione di registrazioni bootleg dei loro spettacoli in locali come il Magia Music Meeting e lo Zelig di Milano, poi dalla pubblicazione dei primi album e dalle numerose comparse in televisione.<br />
<br />
Puccio Castrogiovanni, poli-strumentista e arrangiatore, suona con Carmen Consoli e i Lautari.<br />
<br />
Tommaso Galati, fonico e tecnico di palco, lavora con importanti artisti tra cui Carmen Consoli, Max Gazzé, Fiorella Mannoia.<br />
<br />
info<br />
Rotonda di via Besana<br />
Via E. Besana 12 - Milano<br />
sottoporticato<br />
Ingresso libero fino ad esaurimento posti]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=570</comments>
 <pubDate>Sat, 20 Jun 2009 00:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>&quot;Richiesta dalla curia&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=569</link>
<description><![CDATA[Con questa espressione, a quanto apprendiamo dagli organi d'informazione, il Dott. Antonino Crimaldi di Ponte S. P. cerca di schermirsi dalle rimostranze fattegli dalla UAAR e dal Dott. Mauro Gelfi, genitore di una bambina che non si avvale della IRC e che ha ricevuto una lettera che lo vuole indurre a cambiare parere.<br />
La lettera è stata spedita perché "richiesta dalla curia", come se ciò risolvesse ogni problema.<br />
Il dirigente di Ponte S. P. evidentemente non si rende conto di peggiorare la sua situazione con le sue parole. <br />
La curia vescovile non ha nessuna autorità sulla scuola pubblica. <br />
Il fatto che il dirigente invece consideri l'ordinario diocesano una sorta di pubblica istituzione, legittimata a fare richieste e ad ottenere obbedienza, fa comprendere come si sia capito poco della laicità della scuola statale: la scuola statale deve mantenersi imparziale rispetto a religioni e visioni del mondo, perché deve rispondere alle esigenze di tutti i cittadini e non solo di una parte, per quanto vasta. <br />
La curia ha diritto di fare richieste alla scuola statale tanto quanto una polisportiva o un'unione venatoria: rappresenta un'organizzazione privata, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che non è democraticamente eletta e che non esercita sovranità sul territorio italiano. La Chiesa ha tutto il diritto di organizzare l'IRC all'interno delle scuole, ma non di fare propaganda a favore di questo insegnamento attraverso lettere scritte da dirigenti scolastici e collegi docenti.<br />
Un dirigente scolastico dovrebbe quindi obbedire alla Costituzione della Repubblica, alle leggi dello Stato e al Ministro competente, che gode della fiducia del Parlamento votato dai cittadini, non agli ukase di un vescovo. <br />
Ci saremmo augurati che il dirigente scolastico di Ponte S. P. capisse queste cose prima di cominciare a ricoprire il suo attuale incarico.<br />
Chiediamo che la circolare sia ritirata o che, alternativamente, sia distribuito alle famiglie degli alunni materiale informativo sull'ora alternativa fornito dalla UAAR (principale associazione di non-credenti presente sul territorio nazionale).<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=569</comments>
 <pubDate>Thu, 4 Jun 2009 23:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Dirigente scolastico di Ponte San Pietro fa pressione sui genitori degli alunni affinché facciano frequentare ai figli l&apos;insegnamento della religione cattolica.</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=568</link>
<description><![CDATA[Con questo articolo il circolo UAAR di Bergamo vuole denunciare all'opinione pubblica un fatto molto grave. <br />
<br />
Il dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo di Ponte San Pietro, Dott. Antonino Crimaldi, ha spedito il giorno 21 maggio una circolare, la n. 307, che 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090602-Lettera_PonteSPietro_May09.jpg')">trovate qui</a>, a tutti i genitori di alunni che non si avvalgono dell'Insegnamento della Religione Cattolica (IRC). <br />
<br />
In questo documento il Dott. A. Crimaldi invita, unitamente al Collegio Docenti, i genitori degli alunni che non si avvolgono dello IRC a leggere un aureo opuscolo, il cui autore è ignoto e che si intitola “Religione cattolica a scuola: per riscoprire le radici”, con il chiaro scopo di influenzare le loro scelte personali. <br />
<br />
Riportiamo qui sotto una lettera che ci è giunta dal Dott. Mauro Gelfi, genitore di una bimba che non si avvale dello IRC, e indirizzata allo stesso Dott. Antonino Crimaldi.<br />
<br />
<i>Alla cortese attenzione <br />
Dirigente scolastico Istituto comprensivo di Ponte San Pietro<br />
Ufficio scolastico per la Lombardia<br />
Ufficio scolastico provinciale Bergamo<br />
<br />
U.A.A.R - Roma<br />
U.A.A.R. Bergamo<br />
Comitato torinese per la laicità della scuola<br />
<br />
Gentile Dirigente,<br />
ricevo con notevole stupore la sua circolare interna n. 307, che allego per gli altri soggetti a cui è indirizzata questa mia. La circolare è una palese violazione dei diritti di eguaglianza e di laicità della scuola. Essa infatti invita a leggere una brochure, non si sa scritta da chi e per chi, al solo scopo di convincere i genitori a far frequentare l'ora di religione, cattolica ben inteso.</i><br />
    <i>E' evidente che non c'è eguaglianza perché non vi è nella circolare nessun accenno di invito a letture che invece propongano di non avvalersi dell'ora di religione cattolica.<br />
    Addirittura si adombra l'idea che chi frequenterà l'ora di religione cattolica possa avvalersi di strumenti culturali in più, quali i citati collegamenti interdisciplinari.<br />
    Nessuna parola viene invece scritta sui vantaggi dell'ora alternativa, quasi che lei intendesse depotenziare questa attività; mi spiace segnalare che infatti nel POF, almeno in quello della scuola dell'infanzia, manca tale programmazione.<br />
    La discriminazione da lei operata segue quella relativa alla scelta di portare i bambini della scuola dell'infanzia a celebrare un culto durante l'orario curricolare, fatto espressamente vietato (Sentenza TAR dell’Emilia-Romagna n. 250 del 17 giugno 1993).<br />
    Mi pare importante precisare che la mia indignazione sarebbe stata tale se lei avesse distribuito una circolare in cui invitava a leggere solamente le ragioni di chi non frequenta l'ora di religione cattolica<br />
    Chiedo a tutti gli organi competenti l'immediato ritiro della circolare o, meglio, l'integrazione della suddetta con un invito agli studenti e ai genitori a leggere i loro diritti in merito. Mi permetto a tal fine di segnalare l'ottimo sito, con ricca bibliografia: www.uaar.it <br />
dott. Mauro Gelfi</i><br />
<br />
Concordiamo con l'opinione del Dott. Gelfi e chiediamo l'immediato ritiro della circolare, che lede l'uguaglianza dei cittadini all'interno della scuola pubblica, creando bambini di serie A (quelli che si avvalgono dello IRC) e bambini di serie B (quelli che non si avvalgono dello IRC). La circolare esercita inoltre pressioni indebite sulle legittime scelte religiose dei genitori.<br />
<br />
La scuola statale deve essere laica e non può avere alcuna cultura religiosa o filosofica di riferimento: deve lasciare uguale spazio a tutte le visioni del mondo, tutelando la libertà di pensiero, di coscienza e di espressione di ognuno, all'interno del quadro delineato dalla Costituzione repubblicana.<br />
<br />
L'insegnamento della religione cattolica e le attività alternative ad essa devono avere uguale dignità e godere della medesima attenzione agli occhi di chi amministra un ente scolastico pubblico. <br />
<br />
Se ciò non accade, la scuola pubblica perde la propria ragion d'essere, smentisce la sua stessa missione (quella di educare cittadini), uscendo dal quadro valoriale delineato dalla Costituzione (art. 3, 8, 19, 21) e divenendo scuola confessionale.<br />
<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo<br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=568</comments>
 <pubDate>Tue, 2 Jun 2009 20:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Far vivere, lasciar morire.</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=566</link>
<description><![CDATA[<i>Volentieri comunichiamo questa iniziativa di Bergamolaica.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo</i><br />
<br />
BERGAMOLAICA organizza<br />
<br />
<b>Far vivere, lasciar morire.<br />
Sacralità della vita e libertà di scelta a confronto.<br />
<br />
Sabato 30 maggio - ore 17.00<br />
Libreria Terzo Mondo - via Italia 73 - Seriate (BG)</b><br />
<br />
Bergamolaica è un'associazione attiva nella tutela della laicità dello Stato e nel contrasto di discriminazioni legate alla religione o all'orientamento sessuale. Cogliamo l'occasione delle prossime elezioni europee e amministrative per discutere il tema dell'accanimento terapeutico e del testamento biologico direttamente con il personale politico. A tre mesi dalla morte <br />
di Eluana Englaro, speriamo di poter condurre una riflessione più posata di quanto non si sia fatto recentemente, mettendo a contatto due posizioni, quella cattolica e quella laica, che normalmente non si parlano mai se non dalle colonne dei giornali.<br />
<br />
Interverranno:<br />
Rosangela Pesenti - Partito della Rifondazione Comunista<br />
Guido Biancardi – Lista Pannella Bonino<br />
Valter Grossi – Partito Democratico<br />
Marcello Raimondi – Popolo della Libertà<br />
Un rappresentante della Lega Nord <br />
<br />
Modera:<br />
Tommaso Bruni - Presidente di Bergamolaica<br />
<br />
Per info: 339.7415298]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=566</comments>
 <pubDate>Thu, 28 May 2009 10:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La Chiesa dà la linea</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=565</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090526-Beschi1.jpg">Nuovo vescovo, vecchie ingerenze...</a></div><br />
Il 14 maggio la Diocesi di Bergamo ha pubblicato un documento, che trovate qui,<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090526-DiocesiBgElezioni09.doc')">Documento Diocesi</a><br />
intitolato “I cristiani e le prossime elezioni”.<br />
<br />
Dopo essersi scaldato con due paragrafi iniziali sul rapporto fra la politica e la crisi economica e sulla concezione cattolica di politica, il documento elettorale della Diocesi dà il meglio di sé con il punto terzo, “La politica come proposta”, in cui appare un decalogo volto a orientare le intenzioni di voto dei cattolici. <br />
Pur affermando di non dare “indicazioni di voto”, la curia del nuovo vescovo Francesco Beschi “riafferma [...] valori rispetto ai quali i cittadini/elettori sono chiamati ad esercitare le loro responsabilità”. Si suppone che si tratti di responsabilità di fronte a Dio, alla Chiesa e alla propria coscienza di cristiani. <br />
In seguito il documento aggiunge che “non tutte le opzioni politiche sono eticamente corrette”, che “deve finire il tempo delle deleghe in bianco” e che sulle scelte elettorali è necessario “un discernimento personale e comunitario”. Vescovo e collaboratori fanno insomma capire chiaramente che solo alcune scelte elettorali sono compatibili con la fede cattolica e con il magistero dell'attuale pontefice. <br />
Inoltre, le deleghe non possono essere in bianco: la Chiesa vuole qualcosa in cambio dei suoi voti.Quali scelte elettorali siano possibili e quale sia la ricompensa che la Chiesa richiede è spiegato indirettamente dal Vescovo nel suo decalogo, composto da:<br />
<br />
1. Difesa della vita (umana) sin dal concepimento;<br />
2. Difesa della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio, “non [...] assimilabile ad altre forme di convivenza";<br />
3. Giustizia sociale;<br />
4. Diritto al lavoro;<br />
5. Salvaguardia dell'ambiente;<br />
6. Costruzione della città a misura d'uomo, con valorizzazione di “luoghi di incontri e di legami di solidarietà e partecipazione” (leggi: oratori, ndr);<br />
7. L'immigrazione, che comprende una “accoglienza che consenta effettivo e dignitoso inserimento degli immigrati”;<br />
8. Parità scolastica, “traguardo ancora da raggiungere”;<br />
9. Unità europea;<br />
10. Solidarietà internazionale.<br />
<br />
Il decalogo procede per eliminazione: presa la totalità delle forze politiche presenti sulla scena, alcuni punti sono volti a sconsigliare caldamente il voto per alcune di esse. <br />
I primi due punti fanno fuori le forze della sinistra extraparlamentare, i radicali e i pochi veri laici rimasti nel PD. <br />
I punti 3 e 4 sono retoricamente condivisi da tutti; ciononostante, sono un blando invito a stare alla larga dal Popolo della Libertà, troppo neoliberista. <br />
Il punto 5 è innocuo perché non c'è alcun partito che si dichiari “nemico dell'ambiente”; lo stesso vale per il 9. <br />
Il 10 e soprattutto il 7 vietano di votare per il partito di Bossi. <br />
Restano sul terreno come scelte possibili: cattolici del PD, IdV, UdC. <br />
Il punto 6 e il punto 8 spiegano che cosa la Chiesa voglia da queste forze in cambio del suo appoggio: ingrandimento di oratori ed altri beni immobili di proprietà ecclesiastica (e.g. impianti sportivi); più soldi pubblici alle scuole cattoliche private.<br />
<br />
Si tratta dell'ennesima ingerenza della Chiesa in una faccenda, la competizione elettorale, che semplicemente non la dovrebbe riguardare. Come lo Stato non interferisce nella vita interna della Chiesa, nei dogmi teologici e nella nomina di parroci e vescovi, così spetta alla Chiesa mantenere il massimo riserbo in fatto di elezioni e di legislazione. La Chiesa non è un'associazione qualsiasi; finché c'è il Concordato, è un partner dello Stato su un piano di parità, “nel suo ordine indipendente e sovrana”. Se la Chiesa vuole dare indicazioni di voto, che diventi una comune associazione di cittadini privati, che rinunci allo Stato della Città del Vaticano, alla disciplina concordataria e a tutti i ciclopici privilegi che questa porta con sé (un miliardo annuo di 8/1000, un miliardo annuo per l'insegnamento della religione cattolica...). Ma finché resta il Concordato, la Chiesa ha l'obbligo di farsi gli affari propri e di non ingerirsi in questioni che non le competono, se vuole che i fondi dello IOR rimangano extra-territoriali ed esentasse. <br />
Auspico che:<br />
- i cattolici bergamaschi siano sufficientemente adulti da prendere le proprie decisioni elettorali senza l'ausilio dei sacerdoti;<br />
- i politici bergamaschi non si abbassino al <i>do ut des</i> proposto dal vescovo Beschi (ma con l'andazzo dell'ultimo quindicennio, ho scarse speranze);<br />
- il Concordato di Mussolini, costituzionalizzato da Togliatti e riformato in peggio da Craxi faccia presto il suo ingresso nella pattumiera della storia.<br />
<br />
Tommaso Bruni – Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=565</comments>
 <pubDate>Tue, 26 May 2009 22:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La Eco pubblica risposta a nostra missiva</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=564</link>
<description><![CDATA[Come sapete, il giorno 7 maggio la Eco uscì con un articolo che attaccava la nostra campagna sullo 8/1000.<br />
In risposta a questo articolo, scrissi il giorno dopo una lettera al giornale, che ho pubblicato su questo sito.<br />
Oggi 22 maggio la redazione dell'Eco si degna di rispondere. Riporto nuovamente per comodità del lettore la mia missiva e la replica (non firmata, quindi condivisa dall'editore) della Eco.<br />
<br />
L'8 per mille e le esigenze di culto<br />
<br />
<i>LETTERA DELLA UAAR<br />
Spettabile redazione,<br />
quanto al vostro articolo del 7 maggio, a pagina 14, vorrei chiedere a monsignor Paolo Rossi se dichiara falsa la seguente affermazione: «La Cei riceve dallo Stato, via 8 per 1000 dell'Irpef, circa un miliardo di euro all'anno e ne spende circa il 20% in beneficenza». I dati Cei per il 2007 sono 205 milioni in beneficenza contro 991 totali, per essere precisi.<br />
Stranamente questi numeri mancano dall'articolo de «L'Eco»: di certo si è trattato di una sfortunata dimenticanza.<br />
Da queste cifre si comprende che la grande maggioranza dei fondi 8/1000 Cei è spesa per stipendi dei sacerdoti, costruzione o ristrutturazione di nuove chiese, opache «esigenze di culto». Sono ingannevoli quindi gli spot televisivi Cei che puntano tutto sui bisognosi.<br />
Che una parte delle imposte dei cittadini debba essere ripartita fra privati con una sorta di sondaggio elettorale a cui solo pochissimi sono ammessi ci pare infine una procedura di dubbia moralità.<br />
Tommaso Bruni<br />
coordinatore<br />
Circolo Uaar Bergamo</i><br />
<br />
REPLICA DELLA ECO<br />
La frase che lei riporta non è falsa, ma lascia intendere un concetto falso: la Chiesa «tiene per sé» i soldi dei contribuenti, si arricchisce alle loro spalle, lasciando intendere di fare «carità» e utilizzando invece il denaro per altri scopi (?!). Il che non è vero. Il meccanismo dell'8 per mille può piacere o meno, ma esiste ed è anche molto chiaro. Nell'inserto «Vita della Chiesa» dell'8 maggio scorso è stato peraltro spiegato in tutti i dettagli (numeri compresi) e con la massima trasparenza. Per quanto riguarda la Chiesa, la legge impone la destinazione dei fondi per le esigenze di culto e pastorale della popolazione, il sostentamento del clero diocesano, le opere di carità. Gli spot televisivi mostrano generalmente tutte le diverse realtà. Nessun inganno. Per di più, se gli interventi caritativi in Italia e nel mondo raccolgono solo una parte dei fondi a disposizione, tuttavia anche gli altri interventi vanno a servizio della popolazione. Le chiese, ad esempio, non sono un «gioiello» di pochi, ma case abitate da molti. E i sacerdoti, «stipendiati» con i soldi dell'8 per mille, non vivono per conto proprio, ma al servizio delle comunità nelle quali sono inseriti. Un servizio materiale e spirituale, anch'esso carità".<br />
<br />
Appongo qui una mia ulteriore replica.<br />
<i>Spettabile Eco di Bergamo,<br />
la vostra strategia argomentativa è sostenere che:<br />
- l'8/1000 esiste in forza di legge e quindi non può essere messo in questione;<br />
- tutto ciò che la Chiesa fa con i soldi dello 8/1000 è, alla fine dei conti, caritativo.<br />
<br />
Né il primo né il secondo punto sono validi. <br />
<br />
Il primo perché, sebbene sia vero che l'8/1000 esiste in forza di legge, non è affatto detto che non possa essere messo in discussione. La UAAR ritiene che la legge che lo istituisce, come l'intero assetto concordatario, debba essere rivista in modo radicale. L'argomento della "forza dell'esistente" potrà essere utile come espediente retorico, ma dal punto di vista razionale non vale nulla, poiché è diritto di ogni associazione di cittadini sostenere l'opinione che una certa legge sia ingiusta o inopportuna. <br />
<br />
Il secondo punto non regge perché la distinzione fra usi caritativi e usi non-caritativi dei fondi è posta dalla CEI stessa nei suoi resoconti. Noi non facciamo altro che attenerci ai documenti scritti dai vescovi. Ma anche dal punto di vista del senso comune è ben diverso spendere denaro per servire un pasto caldo a un clochard che dorme presso una stazione ferroviaria e spenderlo per consentire a un prelato della Sacra Rota di decidere se un matrimonio religioso vada considerato nullo o meno. Ed entrambe queste tipologie di spesa sono molto diverse dall'erigere nuove chiese, che servono a celebrare funzioni liturgiche e non a consentire a qualcuno di vivere. Le campagne pubblicitarie della CEI fanno intendere che quasi tutti i denari dello 8/1000 cattolico finiscano nelle pance degli affamati o nelle scuole per i bambini africani. Non è così. Una buona parte serve ad edificare chiese "ad maiorem Dei gloriam", senza venire incontro alle esigenze fisiche di nessuno. Ricordo che, quando i disoccupati napoletani (di cui molti senza casa) avevano cercato anni fa di occupare il duomo, il vescovo partenopeo ricorse alla forza pubblica. Le chiese dunque potranno essere anche "abitate da molti" in occasione delle funzioni e delle liturgie, ma di certo non offrono alcun sollievo immediato agli ultimi della società. Infine noi riteniamo che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR) sia una libera associazione di persone e che, come tale, debba finanziarsi primariamente con donazioni private, come fanno tutte le altre associazioni presenti nella società. L'8/1000 è riservato a poche confessioni religiose e non si capisce proprio perché le cose debbano stare così.<br />
<br />
Tommaso Bruni<br />
Coordinatore Circolo UAAR Bergamo</i>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=564</comments>
 <pubDate>Fri, 22 May 2009 11:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>l&apos;Ateobus sulle pagine de &quot;la Repubblica&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=563</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090517-Ateobus.jpg">null</a></div><br />
<b>Per far circolare questo bus abbiamo dovuto metterlo sulle pagine de "la Repubblica".</b><br />
<br />
C'era una volta l'ateobus. <br />
Forse lo ricorderete: l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti aveva prenotato uno spazio su un autobus genovese per dare agli italiani una buona novella, dal suo punto di vista. E cioè che Dio non esiste e che non ne abbiamo bisogno...<br />
<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090517-laRepubblica170509.pdf')">Clicca qui per leggere tutto.</a>]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=563</comments>
 <pubDate>Sun, 17 May 2009 07:25:29 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Assemblea del Circolo UAAR</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=562</link>
<description><![CDATA[L'assemblea annuale del Circolo UAAR di Bergamo, che dovrà provvedere al rinnovo delle cariche sociali, si svolgerà<br />
<b>venerdì 22 maggio alle ore 21<br />
presso il bar ARCI di via Gorizia 17 - Grumello del Piano - Bergamo,</b><br />
con il seguente OdG:<br />
- bilancio attività maggio 2008 - maggio 2009;<br />
- film del 20 settembre;<br />
- iniziativa con P. G. Odifreddi in occasione di Bergamoscienza 2009 (?);<br />
- presentazioni di libri: Defanti, Massarenti, Grollet.<br />
- quadro della UAAR a livello nazionale;<br />
- situazione economica del Circolo;<br />
- adesivi Ateo-auto;<br />
- elezioni del coordinatore e del cassiere, maggio 2009 - maggio 2010;<br />
- varie ed eventuali.<br />
Tutti i soci sono pregati di garantire la propria presenza.<br />
<br />
La riunione è aperta anche a tutti i cittadini che siano interessati alle attività della UAAR. <br />
E' possibile iscriversi alla associazione sul posto; alternativamente è possibile usare <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaar.it/uaar/adesione/modulo/')">questa pagina</a>.<br />
Il diritto di voto per la elezione di coordinatore e cassiere del circolo è conferito ai soli soci UAAR.<br />
<br />
Saluti anticlericali.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore del Circolo di Bergamo]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=562</comments>
 <pubDate>Sun, 17 May 2009 07:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Se sei cattolico e non dai l&apos;8/1000 alla Chiesa, rubi alla Chiesa!</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=561</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090516-EcoDiBGSede.jpg">Proprietà della Curia</a></div><br />
Questa una delle tesi del delizioso articolo di Franco Cardini, ordinario di Storia medievale a Firenze e scrittore, che mi accingo a commentare. Questo testo illuminante è stato pubblicato il giorno 08-05-2009 dalla Eco di Bergamo.<br />
Raccomando a tutti una lettura completa, perché è molto istruttivo.<br />
Potete trovare il testo integrale 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090516-EcoBg20090508_Cardini.pdf')">proprio qui</a><br />
Mi scuso se lo commento con tutto questo ritardo ma in questo periodo mi fanno difetto sia il tempo sia il sonno.<br />
Cominciamo ad esaminare un primo brano per chiarirci le idee sullo 8/1000.<br />
<br />
<i>Se pensiamo che lo Stato italiano accetta di vincolare lo 0,8% del gettito fiscale che ogni anno entra nelle sue tasse per destinarlo a una rosa di enti, organizzazioni, associazioni che in un modo o nell'altro rappresentano un aspetto qualificante delle scelte dei singoli cittadini, e ciò con un'assoluta par condicio (quanto meno nelle intenzioni), si è costretti a dedurne che siamo dinanzi a un bell'elemento di democrazia fiscale, che poi è una delle componenti di fondo di una reale, effettiva «democrazia tout court».</i><br />
<br />
Anche ammettendo e non concedendo che la democrazia fiscale consista nel versare parte delle tasse ad enti privati e non nel decidere dell'uso che viene fatto di fondi pubblici, alcune affermazioni di Cardini sono false. Non è vero che l'8/1000 va a una "rosa di enti, organizzazioni, associazioni". Va allo Stato o a confessioni religiose. E basta. Sono escluse associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, istituti di ricerca scientifica. Non solo. Le religioni ammesse sono poche. Cattolici, ebrei, luterani, valdesi, avventisti, assemblee di Dio. Basta. Esclusi islamici, testimoni di Geova, indù, buddhisti, sikh, mormoni. Insomma tutte le religioni dei migranti sono tagliate fuori. Qui non solo non c'è assoluta par condicio, ma non ce ne sono neppure le intenzioni. C'è solo il privilegio di pochi contro il diritto negato di altri, in barba a ogni democrazia.Passiamo oltre e vediamo di attingere ancora all'incommensurabile saggezza del professore fiorentino:<br />
<br />
<i>All'Ottopermille aspirano in tanti, ce lo chiedono in molti: hanno tutti (o quasi) buone intenzioni e nobili fini. Ma, chissà perché, quello più bersagliato è l'Ottopermille alla Chiesa cattolica. O non è così ricco, il Vaticano? O non ha banche e interessi in tutto il mondo? O vi siete già dimenticati Marcinkus? E poi, perché la Chiesa non vende un po' delle sue ricchezze o qualcuna delle opere d'arte che custodisce nei suoi santuari e nei Musei Vaticani, se davvero vuol far del bene? E così via, blablaggiando di questo passo. Càpita addirittura di sentir dire: il vostro Ottopermille datelo ai massoni... Sì, è giusto: datelo pure a chi vi pare. Ma i cattolici sanno quali sono i bisogni della Chiesa (cioè non «dei preti», bensì della comunità dei fedeli) e quale sia il suo impegno in tutto il mondo: e sanno, chiacchiere calunnie e volgarità a parte, che non esiste altra organizzazione che più potentemente ed efficacemente mobiliti le sue risorse a vantaggio dell'umanità.</i><br />
<br />
Qui la grandezza del pensiero di Cardini spiega le sue vaste ali. <br />
In primo luogo la Chiesa Cattolica è dipinta, come spesso accade, come la vittima di un qualche complotto, massonico forse. Bersaglio incolpevole della malvagità degli uomini, sulla Chiesa cadono tutte le critiche quando si parla di 8/1000. Ci verrebbe da aggiungere: ma non sarà perché si piglia l'85% dei fondi totali con il 35% delle firme totali? Non sarà perché mangia allo Stato italiano 1.000.000.000 di euro? Non sarà perché solo il 20% di tutto il gettito della CCAR va ai poveri? (<a href="http://www.8xmille.it/pdf/rendiconto_2007.pdf">Trovate la fonte qui</a>)<br />
In secondo luogo Cardini cita i <b>fatti</b> normalmente riportati dai critici della Chiesa senza cercare minimamente di argomentare contro di essi. Si limita a deriderli. E' il cosiddetto <i>argomentum ad ridiculum</i>, che non è un modo razionale di discutere, ma un elementare espediente sofistico. Tutto l'armamentario dei <b>fatti</b> che supportano le tesi anticlericali è ridotto a "blabla", "chiacchiere, calunnie e volgarità". E ciò senza uno straccio di giustificazione. <br />
A questo punto arriva la prima tesi forte: nessuna organizzazione sul pianeta fa il bene dell'umanità quanto la Chiesa cattolica. Io non pretenderei mai di valutare quale sia l'organizzazione più benefica del mondo: non conosco il mondo a sufficienza. Ma di certo la CCAR non è fra le possibili candidate. Basta chiedere che cosa ne pensino a tutti gli africani morti di AIDS in questi anni per la linea del Vaticano sul preservativo o ai <i>desaparecidos</i> argentini scaricati in mare dagli aerei della marina negli anni Ottanta per volontà di alcuni generali con cui il nunzio apostolico Pio Laghi giocava regolarmente a tennis. Punto.<br />
<br />
Credete di aver letto abbastanza? No! Non avete letto abbastanza. Adesso vengono le frasi che più possono rischiararvi la mente.<br />
<br />
<i>Nessuna organizzazione in Italia è stata derubata e taglieggiata dallo Stato, un secolo e mezzo fa, come lo è stata la Chiesa cattolica: un cittadino italiano cosciente, che sia anche un cattolico dotato di senso storico, non può ignorarlo. Collaborare a una corretta distribuzione dello 0,8% significa dar un contributo a una corretta ridistribuzione delle ricchezze</i><br />
<br />
La Chiesa taglieggiata? Ovviamente è stata espropriata, nel corso della storia, di vari beni. Ciononostante, possiede ancor oggi una ricchezza formidabile. Circa il 15% del patrimonio immobiliare italiano, dicono stime approssimative, è in mano ai preti. Solo a Bergamo questo patrimonio ammonta a 3 miliardi di euro, seimila miliardi del vecchio conio. Ma soprattutto, chi ha lavorato e sudato per costruire la immane ricchezza materiale su cui la Chiesa ha edificato il suo potere? I preti, i frati e le suore? Non pare. Sono state decine di generazioni di contadini, espropriati e taglieggiati del frutto del loro lavoro da nobili e clero. La Chiesa, molto più che ente taglieggiato, è stato ente taglieggiatore. Oggi è un ente economicamente parassitario, che vive a spese del pubblico erario, con le tasse di tutti i cittadini (che siano cattolici o meno), grazie al meccanismo craxiano dello 8/1000.<br />
Quanto alla "corretta distribuzione delle ricchezze", non pare che arricchire ulteriormente un ente favolosamente ricco come la Chiesa Cattolica Apostolica Romana possa contribuire a distribuire i redditi in modo più eguale. Semmai contribuirà a concentrare ulteriormente le ricchezze e a rendere più povero chi già povero è, visto che in Italia solo i lavoratori dipendenti pagano le tasse e che la Chiesa riversa sui più bisognosi solo un quinto di quanto riceve dallo Stato. <br />
<br />
Dopo quest'ultimo brano non potete che esservi convinti della bontà delle tesi del professore fiorentino e siete pronti per l'ultimo passo:<br />
<br />
<i>Con un pensierino finale, da tener in mente per quelli di noi che sono scrupolosamente osservanti. Ricordatevene alla domenica mattina, in chiesa, magari quando vi confessate. Evadere per 1000 euro, significa sottrarli alla società civile cui si appartiene. E significa rubare 8 euri alla Chiesa. È come saccheggiare una povera cassetta di elemosine.</i><br />
<br />
E' dedicato ai cattolici osservanti, che ormai sono rari come i cigni neri, per cui potremmo anche lavarcene le mani. Ma il brano è indicativo del Cardini-pensiero, quindi merita un'analisi. <br />
I soldi dello 8/1000 cattolico sono considerati dalle Chiesa come qualcosa di dovuto, non solo dallo Stato, ma anche dal singolo fedele. Il fedele, secondo Cardini, ha il dovere religioso di firmare per la Chiesa cattolica. Se trasgredisce, priva la Chiesa di una parte dei fondi, fondi che in qualche modo <i>erano già suoi</i> e che quindi sono così <i>rubati</i>. La firma dello 8/1000 non si costituisce quindi come una donazione, come atto di liberalità assimilabile a mettere una banconota nella cassetta delle offerte, ma come espletamento di un obbligo, come qualcosa di completamente dovuto. Addirittura la stessa evasione fiscale non è considerata criminale tanto perché l'evasore usufruisce di servizi pubblici che gli altri pagano per lui, quanto perché si sottrae l'8/1000 alla Chiesa. E se il singolo fedele è posto da Cardini in questa posizione, chissà lo Stato: di certo sarà suo dovere mantenere il meccanismo insano dello 8/1000 e anzi magari ampliarlo a 9 per mille o allo 1 per cento. Qualora invece lo Stato scivolasse in derive alla Zapatero, l'accusa di "taglieggiamento" e la conseguente vittimizzazione sono, come abbiamo già visto, pronte a scattare.<br />
Tommaso Bruni<br />
Coordinatore Circolo UAAR Bergamo<br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=561</comments>
 <pubDate>Sat, 16 May 2009 00:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La nostra risposta al quotidiano della Curia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=560</link>
<description><![CDATA[Dato che non ce la pubblicano loro, ce la pubblichiamo da soli.<br />
In riferimento a 
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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090507-EcoBg20090507su8x1000.pdf')">questo articolo</a>, abbiamo spedito alla redazione della Eco questa replica.<br />
<br />
<i>Quanto al Vostro articolo odierno (07-05) a p. 14, vorrei chiedere a Monsignor P. Rossi se dichiara falsa la seguente affermazione: <br />
“La CEI riceve dallo Stato, via 8/1000 dell’IRPEF, circa un miliardo di euro all’anno e ne spende circa il 20% in beneficenza”. <br />
I dati CEI per il 2007 sono 205 milioni in beneficenza contro 991 totali, per essere precisi. <br />
Stranamente questi numeri mancano dall’articolo della Eco: di certo si è trattato di una sfortunata dimenticanza.<br />
Da queste cifre si comprende che la grande maggioranza dei fondi 8/1000 CEI è spesa per stipendi dei sacerdoti, costruzione o ristrutturazione di nuove chiese, opache “esigenze di culto”. Sono ingannevoli quindi gli spot televisivi CEI che puntano tutto sui bisognosi. <br />
Che una parte delle imposte dei cittadini debba essere ripartita fra privati con una sorta di sondaggio elettorale a cui solo pochissimi sono ammessi ci pare infine una procedura di dubbia moralità. <br />
Tommaso Bruni<br />
Coordinatore Circolo UAAR Bergamo</i>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=560</comments>
 <pubDate>Wed, 13 May 2009 22:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Rassegna stampa affissioni ateo-agnostiche</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=559</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090507-Eco_nuoce.jpg">Eco: 50 pagine di...</a></div><br />
Non ci posso credere... La Eco ci ha pubblicato. <br />
Credo non succedesse da quando è stato aperto il Circolo UAAR, nel 2005. <br />
Il Bugiardino della Società Editrice Santi Alessandro Antonio Bassiano, per la grande occasione, ha tirato fuori uno degli articoli più di parte che abbia mai redatto.<br />
Questo:<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090507-EcoBg20090507su8x1000.pdf')">ArticoloEco</a><br />
Comunque tanta faziosità significa che abbiamo colto nel segno.<br />
Invece Stefania Prandi de "Il Bergamo" ci ha come al solito omaggiato di molto spazio, facendo oltretutto un servizio di gran lunga migliore della Eco alla buona fama del giornalismo. <br />
Potete leggerla qui:<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090507-Il_BG_UAAR_20090507.pdf')">Il_BG</a> <br />
<br />
Anche DNews ha fatto la sua parte:<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090507-DNews20090507su8x1000.pdf')">DNews</a><br />
Ringrazio molto il Webmaster di questo sito, senza il quale questa rassegna semplicemente non sarebbe esistita.<br />
Saluti anticlericali<br />
Tommaso Bruni<br />
Coordinatore del Circolo UAAR di Bergamo<br />
PS. Oggi i nostri manifesti sono stati affissi. C'è chi li ha già visti.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=559</comments>
 <pubDate>Thu, 7 May 2009 22:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Affissioni ateo-agnostiche a Bergamo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=558</link>
<description><![CDATA[Da domani 7 maggio 2009 per 10 giorni a Bergamo sarà esposto questo manifesto<br />

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</script>
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090506-Manifesto8x1000affisso.pdf')">Manifesto_8/1000</a><br />
in 200 copie, sugli spazi del Comune.<br />
Stessa affissione uaarina anche a Milano, Lecce, Grosseto, Bologna, Venezia, Padova.<br />
La cosa ci è costata un po' ma siamo soddisfatti: dopo il bavaglio imposto da Bagnasco e IGP Decaux agli Ateobus di Genova, abbiamo deciso di alzare la voce e di farci sentire. A Genova in aprile sono stati esposti cartelloni 6x3 m con lo slogan censurato: "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno".<br />
<br />
Sullo 8/1000 dell'IRPEF i contribuenti italiani sono spaventosamente disinformati; molto spesso l'unico stimolo che ricevono in proposito sono gli ingannevoli spot della Conferenza Episcopale Italiana.<br />
<br />
Pochissimi cittadini sanno infatti che:<br />
<br />
- chi non firma viene comunque tassato per intero;<br />
<br />
- le quote dei contribuenti che non firmano sono ripartite in base al volere di coloro che hanno firmato;<br />
<br />
- con circa il 35% delle firme dei contribuenti totali la CEI porta a casa l'85% dei fondi (<b>per la esorbitante cifra di EUR 1.000.000.000,00!</b>);<br />
<br />
- lo Stato si rifiuta di farsi pubblicità per non disturbare la CEI;<br />
<br />
e soprattutto che:<br />
<br />
<b>- solo il 20% dei fondi che la CEI riceve sono usati a scopo caritativo in Italia o all'estero</b>, contrariamente a ciò che le campagne pubblicitarie dei vescovi italiani fanno pensare.<br />
<br />
Una buona fonte di informazioni sul capzioso meccanismo fiscale introdotto dal "laico" Craxi nel 1985 è <a href="http://www.occhiopermille.it">il sito Occhiopermille</a>.<br />
Questo invece è <a href="http://www.8xmille.it/pdf/rendiconto_2007.pdf">il resoconto della CEI stessa</a> sull'uso dei fondi nel 2007.<br />
<br />
La UAAR chiede la cancellazione dell'otto per mille, nella convinzione che le confessioni religiose si debbano finanziare solo con le donazioni dei fedeli (come accade negli USA), o, in subordine, che la legge 222/1985 sia rivista in modo da annullare il riparto delle quote non assegnate, che dovrebbero rimanere in capo alla fiscalità generale.<br />
<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=558</comments>
 <pubDate>Wed, 6 May 2009 21:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Due iniziative sul testamento biologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=557</link>
<description><![CDATA[Segnaliamo due iniziative sul tema del testamento biologico, una il giorno 8 a San Pellegrino e una il giorno 11 a Bergamo. Invitiamo tutti i cittadini interessati a partecipare.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo<br />
<br />
--------------------------------------<br />
INIZIATIVA 1<br />
TAVOLA DELLA PACE DELLA VAL BREMBANA<br />
<br />
con la collaborazione di BERGAMOLAICA<br />
<br />
"Eluana. La Libertà e la Vita".<br />
<br />
parliamo di testamento biologico con<br />
<br />
DON ANDREA GALLO<br />
<br />
BEPPINO ENGLARO<br />
<br />
CARLO ALBERTO DEFANTI<br />
<br />
Venerdì 8 maggio 2009 ore 20.45<br />
San Pellegrino Terme<br />
CASINO' MUNICIPALE<br />
<br />
------------------------------------------<br />
INIZIATIVA 2<br />
lunedì 11 maggio 2009 ore 21.00<br />
<br />
presso la sala conferenze della Fondazione Serughetti - La<br />
Porta<br />
<br />
intervengono:<br />
<br />
Prof. Carlo Alberto Defanti - primario neurologo <br />
<br />
Prof. Marco Azzalini - docente di Diritto privato,<br />
Università di Bergamo<br />
<br />
Coordina e introduce: <br />
<br />
Prof. Barbara Pezzini - portavoce del Comitato bergamasco<br />
per la difesa della Costituzione<br />
<br />
L’iniziativa è promossa dal<br />
Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione<br />
<br />
ACLI, ANPI, ARCI, AUSER, CGIL, CISL, Giuristi Democratici,<br />
Istituto bergamasco per la storia della resistenza e<br />
dell’età contemporanea,  Fondazione Serughetti-La Porta,<br />
Libera, UIL<br />
<br />
(www.salviamolacostituzione.bg.it)<br />
<br />
INGRESSO LIBERO]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=557</comments>
 <pubDate>Tue, 5 May 2009 21:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Berlino, capitale atea</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=556</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090501-BrandenburgerTor.jpg">Porta</a></div><i>A Berlino è stata bocciata la proposta di rendere curricolare l'insegnamento delle religioni. Non solo il quorum non è stato raggiunto (ma questo di per sé non è un dato di cui rallegrarsi), ma i "nein" hanno prevalso sugli "ja". In Italia, ricordiamolo sempre, gli insegnanti di religione cattolica sono scelti dai vescovi, sono di ruolo e sono pagati dallo Stato. Spesa annua: quasi un miliardo di euro. Molto interessante l'idea, realizzata a Berlino, di un insegnamento di etica ed educazione civica obbligatorio. Stupisce che i liberali della Fdp fossero favorevoli allo "ja": un liberale confessionalista è una contraddizione in termini.<br />
Tommaso Bruni</i><br />
<br />
PS. il quorum di questi referendum non è come quello italiano: solo i "sì" contano ai fini della soglia del 25% degli aventi diritto.<br />
Senza sapere questo, alcuni passi dell'articolo non sono intelligibili. <br />
<br />
<b>Bocciata l'ora di religione, a scuola vince l'etica</b><br />
Al referendum col 51,3% passa il «no»<br />
<br />
«Grazie a Dio!», titola la libertaria Tageszeitung: il tentativo di rafforzare la presenza delle chiese nella scuola berlinese è stato respinto. Chiamati a pronunciarsi con un referendum, gli abitanti della capitale hanno bocciato la proposta di introdurre l'obbligo di scegliere tra l'insegnamento laico dell'etica o un corso di religione confessionale, come opzioni alla pari.La proposta avrebbe rafforzato l'insegnamento della religione, adesso facoltativo, dandogli lo status di materia curricolare, con voto in pagella e insegnanti di ruolo (ora sono assunti dalle comunità religiose, il Land contribuisce per il 90% alle spese).<br />
Avrebbe inoltre ridotto il ruolo dell'insegnamento laico dell'etica, che dal 2006 è materia obbligatoria per tutti, tra i 13 e i 15 anni.<br />
Contro il progetto «Pro religione» (appoggiato dalle chiese evangelica e cattolica, dalla Cdu e dalla Fdp, e sponsorizzato dai quotidiani del gruppo Springer) hanno votato 365.609 berlinesi (51,3%), a favore 346.199 (48,5%). I no hanno vinto per circa 20mila voti.<br />
La grande maggioranza è rimasta a casa, o ha approfittato della bella giornata per andare a spasso, forse perché «indifferente», o perché, pur d'accordo col regolamento attuale, non credeva che convenisse scomodarsi per difenderlo. Dei 2,4 milioni di iscritti alle liste elettorali, hanno votato solo 713.288, il 29,2%. Neanche le chiese hanno mobilitato tutto il loro potenziale.<br />
I «sì», oltre a soccombere ai «no», hanno mancato alla grande il quorum. Per vincere occorreva il consenso di almeno un quarto degli aventi diritto al voto, dunque 611.422 voti: se ne sono raggiunti poco più della metà. Su cento potenziali elettori, solo 14,2 si sono pronunciati per avere «più religione» nella scuola.<br />
<br />
Da sempre sospetta alla provincia tedesca come capitale «atea», Berlino ha difeso la sua fama. <br />
Su 3,4 milioni di abitanti, ben 2,2 milioni, il 65%, dichiarano di non appartenere a una chiesa. <br />
Su scala federale la proporzione è inversa. Su una popolazione di 82,5 milioni, circa il 70% si dice credente (compresi 3,3 milioni di musulmani). Due terzi dei tedeschi si professano cattolici o evangelici, rispettivamente 26 e 25,4 milioni.<br />
A Berlino le due maggiori confessioni cristiane comprendono meno di un terzo della popolazione: gli evangelici il 20% (689.000), i cattolici il 9% (318.492). Seguiti da 216.270 musulmani (6%), 25.000 cristiani russo-ortodossi, 11.849 ebrei e decine di denominazioni minori.<br />
La presenza delle chiese si concentra nei quartieri occidentali, mentre nei quartieri che vent'anni fa erano all'est del muro pesa l'eredità areligiosa della Rdt. Così, mentre nei quartieri occidentali prevalgono i sì, con punte del 66,3% a Zehlendorf o del 60,5% a Charlottenburg, a est stravincono i no, con quote del 78,4% a Lichtenberg o del 77% a Marzahn.<br />
La geografia del voto ricalca il vecchio tracciato del Muro. Con l'anomalia dell'occidentale Kreuzberg, quartiere multiculturale e di sinistra, che si comporta come i distretti dell'est, bocciando «Pro Reli» con il 72,7%.<br />
In una città per due terzi agnostica, i corsi di religione raggiungono meno della metà degli scolari. La scuola, senza farsi carico del reclutamento degli insegnanti, mette a disposizione le aule a ogni confessione e «comunità di pensiero» che dia garanzie di continuità e abbia personalità giuridica.<br />
Nel 2008, su un totale di 328.380 allievi, 88.367 seguivano corsi di religione evangelica, 44.758 quelli di etica e educazione civica organizzati dai laici dell'Unione umanistica, 25.444 i corsi cattolici, 4.471 quelli della Federazione islamica (gli allievi islamici sono molti di più, ma non tutti si riconoscono nella federazione e mancano ancora insegnanti qualificati). Ci sono anche corsi ebraici, frequentati da 788 ragazzi, e buddisti, con 69 allievi.<br />
In un panorama così frammentato si sentiva l'esigenza di un momento di riflessione comune, che mettesse insieme i ragazzi invece di separarli con criteri confessionali. Da qui - accanto all'insegnamento confessionale facoltativo - è nato l'esperimento dei corsi di etica, limitato ai primi tre anni delle superiori. A partire dall'esperienza dei ragazzi («Come viviamo?« «È giusto il nostro modo di vivere?»), si affrontano sei blocchi tematici: 1. Identità, amicizia e felicità; 2. Libertà, responsabilità e solidarietà; 3. Discriminazione, violenza e tolleranza; 4. Uguaglianza, diritto e giustizia; 5. Colpa, dovere e coscienza; 6. Conoscenza, speranza e fede. Fanno da filo conduttore i diritti dell'uomo e le regole della costituzione.<br />
da "il manifesto", 28-IV-09]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=556</comments>
 <pubDate>Fri, 1 May 2009 15:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Potere lesbico in Islanda</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=555</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090501-Sigurdardottir.jpg">Johanna</a></div> <i>Johanna Sigurðardottir, l'attuale premier islandese e prima omosessuale a essere a capo di un esecutivo nella storia moderna, ha vinto le elezioni parlamentari del 25 aprile, guadagnandosi una salda maggioranza parlamentare. <br />
<br />
Dal 1 febbraio guidava un governo provvisorio di minoranza, scaturito dalle proteste dovute alla crisi economica e dalle conseguenti dimissioni del precedente premier Geir Haarde. D'ora in poi, grazie a un congruo numero di seggi nell'Althing, il parlamento islandese, Sigurðardottir potrà proseguire spedita nel suo tentativo di tirare fuori l'isola circumpolare da una crisi economica di dimensioni ciclopiche, dovuta all'eccessiva finanziarizzazione dell'economia. <br />
<br />
Molto probabilmente l'attuale premier spingerà per un ingresso accelerato dell'isola nella UE e nell'euro, anche perché il deprezzamento della corona ha ridotto i risparmi di molti islandesi a carta straccia e ha fatto schizzare i prezzi al consumo alle stelle. <br />
<br />
Ai 300.000 islandesi e alla loro piccola, fredda isola vanno i miei migliori auguri e, qualora vorranno, un benvenuto nella UE.<br />
Tommaso Bruni</i><br />
<br />
Qui sotto un articolo da "il manifesto", che vale come approfondimento.<b>L'isola del nord svolta a sinistra</b><br />
<br />
Il governo di centro-sinistra, figlio del default economico e della crisi finanziaria, dovrà definire un nuovo rapporto con l'Unione europea e con il mondo. <br />
Reykjavík già pensa di adottare l'euro. <br />
Vittoria di socialdemocratici e verdi in Islanda. <br />
Premier Sigurdardóttir, donna e omosessuale.<br />
<br />
Le elezioni politiche in Islanda hanno avuto un risultato di portata storica. L'alleanza social-democratica e il Green Left party hanno ottenuto insieme 34 dei 63 seggi in Parlamento (20 ne hanno avuti i sociademocratici, 14 i verdi). Per la prima volta, la sinistra ha una maggioranza e la rappresentanza femminile, con il 43 per cento, è altissima. Un'altra sorpresa degna di nota è che il Movimento dei cittadini ha ottenuto il 7% dei voti e 4 seggi in Parlamento, con un programma che prevede la messa in stato d'accusa dei precedenti leader, responsabili di aver provocato il totale collasso dell'economia islandese l'autunno scorso.<br />
All'inizio il crollo del «miracolo economico» islandese è stato trattato in modo quasi macchiettistico dalla stampa. I giornalisti sono sbarcati sull'isola per poi tornare a casa e raccontare - con lo sile tipico del turismo-giornalismo - della stoica malinconia della gente e dell'assurda megalomania un po' provinciale della piccola ma agguerrita élite politico-finanziaria di Reykjavík. Poi è arrivata la dura realtà e si è che capito che il prezzo delle gioiose avventure del capitalismo d'azzardo sarebbe stato pagato soprattutto dalle gente ordinaria.<br />
<br />
Come si è arrivati al crack? Tutto è cominciato a metà degli anni '90: il successo internazionale di Björk mostrava che a Reykjavík c'era una vibrante scena musicale, rock star internazionali come Blurs Damon Albarn si trasferivano nella ventosa capitale. Gli islandesi riguadagnavano fiducia dopo il crollo dell'industria ittica negli anni '70 e '80 dovuto all'eccesso di pesca. Una nuova generazione che non aveva studiato lo scandinavo a scuola, ma «lingue straniere» (cioè inglese), è andata a studiare in Gran Bretagna e negli Stati uniti invece che nei paesi scandinavi. Sono poi tornati a casa in un paese dominato dall'Independence Party, come è stato da quando l'Islanda ha rotto con la Danimarca e si è dichiarata indipendente nel maggio del 1944. Ma in quegli anni questo partito conservatore era guidato da un gruppo di persone chiamato le «piovre», decise a porre fine alle eccessive regolamentazioni dell'economia e ad aprire la mitica isola al mondo glorioso della cosiddetta «economia immateriale».<br />
<br />
Il leader del gruppo era David Oddson, che ha costituito il suo primo governo nel 1991 e sarebbe stato il primo ministro più a lungo in carica quando si è poi dimesso nel 2004; nel 2005 è diventato direttore della Banca centrale di Islanda.<br />
Dal 2001, Oddson e i suoi amici sono riusciti a trasformare un'isola scettica del mercato nel paradiso del liberismo. In quell'anno, il settore bancario islandese è stato completamente deregolamentato. Le banche islandesi, che dalla metà degli anni '90 si sono espanse all'estero, potevano finalmente prendere denaro in prestito e assumere debiti. In una frenesia di acquisto, le banche islandesi sono riuscite ad acquisire un debito estero di dieci volte maggiore rispetto al prodotto interno lordo. Tutto sembrava andare alla grande, le circa trenta persone che costituivano l'élite finanziaria erano acclamate come eroi, mentre le strade di Reykjavík si riempivano di Suv sempre più costosi. Nel 2007, le Nazioni unite dichiaravano l'isola «il paese migliore dove vivere», ma i segnali d'avvertimento erano ovunque, diversi analisti mettevano in guardia dalla speculazione sulla corona islandese, dovuta a tassi di interesse eccessivamente alti, che è poi aumentata ancora del 14%, fornendo alle banche capitale fresco. Finché tutto è finito.<br />
<br />
Prima che tutto crollasse con l'esplosione della crisi finanziaria, le banche sono riuscite ad accumulare un debito pari a 160mila euro per abitante. Gli islandesi, che in cinque anni avevano visto il reddito medio aumentare del 45% e diventare i più ricchi d'Europa, si sono svegliati una mattina d'autunno del 2008 e hanno scoperto che tutta la loro prosperità era costruita sulla sabbia dell'economia immateriale.<br />
<br />
Scottati e scioccati, gli islandesi hanno cominciato a capire quello che un piccolo gruppo di politici e banchieri era riuscito a fare al paese. Nel gennaio scorso hanno iniziato a protestare di fronte agli uffici del governo, cosa rara in Islanda, così rara che quando i dimostranti - irritati dal rifiuto del governo di dimettersi - hanno cominciato a lanciare uova e ortaggi, la polizia ha deciso di usare i gas lacrimogeni per la prima volta in cinquant'anni. Dopo settimane di attrito tra i manifestanti e la polizia, il governo si è dimesso il 26 gennaio (Oddson, «il principale responsabile», ha rifiutato di dimettersi per un altro mese). Il 1° febbraio, la social-democratica Jóhanna Sigurdardóttir ha formato un nuovo governo, prima donna a capo dell'esecutivo in Islanda e primo caso al mondo di premier apertamente omosessuale.<br />
<br />
Sigurdardóttir è conosciuta per essere una socialdemocratica «alla scandinava», fedele al modello scandinavo di dialogo e collaborazione tra stato, padroni e lavoratori, ma le politiche ridistribuitive e di uguaglianza non saranno l'obiettivo centrale dei suoi prossimi quattro anni.<br />
<br />
Queste elezioni non segnano solo un'enorme svolta a sinistra, per un paese che è stato governato per 18 anni da coalizioni di destra, ma rappresentano anche l'urgenza di scegliere una nuova linea nel rapporto con l'Europa, e definire un'integrazione nel mondo in un modo diverso da quello delle sue precedenti avventure neo-liberali.<br />
<br />
Gli islandesi, sempre fieri della propria indipendenza, non hanno mai fatto un serio dibattito sull'Unione europea. Ma quando le banche sono crollate, c'è stato un moto spontaneo per abbandonare la corona a favore dell'euro (o, come altri hanno suggerito, della corona norvegese, dal momento che sia l'economia islandese che quella norvegese sono prevalentemente basate sull'esportazione di materie prime, pesce e petrolio).<br />
<br />
«Se noi facciamo richiesta per diventare membri oggi, potremmo adottare l'euro tra quattro anni», ha detto Jóhanna Sigurdardóttir il giorno delle elezioni. Questo creerà problemi al Green Left Party, che è contrario all'adesione, come l'Independent Party.<br />
<br />
Il jolly della situazione potrebbe essere il movimento cittadino, che come movimento di protesta non ha ancora detto se è in favore o contro l'adesione. La sfida per l'Islanda è costruire un'economia solida, senza lasciare che la questione dell'adesione all'Unione europea divida il paese come è accaduto in Svezia e Norvegia nel 1994.<br />
da "il manifesto", 28-IV-09]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=555</comments>
 <pubDate>Fri, 1 May 2009 15:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La piscina islamica della curia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=554</link>
<description><![CDATA[<i>Enrico Matacena di Modena ci segnala questo articolo del Corsera. La piscina in questione è al Conventino. Credo che gli uaarini possano avere le reazioni più diverse rispetto a iniziative come questa. Ci sarà chi lamenterà l'auto-ghettizzazione su base religiosa, chi vedrà positivamente la possibilità delle islamiche di vivere secondo le proprie convinzioni, chi proporrà di segnalare alle signore le piscine pubbliche, spiegando loro che finire sotto occhi maschili non è poi un grave danno. A titolo del tutto personale, sono un liberale, quindi credo che ogni essere umano possa fare ciò che vuole finché non lede i diritti degli altri. Non vedo come le natanti possano recare danno ad alcuno con il loro comportamento; quindi che facciano pure.<br />
T.B.</i> <br />
<br />
Bergamo Iniziativa in una piscina della Curia<br />
<b>L'ora di nuoto riservata alle islamiche</b><br />
Accesso vietato agli uomini, «così si rispetta il Corano». La Lega: ostacolo all'integrazione<br />
<br />
A volte succede che un semplice gesto sia capace di portare alla luce in tutta la sua flagranza questioni cruciali che in tante discussioni teoriche non cessano di apparire farraginose e astratte. È il caso della decisione — illuminata, buonista, regressiva, ipocrita? — presa dai gestori della piscina Siloe, di proprietà della Diocesi di Bergamo. I quali hanno stabilito che per un'ora, ogni giovedì mattina, gli spazi delle loro strutture simil-balneari verranno riservati alle donne islamiche, per permettere loro di stare al riparo dagli occhi maschili, come detta il Corano. Decisione che, è facile intuirlo, contiene in sé ogni sorta di ambivalenza: un segno di democrazia e tolleranza o, viceversa, il primo sintomo di complicità verso la ghettizzazione?Mai rischio di cerchiobottismo fu più comprensibile. Sì, ma. No, però. Fatto sta che, piaccia o non piaccia, dopo anni di battaglia, una mediatrice culturale tenace come Maida Ziarati, iraniana approdata in Italia 17 anni fa dopo aver conseguito una laurea a Londra, ha compiuto un passo importante verso quello che definisce un progetto di integrazione. D'ora in poi un gruppo di musulmane tunisine, marocchine, iraniane, egiziane e anche italiane potrà lasciare a casa eventuali burqini, ma soprattutto abbandonare i vestiti tradizionali, burqa e velo compresi, calzare una banale cuffia e nuotare in deshabillé nelle compiacenti acque orobiche messe del centro «Scala di Giacobbe». Che a pensarci bene sin dal nome rappresenta una forma di involontario ecumenismo, accostando uno dei Padri dell'Ebraismo all'oggetto sacro dall'alto del quale Maometto una notte ebbe dagli angeli guardiani la prima rivelazione dell'Aldilà, episodio che diede luogo nel Medioevo al famoso Libro della Scala. «All'inizio — dice trionfante Maida Ziaradi — alcune erano titubanti e timorose, qualcuna non aveva mai nuotato prima, altre hanno fatto un notevole sforzo mettendosi a gambe nude, qualcuna aveva addirittura il terrore dell'acqua e ora non si perde una sola lezione». Se le cose stanno così, è sicuramente una saggia decisione, quella di affidarsi a una maestra di nuoto.<br />
<br />
La vera preoccupazione delle natanti però — a sentire la signora Ziaradi — sulle prime non era tanto quella di riuscire a stare a galla, ma aveva ragioni ben più radicate: e coincideva con il vero e proprio terrore che ci fossero nei paraggi telecamere di sorveglianza. E varrà la pena notare che, giusto per una coincidenza che potrà far discutere a piacere i fautori come i detrattori della «Siloe», proprio in questi giorni in Arabia le autorità politiche hanno indetto una crociata contro le palestre femminili private, considerate offensive per il comune senso del pudore islamico. Le voci dei fautori e dei detrattori che vedono solo il nero o il bianco si sentono già rimbombare nell'aria. «Così si torna indietro, questo non è certo un modo per integrare, non dobbiamo legittimare le loro usanze ma fare in modo che accolgano le nostre», ha sentenziato Daniele Belotti, consigliere regionale e comunale per la Lega Nord. Altri potrebbero obiettare che in fondo sessanta minuti alla settimana non è una gran concessione. Ma significherebbe ridurre tutto a una faccenda di contabilità. Mentre la questione (ben lungi dall'essere una questione di costume nel senso proprio) ha ben altri contorni, che vanno a incrociare concetti molto dibattuti, negli ultimi anni, da filosofi, da antropologi e da schiere di politici dei vari fronti. Concetti che hanno suffissi ben noti in -zione, -ismo, -anza e simili: multiculturalismo, pluralismo, integrazione, tolleranza, mescolanza, convivenza, accoglienza, nelle loro più sottili declinazioni, dalla più ingenua e benevola alla più cinica.<br />
<br />
Ma qui si ricade all'ambivalenza iniziale, che si traduce in mille possibili domande destinate, forse, a non perdere mai il punto interrogativo. Da una parte: chi può privare gli altri delle proprie abitudini, quando queste non vanno a intaccare serie ragioni di moralità? Piuttosto che attraverso i divieti, non è meglio puntare su un'assimilazione lenta e paziente? Dall'altra: è realizzabile un'integrazione che prescinda dalla mescolanza? Seguendo il modello «Siloe» non si rischia per caso di costruire una società ghettizzata e blindata senza ritorno, dove gli ospiti, fingendo di accogliere le esigenze dell'altro, in realtà si mettono al sicuro nei loro bunker etnici? O forse ha ragione Tzvetan Todorov quando ricorda che la salvezza degli europei è sempre stata la capacità di capire, di essere mutevoli ed elastici? <br />
<br />
Paolo Di Stefano (ha collaborato Diana Campini)<br />
30 aprile 2009 ]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=554</comments>
 <pubDate>Fri, 1 May 2009 07:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La Corte Costituzionale impallina la legge 40/2004</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=553</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090404-PalazzoConsulta.jpg">Palazzo_Consulta</a></div>La Corte Costituzionale, una delle poche istituzioni funzionanti che ci siano rimaste, ha abrogato per incostituzionalità parti della legge 40/2004. <br />
Questa sciagurata legge, che regola la Procreazione Medicalmente Assistita, era stata voluta dal Governo Berlusconi 2 e in particolare dal ras del Policlinico di Milano, l'allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia. <br />
Contro questa legge, che obbligava le donne al reimpianto di tre embrioni fecondati in vitro e che vietava la diagnosi pre-impianto per le malattie genetiche e la fecondazione eterologa, fu tentato un referendum, purtroppo naufragato contro il muro del quorum e di fronte alla pesantissima ingerenza di Camillo "Eminenz" Ruini, che invitò apertamente gli elettori italiani ad andare al mare.Oggi la Consulta ci mette una pezza, anche se parziale. <br />
Se il divieto di diagnosi pre-impianto e quello di fecondazione eterologa (con donatore di sperma od ovocita estraneo alla coppia) rimangono al loro posto, viene eliminato l'aspetto forse più controverso della legge, quello che portava al turismo procreativo quasi tutte le coppie che ne avevano i mezzi: l'obbligo di reimpanto. <br />
In una fecondazione in vitro viene prodotto un certo numero di embrioni. Dal punto di vista tecnico, più se ne produce e meglio è per il successo della procedura, che è volta ad ottenere una gravidanza per una coppia che naturalmente sarebbe sterile. Infatti in certi casi è necessario impiantare molti embrioni contemporaneamente per avere speranza che almeno uno di essi si impianti con successo nell'endometrio femminile. <br />
In altri casi, su altre pazienti, invece uno o due embrioni possono essere sufficienti. <br />
Ragion vorrebbe che sia il medico, caso per caso, guardando alla specificità della paziente, a decidere quanti embrioni impiantare. La legge 40/2004, art. 14, imponeva invece di impiantare tutti gli embrioni prodotti, che non potevano essere più di tre. Ciò conduceva spesso all'insuccesso della procedura laddove l'impianto di più embrioni sarebbe stato consigliabile, e quindi a sottoporre nuovamente la donna a un massacrante ciclo ormonale per la produzione di ovociti, oppure, in caso contrario, a gravidanze gemellari indesiderate, rispetto alle quali l'interruzione di gravidanza era consentita solo in caso di forte rischio per la salute della donna. <br />
Costringere all'aborto una donna che sta cercando disperatamente di avere figli non è particolarmente sensato.<br />
Oggi questa barbarie giuridica, di cui gli italiani hanno scelto di lavarsi a suo tempo le mani, è stata cancellata. <br />
La legge 40 rimane in ogni caso una boiata su tutta la linea, ma almeno un piccolo passo avanti è stato fatto. <br />
Non è stato considerato tollerabile imporre per legge, alle donne alla ricerca di un figlio, una procedura invasiva e immotivata dal punto di vista scientifico, foriera di dolore e di pericoli per la salute, dettata solo dall'ideologia cattolica e dal fanatismo papalino.<br />
Ci si augura che il Parlamento mediti su quanto accaduto, rivedendo la sua posizione sul DDL Calabrò sull'alimentazione forzata, in procinto di passare dal Senato della Repubblica alla Camera dei Deputati.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=553</comments>
 <pubDate>Sat, 4 Apr 2009 13:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Sulla prolusione di Bagnasco del 23 marzo: parte 2</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=552</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090325-Bagnasco_2.jpg">Sua Eminenza Reverendissima</a></div><br />
Sua Eminenza Reverendissima si mette poi a parlare del caso Englaro. Riferendosi alle sentenze della magistratura della Repubblica, il Cardinale Arcivescovo proclama:<br />
<br />
<i>"Un procedimento che, in un solo atto, avrebbe voluto ribaltare tutta una cultura giuridica minuziosamente costruita sul favor vitae, contraddicendo un’intera civiltà basata sul rispetto incondizionato della vita umana, e smentendo un lungo processo storico che ci aveva portato ad affermare l’indisponibilità di qualunque esistenza, non solo a fronte di soprusi o violenze, ma anche di condanne penali quale la pena di morte."</i><br />
<br />
In realtà il lungo processo storico a cui Bagnasco fa riferimento è consistito nella creazione di regimi costituzionali liberali al cui centro sta la figura dell'individuo, che viene investito di una serie di diritti inalienabili.<br />
<br />
Fra questi diritti, come ricorda John Stuart Mill, c'è quello di autodeterminazione: <br />
<br />
"L'unica parte della condotta di un uomo, per la quale egli è responsabile di fronte alla società, è quella che concerne gli altri. Nella parte che concerne solamente egli stesso, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sul suo corpo e sulla sua mente, l'individuo è sovrano" (J. S. Mill, "On liberty", Penguin, London 1974, p. 68-69, trad. it. mia)<br />
<br />
Il Cardinale cerca di appropriarsi della tradizione liberal-democratica, quando la sua Chiesa, storicamente, ne è stata la più fiera avversaria, come è evidente leggendo i documenti di alcuni papi, come il Sillabo di Mastai Ferretti alias Pio IX.<br />
<br />
Dopo molte righe che vi risparmio, ma che potete leggervi senza problemi qui<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090325-Bagnasco_20090323.doc')">Testo Prolusione Bagnasco</a><br />
il Presidente della Conferenza Episcopale Italia asserisce a proposito di Eluana:<br />
<br />
<i>"Allorché un cuore batte in autonomia, il corpo è caldo, i polmoni respirano, gli occhi si aprono alla luce del giorno e poi si chiudono, come si può parlare di morte?"</i><br />
<br />
E' evidente che in questi casi non si parla affatto di morte dell'organismo biologicamente inteso, ma di morte della persona. <br />
La persona umana, identificata da una biografia, da relazioni, da ricordi, <b>non esiste più</b> dopo un danno corticale come quello patito dalla povera Eluana. <br />
Il resto del corpo mantiene ancora alcune funzioni, ma le parti del cervello che davvero ci rendono noi stessi se ne sono andate: per questo non è del tutto scorretto parlare di morte in condizioni come quelle di Eluana. E in ogni caso va rispettata la volontà individuale, che, nel caso di Eluana, dettava la sospensione di tutte le terapie qualora la funzionalità corticale fosse stata irreversibilmente compromessa.<br />
<br />
Sempre sulla morte di Eluana, Bagnasco aggiunge poi quanto segue:<br />
<br />
<i>[...] dobbiamo immaginare una reazione morale e culturale capace di trasformare lo sgomento in un riscatto: se è possibile, in una crescita di consapevolezza e di iniziativa. Su un versante molto importante spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che – in seguito al pronunciamento della Cassazione &#8722; preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo."</i><br />
<br />
La richiesta fatta alla politica è chiara, inequivocabile. <br />
Il principio di laicità non è evocato neppure nel modo ipocrita in cui la CEI è solita fare: distinguendo la "buona laicità" dal "laicismo". La laicità e i suoi simulacri, questa volta, sono scomparsi del tutto. La Repubblica italiana non subisce solo un'ingerenza, ma uno stupro da parte della Conferenza Episcopale, che tiene in non cale ogni distinzione fra comunità religiosa e società politica. <br />
Troviamo nelle parole di Bagnasco solo l'ingiunzione ad agire subito, "senza lungaggini o strumentali tentennamenti", affinché le persone non possano più decidere del loro corpo, affinché il principio milliano che sta alla base delle democrazie occidentali sia abolito. La Chiesa mostra così il suo volto totalitario e antidemocratico, la sua incapacità ad accettare la differenza, il suo amore per l'imposizione coatta del suo punto di vista. La Verità, rivelata da un dio che parla solo per bocca dei preti, deve essere imposta a tutti, indipendentemente da quali siano le loro originarie opinioni, perché esse sono errore se non sono conformi alla Verità. <br />
Questo significa che tutti i cittadini italiani malati e incoscienti, secondo il desiderio del Cardinal Bagnasco, dovranno essere alimentati con un sondino naso-gastrico o con una gastrostomia percutanea (un buco nella pancia) indipendentemente dalla loro volontà, dalle loro credenze, dalle loro biografie e dai loro piani di vita.<br />
Questo significa che, se il Parlamento si piegherà, come pare stia facendo, alle ingiunzioni della CEI, in Italia la democrazia liberale non esisterà più. Ci ritroveremo proiettati ai tempi di Pio IX padrone di Roma, ai bei tempi del papa re, che, alla faccia del <i>favor vitae</i>, faceva giustiziare i dissidenti. E tutto ciò mentre il resto d'Europa giudica irresponsabili le parole del pontefice sul preservativo e discute dell'eutanasia (non del testamento biologico!) come una delle questioni bioetiche sul tappeto. <br />
C'è un modo per entrare in Europa e mandare il Vaticano e i suoi sgherri politici finalmente fra le curiosità antiquarie: <b>referendum!</b><br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=552</comments>
 <pubDate>Wed, 25 Mar 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Sulla prolusione di Bagnasco del 23 marzo: parte 1</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=551</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090324-Bagnasco.jpg">Angelo</a></div><br />
Vorrei commentare con questo articolo alcune parole di Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. <br />
A proposito delle critiche ricevute dal Papa per le sue frasi africane sul preservativo, il cardinale ha dichiarato, il giorno 23, che ci sarebbe in atto un nuovo "scontro di civiltà":<br />
<br />
<i>"Si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione. Al centro di entrambe c’è [...] una specifica risposta alla domanda sull’uomo. Da cui discendono due diverse, per molti aspetti antitetiche, visioni antropologiche.</i> <br />
<br />
<i>Su un versante c’è la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia. Qualcosa che è qualitativamente diverso e che costituisce la radice del suo valore e il fondamento della sua dignità. In altri termini, l’uomo - prima di metter mano a se stesso – si accoglie come dono che ha un’identità e una consistenza iscritte nella struttura del suo essere. Dono che non dipende da lui, che precede ogni sua autodeterminazione, e che ne fa quello che egli è: persona, appunto. [...]</i><br />
<br />
<i>Nell’altro versante, invece, si esplica una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo, ivi inclusa la sua autocoscienza. In quanto risultato di un processo evolutivo mai concluso, l’uomo sarebbe solamente un segmento di storia, sganciato cioè da qualunque fondamento ontologico permanente e comune a tutti gli uomini, privo quindi di riferimenti etici certi e universali. Essendo semplicemente uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia, l’individuo si trova sostanzialmente prigioniero di sé  ma anche solo con se stesso. E se è ovvio che non sia questa la sede per richiamare, neppure nelle sue coordinate generali, la questione dell’evoluzionismo [...] dobbiamo tuttavia segnalare come si annidi, proprio nella posizione che prima evocavamo, un’interpretazione esasperata e unilaterale del paradigma evoluzionistico".</i><br><br>Di fronte a una descrizione così icastica, si può rispondere in due modi: <br />
- o la si accusa di essere faziosa e fuorviante, come hanno fatto in molti, fra cui tutti gli articoli pubblicati sul tema da "il manifesto" del 24 marzo, <br />
- oppure si fa quello che in inglese si chiama "to bite the bullett": si accettano le critiche dell'avversario e si mostra come esse in realtà giochino a nostro favore. <br />
<br />
Io sceglierò la seconda strada.<br />
<br />
Ciò perché credo che Homo sapiens sia in primo luogo un animale. Credo che l'essere umano, comprese le sue facoltà mentali superiori, sia un prodotto contingente dell'evoluzione dei Primati, che sia apparso sulla scena cosmica e che da essa sparirà, come tutte le altre specie biologiche. Credo che Homo sapiens non abbia nessun significato particolare nella storia dell'universo e che non abbia alcun senso o destino precostituito. <br />
In effetti ritengo l'uomo "sganciato da qualsiasi fondamento ontologico permanente", nel senso che quasi tutte le sue proprietà sono contingenti e che, al di là della sua struttura corporea e cerebrale, non si ravvisa in lui alcuna capacità fissa, che si mantenga invariabile rispetto all'ambiente in cui è posto. La natura umana è sufficientemente plastica e malleabile da consentire all'umano di sperimentare comportamenti e forme di vita diversissimi fra loro. Di certo l'uomo è solo, perché privo di interlocutore intelligente a cui rivolgersi. Forse la sola capacità di muoversi di stella in stella gli potrebbe permettere di trovare altre intelligenze con cui mettersi in comunicazione.<br />
<br />
Detto ciò, la grande domanda che ci si deve porre è questa: <br />
<b>"Il rifiuto di un concetto forte di <i>natura umana</i>  comporta il crollo di ogni sistema valoriale e quindi il nichilismo?"</b><br />
Bagnasco vuol farcelo credere, in base all'equazione dostoevskijana: "Senza Dio tutto è permesso".  <br />
<br />
<b>La risposta è no, no, no.</b> <br />
Ci possono essere valori in assenza non solo di Dio, ma anche di un qualsiasi concetto forte di natura umana. In questo caso i valori ci appaiono, caduti i vari travestimenti religiosi e filosofici, per ciò che sono: convenzioni socialmente irrigidite e sanzionate che gli uomini stipulano fra loro. I valori sono regole del comportamento sociale e non c'è gruppo umano che non ne abbia (ragion per cui, semplicemente, <b>il nichilismo non esiste, è il nome che i preti danno alla modernità</b>). Queste norme comportamentali derivano da decisioni di coloro che esercitano il potere nella società e non possono essere mutate dalla sera alla mattina, perché regolano molte azioni di vita quotidiana. Di conseguenza non sono sottoposti al capriccio del singolo (è estremamente difficile agire in base a valori che nessun altro condivide), sebbene ciascuno possa scegliere in che misura accogliere i valori che la sua società gli propone. Possiamo immaginare i valori come leggi di uno Stato, solo meno formali, più malleabili da parte della soggettività individuale e più persistenti nel tempo (ci vuole molto tempo ad "abrogare" un valore). Ogni persona può scegliere quale peso attribuire ai diversi valori presenti nella società che lo ha educato, ma difficilmente potrà scegliere un mix molto eterodosso e squilibrato rispetto alle preferenze medie senza pagare grossi prezzi in termini di socializzazione.<br />
<br />
In un quadro simile, l'etica (che difficilmente può mancare di una dimensione pubblica) è il tentativo di rispondere a questa complicatissima domanda: <br />
<b>"Che valori vogliamo siano rispettati e seguiti nella nostra società e quali fra loro devono avere la priorità sugli altri?"</b> <br />
<br />
Normalmente le costituzioni, intesi come strutture giuridiche, cercano di rispondere a questa domanda, ma spesso rimangono su un piano normativo senza incarnarsi nella vita quotidiana. <br />
In ogni caso questa domanda apre una quantità enorme di discussioni sui valori e sulla loro gerarchia (e.g. come rendere compatibile il diritto alla vita degli esseri umani adulti con quello di legittima difesa da aggressioni? Come rendere compatibile un criterio meritocratico con la soddisfazione dei bisogni primari degli individui? ecc.); questi problemi e i tentativi di risolverli costituiscono un discorso etico di prim'ordine, che non ha alcun bisogno di Dio od ontologie. <br />
I valori sono qualcosa di storicamente contingente, ma sono molti importanti perché regolano le nostre vite e le rendono degne di essere vissute. Quindi anche senza riconoscere un'intelligenza onnipotente e superiore e senza riconoscere all'essere umano alcuna essenza fissa, rimane aperto un vastissimo campo per il discorso etico: anzi credo che quest'ultimo possa essere autentico, e non una mera trasposizione dell'ontologia di volta in volta sostenuta, solo in assenza di queste ipotesi. <br />
Domani, se riesco, commenterò un altro pezzo della prolusione del cardinale arcivescovo di Genova.<br />
Ovviamente tutto ciò è a titolo strettamente personale.<br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=551</comments>
 <pubDate>Tue, 24 Mar 2009 23:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Ratzi spedisce gli africani all&apos;inferno</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=550</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090319-Ratzi_Zombie.jpg">Resident_Ratzi</a></div>Joseph Ratzinger, con il passare degli anni, comincia a dimostrarsi non solo un reazionario a oltranza, con tutti i danni per la società globale che ciò comporta, ma anche un pessimo politico. Dopo il casino di Ratisbona nel 2006 e il putiferio sollevato con la revoca della scomunica a Richard Williamson e soci, il papa ne ha combinata un'altra delle sue. <br />
Appena arrivato in Camerun, paese falcidiato dall'epidemia di HIV come tanti altri nell'Africa subsahariana, Ratzi ha dichiarato, parlando della malattia: "E' una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi". <br />
Dato che il preservativo è l'unico strumento di prevenzione attualmente disponibile per lo HIV e dato che politiche di astinenza sessuale su grande scala sono irrealistiche quanto la moltiplicazione di pani e pesci, una frase del genere spinge giocoforza all'aumento dei contagi. <br />
Giuste le parole del papa sulla opportunità della distribuzione gratuita degli anti-retrovirali, specie alle donne gravide, ma non si vede perché, in nome della cura dei malati, si debba trascurare la prevenzione nei confronti di chi sieropositivo non è, specie se si considera che una delle massime generali della medicina è "meglio prevenire che curare". <br />
Una posizione come quella del papa, a causa del forte peso che sfortunatamente la religione cattolica ha nell'Africa subsahariana, rischia di provocare migliaia di nuovi contagi da HIV ed è dunque moralmente inaccettabile. <br />
In Europa le reazioni alle frasi del papa sono state durissime, senza precedenti, verrebbe da dire. Ne citiamo solo una, quella di Alain Juppé, gollista cattolico, ex sindaco di Bordeaux, ex ministro degli Esteri, ex primo ministro. Le proposte e gli atteggiamenti recenti di Papa Benedetto cominciano a "costituire un vero problema". La revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, "di cui uno è un apostolo del negazionismo", la scomunica alla madre della bambina brasiliana stuprata e questa presa di posizione sul preservativo "danno l'impressione che il papa viva in una situazione di autismo totale". "Andare a dire in Africa che il preservativo aggrava il rischio dello HIV è in primo luogo il contrario della verità e in secondo luogo è inaccettabile per le popolazioni africane e per il mondo intero". Quale politico italiano direbbe una cosa simile? Ma l'Italia, come ognun sa, non è in Europa e dovrebbe mutare il suo nome in Vaticanistan.<br />
<br />
Approfondimenti:<br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/benedetto-xvi-31/papa-aids/papa-aids.html">Articolo di Repubblica 1</a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/benedetto-xvi-31/francia-papa/francia-papa.html">Articolo di Repubblica 2</a>]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=550</comments>
 <pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Williamson minaccia i giornalisti, lascia il Sud America, si scusa</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=548</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090301-Williamson_minaccia_gionalista.JPG">Pugno rotante</a></div><br />
Continua l'epopea del vescovo lefebvriano e negazionista Richard Williamson.<br />
Dopo essere stato espulso dal governo argentino, Williamson ha preso un volo per Londra, cercando di rimanere in incognito. I suoi occhiali scuri e il suo cappellino da baseball non hanno impedito alla testata <i>Todo Noticias</i> di intercettarlo al check in dell'aeroporto argentino. In tutta risposta il vescovo britannico, in stile assai poco sacerdotale, ha allontanato i giornalisti roteando un pugno in segno di minaccia. Arrivato a Londra, Williamson si è messo in un normale clergyman ed è andato a trovare D. Irving, il più noto fra i negazionisti mondiali. <br />
Ora che si trova sul suolo della UE, Williamson rischia di essere estradato nella Bundesrepublik tedesca, poiché in Germania il negazionismo è reato e l'intervista rilasciata alla TV svedese (<a href="http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=532">questa</a>) è stata filmata sul territorio tedesco. Il vescovo rischia così di fare la stessa fine di Irving, che scontò pochi anni fa tredici mesi di carcere in Austria per apologia di razzismo.<br />
Il vescovo cerca di salvarsi chiedendo scusa, più o meno in questi termini:<br />
«Il Santo Padre e il mio Superiore, il Vescovo Bernard Fellay, mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi».<br />
«Tenendo conto di queste conseguenze, posso affermare in tutta sincerità che mi rammarico di aver espresso quelle dichiarazioni, e che se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate».<br />
«Alla televisione svedese ho solo espresso l'opinione di un non-storico, un'opinione formatasi 20 anni fa sulla base delle prove allora disponibili, e da allora raramente espressa in pubblico. Ad ogni modo, gli eventi delle ultime settimane e il consiglio dei superiori della Fraternità San Pio X mi hanno convinto di essere responsabile della pena che ne è derivata. Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto». <br />
«Come ha affermato il Santo Padre ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l'umanità».<br />
<br />
Williamson, come aveva in parte già fatto, si scusa solo per il disturbo arrecato; ritratta sul metodo ma non sul merito; non dice che le sue parole erano false; non si scusa con gli ebrei né nomina mai direttamente l'Olocausto; non chiarisce se la violenza contro gli Ebrei sia a suo parere "ingiusta".<br />
Il Vaticano, che aveva richiesto al vescovo scuse formali, pena l'annullamento del ritiro della scomunica, si dichiara insoddisfatto perché le scuse non sono indirizzate né al Papa né alla commissione Ecclesia Dei. <br />
Nel frattempo, i lefebvriani, per bocca di Mons. Fellay, il successore di Lefebvre, si distanziano dalle posizioni del Vaticano, dicendo che la loro accettazione del Concilio Vaticano II è di là da venire e che non può essere considerata dal Vaticano una precondizione al negoziato.<br />
<br />
Ci sono molti articoli sull'argomento:<br />
<a href="http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_26/williamson_scuse_papa_dio_59a857f8-0424-11de-8e80-00144f02aabc.shtml">Corsera 1</a><br />
<a href="http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_27/williamson_lettera_vaticano_c9930076-04cf-11de-bb75-00144f02aabc.shtml">Corsera 2</a><br />
<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200902articoli/41443girata.asp">Stampa</a>]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=548</comments>
 <pubDate>Sun, 1 Mar 2009 16:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Ottant&apos;anni di concordato</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=547</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090301-Firma_Concordato_It.jpg">Concordato</a></div><br />
L’11 febbraio 1929, quando papa Pio XI e Benito Mussolini sottoscrivevano in San Giovanni in Laterano i Patti che da quel palazzo presero il nome, si ricuciva lo strappo tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica apertosi con la breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870, con le truppe sabaude che occupavano Roma e costringevano il papa – dopo secoli di dominio temporale su vaste aree del centro Italia – nelle anguste mura del Vaticano. La portata dell’evento storico e politico era chiara e inequivocabile: il papa tendeva per la prima volta la mano allo stato invasore. La “questione romana” era da considerarsi definitivamente chiusa, e i tempi erano maturi perché piazza San Pietro si aprisse ai traffici della capitale del regno, attraverso via della Conciliazione, progettata di lì a pochi anni (e portata poi a compimento soltanto nel 1950).<br />
Se è pur vero che, dopo le fasi più roventi della polemica iniziata dopo Porta Pia, i rapporti tra i due enti avevano conosciuto un lento disgelo a partire del primo decennio del Novecento, la firma dei Patti Lateranensi non può, di fatto, leggersi come l’atto finale di quel graduale percorso. Il disgelo era infatti avvenuto sotto le spinte dei tanti cattolici desiderosi di impegnarsi nella vita politica del paese, di adeguarsi in modo più incisivo ai mutamenti sociali e culturali del nuovo secolo, sotto l’egida di un forte impeto di partecipazione collettiva. La conciliazione tra Stato e Chiesa avveniva invece nel momento della costruzione di un regime totalitario, impegnato a chiudere ogni via per la libera partecipazione dei cittadini alla vita collettiva del paese.<br />
I due contendenti si incontravano dunque sul terreno dell’autoritarismo e della negazione della libertà. La Chiesa serviva allo stato fascista per rinsaldare il consenso interno e valorizzare la propria immagine all’estero; il fascismo serviva alla Chiesa – e piaceva alla Chiesa, almeno nelle sue più alte sfere - perché era in grado di imporre la sua autorità al di sopra di ogni dissenso e di reprimere con la violenza ogni moto volto al sovvertimento dello status quo.<br />
<br />
Entrambe le parti considerarono la firma del Concordato un proprio ragguardevole successo, ma fu il papa a manifestare più apertamente la sua soddisfazione per l’operato di Mussolini, con le famose parole pronunciate due giorni dopo all’Università cattolica di Milano: «Forse ci voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi».<br />
<br />
Grazie a quell’«uomo della Provvidenza» la Chiesa cattolica si vedeva finalmente riconosciuta una serie di prerogative giurisdizionali, culturali, economiche che sancivano in modo indiscutibile il suo ruolo primario all’interno della società italiana e la sua posizione di supremazia sulle altre confessioni religiose praticate nel regno. Si riaffermava l’articolo 1 dello statuto albertino, nel quale il cattolicesimo veniva indicato come «la sola religione dello stato»; veniva istituito lo Stato della Città del Vaticano come entità territoriale sulla quale vigeva la piena sovranità del papa; la parte del trattato detta Convenzione finanziaria stabiliva la cifra che, a titolo di risarcimento dei danni del 1870, l’Italia avrebbe versato alla Santa Sede: 750 milioni di lire e ulteriori titoli di stato per un valore nominale di 1 miliardo di lire. Ma il fatto più rilevante fu che la religione cattolica entrò di diritto nelle istituzioni civili italiane, attraverso misure come il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso e l’insegnamento della religione cattolica in tutte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado. <br />
Il fascismo consentì dunque alla Chiesa di sancire e rafforzare il suo radicamento nella società italiana, con effetti che si proiettarono anche sull’Italia repubblicana nel momento in cui, grazie al voto favorevole dei comunisti, il Concordato del 1929 fu accolto nella Costituzione italiana, articolo 7: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi […]». Soltanto la revisione del 1984 (il Nuovo Concordato) abolì il riferimento al cattolicesimo come «sola religione dello stato», introdusse alcuni correttivi nel riconoscimento agli effetti civili del matrimonio religioso e rese facoltativo l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole; ma certo non si trattò di una messa in discussione profonda degli assetti creati nel 1929.<br />
<br />
Oggi, a ottant’anni di distanza, nell’urgenza di preservare la laicità dello Stato dall’invadenza della cultura e della morale di stampo cattolico, che si manifestano nelle posizioni e nelle scelte di  molti uomini politici, il problema della validità di quegli assetti sembra degno di essere ripreso e ridiscusso.<br />
<br />
Valentina Colombi, del Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=547</comments>
 <pubDate>Sun, 1 Mar 2009 15:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La pappa di Papa Ratzi</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=546</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090226-Laura_Marsilio_Cardinale_2.jpg">Assessore + Cardinale</a></div><br />
Le mense scolastiche delle scuole elementari e medie della città di Roma, per volere dell'Assessore alle Politiche Educative della Giunta Alemanno, L. Marsilio, che qui vedete ritratta in significativa compagnia, per tutto il periodo quaresimale non serviranno carne il venerdì. <br />
In pratica, le mense delle scuole capitoline obbligheranno gli studenti a fare il digiuno quaresimale, che lo vogliano o meno. <br />
Si noti che, per la stessa Chiesa Cattolica Romana, sono esentati da questo precetto alimentare tutti i minori di 14 anni. <br />
Quindi non solo si esautora la libertà di religione (o di non-religione) dei bambini che non sono cattolici praticanti e delle loro famiglie, ma si interpreta il precetto quaresimale in una maniera fondamentalista, più radicale che nello stesso Catechismo. Richiesta di spiegazioni, l'Assessore Marsilio si è trincerata dietro giustificazioni organizzative e dietologiche piuttosto implausibili; inoltre ha affermato che "il 90% dei nostri alunni è cattolico", il che ovviamente, nella mente acuta di questa grande democratica, si suppone cancelli ogni diritto delle minoranze. <br />
Dopo la celebrazione dei soli soldati pontifici il 20-09-08, la Giunta Alemanno si segnala per essere la punta avanzata del clericalismo in Italia.<br />
L'idea che la scuola debba essere un'istituzione neutrale rispetto alle diverse concezioni del mondo, religiose o meno, è completamente messa in mora in nome di una presunta e pericolosa identità italiana di cui il cattolicesimo sarebbe parte fondante. Si noti che la foto di L. Marsilio qui a fianco è stata scattata in occasione dell'inaugurazione di una mostra di presepi: infatti a Natale l'Assessore aveva fatto in modo di riportare il presepe in tutte le scuole della capitale.<br />
Se volete approfondire, leggete <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/mense-stretta/mense-stretta/mense-stretta.html">questo articolo di Repubblica</a>.<br />
Grazie a Daniele D. per la segnalazione.<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=546</comments>
 <pubDate>Thu, 26 Feb 2009 13:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Ateobus...</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=541</link>
<description><![CDATA[...addolcito.<br />
Il secondo slogan è più anodino di quello bocciato da IGP Decaux.<br />
Potete vedere l'Ateobus in circolazione <a href="http://genova.repubblica.it/multimedia/home/4801235/1">cliccando qui</a>.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=541</comments>
 <pubDate>Sat, 21 Feb 2009 09:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Rassegna Stampa DD09</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=544</link>
<description><![CDATA[Gli articoli della stampa locale che hanno parlato del DD.<br />
Purtroppo non ho modo di leggere la Eco in modo gratuito e non ho la menoma intenzione di acquistarla.<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/gallery/20090220-DD09IlBergamo20090218.jpeg')">Il_Bergamo</a><br />
Un grazie a S. Valietti e S. Prandi.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=544</comments>
 <pubDate>Fri, 20 Feb 2009 17:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Williamson esule</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=540</link>
<description><![CDATA[Le autorità argentine hanno chiesto a Richard Williamson di allontanarsi dal paese. <br />
L’invito non è così garbato come potrebbe sembrare a prima vista: se Williamson non provvederà entro dieci giorni ad andarsene, sarà espulso. <br />
Secondo il governo dello stato sudamericano, “episodi come questi recano profondi danni alla società argentina, al popolo ebreo e a tutta l’umanità, pretendendo di negare una comprovata verità storica”.<br />
Un tempo l'Argentina peronista e delle giunte militari accoglieva personaggi come A. Eichmann, M. Borman (morto poi in Paraguay) e altri gerarchi nazisti. <br />
Oggi espellono un negazionista. <br />
Per fortuna anche gli Stati possono progredire moralmente. <br />
Un grazie all'ex-presidente N. Kirchner e all'attuale Presidente dell'Argentina Cristina Fernández.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=540</comments>
 <pubDate>Fri, 20 Feb 2009 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Indottrinarli sin da piccoli</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=539</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090220-Moratti_Letizia.jpg">mestizia</a></div><br />
Letizia Brichetto Moratti non si smentisce mai.<br />
Quando era ministro aveva cercato di cancellare l'evoluzionismo dai programmi scolastici delle scuole medie e aveva parificato in tutto e per tutto gli insegnanti di religione, scelti dalle Diocesi ma assunti e pagati dallo Stato senza concorso, ai normali insegnanti di ruolo. <br />
Oggi pensa bene, nel suo ruolo di sindaco di Milano, di stipulare una convenzione con la Arcidiocesi per portare lo IRC (Insegnamento Religione Cattolica) anche nelle scuole materne, dove non è previsto dal Concordato. Il tutto a spese del Comune e su direzione e indicazione della Arcidiocesi. Così ai bambini potranno essere insegnati antichi miti ebraici, utili alla società del Medio Oriente di 3000 anni fa, sin dai 3 anni, quando non sono in grado di esercitare alcun tipo di riflessione su ciò che viene detto loro. Le convinzioni religiose si radicheranno nella loro mente in modo inconscio e indelebile: almeno in parte saranno per sempre membri del gregge del buon pastore Ratzinger. E tutto ciò, ovviamente, a spese del contribuente.<br />
Nel frattempo l'Arcidiocesi meneghina scrive ai migranti della zona di Milano per convincerli a far frequentare lo IRC ai loro figli. Così si integreranno meglio, dice la Chiesa. Certo, ma a prezzo di rinunciare alla loro cultura di origine e di aderire ai "valori cristiani", replichiamo noi.<br />
Per approfondire, c'è questo <a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/Scuola-religione-fin-dalle-materne-A-Milano-un-patto-diocesi-Comune/1591266">articolo di Repubblica</a>.<br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=539</comments>
 <pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Darwin Day di Bergamo...</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=542</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090220-Pievani_Tom.jpeg">T. Pievani</a></div>... è andato molto bene.<br />
Si capisce perché Pievani è così impegnato: è un ottimo oratore. <br />
E' riuscito a tenere l'attenzione del pubblico per più di un'ora senza mai scivolare nel tecnicismo, nonostante le sue eccellenti competenze in materia di evoluzionismo. <br />
Pievani si è concentrato soprattutto sulla storia del pensiero di Darwin, che è stato straordinariamente precoce ma anche percorso da forti tensioni psicologiche. Per molti anni Darwin non ha accettato la sua stessa teoria, sebbene gli parese vera, perché era troppo rivoluzionaria. La discussione è rimasta, come dovrebbe essere nei DD, sul piano della scienza; non ci siamo consentiti polemiche nei confronti del cosiddetto disegno intelligente e del neo-creazionismo nostrano. Temi, questi, che tuttavia andrebbero esplorati: vedremo se il Prof. Pievani sarà disposto a parlarcene in futuro.<br />
Caffè Letterario pieno (90 persone) e pubblico partecipe. <br />
Un grazie dal circolo al prof. Pievani e, come sempre, al vecchio Charles dalla lunga barba.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=542</comments>
 <pubDate>Thu, 19 Feb 2009 19:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Darwin Day UAAR 2009</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=538</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="/media/Mauro/20090212-Volantino_DD_UAAR_09.pdf" target="DD2009"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090212-dd2009g.jpg">DDUAAR2009</a></a></div><b><i>“È come confessare un delitto”</i><br />
<br />
I taccuini giovanili inediti<br />
di Charles Darwin<br />
<br />
Conferenza del <br />
Prof. Telmo Pievani<br />
<br />
Mercoledì 18 Febbraio - ore 21<br />
Il Caffè Letterario  <br />
Via San Bernardino, 53 - Bergamo</b><br />
<br />
A 200 anni dalla nascita di Darwin e a 150 dalla pubblicazione della sua più rivoluzionaria opera, L'origine della specie attraverso la selezione naturale, il Prof. Pievani ci parlerà dei taccuini redatti da Darwin appena dopo il suo celebre viaggio alle isole Galapagos. Da questi testi emerge che il giovane Charles aveva già elaborato molti tratti salienti del suo evoluzionismo decenni prima della pubblicazione della Origin. <br />
Che cosa spinse Darwin a rendere pubbliche le sue teorie così tardi? <br />
Forse il fatto che la teoria dell'evoluzione attraverso selezione naturale permetteva per la prima volta di costruire una <b>visione della vita che non avesse più bisogno di un Dio creatore e/o architetto, come voleva invece la teologia naturale in voga all'epoca?</b><br />
Non a caso Darwin scrisse a un suo corrispondente che enunciare pubblicamente la teoria della selezione naturale era "come confessare un delitto", poiché pensare un mondo in cui Dio non avesse alcuna funzione era considerato blasfemo. <br />
<br />
Telmo Pievani è nato nel 1970 ed è professore associato presso l'Università di Milano Bicocca. La sua opera maggiore è Introduzione alla filosofia della biologia. Recentemente ha pubblicato Creazione senza Dio e In difesa di Darwin. E' curatore dei Taccuini darwiniani su cui verte la conferenza.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=538</comments>
 <pubDate>Thu, 12 Feb 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Riunione del Circolo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=537</link>
<description><![CDATA[La prossima riunione si terrà<br />
<b>Mercoledì 11 Febbraio 2008 alle ore 21</b><br />
presso il <b>Circolo ARCI di via Gorizia 17 - Bergamo</b>.<br />
<br />
OdG:<br />
- affissioni per DDU<br />
- banchetto del 14 Febbraio sul testamento biologico e sul DDU<br />
- iniziativa sul testamento biologico di Montanelli<br />
- eventuale conferenza con M. Mori sul caso Eluana<br />
- varie ed eventuali.<br />
<br />
Tutti i cittadini che desiderano partecipare sono caldamente invitati a farlo.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo di BG.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=537</comments>
 <pubDate>Tue, 10 Feb 2009 22:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Presidio di BergamoLaica</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=536</link>
<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA<br />
<br />
La vicenda giudiziaria sul caso Englaro si è chiusa con la sentenza di luglio della Corte d'Appello di Milano, confermata dalla Cassazione.<br />
<br />
Questa sentenza è passata in giudicato e basata sulla Costituzione; è dovere di tutti i cittadini rispettarla e non ostacolarne l'esecuzione. Ciò indipendentemente dalle opinioni bioetiche di ciascuno.<br />
<br />
Perciò troviamo eversivo dell'ordine democratico l'atto compiuto ieri, 6 febbraio, dal Consiglio dei Ministri. <br />
Il Governo dapprima ha cercato di emanare un Decreto Legge per cancellare nei fatti la Sentenza della magistratura, in barba alla separazione dei poteri, per poi, dopo la scontata bocciatura da parte del Presidente Napolitano, minacciare di voler tornare al voto per cambiare la Costituzione, base del patto sociale e della legalità stessa, e di far approvare dal Parlamento un suo DdL (con contenuti analoghi al decreto) in tempi strettissimi.<br />
<br />
Non solo l'atto proposto dal Governo lede una delle basi delle democrazie liberali, il principio di autodeterminazione dell'individuo, secondo il quale ciascuno è unico titolare del proprio corpo, ma apre un conflitto istituzionale pericolosissimo, che rischia di lasciare campo libero all'arbitrio e a una visione bonapartista e paternalistica del potere.<br />
<br />
L'esecutivo vuole imporre ai cittadini italiani un'etica di Stato di chiaro stampo cattolico, limitando le libertà personali in modo arbitrario, negando il principio di laicità dello Stato e trascinando la Repubblica fuori dalla tradizione democratica europea, in una deriva clericale e autoritaria.<br />
<br />
Noi contrasteremo gli attacchi all'assetto costituzionale sferrati dal Governo in carica. Per questo motivo organizziamo un presidio di fronte alla Prefettura di Bergamo, in via Tasso, lunedì 9 dalle ore 17.30 alle ore 19.30.<br />
Tutti coloro che hanno a cuore la poca democrazia rimasta in Italia sono invitati a partecipare.<br />
BergamoLaica ]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=536</comments>
 <pubDate>Sat, 7 Feb 2009 12:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il clericofascismo di Silvio Berlusconi</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=535</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090207-Berlusconi_mitra_sm.jpeg">Berlu_mitra</a></div><br />
Gli atti compiuti ieri dal Governo Berlusconi IV sono inaccettabili.<br />
Non solo Berlusconi si ingerisce in una faccenda su cui è stata emessa una sentenza definitiva e che quindi è ormai al di là dell'intervento sia dell'esecutivo sia del legislativo (la legge infatti provvede per il futuro), ma lo fa in totale spregio delle prerogative del Presidente della Repubblica e della separazione fra i poteri dello Stato.<br />
Berlusconi non si è limitato ad approvare un Decreto Legge palesemente incostituzionale in presenza di un motivato parere contrario del Quirinale; ha anche sostenuto che la decretazione d'urgenza gli è necessaria per governare e che, qualora non gli fosse concesso di farne uso nella misura in cui a lui pare e piace, occorrerebbe tornare "al popolo" per "cambiare la Costituzione". Un disegno, quello di S. Berlusconi, eversivo dell'ordine costituzionale. Come se non bastasse, pur di "salvare la vita" di Eluana Englaro (che, come "persona", a nostro avviso è morta nel 1992), il Presidente del Consiglio vuole far approvare dal Parlamento una "legge lampo" che imponga a tutti i cittadini non in grado di alimentarsi l'alimentazione e l'idratazione forzate.<br />
Da un lato, quindi, i provvedimenti del Governo ledono il principio di autodeterminazione dell'individuo e l'art. 32 della Costituzione, ponendosi al di fuori del quadro della democrazia liberale insieme all'intera posizione bioetica sostenuta dai cattolici; dall'altro, essi rappresentano, indipendentemente dal loro contenuto specifico, uno strappo gravissimo dell'ordine costituzionale, il più grave dalla sospensione dei diritti umani avvenuta a Genova nel luglio di otto anni fa.<br />
Faremo tutto ciò che è nelle nostre forze per contrastare questa deriva autoritaria e clericofascista, questo potere che si concepisce in modo bonapartistico e paternalistico. <br />
Non ci lasceremo imporre alcuna etica di Stato esemplata sui dettami della Santa Sede e non accetteremo l'autorità di chi pretende di esercitare un potere assoluto, che ricorre al popolo solo di tanto in tanto come fonte populistica di legittimazione.<br />
Il caso Englaro si è chiuso con il pronunciamento della Cassazione: chi non accetta quella sentenza è contro la Costituzione, contro la legalità e contro lo Stato.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=535</comments>
 <pubDate>Sat, 7 Feb 2009 08:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il negazionismo suona sempre due volte</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=534</link>
<description><![CDATA[Dopo il vescovo Williamson, di cui abbiamo molto parlato, un altro prelato lefebvriano ha fatto il suo personale <i>coming out</i> e ha dichiarato che le camere a gas nei Lager nazifascisti servivano solo per disinfettare i deportati, evitando la diffusione nel campo di pericolose malattie.<br />
Questa seconda mirabile mente si chiama Floriano Abrahamowicz e di casa sta a Treviso, città nota per la sua xenofobia esasperata (non vi ricordate più dell'ex-sindaco, ora vice-sindaco, Giancarlo Gentilini, della Lega, che proponeva la "pulizia etnica", la "tabula rasa" nei confronti degli omosessuali?). <br />
Le sue relazioni con la Lega non si fermano qui: Padre Abrahamowicz ha benedetto il crocefisso della sala del "Parlamento del Nord" e ha celebrato una messa in latino alla presenza di U. Bossi.<br />
<br />
Nel frattempo le alte gerarchie dei lefebvriani (ma Williamson è uno dei soli quattro vescovi) cercano di prendere le distanze da questa ondata di negazionismo che sta facendo fare una pessima figura a Ratzi e mettendo a rischio il (fasullo) dialogo fra l'ebraismo e il cattolicesimo.<br />
Williamson inoltre ritiene bene scusarsi, ma:<br />
- nei confronti del papa per il bailamme causato dalle sue affermazioni e non nei confronti dei discendenti delle vittime della Shoah;<br />
- senza ritrattare il contenuto delle sue asserzioni e adducendo solo ragioni di opportunità.Se volete sapere di più, <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/benedetto-xvi-29/prete-lefebvriano/prete-lefebvriano.html">trovate qui un articolo di Repubblica</a> su questo caso.<br />
<a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090130/pagina/08/pezzo/240857/">Qui invece un articolo da "il manifesto"</a>]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=534</comments>
 <pubDate>Sun, 1 Feb 2009 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Una pessima legge sul testamento biologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=533</link>
<description><![CDATA[Rispetto a ciò che il PdL si prepara a varare, era meglio il vuoto normativo.<br />
Inutile che stia io a spiegarvi i dettagli della proposta PdL discussa in Commissione al Senato, quando c'è chi lo può fare assai meglio di me.<br />
Orsù <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/16113/testamento-biologico-la-truffa-e-servita/">leggete qui</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090128/pagina/06/pezzo/240656/">pure qui</a>.<br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=533</comments>
 <pubDate>Fri, 30 Jan 2009 07:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Le posizioni di Joseph Ratzinger sulla teoria dell&apos;evoluzione</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=529</link>
<description><![CDATA[Telmo Pievani, nel corso di un convegno in Bicocca, cita il pensiero del papa sulla teoria darwiniana. <br />
La posizione espressa da Ratzi sull'evoluzione può essere spiegata in due modi:<br />
- con una sostanziale ignoranza su che cosa sia la biologia oggi;<br />
- con l'adesione a un'ideologia che lo conduce a negare dati di fatto.<br />
Potete <a href="http://www.videoscienza.it/Objects/Pagina.asp?ID=691&T=Darwin,%20il%20Papa%20e%20Mr.%20Pievani">vedere il video qui</a>, cliccando poi sulla telecamera o su "guarda l'intervento".]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=529</comments>
 <pubDate>Fri, 30 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Richard Williamson, vescovo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=532</link>
<description><![CDATA[<object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AezZLdBqXhg&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AezZLdBqXhg&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object><br />
Per chi è in grado di comprendere la lingua inglese, cinque minuti di falsità grondanti sangue da parte di questo signore.]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=532</comments>
 <pubDate>Thu, 29 Jan 2009 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Potere lesbico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=531</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090129-Johanna_Sigurthardottir.jpeg">Johanna</a></div><br />
La donna che vedete qui a fianco si chiama Jóhanna Sigurðardóttir.<br />
La sesta lettera del suo cognome, se la vedete, è un eth, una lettera che si trova solo in islandese e che si legge come il "th" di "that" e di "this" in inglese. Ma questo è un aspetto che può interessare solo un fanatico di linguistica come il sottoscritto.<br />
Ci sono due cose che c'interessano davvero in questa persona:<br />
- è una omosessuale dichiarata ed è sposata con una donna, che si chiama Jónína Leósdóttir;<br />
- sta per diventare Primo Ministro della Repubblica d'Islanda, grazie alla sua alta popolarità, dopo che il precedente governo, guidato da Geir Haarde, è stato costretto a dimettersi a causa delle imponenti proteste di piazza causate dalla crisi finanziaria. Proteste imponenti per lo standard islandese, ovviamente, dato che l'intera isola ha una popolazione di 300.000 abitanti, come Bergamo e il suo hinterland. <br />
L'Islanda, un tempo nota come "tigre artica", è in bancarotta perché si è affidata troppo alla globalizzazione finanziaria e all'economia virtuale nella costruzione della propria prorompente crescita del PIL.<br />
Ma ciononostante ci precede di svariati decenni quanto a sviluppo dei diritti civili e a libertà nei costumi. Al di là dei titoli tossici e dell'ubriacatura neoliberista, l'isola è un "luminoso" esempio da seguire, anche se in questi mesi invernali giace sepolta nella tenebra.<br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=531</comments>
 <pubDate>Thu, 29 Jan 2009 09:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Eluana: Formigoni riga diritto</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=530</link>
<description><![CDATA[Il Presidente della Giunta Regionale lombarda dal 1995, R. Formigoni, ha deciso che per lui le sentenze del TAR lombardo non contano nulla. Nonostante il pronunciamento del Tribunale Amministrativo, le strutture lombarde non sospenderanno idratazione e alimentazione forzate. <br />
Formigoni si appella al vuoto normativo sul testamento biologico per contestare sia la sentenza definitiva della Cassazione sia quella del TAR che gli dà torto. Ma la sentenza della corte d'appello di Milano, resa inappellabile dalla Cassazione, si basa direttamente sulla Costituzione della Repubblica, cioè sulla Legge per eccellenza, sulla legge fondamentale. Essa dunque ha più legittimità, non meno, di ogni sentenza basata su una legge ordinaria. <br />
Formigoni si sta ponendo fuori dallo Stato di diritto, nella dittatura e nel potere arbitrario, e c'è solo da sperare che prima o poi risponda dei suoi atti di fronte alle istanze giudiziarie competenti. <br />
Non si sa ancora se la Regione Lombardia adirà ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR o meno.<br />
Potete leggere un articolo de "il manifesto" su questo argomento <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090128/pagina/06/pezzo/240655/">cliccando qui</a>.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=530</comments>
 <pubDate>Thu, 29 Jan 2009 08:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Eluana: un altro passo avanti</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=528</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090127-Formigoni_small.jpg">R. Formigoni legge</a></div><br />
Ieri il TAR della Lombardia, normalmente schierato dalla parte di Formigoni, ha dato ragione agli Englaro riguardo alla nullità dell'atto della Regione Lombardia con cui si vietava, in barba alla sentenza definitiva, di interrompere l'alimentazione e l'idratazione forzate. <br />
A meno che la Regione non decida di ricorrere in Consiglio di Stato, il che comporterebbe un ulteriore ritardo nei tempi e un esito a mio avviso non scontato (il Consiglio poco tempo fa definì infatti, con sentenza funambolica, il crocefisso 'simbolo di laicità e di pluralismo'), il corpo di Eluana, dopo 17 anni di sofferenze e di tortura legalizzata, potrebbe andare incontro alla sua sorte naturale, la stessa a cui sarebbe stato destinato anche solo 25 anni fa.<br />
E' verosimile che gli integralisti cattolici, che su questa faccenda sembrano aver perduto il bene dell'intelletto, facciano di tutto pur di ritardare il distacco, in modo che il Parlamento della Repubblica approvi una legge liberticida che renda impossibile rinunciare all'alimentazione e all'idratazione forzate.<br />
Non è ancora finita: bisognerà vigilare sino alla fine su questo caso. Un caso che amareggia e che mostra come la religione cattolica, sovente, si trasformi da religione dell'amore in religione della persecuzione; un caso in cui la religione diviene mancanza di carità e di comprensione nei confronti di un padre che, colpito dalla più tremenda disgrazia che possa capitare all'uomo, cerca solo di eseguire quella che sa essere la volontà di sua figlia.Per approfondire, <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-6/tar-lombardia/tar-lombardia.html?ref=search">trovate qui</a> un articolo da "La Repubblica".]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=528</comments>
 <pubDate>Tue, 27 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La riabilitazione dei lefebvriani</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=527</link>
<description><![CDATA[Forse non tutti sanno chi sono i lefebvriani. <br />
Trattasi di un gruppo cattolico, prevalentemente francese ma con molti simpatizzanti anche in Italia (fra cui il capogruppo leghista al Senato F. Bricolo), che ha rifiutato il Concilio Vaticano II promosso da Papa Roncalli e chiuso da Montini. <br />
Celebrano ancora l'intera liturgia in latino, compresa la preghiera del venerdì santo riguardante i "perfidi ebrei". <br />
Ratzi è da decenni vicino a questo gruppo, i cui vescovi erano stati scomunicati, e in questi giorni ha portato a termine il suo progetto di riassorbirli, ritirando i provvedimenti che colpivano i suoi membri. Provvedimenti che erano stati emessi da Wojtyla, cioè da un papa che progressista non era di certo. <br />
Ora i vescovi lefebvriani ritornano in pieno in comunione con la Santa Sede. Da parte loro, i lefebvriani non si spostano di un millimetro: per loro l'unica vera Chiesa era, è e sarà quella preconciliare. Quindi è il Vaticano che si sposta a "destra" per riprendersi gli scismatici: non c'è nessuna mediazione, bensì solo una resa ai reazionari.<br />
L'intera questione, eloquente della linea politica e pastorale di Ratzi, è resa molto più preoccupante dal fatto che uno dei vescovi la cui scomunica è stata ritirata, il britannico R. Williamson, è apertamente negazionista rispetto alla Shoah. Nega l'esistenza delle camere a gas e riduce il numero delle vittime ebree delle persecuzioni nazi-fasciste da 6.000.000 a 300.000. Ha dichiarato nel 1989: "Gli ebrei hanno creato l'Olocausto in modo che ci inginocchiassimo di fronte a loro e approvassimo lo stato di Israele". <br />
Sono di conseguenza durissime le reazioni all'atto vaticano da parte delle comunità ebraiche. Il <i>Zentralrat der Juden in Deutschland</i> (consiglio centrale degli ebrei in Germania), la principale organizzazione ebraica tedesca, vuole ora denunciare Williamson all'autorità giudiziaria, perché il negazionismo è reato nella Repubblica Federale Tedesca.<br />
<a href="http://www.unita.it/news/80445/benedetto_xvi_riabilita_vescovi_lefebvriani">Trovate qui</a> un articolo de "L'unità" a questo riguardo.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=527</comments>
 <pubDate>Mon, 26 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Vaticano contro Barack Hussein Obama</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=526</link>
<description><![CDATA[Una delle prime decisioni da Presidente di B. H. Obama è la rimozione della cosiddetta "Politica di Città del Messico" (<i>Mexico City Policy</i>), ovvero della linea, stabilita da R. Reagan nel 1984, per cui le ONG che praticano l'aborto come mezzo di controllo delle nascite o che danno anche solo informazioni a suo riguardo sono escluse da finanziamenti federali. Cancellata da William Clinton nel 1993, la Mexico City Policy è stata reintrodotta da G. W. Bush nel 2001. Ora Obama l'ha nuovamente rimossa, dando quindi ossigeno alle associazioni che nel Terzo Mondo si battono contro la sovrappopolazione e lo HIV. <br />
La decisione di Obama ha fatto immediatamente infuriare il Vaticano, in particolare i massimi responsabili della politica bioetica d'Oltretevere: Mons. R. Fisichella e Mons. E. Sgreccia. Il secondo ha dichiarato che così Obama si schiera dalla parte della "strage degli innocenti", mentre il primo ha accusato il presidente USA, in un'intervista al CorSera che <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_24/intervista_fisichella_gia_guido_vecchi_494dc7ae-e9e3-11dd-a42c-00144f02aabc.shtml">trovate qui</a>, di essersi già lasciato andare all'ebrezza del potere. Fisichella infatti ha indirettamente accusato Obama di essere dominato dalla "arroganza di chi, avendo il potere, pensa di poter decidere della vita e della morte". Esattamente ciò che il Vaticano, in barba alle scelte degli individui, fa ogni giorno, verrebbe da chiosare. <br />
Le posizioni della sede apostolica riflettono al solito un dogmatismo integralista rispetto a cui la tanto sovente dichiarata "disponibilità all'ascolto" di voci altre non è che retorica (come per l'ecumenismo). Sorprendono dunque, in questo pronunciamento della santa sede, non tanto i contenuti ideologici, quanto i modi della sua espressione. Ratzi e i suoi partono subito all'attacco contro un uomo che gode di gigantesca popolarità sull'intero globo terracqueo e non paiono rendersi conto che Obama non è un politico italiano. Il Vaticano non può fare con il Presidente degli States ciò che fa con i vari pupazzi che abitano di volta in volta le stanze di Palazzo Chigi. Obama può benissimo ignorare la Santa Sede e rigare diritto: dopo lo scandalo dei preti pedofili, la popolarità del Vaticano negli USA è ai minimi storici, nonostante i resoconti agiografici della visita del Papa che ci sono stati ammanniti dalla stampa nostrana.<br />
Ci si augura quindi che il Vaticano continui con queste uscite intempestive, che non fanno altro che isolarlo rispetto ai decisori politici del pianeta.<br />
Potete trovare <a href="http://www.unita.it/news/80567/il_vaticano_contro_obama_deludente_sullaborto">qui un articolo de "L'Unità"</a> sull'argomento.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=526</comments>
 <pubDate>Sun, 25 Jan 2009 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Un mito da sfatare:</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=525</link>
<description><![CDATA[l'obiezione di coscienza.<br />
Dopo la dichiarazione di disponibilità di M. Bresso, presidente della Giunta piemontese, ad accogliere il corpo di Eluana per la sospensione di idratazione ed alimentazione forzata, il Cardinale Arcivescovo di Torino, Sua Eminenza Reverendissima Severino Poletto ha esortato i medici cattolici all'obiezione di coscienza in base al fatto che, a suo dire, "la legge di Dio è superiore a quella dell'uomo". <br />
La Dott.sa Bresso ha risposto, in maniera a mio avviso inconsistente, dicendo che il cardinal Poletto si comporta come un ayatollah e che, parimenti, i medici cattolici non possono essere obbligati a fare ciò che la loro coscienza proibisce loro di fare. <br />
Se posso concordare con l'accostamento dell'atteggiamento di Poletto con quello di Alì Khamenei e soci, ritengo invece che occorra fare un po' di luce sulla questione della libertà di coscienza dei dipendenti pubblici. <br />
C'è un caso molto noto, quello della Interruzione Volontaria di Gravidanza e della relativa legge 194/1978, in cui questo diritto è riconosciuto dal legislatore, sebbene, per quanto concerne la <i>ratio</i> della norma, probabilmente questo regime andava considerato come transitorio e adatto per i medici assunti quando la IVG era illegale. <br />
Ma in generale è possibile riconoscere a un dipendente pubblico il diritto ad "agire secondo coscienza", cioè ad omettere alcune azioni, cui sarebbe tenuto per servizio e per contratto di lavoro, perché esse contrastano con le sue scelte valoriali? <br />
Ovviamente sì, nel senso che ciascuno è libero di fare ciò che desidera finché non danneggia gli altri. Ma l'agente deve anche prendersi la responsabilità delle sue azioni, e chi fa obiezione di coscienza ne deve pagare, responsabilmente, tutte le conseguenze. <br />
Non può essere ammesso insomma che una persona sia pagata dallo Stato per fare qualcosa e non lo faccia, senza perdere il posto per il suo rifiuto.<br />
Accetteremmo che un ufficiale giudiziario si rifiutasse di eseguire gli sfratti o i pignoramenti perché considera quelle pratiche "contrarie alla pietà"? No di certo. Diremmo a questo signore che, se la pensa così, non doveva fare l'ufficiale giudiziario nella vita. Avrebbe fatto meglio a selezionare un'altra carriera e, d'ora in avanti, sarà il caso si cerchi nuova occupazione.<br />
Lo stesso diremmo di un giudice che si rifiuta di comminare la pena dell'ergastolo perché la ritiene lesiva dei diritti umani. Il suo lavoro richiede che egli applichi la norma, non che esprima il suo punto di vista etico. Egli giudica secondo diritto e non secondo equità. Se quest'uomo non vuole comminare ergastoli, che molli la Corte d'Assise e vada a fare il magistrato giudicante nel civile o nei dibattimenti concernenti reati meno gravi.<br />
In genere, una persona deve scegliersi un lavoro che sia compatibile con le sue convinzioni. <br />
Se un operaio che lavora in un salumificio si converte all'Islam e decide che toccare la carne suina è impuro e peccaminoso, non può pretendere di conservare quel posto. Il datore di lavoro sarebbe danneggiato in modo illegittimo.<br />
Si cerchi una professione più confacente al suo modo di pensare.<br />
Lo stesso discorso deve essere esteso ai medici. I medici che esercitano la libera professione sono chiaramente padroni del loro destino e possono accettare o rifiutare tutti i clienti che vogliono, ma i medici che lavorano per la sanità pubblica devono svolgere le prestazioni per cui sono pagati e non hanno il diritto di conservare il loro rapporto di lavoro con lo Stato se sono essi a trasgredirlo venendo meno ai loro obblighi. Un medico del servizio pubblico non può rifiutarsi di curare nessuno, può scegliere le terapie che ritiene più adatte ma sempre nel rispetto della volontà informata del paziente, non può astenersi dall'applicare leggi o sentenze, pena la fine del suo contratto lavorativo per inadempienza. <br />
Di fronte agli inviti del Cardinal Poletto, uno Stato serio dovrebbe dire ai medici cattolici: "Siete liberi di agire secondo coscienza, ma ciò, comportando una lesione dei vostri obblighi di servizio, porterà necessariamente alla fine dei vostri rapporti economici con il sistema sanitario nazionale". Ma la Repubblica italiana non è uno Stato serio: è uno Stato clericale e anti-democratico; di conseguenza qui da noi queste cose non accadono.<br />
Ovviamente altro è il caso quando il diritto all'obiezione è riconosciuto per legge: in tal caso la scelta del medico va rispettata, nonostante la garanzia di questo diritto da parte della legge costituisca una lesione piuttosto evidente dei diritti dell'utente di avere un servizio di IVG efficiente. Dal punto di vista politico e morale, quindi, il diritto all'obiezione andrebbe eliminato e le norme che lo riconoscono modificate in senso restrittivo. Del resto, lo direbbe anche il buon senso: chi non vuole praticare aborti, non faccia il ginecologo.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=525</comments>
 <pubDate>Sat, 24 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Lo stato di polizia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=524</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090122-Maroni_200x150.jpg">Maroni</a></div>Bobo Maroni, un genio che non ha mai passato l'esame da avvocato, ha avuto una splendida trovata.<br />
Dopo la manifestazione milanese per arrestare l'eccidio di Gaza da parte delle forze armate israeliane, conclusasi con preghiera islamica in Piazza Duomo (sulla piazza, non sul sagrato della cattedrale, che è rialzato), il ministro leghista pensa, nei prossimi giorni, di <b>vietare a tutti i cittadini della Repubblica di manifestare nei pressi di luoghi di culto</b>. <br />
A parte il fatto che neppure la Arcidiocesi di Milano si era adirata con i rappresentanti della comunità islamica milanese per quanto successo, risulta chiaro che un divieto del genere sarebbe una restrizione arbitraria delle libertà individuali del cittadino. <br />
In nome di un presunto diritto delle "comunità religiose" (quello di non vedere i propri luoghi di culto "profanati" da pratiche di culto di altre fedi) si limita il diritto costituzionalmente sancito dei cittadini a manifestare il loro pensiero e a riunirsi dove vogliono. <br />
Si badi che non si tratterebbe del divieto di compiere atti di culto della religione X vicino a templi o chiese della religione Y o Z, ma del divieto di manifestare in generale vicino ai luoghi di culto (anche per la pace, contro il caro-vita, per il diritto d'aborto, ecc.). <br />
Ci pare che sarebbe una compressione intollerabile di diritti sanciti dalla Carta Costituzionale (art. 17 e 21). Aggiorneremo i lettori se e quando (speriamo mai) il Ministro volesse tradurre le sue intenzioni, dichiarate nel <i>question time</i> alla Camera dei Deputati, in provvedimenti effettivi.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=524</comments>
 <pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>&quot;Non guarirete mai!&quot;</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=523</link>
<description><![CDATA[Segnaliamo una importante iniziativa, che ha a che vedere con i seminari per "guarire dalla omosessualità" che gruppi cattolici, guidati da un tale che si chiama Luca Di Tolve, stanno organizzando, con l'appoggio delle Diocesi e con i soldi dello 8/1000, in varie località della Lombardia. <br />
Dapprima erano stati avvistati dalle parti di Sedrina, come <a href="http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=505">potete leggere qui</a>. Ora invece si sono spostati a Brescia, in una casa della Diocesi. La ArciGay di BS ha deciso di protestare contro questa iniziativa anti-scientifica, perché l'omosessualità non è più considerata una malattia dal 1990. Noi non possiamo che aderire, perché è scandaloso che si usi denaro pubblico per propagare teorie che hanno la stessa consistenza dell'esistenza del diavolo. I preti non potrebbero vestire gli ignudi, che in questa stagione muoiono di freddo, con l'oro dei loro forzieri, invece che spenderli nella propaganda di opinioni che non resistono a un minimo esame scientifico?<br />
Trovate <a href="http://orlandoblog.splinder.com/post/19614119/Comunicato+stampa+di+Orlando+s">qui il testo del comunicato stampa</a> della ArciGay bresciana.]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=523</comments>
 <pubDate>Thu, 22 Jan 2009 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Continua la tragedia della famiglia Englaro</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=522</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090122-20090118_Presidio_Eluana_LC.jpg">Fiaccolata a LC</a></div>La società italiana continua a riservare alla famiglia Englaro vessazioni e negazioni di diritti.<br />
<br />
Il 16/12/08 il ministro Sacconi, ex-CISL, aveva minacciato la clinica "Città di Udine", nella città omonima, di "conseguenze immaginabili" (leggi "ritiro dell'accredito") qualora questa struttura sanitaria accolto il corpo di Eluana per sospendere l'alimentazione e l'idratazione forzate.<br />
Le minacce di Sacconi hanno purtroppo avuto effetto: la "Città di Udine" si è rifiutata di procedere al distacco dalle macchine, adducendo proprio l'atto amministrativo di Sacconi come motivazione. Dal punto di vista imprenditoriale, la posizione della clinica è del tutto comprensibile e scusabile. Ciò che non è tollerabile, perché costituisce una gravissima violazione dello stato di diritto, dell'imperio della legge, è che un ministro si permetta, sulla scorta di un parere del Comitato di Bioetica, cioè di un organo consultivo, di ostacolare il corso di sentenze della Magistratura <b>passate in giudicato, non ulteriormente appellabili e definitive</b>.<br />
La legge dice che il corpo di Eluana va staccato dalle macchine. Punto. Questa è la legge e occorre obbedirle. <br />
<br />
O almeno, questo è quello che accadrebbe in un paese serio. <br />
<br />
In Italia invece la legalità è traballante e il suo rispetto subisce spesso dei cali di tensione, a seconda di quanto la legge che va applicata faccia comodo ai poteri forti, non democraticamente controllati, che regolano realmente la vita del paese. Poteri fra cui si può annoverare la Chiesa Romana fra i primi posti.<br />
<br />
<b>E' necessario che questa sentenza venga eseguita al più presto, anche ricorrendo alla forza pubblica, perché in caso contrario le conseguenze sul rispetto della legalità in Italia sarebbero pesanti: chiunque si sentirebbe autorizzato a violare la legge.</b><br />
<br />
Domenica 18/01 si è svolta a Lecco una fiaccolata per la libertà di autodeterminazione di Eluana: il circolo bergamasco della UAAR ha partecipato con 4 soci, insieme a iscritti dei Radicali che sono in contatto con noi attraverso l'associazione BergamoLaica. Potete vedere l'unica foto, scattata da S. Paganoni, qui a fianco.<br />
<br />
La fiaccolata, piuttosto partecipata, ha avuto un effetto politico concreto: il Presidente della Giunta regionale piemontese, Mercedes Bresso, che si dichiara usualmente atea, ha dato la disponibilità ad accogliere Eluana in qualsiasi struttura pubblica della Regione Piemonte. Ben poco possono valere le minacce di Sacconi contro un intero sistema sanitario regionale. <br />
<br />
Intanto si attende per i prossimi giorni la sentenza del TAR lombardo sul ricorso degli Englaro che chiede l'esecuzione forzata della sentenza in Lombardia. Quale che ne sia l'esito, è quasi certo l'appello al Consiglio di Stato, organo noto per le sue funamboliche sentenze, come quella con cui dichiarò il crocefisso esposto nei luoghi pubblici un simbolo di laicità e di pluralismo. <br />
<br />
Sacconi nel frattempo è stato denunciato dai Radicali per violenza privata contro la "Città di Udine" e, di conseguenza come atto dovuto, iscritto nel registro degli indagati.<br />
Grazie alla disponibilità della Giunta piemontese, è probabile che nel gennaio 2010 non ci sarà più bisogno di una fiaccolata per la volontà di Eluana.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=522</comments>
 <pubDate>Wed, 21 Jan 2009 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Censurato l&apos;Ateobus!</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=521</link>
<description><![CDATA[Non ci sarà nessun Ateobus. <br />
A volerlo IGP Decaux, leader del mercato della pubblicità esterna in Italia.<br />
L'azienda ha ritenuto il nostro slogano contrario agli art. 10 e 46 del Codice di autoregolamentazione. <br />
A leggere gli articoli, il parere di IGP pare infondato: se i nostri Ateobus offendono qualcuno, allora gli atei e gli agnostici italiani dovrebbero sentirsi offesi dalle pubblicità CEI per l'8/1000 o dalle innumerevoli processioni religiose che si svolgono per l'Italia. Ma, dato che noi tolleriamo le insensatezze del cattolicesimo, anche i cattolici dovrebbero fare il piacere di applicare un principio di reciprocità e non fare indebite pressioni sul concessionario di pubblicità, come ha ricordato Corrado Augias su Repubblica e come <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/17/la-pubblicita-degli-atei-sui-bus-di.html">potete leggere qui</a>.<br />
Il rifiuto che la UAAR ha ricevuto mostra che certe idee, quelle cattoliche, hanno una certa agibilità e che altre, quelle razionalistiche, ne hanno un'altra. <br />
Il che significa che in Italia c'è libertà d'espressione differenziale, cioè che non c'è affatto libertà di espressione. <br />
La Costituzione del 1948 è carta straccia nei fatti, perché il potere forte della Chiesa romana la ignora bellamente. <br />
L'Italia, quindi, non è uno Stato democratico, e non lo sarà finché la Chiesa avrà la possibilità di fare il buono e il cattivo tempo. Vediamo di rimboccarci le maniche, dunque. Abbiamo molto lavoro da fare se vogliamo riconquistarci la libertà.<br />
Ulteriori informazioni le trovate <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/16/bloccati-gli-ateibus-genovesi-vietato-dire-che-dio-non-esiste/">attivando questo link</a> e pure <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/16/ateobus-bloccati-motivazioni/">cliccando qui</a>. ]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=521</comments>
 <pubDate>Tue, 20 Jan 2009 00:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Bonjour finesse</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=519</link>
<description><![CDATA[L'intervento del capogruppo leghista in Consiglio Regionale S. Galli nel corso della discussione della mozione contro l'omofobia di cui si è già parlato. Che fine statista, che levatura morale!<br />
Speriamo che un giorno si prenda una cotta per un uomo.<br />
<object width="300" height="200"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/S-t_3Sgog5E&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/S-t_3Sgog5E&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="300" height="200"></embed></object>]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=519</comments>
 <pubDate>Sat, 17 Jan 2009 06:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Gli autisti non guidano l&apos;Ateobus</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=518</link>
<description><![CDATA[<div="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090115-Ateobus.JPG">Ateobus (ricostruzione)</a></div>La mera virtualità dello Ateobus (l'immagine è pura virtualità) scatena le reazioni più incredibili: chi l'avrebbe mai detto? Il paese è molto più indietro di quanto credessi. <br />
Nel frattempo, però, i liberi pensatori italiani si svegliano grazie alla buona copertura mediatica e fioccano i nuovi iscritti alla UAAR. Qui a BG 3 da quando si è aperta la campagna Ateobus. <br />
Tornando al capoluogo ligure, il sindacato maggioritario fra gli autoferrotramvieri genovesi ha dichiarato che appoggerà i lavoratori che <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/15/ateobus-sindacato-minaccia-obiezione-coscienza/">si rifiuteranno di guidare l'Ateobus</a>. Ovviamente l'obiezione di coscienza non è consentita in questi casi: si tratterebbe di interruzione di pubblico servizio, a meno che non venga indetto uno sciopero vero e proprio. Il 19 la IGP Decaux farà sapere se l'Ateobus diverrà realtà o rimarrà una virtualità. Qualora ce lo censurassero, potremmo fare un casino mai finito, anche perché l'Italia farebbe la figura del paese talebano rispetto a UK e Spagna. Un prelato genovese ha già commentato: "Censura? Ci mancherebbe anche quella!".]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=518</comments>
 <pubDate>Fri, 16 Jan 2009 08:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Luca Sofri appoggia l&apos;ateobus UAAR</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=517</link>
<description><![CDATA[Non si poteva non linkare <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/01/12/arriva-un-momento-2/">la confessione di Luca Sofri.</a><br />
<br />
Ecco invece una carrellata <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/13/bus-atei-genova-reazioni-attacchi/">delle molte contumelie</a> che i clericali stanno tirando dietro al nostro pugno di tremila liberi pensatori.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=517</comments>
 <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il Vaticano, le leggi italiane e l&apos;autonomia dello Stato</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=516</link>
<description><![CDATA[da "La repubblica", 05-I-09<br />
<br />
di Stefano Rodotà<br />
<br />
Lo Stato della Città del Vaticano ha voluto ridefinire le proprie regole sulle fonti del diritto, dunque sulle norme che costituiscono il suo ordinamento giuridico, e la relativa legge è entrata in vigore all´inizio di quest'anno. L'operazione è di grande importanza, come sempre accade quando uno Stato sovrano stabilisce il perimetro della legalità, e anche perché si tratta di una materia particolarmente rilevante dal punto di vista politico e culturale (al tema delle fonti ha recentemente dedicato una riunione l'Associazione italiana dei costituzionalisti). Ma la mossa vaticana ha suscitato attenzione e polemiche perché contiene una rilevantissima novità nei rapporti tra Stato e Chiesa, tra la legislazione della Repubblica Italiana e quella della Città del Vaticano. Fino a ieri questi rapporti erano fondati sul principio della recezione automatica, che portava con sé l'applicabilità delle norme italiane nell'ordinamento vaticano, recezione «solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell'ordinamento canonico», com'è accaduto per leggi come quelle sul divorzio e l'aborto. Ora, invece, «si introduce la necessità di un previo recepimento da parte della competente autorità vaticana», come sottolinea esplicitamente sull'Osservatore Romano il presidente della Commissione che ha preparato la nuova legge, José Maria Serrano Ruiz. Non più automatismi, dunque, ma un filtro, una valutazione preliminare della compatibilità con l'ordinamento canonico di ogni singola legge italiana.<br />
Questa è una innovazione che non può essere adeguatamente valutata ricorrendo al tradizionale criterio dell´"indebita ingerenza vaticana" o guardando solo alla spicciola attualità politica, e quindi interpretandola solo come una reazione a qualche specifica vicenda italiana, come un avviso a questo o a quel partito. Siamo di fronte ad una strategia impegnativa, che si proietta al di là di questa o quella occasione, e che va compresa e valutata proprio in questo suo orizzonte più largo.<br />
Non risultano convincenti, quindi, i tentativi di ridurre la portata della nuova legge che qualcuno, anche da parte vaticana, ha voluto fare, dicendo che la novità è di poco conto, visto che già prima il filtro vaticano aveva operato nei casi di evidente incompatibilità tra principi della Chiesa e norme italiane. Si passa, infatti, da un regime eccezionale ad uno ordinario, da una valutazione selettiva ad una generalizzata. Prima poteva valere il silenzio, ora bisogna attendere la parola. Peraltro, questi tentativi riduzionisti sono contraddetti da quanto scrive lo stesso Serrano Ruiz, indicando con chiarezza l'obiettivo della legge: la Chiesa non può «rinunciare al suo ruolo di testimonianza unica nel concerto del diritto comparato e nella riflessione sul fenomeno giuridico universale».<br />
<br />
Non solo l'Italia, dunque. L'ambizione è planetaria: fare dei principi della Chiesa l'unico criterio di legittimazione di qualsiasi norma, di qualsiasi forma di regolazione giuridica, in ogni luogo del mondo. Un orientamento, questo, che già era ben visibile nelle ripetute prese di posizione dello stesso Pontefice aspramente critiche nei confronti delle Nazioni Unite e di molti documenti giuridici da queste approvati o promossi.<br />
All'Italia, però, sono riservate una attenzione ed una motivazione particolari, anche perché solo per le sue leggi valeva fino a ieri il criterio della recezione automatica. Tre sono le ragioni esplicitamente indicate per giustificare il rovesciamento di quella impostazione: «il numero davvero esorbitante delle leggi italiane»; «l'instabilità della legislazione civile»; «un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa». Quest'ultimo è l'argomento che, giustamente, ha più colpito e ha suscitato le maggiori polemiche, ma pure gli altri due meritano qualche riflessione.<br />
<br />
Si è detto che il riferimento all'inflazione legislativa è pretestuoso, visto che questa esiste ed è ben nota da molti anni. Perché accorgersene oggi, ha protestato il ministro Calderoli, proprio nel momento in cui è stata imboccata la via della semplificazione cancellando 36.100 leggi? Si potrebbe osservare che all'eccesso di legislazione non si risponde soltanto con qualche potatura, ricordando ad esempio la ben diversa esperienza francese in materia. E, d'altra parte, la riforma vaticana prende il posto di una legge del 1929, sì che doveva tener conto di quanto è accaduto tra allora e oggi.<br />
<br />
Più significativo, e insidioso, è il secondo argomento. L'instabilità della legislazione civile è giudicata «poco compatibile con l´auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell'intelletto, cerca di per sé l'immutabilità dei concetti e dei valori». Questa radicale affermazione arriva in un tempo in cui il sistema delle fonti, sotto tutti i cieli, conosce un mutamento profondo, proprio per poter dare risposte adeguate ad una realtà incessantemente mutevole, non solo sotto la spinta delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ma di profonde trasformazioni sociali e culturali. Si scambia per instabilità la necessaria flessibilità delle regole, la capacità di assumere il nuovo e di incorporare il futuro, che implica anche la necessità di sottoporre a critica concetti e categorie del passato, anche per far sì che valori ritenuti fondamentali, affidati soltanto ad una logica conservatrice, non vengano travolti.<br />
<br />
L'argomento dell'instabilità si congiunge così con quello del contrasto con «principi non rinunziabili da parte della Chiesa». Nel modo in cui è formulata quest'ultima critica si coglie una esplicita polemica con la più recente legislazione italiana, visto che si afferma che questo contrasto si sarebbe già verificato «con troppa frequenza». Ma a quale legislazione si allude, poiché proprio le norme più recenti sono piuttosto fitte di compiacenze, per non dire di cedimenti, verso le richieste o le pretese vaticane? Qui siamo in presenza di un ammonimento, e non di una constatazione; di un perentorio invito a non fare più che ad una critica del già fatto.<br />
<br />
Un alt così netto alla libertà di determinazione del Parlamento italiano non era stato mai pronunciato, neppure in quegli Anni 70 quando v'erano più fondati motivi di risentimento, non solo per le leggi su divorzio e aborto, ma pure per la riforma del diritto di famiglia, invisa a molti ambienti cattolici perché finalmente realizzava la parità voluta dalla Costituzione tra i coniugi e tra i figli nati dentro o fuori del matrimonio. Si ripeterà, com'è ormai d'uso, che le parole della Chiesa sono legittime. Ma è legittimo, anzi è doveroso, valutarne gli effetti. Si fa così tutte le volte che non si vuole sottostare ad un diktat.<br />
L'annuncio è chiaro. Il mondo è grande, ma l'Italia è vicina. La sua legislazione, da oggi in poi, sarà sottoposta ad un continuo "monitoraggio etico", accompagnato da una sanzione: non entrerà a far parte dell'ordinamento canonico tutte le volte che il legislatore italiano sarà colto in flagrante peccato di violazione dei «principi non rinunciabili da parte della Chiesa». Formalmente tutto può essere ritenuto in regola: uno Stato sovrano deve poter sottrarsi alle logiche altrui. Ma quali possono essere le conseguenze politiche e culturali di questo atteggiamento?<br />
<br />
La politica italiana è debole, stremata. Qui la nuova linea vaticana può entrare in maniera devastante, aprendo conflitti di lealtà per i cattolici, stretti tra il loro dovere di legislatori civili e l'annuncio preventivo che leggi ragionevoli e miti, poniamo quelle sul testamento biologico o sulle unioni di fatto, non supereranno il test di compatibilità introdotto dalla nuova normativa vaticana. Per poter reagire dignitosamente, come si conviene ai parlamentari di un paese non confessionale, servirebbe un senso dello Stato che sembra perduto, qui dovrebbe fare le sue prove una laicità che non può ritenersi consegnata al passato. Servirebbe soprattutto la consapevolezza, smarrita, che l'unico filtro ammissibile è quello della conformità alla Costituzione, vero "principio non rinunciabile" in democrazia.<br />
<br />
Ma il conflitto di lealtà può andare oltre le mura del Parlamento, devastare una società già divisa, dove già si manifestano impietose obiezioni di coscienza, dove davvero "pietà l'è morta" pure di fronte a casi, come quello di Eluana Englaro, che esigerebbero rispetto e silenzio. E che esigono rispetto perché espressivi di un quadro di diritti che si vuole radicalmente revocare in dubbio. Di questo dobbiamo discutere. Dell'autonomia e della laicità dello Stato, del destino delle libertà.]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=516</comments>
 <pubDate>Wed, 14 Jan 2009 07:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Consiglio regionale lombardo a favore dell&apos;omofobia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=515</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20090114-Padanazi_small.jpg">Borghezio</a></div>Il Consiglio regionale della Lombardia, a maggioranza PdL, ha bocciato una mozione tesa ad aderire alla giornata mondiale contro l'omofobia. <br />
Due gli astenuti della PdL: il consigliere bergamasco Saffioti e la consigliera Ferretto, ex AN. L'intero gruppo del PD favorevole alla mozione.<br />
Potete trovare il testo, che non ha certo toni da barricata, 
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creafinestra.focus();
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</script>
<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20090113-Mozione_Bocciata_20090113.pdf')">seguendo questo link</a><br />
Speriamo che prima o poi i lombardi smettano di votare i peggiori fra i cattolici. <br />
Altrimenti l'anno prossimo ci si becca il quarto mandato ciellino, così da totalizzare un intero ventennio di oscurantismo in salsa Don Giussani.<br />
Ma finché la Chiesa romana continuerà a condizionare, con le sue sterminate ricchezze, buona parte della vita economica della Regione, CL avrà un grosso elettorato clientelare a cui attingere.<br />
<br />
<i>Continuazione</i><br />
Era sfuggito un dettaglio non irrilevante: il capogruppo della Lega, S. Galli, ha definito la mozione "un colpo di culo" e si è detto contrario "a celebrare l'omosessualità come una non-malattia mentale". <br />
Andando avanti così, i leghisti arriveranno a proporre corsi di rieducazione per gli omosessuali. <br />
Tuttavia arrivano tardi: ci sono già Living Waters e Di Tolve. <br />
Si augura a Galli di innamorarsi al più presto di un uomo (magari di Borghezio).<br />
Quando la Lega comincerà ad indire raduni di massa a Norinberga?]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=515</comments>
 <pubDate>Tue, 13 Jan 2009 12:45:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>I bus atei a Genova</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=514</link>
<description><![CDATA[Dato che con quest'iniziativa la UAAR è finita direttamente sulla home di www.repubblica.it, mi limito a linkare <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/atei-autobus/atei-autobus/atei-autobus.html')">l'articolo di Rita Celi</a>.<br><br>Per sostenere finanziariamente la campagna, potete visitare <a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaar.it/uaar/campagne/bus/')">questa pagina</a>. <br><br>Grazie alla campagna, che non è ancora cominciata, la UAAR <i>ieri</i> ha totalizzato 55 iscritti (su una media di 15 in gennaio) e oltre 2.000 euro di donazioni. Immaginatevi che cosa succederà quando i bus cominceranno a girare effettivamente per le strade.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=514</comments>
 <pubDate>Tue, 13 Jan 2009 08:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La pseudo-scienza del Vaticano si colora di sessismo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=513</link>
<description><![CDATA[<i>Inoltro un articolo de "il manifesto" che riporta le farneticanti dichiarazioni di un alto prelato. <br />
La Chiesa Cattolica, come suo solito, non si preoccupa di muoversi contro verità scientifiche condivise se queste si pongono contro i suoi arbitrari dogmi "morali". In questo caso, pur di attaccare gli anticoncezionali, </i>instrumenta diaboli<i> secondo il pensiero vaticano, si giunge a sostenere che gli ormoni della pillola causano infertilità maschile. Non sarebbe più produttivo occuparsi di inquinamento chimico e di pesticidi, se ci si volesse davvero occupare in modo serio di salute riproduttiva maschile?<br />
La scienza contiene certamente un maggior livello di verità rispetto a quello delle religioni, da un lato perché c'è una sola scienza, mentre le religioni sono tante e tutte sullo stesso piano, dall'altro perché la scienza permette all'uomo di manipolare l'ambiente in un modo precluso alla religione. Anche i preti, non a caso, si curano l'influenza con i farmaci, non con le preghiere.<br />
Tommaso Bruni</i> <br />
<br />
<b>Per il Vaticano la pipì delle donne causa l'infertilità maschile</b><br />
di m. ba.<br />
da "il manifesto", 04.01.09<br />
<br />
Secondo l'Osservatore romano gli ormoni della «pillola» flagellano ambiente e spermatozoi<br />
<br />
Donne, attenzione! <br />
Se usate la pillola anticoncezionale siete la causa, nientemeno, dell'infertilità maschile in tutto l'Occidente.E' la «profezia scientifica» (titolo testuale) dell'articolo pubblicato sull'Osservatore romano di ieri (03.01) dal presidente della Federazione internazionale dei medici cattolici. Ricordando i 40 anni dell'enciclica <i>Humanae Vitae</i> (pubblicata il 5 luglio del '68), il dottor Pedro José Maria Simon Castellvi presenta ai fedeli cattolici di tutto il mondo i risultati di «un testo molto tecnico, lungo cento pagine» che dimostra scientificamente in modo «irrefutabile» che la normale pillola anticoncezionale a basso dosaggio di ormoni estrogeni e prosteginici ha un «effetto abortivo», come sostenuto <i>ex cathedra</i> da Santa Romana Chiesa. Ma non basta.<br />
Proteggersi dalle gravidanze indesiderate ha anche «effetti devastanti sull'ambiente» e perfino sui poveri spermatozoi del maschio europeo in ansia da paternità. <br />
«Abbiamo dati a sufficienza per affermare - scrive il medico senza citarli - che uno dei motivi dell'infertilità maschile in Occidente è l'inquinamento ambientale provocato da prodotti della "pillola"». <br />
Si tratterebbe di tonnellate di ormoni che, chissà come, passano dall'urina delle donne ai loro ignari compagni occidentali senza intaccare di un solo neonato la demografia africana, cinese o asiatica. <br />
Se la fede non dovesse bastare a convincere le adolescenti più consapevoli, il quotidiano ufficiale della Santa Sede cita alla rinfusa anche vecchi dati che ventilano la cancerogenicità della "pillola". Uno strumento chiaramente diabolico che viola, scrive Castellvi, «almeno cinque diritti dell'uomo»: il diritto alla vita, il diritto alla salute, all'educazione, all'informazione (si suppone a discapito dell'informazione sui mezzi naturali) e per finire all'uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna).<br />
Poco importa che la scienza a sostegno di questa tesi sia quasi pre-ottocentesca: «L'embrione - racconta il medico - ha una crescita coordinata, graduale, di tale forza che, se non c'è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l'uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte»...<br />
Un piccolo «alien» di cui la donna è incubatrice passiva. <br />
Per Carlo Flamigni, professore di ginecologia e ostetricia a Bologna, si tratta di tesi «risibili e scientificamente ridicole»: «La pillola di oggi è completamente assolta da tutte queste accuse. Le probabilità che provochi un aborto sono inesistenti, visto che nemmeno la pillola del giorno dopo lo causa». <br />
Per Flamigni «il fatto che la scienza sia per sua natura fallace e provvisoria non autorizza nessuno a mettere in fila tutte queste sciocchezze». <br />
Castellvi? «Mi pare abbia iniziato ora a leggere libri di medicina - scherza - certo bisogna studiare molto e io gli faccio tanti auguri. Dal concepimento in poi l'embrione segue i destini più diversi, altro che divorare litri di latte. Che dire, speriamo solo che non finisca come lui».]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=513</comments>
 <pubDate>Tue, 6 Jan 2009 13:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Padre Armoth: c&apos;è il Demonio dietro la recessione e i guai dell&apos;Italia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=512</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20090104-The_Devil.jpg">Il Demonio, l'Ingannatore</a></div><i>Dubitiamo che prendersela con Satana sia una buona strategia per salvare Alitalia e per impedire il tracollo delle borse mondiali. Potremmo provare a irrorare di acqua santa la City londinese e vedere se i titoli, sottratti all'influenza maligna, ricominceranno a volare. Ma ci sono buone ragioni per non esserne certi. Forse sarebbe il caso di regolamentare il mercato degli strumenti finanziari derivati (futures, swaps, opzioni, ecc.) invece che addossare le responsabilità su Lucifero, l'angelo caduto. Dare la responsabilità al diavolo significa toglierla all'uomo.<br />
Tommaso Bruni</i><br><br>La recessione mondiale, la crisi dei mercati, le tribolazioni di Alitalia? Tutta colpa del Demonio che suggerisce scelte economiche e finanziarie sbagliate per dividere e impoverire i paesi. Se ne dice convinto il decano mondiale degli esorcisti, padre Gabriele Amorth, in un'intervista al sito cattolico 'Pontifex.Roma'. Il discorso vale anche per le vicissitudini della compagnia aerea di bandiera italiana: "Un tempo simbolo di stile ed efficienza. Bene, anche la crisi dell'Alitalia ha qualcosa di funestamente satanico", commenta l'anziano sacerdote. "Quando accadono divisioni, confusione, crisi, il grande tentatore - spiega l'esorcista - è sempre presente. Lui se la ride e inevitabilmente le crisi e i dissesti economici hanno influenze anche sulla sfera personale. Creano allontanamento e frattura, esattamente quello che vuole Satana". "Dunque - osserva - affermare che la crisi finanziaria internazionale sia anche un prodotto satanico e gradito a Satana non è sbagliato. La crisi mondiale è dunque un fatto satanico". Il demonio contribuisce alla crisi, secondo l'esorcista, "suggerendo ai mercati,agli esperti e agli investitori scelte sbagliate". "Se costoro sbagliano e causano disastri, inevitabilmente genereranno confusione, crisi, conflitto, che poi sono gli obiettivi del demonio". La strategia di fondo di Satana - ricorda tuttavia il sacerdote - rimane quella di "far credere che non esista, di passare inosservato, subdolamente". Alla domanda se il clero cattolico creda ancora nel Demonio, Amorth risponde: " generalizzare e dire no è sbagliato. Ma buona parte del clero ed anche dei Vescovi hanno ceduto, sono scettici e quasi scoraggiati. Si fa molta fatica a nominare esorcisti nelle Diocesi e ne avremmo tanto bisogno. Ecco, in un certo senso stiamo certificando la vittoria di Satana".<br>da http://www.ansa.it, 04-01-09<br>Pubblicato su segnalazione di Gaetano S.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=512</comments>
 <pubDate>Sun, 4 Jan 2009 17:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Prossima riunione del Circolo UAAR di Bg</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=511</link>
<description><![CDATA[La prossima riunione del circolo bergamasco della UAAR si terrà:<br />
<br />
Domenica 11 Gennaio 2009, ore 10.30 (dieci e mezza)<br />
presso la Sala del Mutuo Soccorso in via Zambonate 33 - Bergamo.<br />
<br />
La riunione è aperta a qualsiasi cittadino voglia partecipare.<br />
Il Coordinatore<br />
Tommaso Bruni]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=511</comments>
 <pubDate>Sat, 3 Jan 2009 14:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Matrimonio laico-umanistico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=472</link>
<description><![CDATA[Un matrimonio celebrato non in chiesa, non in municipio, ma in un bel castello medievale ad Agliano, vicino ad Asti. <br />
Susie e Scott, inglesi, vivono insieme da otto anni e si considerano ormai una coppia stabile. <br />
Si sono conosciuti al Politecnico di Torino, amano l’Italia e quindi hanno deciso di sposarsi nel nostro paese. <br />
Non in chiesa, però, perché non ci vanno mai e quindi a maggiore ragione non ci vogliono andare per il loro matrimonio. Scelgono di sposarsi con un rito laico, una cerimonia concepita da loro stessi nei minimi dettagli e che rifletta i loro gusti anche musicali e poetici.Il testo che sarà letto alla cerimonia viene discusso con Vera Pegna, la vice segretaria dell’UAAR che celebrerà la cerimonia. <br />
La sequenza è quella tradizionale: il padre che accompagna la sposa in abito bianco, le frasi consuete: “Vuoi tu, Scott, prendere in sposa ... vuoi tu Susie, prendere in sposo ...”, lo scambio degli anelli, il bacio, le lacrime, gli applausi, l’allegria. Prima di venire ad Asti, Scott e Susie sono passati al Municipio di Londra per il rito civile poiché i matrimoni laico-umanisti non hanno ancora validità giuridica in Inghilterra. <br />
Ma le richieste di celebranti per matrimoni e funerali laici sono in continuo aumento, in particolare nel Regno Unito e in Olanda. <br />
È la British Humanist Association di Londra che si occupa della loro formazione e lo scorso aprile ha organizzato a Warwick un Simposio europeo per celebranti laici. In Italia registriamo un aumento sensibile dei matrimoni civili (nel 2001 a Milano hanno superato quelli religiosi) e notiamo che alcuni comuni da quello piccolo di Radicofani in provincia di Siena a quello di Roma offrono dei riti laici festosi, celebrati in luoghi belli. <br />
Quando le istituzioni sanno ascoltare i cittadini e rispondere alle loro richieste, è sempre un buon segno.]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=472</comments>
 <pubDate>Tue, 30 Dec 2008 20:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Lo spot natalizio di Dionigi Tettamanzi</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=510</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20081228-Tettamanzi_small.jpg">Dionigi da Milano</a></div>Il Card. Dionigi Tettamanzi ha annunciato che provvederà a creare un fondo di un milione di euro per aiutare i lavoratori cassintegrati vittime della crisi economica.<br />
<br />
Molti, anche a sinistra, trovano questa iniziativa lodevole. Si vedano e.g. gli articoli di Ragozzino e Braga a p. 4 de “il manifesto” del 27 Dicembre 2008.<br />
<br />
Noi del Circolo UAAR di Bergamo troviamo invece che si tratti di un'operazione ideologica, non solo per l'esiguità della cifra coinvolta, ma anche perché volta a rinfrancare la popolarità di un'istituzione, la Chiesa cattolica ambrosiana, che è da tempo collusa con poteri economici e lobbistici (CL, CdO) responsabili, almeno in parte, della crisi economica presente.<br />
<br />
Il Cardinale si scaglia contro la “finanza divenuta virtuale”, ma da quale pulpito viene la predica?<br />
<br />
Si rivolga il prelato ai suoi amici imprenditori e banchieri, sostenitori dell'iperliberismo finanziario della Scuola di Chicago, che ha portato l'economia globale al collasso, e del dissolvimento dello stato sociale pubblico.Se ci saranno migliaia di cassintegrati, è perché i salari sono stati compressi dal 1985 a oggi; ora le possibilità di spesa delle famiglie, dopo anni di indebitamento, sono minime e il crollo della domanda aggregata porta le imprese alla CIG o alla chiusura.<br />
<br />
Se il Cardinale vuole schierarsi contro questo stato di cose, rompa con la cricca dei finanzieri cattolici lombardi e li faccia oggetto privilegiato delle sue reprimende morali.<br />
<br />
Inoltre il denaro drenato dalle casse degli enti pubblici a vantaggio della Chiesa romana ammonta a <b>una decina di miliardi di euro annui</b> fra esenzione ICI, otto per mille della IRPEF e stipendi degli insegnanti di religione. Che cosa potrebbe fare lo Stato con tutti quei soldi? Di certo ben di più di quanto possa fare il milione dell'Arcivescovo meneghino.<br />
<br />
Non sarebbe il caso che la Chiesa cattolica si finanziasse solo con le libere donazioni dei fedeli e non con denaro pubblico? Oggi è infatti leso uno dei principi cardine della liberal-democrazia, cioè che lo Stato non deve finanziare associazioni fra privati.<br />
<br />
Con questa operazione la Chiesa cattolica si mostra inoltre quale incarnazione del bene e unica depositaria della solidarietà e dell'amore, quando in realtà è un organismo che parassitizza le finanze statali e lotta contro la creazione di un forte sistema di garanzie pubbliche, come quello esistente nei paesi del nord Europa.<br />
<br />
La Chiesa privilegia la carità rispetto all'universalismo dei diritti, preferisce agire solo di fronte alle emergenze sociali, senza prevedere mai soluzioni stabili e durature per i problemi derivanti dalla sperequazione della ricchezza, che in Italia cresce senza posa.<br />
<br />
I politici italiani assecondano questo stato di cose: sanno che la Chiesa ci metterà sempre una pezza, dunque non spendono soldi nel <i>welfare state</i>; così facendo possono tenere basso il regime fiscale per i loro amici finanzieri (normalmente il 12,5%), nonché consentire de facto un livello abnorme di elusione ed evasione fiscale.<br />
<br />
Inoltre la Chiesa, con queste elargizioni improvvisate, si guadagna una forte popolarità, apparendo come l'unica istituzione che si preoccupa del benessere delle persone.<br />
<br />
Se in Italia lo Stato è così impopolare, non è solo perché è inefficiente, ma anche perché si è rifiutato di operare politiche sociali incisive, che gli avrebbero permesso di costruirsi un consenso di massa.<br />
Invece la Chiesa ha sempre voluto per sé il “monopolio della bontà”, che gli consente, con costi molto modesti rispetto al favoloso ammontare delle sue ricchezze (tre miliardi di euro il valore dei beni immobili della sola diocesi di Bergamo - EcoBG 13.05.07), di avere la simpatia di milioni di italiani, specialmente dei più poveri e dei più disperati. Attraverso questa simpatia può poi procedere con maggiore facilità alle sue operazioni di indottrinamento e di controllo sulle coscienze.<br />
<br />
Si noti infine che l'erogazione dei fondi sarà subordinata ad assenso da parte delle ACLI o della Caritas, per cui le coppie non sposate o i migranti islamici saranno con ogni probabilità negativamente discriminati.<br />
<br />
Invitiamo a diffidare della carità pelosa della Chiesa cattolica, blando anestetico che, dietro la parvenza di un aiuto immediato, consente il perpetuarsi della compressione dei salari e della riduzione del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti e precari.<br />
<br />
Ogni qual volta la Chiesa decide di spendere un euro in modo socialmente utile, occorre ricordare che sta semplicemente restituendo il maltolto.<br />
<br />
Il Circolo UAAR di Bergamo]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=510</comments>
 <pubDate>Sun, 28 Dec 2008 19:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>La crudeltà senza tregua dei cattolici integralisti contro Beppino Englaro</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=508</link>
<description><![CDATA[<i>I cattolici non si rassegnano alla sentenza, passata in giudicato, sul caso Englaro e fanno di tutto per ritardare il distacco del corpo di Eluana dalle macchine che lo tengono <b>artificialmente</b> in vita, impedendone la <b>morte naturale</b>. Come persona Eluana è morta da un pezzo; il suo corpo, che non è certo più quello della bella ragazza che continuano a mostrarci in foto, viene invece mantenuto in vita a forza, utilizzando con pervicacia <b>tutti i ritrovati della tecnica più moderna</b>.<br />
I fondamentalisti rovesciano lo stato di diritto (in inglese, "rule of law", governo della legge) pretendendo che un atto amministrativo di un ministro prevalga su una sentenza della Cassazione. Governo della legge significa che le leggi del Parlamento e le sentenze dei magistrati vanno rispettate e non possono essere influenzate da atti del governo di carattere meramente amministrativo. Sacconi si oppone a una sentenza definitiva, dello stesso tipo di quelle che in questo momento tengono dietro le sbarre D. Bilancia, S. Riina e altri super-criminali. Se fosse legittimo cancellare una sentenza con un mero atto d'indirizzo, Alfano potrebbe liberare un detenuto con una firma, mentre per le grazie, a quanto pare, serve la firma del Capo dello Stato, cioè di una carica un po' più elevata di un normale ministro.<br />
Di fatto Sacconi non ha emesso alcun atto legittimo, ma si è limitato ad attuare una comune minaccia via carta bollata: se staccate la spina, perdete l'accredito. Questo per dire quanto sia forte la cultura costituzionale e liberal-democratica nel nostro centro-destra, erede diretto della vecchia "pancia fascista" della penisola.<br />
Per fortuna la Corte Europea per i diritti dell'uomo non è in Italia ed è dunque al di fuori del raggio dei potenti artigli del Vaticano. E dato che, in un qualunque paese privo di Vaticano o di analogo potere teocratico, questa vicenda si sarebbe già conclusa da tempo vista la nullità della posizione sostenuta dal fondamentalismo cattolico, la Corte non ha potuto far altro che dire ai cattolici italiani di farsi gli affari propri e di lasciar fare alla magistratura.<br />
Tutto ciò nello strazio decennale di Beppino Englaro e di tutti i suoi familiari, che chiedono solo di essere finalmente lasciati in pace, di poter piangere una persona che è morta da tempo ma a cui viene negato un funerale, come ai soldati dispersi in guerra.<br />
A Beppino Englaro vanno tutto il mio rispetto e la mia stima. Sono convinto che l'anno 2009 chiuderà questa tristissima vicenda una volta per tutte.<br />
Tommaso Bruni</i><br />
<br />
<b>STRASBURGO BLOCCA I CATTOLICI</b><br />
di Alessandro Braga<br />
da "il manifesto", 23-12-08<br />
<br />
Non si intromettano in affari che non sono loro. Suona più o meno così la motivazione che ieri la Corte europea per i diritti dell'uomo ha dato ad alcune associazioni italiane respingendo i loro ricorsi, otto in tutto, contro la sentenza della Corte di appello di Milano che, nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale a Eluana Englaro. Ricorsi rispediti al mittente perché «irricevibili».Insomma, la Corte europea ha dato ragione al padre di Eluana, Beppino, da anni in lotta per ottenere che la figlia, in stato vegetativo permanente dal 1992 in seguito ad un incidente stradale, possa trovare pace. Proprio nei giorni scorsi Beppino Englaro aveva chiesto a politici e mezzi di informazione una sorta di moratoria sul caso della figlia, dopo le violente polemiche seguite alla decisione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi di emanare un atto di indirizzo alle regioni in cui sostanzialmente vietava a tutte le strutture pubbliche e private convenzionate sul territorio italiano di sospendere l'alimentazione forzata alle persone, come Eluana, in stato vegetativo permanente. <br />
Ieri sulla questione sono intervenuti anche gli infermieri del collegio Ipavsi di Udine, sottolineando come, nel caso di Eluana, «sia fuorviante evocare il pericolo di eutanasia». Per loro il problema reale è «l'insostenibilità della sofferenza, il degrado della dignità, l'obbligo a prolungare un'agonia senza esito e la violenza imposta a chi non può impedire un trattamento che, potendo esprimersi, rifiuterebbe».<br />
I ricorsi erano stati presentati il 18 novembre scorso dal tutore legale di Ada Rossi, una paziente in stato vegetativo permanente che viene nutrita artificialmente, da altri cinque cittadini italiani rappresentati dai loro tutori e da diverse associazioni per il diritto alla vita composte da genitori, parenti e amici di disabili e dai medici e avvocati che li assistono. A loro avviso la sentenza della Corte di appello di Milano violava gli articoli due e tre della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, quelli che parlano di diritto alla vita e di divieto di trattamenti inumani e degradanti per le persone. <br />
Ma la corte di Strasburgo ieri, dopo che già il 20 novembre aveva detto no alla richiesta di «procedura d'urgenza» richiesta per il trattamento del caso, ha respinto su tutta la linea le tesi dei ricorrenti, bocciando i ricorsi presentati. «Irricevibili», così ha detto Strasburgo, perché in primo luogo «non è sufficiente che una legge o una sentenza violi di per sé i diritti protetti dalla convenzione per i diritti dell'uomo, ma deve essere stata applicata a detrimento» della convenzione stessa. In più, continua la Corte, «i ricorrenti non hanno nessun legame diretto con Eluana» e quindi «non possono essere considerati vittime dirette della sentenza» perché il procedimento giudiziario di cui criticano il risultato e di cui temono le conseguenze «tocca solo le parti direttamente coinvolte e i fatti oggetto della sentenza». In pratica, la Corte chiede ai ricorrenti «indizi ragionevoli e convincenti» non «semplici sospetti o congetture» di per sé non sufficienti a dimostrare un danno personale per loro.<br />
Tanto basterebbe per mettere a tacere quanti, da tempo, si stanno opponendo alla volontà di Beppino Englaro di mettere fine al calvario della figlia. Ma neppure questa sentenza sembra farlo. Immancabile, ieri il Vaticano ha tuonato contro la bocciatura dei ricorsi. <br />
«Ammazzare un innocente è qualcosa di totalmente negativo», ha sbraitato il cardinal Javier Lozano Barragan, presidente del pontificio consiglio per gli operatori sanitari, una specie di ministero della salute. Per lui, ovviamente, «bene hanno fatto le associazioni a presentare ricorso, volendo far applicare il quinto comandamento, che è non uccidere». <br />
E Antonio Spagnolo, della pontificia accademia per la vita, ha addirittura sobillato i medici «all'obiezione di coscienza» per non trasformarsi in «volontari della morte». <br />
Il centrodestra si è schierato a difesa di Sacconi, mentre l'Udc è andata oltre, con Volonté che ha parlato di «sentenza di allucinante nazismo». Forse sarebbe stato meglio il rispetto del silenzio chiesto dal padre di Eluana.]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=508</comments>
 <pubDate>Thu, 25 Dec 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Veltroni a colloquio con il Card. Pio Laghi</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=507</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081225-Pio Laghi.jpg">Card. Pio Laghi</a></div><br />
<i>Un altro interessante articolo da "il manifesto".<br />
Non che parlare con qualcuno sia un crimine, per carità, ma forse una persona con la responsabilità di Veltroni dovrebbe scegliersi interlocutori più presentabili e che non abbiano giocato a tennis con Emilio Eduardo Massera, sposato suo figlio e battezzato suo nipote. <br />
Per soprammercato, Massera era anche piduista, proprio come il nostro attuale presidente del consiglio, Cicchitto, M. Costanzo e altri.<br />
Tommaso Bruni</i> <br />
<br />
<b>Veltroni e Pio Laghi. Dimmi con chi vai...</b><br />
di Claudio Tognonato<br />
da "il manifesto", 23-12-08<br />
<br />
È bene che il Pd insista sulla questione morale, ma la sua attenzione non dovrebbe riguardare solo le amministrazioni locali.<br />
Anche i diritti umani sono importanti. <br />
Ieri Walter Veltroni ha partecipato ad un incontro della rivista Limes per discutere con il cardinale Pio Laghi sull'arrivo alla Casa bianca di Barack Obama. Sì, Pio Laghi, proprio lui, l'ex Nunzio apostolico, amico dei dittatori argentini, poi trasferitosi a Washington per curare i rapporti tra Santa Sede e amministrazione Bush.Dal 1974 al 1980 Laghi è stato ambasciatore del Vaticano in Argentina, rappresentando la Santa Sede nel periodo più sanguinario della dittatura militare (1976-83). Con il risultato che per oltre vent'anni Giovanni Paolo II non ha mai ricevuto le Madri di Piazza di Maggio che si sono recate più volte in Vaticano perché intercedesse per salvare i loro figli. Allora molti di loro erano ancora vivi. Ma la chiesa, in silenzio, ha assecondato il genocidio. Nel 1997, in Italia, le Madri hanno presentato una denuncia alla magistratura per processare Pio Laghi per le sue responsabilità. E, consapevoli della sua immunità in virtù del Concordato, le Madri, con una denuncia alla Commissione pontificia Iustitia e pax, ne hanno chiesto la sospensione. Nulla di fatto. Infine nel 1999 la pazienza delle Madri è finita e con una lettera a Wojtyla hanno accusato la gerarchia della Chiesa cattolica di connivenza con la sistematica violazione dei diritti umani, la tortura e la desaparicion di 30.000 persone. La Chiesa, diceva la lettera «non si oppose al massacro, non alzò la voce a favore delle migliaia di nostri figli negli anni dell'orrore».<br />
Durante la dittatura il cardinale Pio Laghi, prefetto emerito della Congregazione per l'educazione cattolica del Vaticano, è stato più volte interpellato dai familiari delle vittime ma non ha fatto nulla. «Se sono stati molto torturati, i militari non li lasceranno in libertà» disse nel 1979 a Lita Boitano che, disperata, voleva conoscere la sorte dei suoi due figli. Nulla. Ancora oggi sono desaparecidos.<br />
Non è possibile che Walter Veltroni non ricordi nemmeno le famose partite a tennis tra Pio Laghi e l'ammiraglio Emilio Massera, capo della giunta militare, oltre che membro della P2 di Licio Gelli. Laghi era al corrente di quanto stava accadendo in Argentina: testimoni del principale campo di concentramento di Buenos Aires, la famigerata Esma, hanno dichiarato di aver visto entrare varie volte al campo una macchina con i vetri oscurati e la targa diplomatica del Vaticano. Era lui. Proprio da quel campo partivano i «voli della morte» che una o due volte alla settimana caricavano i camion con detenuti che erano poi portati su aerei e gettati vivi in mezzo al mare. Questa è la testimonianza del capitano Adolfo Scilingo che per aver partecipato a questi voli sconta in Spagna una pena di 640 anni. Scilingo ha pure raccontato che dopo i «voli» un cappellano consolava i militari sostenendo che si trattava «di una morte cristiana» e che «perfino nella Bibbia era previsto l'eliminazione dell'erba cattiva dai campi di grano».<br />
Walter Veltroni si è seduto accanto a Pio Laghi, gli ha stretto la mano e ha discusso sul futuro dell'America di Obama. E la questione morale?]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=507</comments>
 <pubDate>Wed, 24 Dec 2008 09:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Il ritorno di Joseph Ratzinger alla Controriforma</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=506</link>
<description><![CDATA[<i>Mi ero ripromesso di non riportare più articoli di giornale, ma questo articolo di M. D'Eramo da "il manifesto" merita di avere un posto qui. <br />
La Chiesa continua ad estremizzare le sue posizioni: ogniqualvolta esce con una nuova sparata, il numero degli iscritti alla UAAR aumenta. Come a dire: se si radicalizzano i fondamentalisti, si radicalizzano anche i laici.<br />
Buona lettura.<br />
Tommaso Bruni</i><br />
<br />
<b>GRAZIE PAPA</b><br />
di Marco d'Eramo<br />
da "il manifesto", 21-12-08<br />
<br />
Dobbiamo essere grati a Joseph Ratzinger. <br />
Non passa giorno che il pontefice non ci ricordi quanto fu giusta e indispensabile la lotta per la libertà di religione e dalla religione. <br />
Intorno al letto di vita morente in cui da 17 anni giace Eluana Englaro, da mesi le istituzioni danzano un macabro balletto al ritmo del Vaticano. <br />
Ministri guaiscono e saltellano, cagnolini ammaestrati a bacchetta dal porporato di turno. <br />
È insopportabile questo clero che, contro le leggi dello stato, contro la volontà della famiglia, contro le sentenze in più alto grado della magistratura, s'intrufola persino nel sudario, s'impiccia delle scelte più dolorose e silenti, quando l'affetto tra cari si strazia sul filo da tagliare.<br />
Se in regime di laicità e di separazione tra stato e chiesa è possibile una tale invadenza, immaginiamo che inferno era quando tutta la tua vita sociale era appesa all'arbitrio di un curato. <br />
Ancora nel 1968, per ottenere il passaporto era necessario un certificato di buona condotta vincolato al parere del parroco (e del portiere). <br />
Un prete poteva vietarti di andare all'estero. <br />
E se convivevi con un/a partner, il vescovo vi scomunicava e vi tuonava «pubblici concubini!» dal pulpito di una cattedrale (<i>D'Eramo si riferisce al celebre caso dei Bellandi, i "Concubini di Prato", del 1958 ndr</i>). <br />
Quando non s'impiccia d'Eluana, il Vaticano manda a quel paese persino un benpensante come Gianfranco Fini, solo perché ha osato dire quello che a Roma sanno anche le pietre, in particolare le pietre del ghetto, abolito solo qualche papa fa: e cioè che la Chiesa non si oppose allo stremo contro le leggi razziali emanate da Benito Mussolini nel 1938. <br />
Così la Santa sede riscrive la storia, si assolve dai propri peccati, col solo dichiarare di non averli commessi, si arroga quel potere che Pier Damiani concedeva solo a Dio, e cioè di poter fare in modo che quel che è stato non sia stato. <br />
Quando non si ricrea un'innocenza razziale, la curia s'inventa la geniale categoria di «statolatria» e attacca la Spagna di José Zapatero: con le sue leggi vuole controllare ogni ambito della vita e «obbliga le famiglie a scegliere determinate materie non d'istruzione, ma d'indottrinamento» (sic dixit Monsignor Angelo Amato).<br />
Non paga, la Santa sede apre anche un altro fronte, trova il modo d'infilarsi nella nostra biancheria intima (perché non vuole affatto controllare ogni aspetto della nostra esistenza) e a proposito dei gay spara ad alzo zero sulle Nazioni unite - e sulla Francia del conservatore Nicholas Sarkozy per soprammercato. <br />
Quest'attacco dell'Osservatore romano è un gioiello di paralogismo che così ragiona: garantire la libertà di matrimonio ai gay mette in pericolo la libertà di espressione religiosa perché allora la religione non sarebbe più in grado di condannare i matrimoni gay. <br />
Come dire che garantire la libertà di pensiero mina la libertà religiosa perché impedisce al papa d'imporre il principio di autorità. Non stupisce che sofisti tanto virtuosi scoprano che nella nostra Italia papalina «è in atto una persecuzione anticristiana». <i>(Vedere a proposito <a href="http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=5395">questo articolo di BergamoNews</a>. ndr)</i><br />
Viene da chiedersi il perché di tanto nervosismo - ormai scomposto, persino sguaiato - proprio quando il Vaticano ha ritrovato in Italia uno strapotere che non conosceva da secoli. <br />
Invettive e anatemi si moltiplicano. Nessuno è risparmiato (tranne forse qualche pellegrino polacco per la Madonna nera di Czestochowa).<br />
Insomma, della modernità non gli va bene nulla. <br />
Dai, per Natale regaliamo un viaggio a tutta la Curia: offriamo un biglietto charter di sola andata per l'alto Medioevo. Così si ritroveranno nell'epoca dei loro sogni.<br />
<br />
<i>Un piccolo puntiglio storico per concludere. Il Medioevo, e in ispecie quello alto (476-1000 d.C.) non fu affatto il periodo di massimo potere della Chiesa. Si trattò di un'epoca di disgregazione dei grandi apparati, in cui il potere veniva di solito esercitato a livello locale (spesso su scale davvero microscopiche) da famiglie nobiliari che assommavano su di loro le dignità civili ed ecclesiastiche. Il massimo del potere della Chiesa come istituzione transnazionale guidata dal romano pontefice si ha negli anni subito successivi al Concilio Tridentino, quindi nella seconda metà del Cinquecento, una delle epoche più buie e più sanguinose della storia europea. Intendo come "massimo del potere" la più grande capacità di plasmare le società cattoliche secondo il proprio volere, non il controllo sopra il maggior numero di persone (in quanto la riforma luterana del 1517 e l'atto di supremazia del 1534 avevano privato il papato del controllo di quasi tutta l'Europa settentrionale).<br />
T.B.</i>]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=506</comments>
 <pubDate>Tue, 23 Dec 2008 15:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Curare gli omosessuali</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=505</link>
<description><![CDATA[<i>Una recente inchiesta, condotta dal giornalista indipendente Saverio Tommasi, ha condotto a scoprire che a Botta di Sedrina, in Val Brembana, una comunità cattolica proponeva a chi avesse dubbi sulla suo orientamento sessuale di guarire dalla omosessualità. Il gruppo Lot, che propone questo ritiro spirituale di tre giorni per purificarsi dal peccato dell'omosessualità, si riunisce nella casa S. Giuseppe, gestita direttamente dalla Diocesi. Il ritiro, a pagamento (sui 100 euro), comprendeva anche la presenza di un sacerdote esorcista che attribuiva l'omosessualità all'azione del Maligno.<br />
Dato che tutti i partecipanti erano adulti consenzienti, una simile operazione è lecita; ciò nonostante rimane il fatto che presentare l'omosessualità in questo modo è gravemente scorretto dal punto di vista medico e scientifico. Inoltre queste attività sono finanziate dalla Diocesi, che attraverso la CEI e l'8/1000 della IRPEF è destinataria di fondi pubblici.</i><br />
<i>Si ripropone quindi il problema dell'inaccettabilità del finanziamento pubblico delle confessioni religiose, che spesso usano il denaro ricevuto per iniziative altamente ideologiche come la presente. <br />
Se il denaro della Chiesa Romana derivasse interamente da donazioni private, invece, allora potrebbe essere speso come meglio la gerarchia ecclesiastica ritenesse giusto: volendo, anche interamente in esorcismi e novene.</i><br />
<br />
<i>Mi sovviene questa frase:<br />
"Per quanto riguarda poi le spese del mantenimento della Chiesa, queste non possono [...] essere a carico dello Stato, ma bensì a carico di quella parte del popolo che professa questa o quella fede, vale a dire soltanto a carico della comunità religiosa" <br />
I. Kant, Metafisica dei costumi, Laterza 2004, p. 160.<br />
Questo testo è stato scritto nel 1797. Due secoli fa. E non siamo ancora riusciti a impossessarci di questo semplice principio.</i> <br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo<br />
<br />
Per vedere l'inchiesta di Saverio Tommasi, <a href="http://www.saveriotommasi.it/video/inchieste/guarire-si-deve/">cliccate qui</a><br />
Per leggere un articolo di BergamoNews sul tema, <a href="http://www.bergamonews.it/provincia/articolo.php?id=4829">cliccate invece qui</a><br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=505</comments>
 <pubDate>Thu, 18 Dec 2008 17:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>I fondamentalismi religiosi si alleano contro l&apos;omosessualità</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=502</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20081203-Iran_Vaticano.png">Iran + Vaticano = oppressione dei diversi</a></div><br />
<i>Il Vaticano si oppone alla depenalizzazione globale dell'omosessualità. <br />
Si oppone quindi al fatto che un peccato non sia considerato reato, ribadendo così la sua secolare tendenza all'identificazione di questi due diversissimi concetti e a voler informare le società ai propri principi in modo totalitario. <br />
Così facendo il Vaticano si schiera di fatto a favore dei cappi degli ayatollah iraniani che, dalla rivoluzione khomeinista del 1979, hanno strangolato a morte centinaia di omosessuali di quella nazione. I fondamentalismi monoteisti, che tanto si dovrebbero odiare, in realtà sovente perseguono gli stessi obiettivi. <br />
Il Vaticano non esita a schierarsi dalla parte del boia islamico, nonostante corra subito a giustificarsi dietro affermazioni pretestuose. I preti dicono che, se si depenalizza l'omosessualità, tutti gli Stati saranno costretti a legittimare le nozze omosex. Ma che cosa c'entra il fatto che l'omosessualità non sia reato con il fatto che il matrimonio omosessuale sia consentito? Oggi in Italia l'omosessualità non è reato ma non ci sono (purtroppo) matrimoni fra persone dello stesso sesso.<br />
La misura dell'ONU (dotata oltretutto di scarsa forza coattiva, come la moratoria sulla pena di morte di fine 2007) avrebbe solo cercato di indurre gli Stati a depenalizzare i rapporti omosessuali fra consenzienti: così persone innocenti non sarebbero più finite più in galera, non sarebbero state torturate o uccise per una loro condizione naturale, l'omosessualità appunto, che non si sono scelte.<br />
Il Vaticano si schiera a favore della violenza sugli innocenti, per il solo fatto che i suoi miti bimillenari considerano l'omosessualità un atto volontario e peccaminoso, mentre in realtà essere omosessuale non è molto diverso dall'essere mancino (e infatti un tempo anche l'essere mancino aveva pesanti conseguenze). <br />
E' necessario che a questa forza antimoderna, oscurantista ed estranea alla cultura dei diritti umani la Repubblica Italiana non dia più il becco di un quattrino. <br />
Se il clero cattolico vuole continuare a inneggiare alle forche, in modo diretto o indiretto, lo faccia con i soldi del loro gregge, non con quelli dei contribuenti.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo</i><br />
<br />
Il rappresentante della Santa Sede presso l'Onu: «Tutelare gli omosessuali potrebbe comportare il riconoscimento di nuovi diritti come il matrimonio. E discriminare gli Stati che non li ammettono» <br />
<b>Il Vaticano contro una depenalizzazione universale dell'omosessualità</b><br />
Leo Lancari - Roma<br />
<br />
«Non depenalizzate l'omosessualità». L'appello arriva dal Vaticano che ieri ha duramente criticato l'iniziativa con cui la Francia si prepara a chiedere alle Nazioni unite, a nome dei 25 paesi dell'Unione europea, la cancellazione del reato di omosessualità in tutti quei Paesi, in tutto 91, in cui è ancora in vigore. <br />
Ad attaccare la proposta, che si basa su un principio fondante dell'Unione europea come l'uguaglianza dei diritti tra le persone a prescindere dalla nazionalità di origine, dalla religione e dall'orientamento sessuale, è stato ieri <b>monsignor Celestino Migliore</b>, rappresentante della Santa Sede proprio presso le Nazioni unite. <br />
Parlando all'agenzia francofona I.Media, l'alto prelato ha spiegato come la Chiesa sia contraria alle discriminazioni nei confronti dei gay «ma - ha aggiunto - qui la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette contro la discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».<br />
La paura del Vaticano, in sostanza, è quella che abolendo il reato di omosessualità si possa poi automaticamente arrivare al riconoscimento di nuovi diritti, come ad esempio la possibilità per due persone dello stesso sesso di sposarsi. E per far capire quali rischi, secondo il Vaticano, questo potrebbe portare, monsignor Migliore spiega: «Per esempio gli Stati che non riconoscano l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno mesi alla gogna e fatti oggetti di pressioni».<br />
<br />
<b>Il Vaticano sembra dunque preoccuparsi più delle eventuali pressioni che gli Stati inadempienti potrebbero ricevere, della possibilità concreta per un omosessuale di essere punito con il carcere, o peggio con la morte.</b><br />
<br />
L'iniziativa francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità è stata annunciata nel maggio scorso in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia dal segretario di Stato ai diritti umani Rama Yade. «Un'iniziativa europea - spiegò in quell'occasione Yade - che sarà portata davanti all'assemblea generale delle Nazioni unite durante il semestre francese di presidenza», e che dovrebbe attuarsi il prossimo 10 dicembre in occasione del 60esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani. Proprio l'avvicinarsi della scadenza ha spinto il Vaticano a scendere in campo in maniera così pesante.<br />
<br />
Per quanto poco discusso, quello delle discriminazioni nei confronti dei gay è un tema attualissimo. Sono ben 91, infatti, i Paesi in cui amare una persona dello stesso sesso è considerato un reato e in ben sette di questi (Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Arabia Saudita e Nigeria) viene punito con la pena di morte.<br />
<br />
Senza arrivare a questi casi estremi, più frequenti sono i casi di insulti nei confronti degli omosessuali. A partire proprio dalla Francia dove, nonostante alcune leggi avanzate come i Pacs, che consentono l'unione tra persone dello stesso sesso, gli attacchi non mancano. Come dimostrano gli insulti di Christian Vanneste, deputato dell'Ump, il partito del presidente Sarkozy, che per spiegare la sua contrarietà a un disegno di legge che punisce chi offende i gay, nel 2004 spiegò come l'omosessualità sia «inferiore all'eterosessualità e, se diffusa universalmente, pericolosa per l'umanità». Condannato nel gennaio del 2007, Vanneste si è visto annullare la condanna il 12 novembre scorso dalla Corte di cassazione francese.<br />
<br />
La posizione espressa da monsignor Migliore non convince Rocco Buttiglione, propenso più a credere una errore da parte delle agenzie di stampa. «Non mi risulta che la Chiesa cattolica sia contraria alla depenalizzazione del reato di omosessualità», ha commentato infatti il deputato dell'Udc. Dure, invece, tutte le altre reazioni. «Parole gravissime», per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, mentre per l'Arcigay la posizione del Vaticano si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari». E Imma Battaglia, leader dei diritti delle persone gay, promette: «Se necessario siamo pronti a manifestare anche in Vaticano».<br />
<br />
da "il manifesto", 2-XII-08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=502</comments>
 <pubDate>Thu, 4 Dec 2008 01:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>IO MI RICORDO</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=501</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081203-Io_Mi_Ricordo_Piccolo.jpeg">Io mi ricordo</a></div><br />
<b>BergamoLaica</b>, di cui il Circolo bergamasco della UAAR fa parte, organizza per la serata di <b>mercoledì 10 Dicembre (ore 21)</b>lo spettacolo "Io mi ricordo", volto a risvegliare la coscienza sociale bergamasca sul problema dello HIV. <br />
Lo spettacolo si terrà  al <b>Teatro Gavazzeni di Seriate (BG)</b><br />
<br />
Infatti, da quando, alla fine degli anni Novanta, è stata inventata la terapia anti-retrovirale con 3 principi attivi, che permette di cronicizzare la sindrome, di HIV non si parla quasi più. Ma in Italia ogni anno ci sono 4.000 contagi all'anno e 1.200 casi conclamati di AIDS ogni anno. La bergamasca sta particolarmente male da questo punto di vista, perché i tassi di contagio superano vistosamente la media nazionale. La percezione del rischio è molto bassa, con la conseguenza che sono assai poche le persone che vanno a fare il test dopo aver avuto comportamenti a rischio. <br />
<br />
La serata, che sarà prevalentemente di musica e teatro, conterrà anche parti informative sullo HIV, sulle modalità di contagio, sullo stato dell'epidemia, sulle cure. A livello artistico la serata è organizzata dalla P-Nuts di Giorgio Bozzo, che si è messa gratuitamente a disposizione per questa iniziativa. Gli artisti presenti lavoreranno al solo "prezzo di costo", cioè in cambio delle sole spese vive sostenute. Il ricavato al netto delle spese, con l'aggiunta di un'eventuale offerta del pubblico, sarà utilizzato per finanziare una campagna di BergamoLaica centrata sulla prevenzione (leggi uso del preservativo) e sulla corretta informazione su contagio da HIV.<br />
<br />
Invito a tutti gli atei e gli agnostici ad essere presenti, perché i pregiudizi contro i sieropositivi sono ancora molto forti.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR Bergamo]]></description>
 <category>Arte, spettacolo, divertimento</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=501</comments>
 <pubDate>Wed, 3 Dec 2008 20:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Uscire dal gregge: resoconto</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=500</link>
<description><![CDATA[E' andata molto bene la serata al Caffè Letterario in cui il segretario nazionale della UAAR Raffaele Carcano ha presentato il libro "Uscire dal gregge". Circa 35 persone presenti in sala, molte le domande dal pubblico, tanto che la serata si è trasformata in un dialogo fra il relatore e l'uditorio lungo più di un'ora. Molte le presenze fra gli uaarini del Circolo: io ne ho contati 8.<br />
Chi si è perso la serata può comunque vedere una breve intervista a Raffaele <a href="http://openreview.wordpress.com/2008/11/28/uscire-dalla-chiesa-cattolica/">qui</a><br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=500</comments>
 <pubDate>Tue, 2 Dec 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Uscire dal gregge</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=497</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081120-Copertina_Uscire_Dal_Gregge.png">Copertina</a></div><br><br />
<font size=4><b>Uscire dalla Chiesa Cattolica: con lo sbattezzo si può. <br><br>Giovedì 27 Novembre, ore 20.30<br><br>Al “Caffè letterario”, via S. Bernardino 53, Bergamo</b></font><br><br>Il segretario nazionale della UAAR, <b>Raffaele Carcano</b>, presenterà il libro “Uscire dal gregge”, scritto a quattro mani con Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche UAAR.<br><br>Si parlerà, fra l'altro, dell'iniziativa UAAR più conosciuta e di maggior successo, <b>lo sbattezzo</b>, l'unica procedura con cui è possibile essere riconosciuti dallo Stato come “non più cattolici”.<br><br>LO SBATTEZZO: ISTRUZIONI PER L'USO<br><br>Come la libera associazione di individui è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla nostra Costituzione, così lo è anche l'uscire da un'associazione. Ma l'abbandono di un'organizzazione religiosa può essere spesso difficoltoso per le resistenze frapposte dai suoi capi.Nel caso della Chiesa cattolica, si aggiunge l'aggravante che la maggioranza della popolazione italiana vi è entrata a causa di un battesimo che è stato ricevuto nei primi anni di vita, quando non si era in grado di intendere e di volere. Lo sbattezzo è l'atto con cui chi non crede più decide di uscire ufficialmente dalla Chiesa Cattolica (l'atto è riconosciuto dalla legge italiana); consiste nel richiedere al parroco della parrocchia in cui si è stati battezzati di annotare, sul proprio atto di battesimo, che non si vuole più essere considerati aderenti alla Chiesa cattolica e, dunque, “sottomessi ai capi della Chiesa”.<br />
La richiesta può essere effettuata attraverso il modulo disponibile <a href="http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-parroco.rtf">qui</a>, che deve essere compilato in tutte le sue parti e spedito per raccomanda AR alla parrocchia di battesimo insieme a una fotocopia di un documento di identità. Per sbattezzarsi è quindi indispensabile conoscere in quale parrocchia si sia stati battezzati. Non ci si può considerare sbattezzati finché non si riceve, dal parroco o dalla diocesi, conferma per lettera dell'avvenuta annotazione. Sbattezzarsi, dal punto di vista del diritto canonico, comporta la scomunica (ciò non ha ovviamente alcuna conseguenza per la legge della Repubblica Italiana). In caso di problemi con lo sbattezzo, contattare info@uaarbergamo.it oppure il 339.7415298 (Tommaso).]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=497</comments>
 <pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Referendum californiano rende nuovamente nulli i matrimoni omosex</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=496</link>
<description><![CDATA[<div class=leftbox><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081108-Scottish_Gay_Wedding.jpg">Matrimonio Gay in Scozia</a></div><br />
<i>I californiani, molti dei quali elettori di Obama, hanno cancellato il 4 novembre via referendum i matrimoni omosex. I gay si mobilitano e accusano il referendum di incostituzionalità. Incerta sulla questione dei diritti civili la posizione del futuro inquilino della White House.<br>Tommaso Bruni</i><br><br><b>No ai matrimoni gay. Los Angeles esplode, in migliaia per le strade</b><br>Luca Celada<br><br>Sono accorsi a migliaia alla manifestazione tenuto a Santa Monica Boulevard e San Vicente, incrocio storico nel cuore di Boys Town, il quartiere gay di West Hollywood. Qui si erano radunati i gay dopo una analoga sconfitta referendaria due anni fa per riaffermare i propri diritti e qui era stata celebrata la sentenza della Corte suprema della California che a maggio aveva dato agli omosessuali californiani il diritto di sposarsi. L'altro ieri la gioia si è tramutata in rabbia: dopo quattro mesi di legalità i gay californiani sono tornati a essere cittadini di seconda categoria grazie al passaggio della «prop 8», il referendum che ha imposto un emendamento alla Costituzione dello stato che, da ora in poi, contempla il matrimonio unicamente come «unione fra un uomo e una donna». I fautori del referendum - una coalizione di conservatori religiosi lautamente finanziati dalla chiesa cattolica, da congregazioni evangeliche e soprattutto dalla chiesa mormone che dallo Utah ha inviato la gran parte dei $30 milioni spesi per una campagna a base di spot - hanno sostenuto la necessità di «salvaguardare la santità del matrimonio» secondo i precetti della bibbia. La tesi alla fine è prevalsa in barba al principio di laicità dello stato, affermato dalla Corte suprema anche se il risultato finale - 52% a 48%, - era stato di misura.<br />
La revoca della legge è un duro colpo al movimento dei diritti gay che nel matrimonio civile persegue un obiettivo di forte peso simbolico e che rappresenta il punto di arrivo delle lotte di emancipazione ed eguaglianza degli ultimi 40 anni. Il senso dei quattro cortei spontanei che l'altra sera si sono snodati per Hollywood e Los Angeles paralizzando il centro della città fino a notte fonda, era di riaffermare come ha detto l'attivista Robin Tyler che «questo movimento e questa gente è qui e non ha nessuna intenzione di scomparire». Tyler con la sua compagna Diane Olsen ieri mattina ha presentato con il loro avvocato Gloria Allred un ricorso alla Corte suprema chiedendo di invalidare il referendum perché «palesemente lesivo dei diritti costituzionali di una categoria tutelata di cittadini». Un primo processo intentato da Tyler e Olsen era stato alla base della sentenza di maggio e le due donne avevano inaugurato con le proprie nozze al municipio di Beverly Hills la cosiddetta «summer of love» durante la quale sono convolate a nozze in California oltre 18.000 coppie gay. Ora fra le altre incognite introdotte dal referendum c'è la legalità di questi matrimoni già celebrati. Secondo il procuratore della California Jerry Brown, le unioni dovrebbero rimanere valide ma questo determinerebbe una situazione paradossale e grossi problemi giuridici. Nel presentare il ricorso, Allred ha affermato che il referendum è anticostituzionale quanto lo sarebbe un emendamento che riservasse il matrimonio a coppie della stessa etnia.<br />
Il voto ha diviso la California nelle sue prevedibili componenti: le aree urbane liberal delle coste e le zone rurali, religiose e conservatrici dell'hinterland, ma l'analisi elettorale stavolta ha anche rilevato divisioni «interne» più sottili. Ha votato, infatti, contro i matrimoni gay una forte maggioranza delle componenti etniche, neri, ispanici e asiatici, gli immigrati recenti, gli stessi settori fortemente motivati e coalizzati cioè dall'«effetto Obama» che hanno però espresso su questo tema un tradizionalismo religioso e culturale che va oltre l'opposizione prettamente ideologica della destra teocon. «Ciò che per noi è particolarmente doloroso - ha affermato Tyler - è che così tanti neri, vittime dell'oppressione che fino pochi anni fa li vedeva brutalmente segregati, abbiano mancato di vedere l'evidente analogia con la nostra situazione. Ma abbiamo fatto troppa strada per retrocedere, non abbiamo alcuna intenzione di farlo ora. La nostra lotta continua».<br />
<br />
da "il manifesto", 08/11/08 ]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=496</comments>
 <pubDate>Sat, 8 Nov 2008 12:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Diagnosi pre-concepimento: una tecnica nata apposta per aggirare la legge 40</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=495</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081108-Embrione_9_Weeks.jpg">Embrione 9 Settimane</a></div><br />
<i>La legge 40 costringe la ricerca italiana a spendere risorse ed energie preziose per cercare di aggirarla. I danni che una legge confessionale può fare con la sua irrazionalità sono sovente superiori alle aspettative. Sorprendenti i ginecologi nostrani che plaudono alla nuova scoperta: non si rendono conto di essere gli unici al mondo ad esser costretti a battere la via della diagnosi pre-concepimento? <br>Ricordiamo che la legge 40/2004, voluta dal ministro berlusconiano Sirchia, vieta la selezione fra embrioni sani ed embrioni malati in presenza di genitori portatori di malattie genetiche. La selezione dell'embrione sano viene equiparata, da questa normativa ispirata alla fede cattolica, alla eugenetica.<br />
Tommaso Bruni</i><br />
<br />
<b>Nata nel rispetto della legge 40<br />
Tecnica di procreazione assistita «etica» ma controversa</b><br />
<br />
E' una femminuccia di Rieti. E' la prima bebé nata in Italia grazie a una tecnica di «procreazione assistita» rispettosa dei limiti bioetici fissati dalla legge 40. Si chiama «diagnosi pre-concepimento». La sua nascita è stata annunciata come un grande successo al primo Congresso della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia in corso a Roma. E la sua nuova vita viene già usata per rianimare il dibattito bioetico e portare acqua al mulino di chi appoggia la legge 40 e che adesso si sente di poter dire che non è necessario superarla per poter permette di concepire bambini sani anche a donne portatrici di malattie genetiche.<br>In pratica, come spiegano Francesco Fiorentino e Donatella Caserta che hanno elaborato la tecnica: «La diagnosi genetica pre-concepimento mira a selezionare gli ovociti e non gli embrioni in cui sia assente l'anomalia genetica materna in modo da produrre embrioni sani». Significa che, mentre la legge impedisce la selezione degli embrioni, questa diagnosi la aggira selezionando gli ovociti non ancora fertilizzati e scegliendo quelli sani. Insomma un escamotage tecnico. Funziona? <br>Secondo Carlo Flamigni dell'Università di Bologna non sarebbe affidabile e non sarebbe una novità. A Chicago dove la tecnica è stata molto studiata - spiega Flamigni - sostengono che si tratta di una procedura «parziale, affatto esaustiva e con un margine di errore molto elevato». Inoltre, conclude l'esperto, un solo caso non è rappresentativo. <br>Fuori dalle dispute ginecologiche, il fatto è che, anche se non fosse la strada giusta, in Italia ogni altra via è vietata da uno stato etico influenzato dal Vaticano.<br />
da "il manifesto", 08/11/08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=495</comments>
 <pubDate>Fri, 7 Nov 2008 11:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Un passo avanti verso il testamento biologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=494</link>
<description><![CDATA[<div class=leftbox><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081108-Scroll.jpg">Pergamena</a></div><br />
<b>Via libera al testamento biologico</b><br />
Il tribunale trasforma in decreto la richiesta di un cittadino<br />
MODENA<br />
<br />
Per la seconda volta in Italia è stato depositato in Tribunale un decreto che accoglie la richiesta di un uomo in piena salute che ha nominato la moglie «proprio amministratore di sostegno» in caso di malattia invalidante.<br>Nella sentenza, il giudice tutelare del tribunale di Modena, Giudo Stanzani, ha autorizzato la moglie a farsi garante del marito per le sue volontà in caso di «malattia allo stato terminale o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante» e che «costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali». <br>Seguendo l'iter previsto dalla legge, l'uomo aveva redatto una scrittura privata in cui indicava la moglie come garante della sua ultima volontà; la scrittura era stata sottoposta all'autenticazione di un notaio. Grazie al ricorso in tribunale, il decreto è stato poi depositato dal giudice tutelare, rendendo valida anche a norma di legge la scrittura privata (altrimenti, facilmente impugnabile dai medici).<br>«E' un decreto illuminato - spiega l'avvocato dell'uomo, Maria Grazia Scacchetti - che apre una procedura». Il vuoto normativo su temi come il testamento biologico richiama casi come quello di Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo permanente cui la magistratura ha autorizzato la sospensione dell'alimentazione forzata. In quell'occasione, il Parlamento aveva sollevato il sospetto del conflitto d'attribuzione sulla possibilità della magistratura di intervenire in casi simili, ma il ricorso era stato respinto dalla Corte Costituzionale. Dopo il decreto di Modena, immancabili le polemiche: Barbara Saltamartini, deputata del Pdl, considera «non ammissibile che la magistratura continui a sostituirsi al parlamento». Ieri, in commissione Igiene e sanità del Senato, c'è stata la prima audizione per aiutare i senatori a formulare un testo condiviso sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e testamento biologico.<br />
da "il manifesto", 08/11/08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=494</comments>
 <pubDate>Thu, 6 Nov 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Due articoli sulla stampa locale</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=493</link>
<description><![CDATA[Alessia Barbiero di DNews e Stefania Prandi di E Polis - Il Bergamo ci hanno regalato due begli articoli sul nostro banchetto per lo sbattezzo.<br />
Li trovate qui sotto:<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081026-DNews_UAAR_20081024.pdf')">Articolo di &quot;DNews&quot;</a><br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081026-Il_BG_UAAR_20081025.pdf')">Articolo de &quot;Il Bergamo&quot;</a><br />
Stefania Prandi è poi entrata nel libro nero della Curia vescovile orobica pubblicando questa pagina intera (segnalata in prima):<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20081027-IlBg_UAAR_20081027.pdf')">Pagina intera da &quot;Il Bergamo&quot;</a><br />
Molte grazie alle autrici.<br />
]]></description>
 <category>Cronaca locale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=493</comments>
 <pubDate>Sun, 26 Oct 2008 10:30:00 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Campagna Sbattezzo - ultimo atto</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=492</link>
<description><![CDATA[Dopo lunghe trattative con la Polizia locale, abbiamo ottenuto il permesso a tenere il nostro banchetto. <br />
Invito quindi tutti gli interessati alla campagna a recarsi <b>dalle 15 alle 18 di sabato 25 Ottobre</b> in <b>via 20 Settembre</b> (fronte Unieuro). <br />
Troverete tutti i moduli e le informazioni che vi possono servire.<br />
Saluti anticlericali<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=492</comments>
 <pubDate>Thu, 23 Oct 2008 11:30:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=431</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a target="_blank" href="http://www.uaar.it/news/2008/05/27/ottobre-giornata-dello-sbattezzo"><img alt="25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo" title="25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo" border="0" width="160" height="160" Src="http://www.uaar.it/images/sbattezziamoci-insieme-160x160.png"/><br />
</a></div><br />
Il 25 ottobre 2008 l’UAAR organizza una <strong>Giornata dello Sbattezzo</strong>. <br />
‘Sbattezzo’ significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l’elementare diritto, stabilito da un provvedimento del Garante per la privacy, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche.<br />
Sbattezzarsi non è difficile: basta una raccomandata alla tua parrocchia di battesimo!<br />
Per massimizzare l'effetto che il tuo sbattezzo può avere, partecipa alla nostra <strong>Giornata dello Sbattezzo</strong>: Sabato 25 Ottobre centinaia di persone si libereranno insieme dall'abbraccio di Mamma Chiesa.<br />
Se non credi più in Gesù Cristo e vuoi sbattezzarti, contattaci a bergamo(at)uaar.it o a info(at)uaarbergamo.it: saremo felici di aiutarti a non avere più nulla a che fare con PapaRatzi.<br />
Puoi inoltre trovare molte informazioni sullo sbattezzo a questo link: <br />
<a href="http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/">Sbattezzo su sito UAAR</a>.<br />
Il modello per la lettera da spedire al parroco è qui sotto:<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20081014-Modulo_Sbattezzo_Ott08.pdf')">Scarica il modello di lettera</a> <br />
<br />
Nel dettaglio, puoi partecipare alla alla Giornata dello Sbattezzo in due modi.<br />
<br />
1) Vuoi pensare da solo alla spedizione della raccomandata? <br />
In questo caso puoi spedirla qualche giorno prima. Ti preghiamo di farci avere: <br />
- una copia del modulo di sbattezzo compilato, <br />
- una copia del cedolino postale di avvenuta spedizione (quello marrone scritto a carta carbone, non l'AR), <br />
- il modulo di consenso al trattamento dei dati personali debitamente firmato<br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20081014-privacy_sbattezzo.pdf')">Scarica il modulo privacy</a>. <br />
<br />
2) Vuoi che pensiamo noi alla spedizione della raccomandata? <br />
In questo caso devi farci avere: <br />
- il modulo di sbattezzo compilato, <br />
- la fotocopia di un documento di identità (<strong>non dimenticarla!</strong>)<br />
- 5 € di contributo spese, <br />
- il modulo di consenso al trattamento dei dati personali debitamente firmato, <br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20081014-privacy_sbattezzo.pdf')">Scarica il modulo privacy</a>. <br />
- un cedolino da raccomanda A/R già compilato con il tuo indirizzo (come mittente) e l'indirizzo della parrocchia di battesimo (come destinatario). Allo stesso modo ci devi portare il cartoncino dello AR compilato con i medesimi indirizzi. Se non conosci l'indirizzo della parrocchia di battesimo, puoi cercarlo sul sito http://www.parrocchie.it. <br />
Trovi il cedolino per la raccomandata e l'AR presso un qualunque ufficio postale. <br />
<br />
Questi documenti vanno consegnati al Circolo UAAR di Bergamo <strong>fisicamente e in cartaceo</strong>. Ce li puoi consegnare al banchetto che si terrà a Bergamo, via 20 Settembre, il 25 Ottobre dalle 15 alle 18. <br />
Prima di venire per la consegna, contatta il Coordinatore del Circolo al 339.7415298 (Tommaso) o agli indirizzi e-mail sopra riportati.]]></description>
 <category>Segnalazioni</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=431</comments>
 <pubDate>Thu, 16 Oct 2008 03:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Le religioni extra-europee perseguitano la donna tanto quanto il cristianesimo</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=467</link>
<description><![CDATA[<b>Le religioni contro la donna (2/2)</b><br />
di Roger Peytrignet, Lutry (Svizzera)<br />
<br />
<b>L’assoluta superiorità dell’uomo</b>  <br />
L’assoggettamento della donna è dedotta dalla sua origine: nata dalla costola d’Adamo, Eva non esiste che per lui; ella non è onorata da una creazione personale. Per un lungo periodo di tempo si è interpretata la Genesi in senso letterale. “Le donne devono ricordarsi della loro origine”, dice Bossuet, principale consulente religioso di Luigi XIV, “e pensare che esse vengono da un osso soprannumerario”.Disillusa dalla scienza, Roma ammette infine che questa costola è simbolica, ma il fedele è tenuto a credere che “la prima donna fu formata dal primo uomo”. <br>La Chiesa non dimentica mai di ricordare, con tutta la delicatezza del caso, che Eva ha introdotto il peccato nel mondo, la maledizione e la morte: “È causa della donna che è iniziato il peccato ed è a causa sua che noi moriamo tutti” (Eccl. 25: 24). <br>L’inferiorità della donna è dunque naturale. <br>Aristotele aveva detto che essa “è un uomo mancato” e S. Tommaso precisava “secondo la natura il mascolino è il migliore, il femminile meno buono: mas occasionatus”. <br>Napoleone Bonaparte, collegando il Codice civile al libro della Genesi, concluderà: “La donna non è che una costola, essa è schiava del marito”. Non è il culto di Maria che riabilita la donna: è la promozione sociale della donna che ha ispirato il culto di Maria. E che non ci vengano a dire che il cristianesimo ha emancipato la donna!<br />
<br />
<b>Misoginia e mitologia</b> <br />
Il giudeo-cristianesimo non ha tuttavia il monopolio dell’antifemminismo: se si eccettuano le religioni siriane equivoche dove il prete si castrava in onore delle divinità femminili, ovunque in quel tempo, in Egitto e in Grecia, in Cina e in Messico, in Persia e in Tibet, <b>tutte le mitologie accusavano la prima donna del primo peccato</b>. Ugualmente, scartando le stravaganze indiane che mettevano la donna sotto una femmina di cammello, si compiva un curioso florilegio saccheggiando i libri sacri di tutti i paesi! Le religioni manichee affermavano due principi immutabili: l’uno buono, d’essenza maschile, che generava l’ordine e la luce; l’altro cattivo, femminile, che partoriva il caos e la notte. Il primo aveva il Sole per simbolo, il secondo la Luna, astro malefico. Non ci dobbiamo troppo meravigliare, perché le religioni sono dogmatizzate dall’uomo e codificate a proprio beneficio. <br>La misoginia delle religioni ha un’origine comune: il subcosciente maschile. <br>Per scagionare Dio dal male e dalla morte – nozioni incompatibili con la divinità, essenza irreprensibile – egli carica la sua compagna del peccato originale: “Non sono stato io, è stata lei” dice Adamo.  <br />
<br />
<b>L’Islam</b> <br />
Il Corano afferma il principio d’inferiorità sociale della donna: “Gli uomini sono superiori alle donne per le qualità per cui Dio li ha posti al di sopra di esse, e perché gli uomini impiegano i loro beni per dare la dote alle femmine. Le donne virtuose sono obbedienti e sottomesse [ … ]”. <br>Le donne restano a casa al fine di educare i bambini e di fare i lavori domestici mentre gli uomini sono destinati al mondo esterno. Esse hanno bisogno della protezione dell’uomo poiché, sole, non hanno vita sociale. Solo l’uomo può avere l’iniziativa di ripudiare. <br>Lo scopo del matrimonio è di rendere lecita la sessualità.<br> Riguardo all’adulterio, il Corano fa una distinzione secondo che esso sia commesso da un uomo o dalla sua compagna: la donna è confinata in casa fino a quando la morte non la chiami o che Allah decida diversamente; l’uomo sarà perdonato se avrà dato prova di pentimento. <br>Due parole sull’escissione e le mutilazioni sessuali. “Nel corso della mia vita ho vissuto con dolori al ventre insopportabili. E la sera delle mie nozze ho avuto un tale male che sono svenuta”. <br>Questa giovane algerina è ancora traumatizzata. <br>Il sesso escisso d’una donna è come una ferita costantemente bagnata di alcool. <br>Ma in Africa nessuno mette in relazione questo tipo di dolore con l’escissione. <br>Altrove, le donne non possono confrontarsi perché non parlano mai tra di loro. <br>Quando una madre o un bebè muoiono durante il parto, si dice che “è Dio che l’ha voluto, che le donne sono nate per soffrire”.  <br />
<br />
<b>Il velo</b> <br />
Quanto a portare il velo, il Corano dice “alle credenti di abbassare lo sguardo, di non mostrarsi con ciò che hanno. Che esse abbassino i loro veli sul loro seno [ … ]”. Passiamo ora alle grandi discussioni che coinvolgono la società francese sul principio di uguaglianza. La questione sembra provvisoriamente risolta dallo Stato laico e repubblicano, anche se la schiavitù dorata della donna musulmana resta nascosta sotto la tutela maschile: i dibattiti hanno soprattutto servito la tesi dell’equità in ambito scolastico, schivando la costante di discriminazione sociale della donna. Ci auguriamo che l’amore e la donna ne abbiano approfittato: non si fa della carne un dramma senza dare alla donna una grandezza poetica di <i>Lys du Ciel</i> o di <i>Rose d’Enfer</i> … [Giglio del Cielo o Rosa d’Inferno, ndt]. <br>Il velo ricusa, ai nostri occhi, i diritti della donna e conferma la sua inferiorità. <br>Può esso mettere in pericolo la sua salute fisica? La tesi può essere sostenuta: l’avitaminosi D, responsabile del rachitismo e osteomalacia degli adulti, si verifica nei casi dove il soggetto resta al riparo dei raggi solari. Uno studio, condotto al CHUV a Losanna (Centro ospedaliero universitario del Vaud) nel maggio 2004, ha dimostrato la nocività del velo. Il Prof. Alain Pécoud ha rivelato i risultati d’uno studio praticato su decine di donne immigrate velate che soffrivano di dolori cronici detti “somatoformi”: il tasso di vitamina D nel sangue era crollato. Ora, la vitamina D, fabbricata al 90% dal nostro organismo, contribuisce in maniera decisiva al metabolismo osseo. Una carenza di questo prezioso “agente del sole” può generare dei gravi disturbi organici, in particolare l’osteoporosi.  <br />
<br />
<b>La Charia</b>  <br />
Innanzi tutto conviene distinguere tra paesi musulmani e Stati islamici i quali fanno della charia (legge islamica) il fondamento stesso del potere. <br>Lo Zamfara, uno dei 12 Stati nigeriani, ha reintrodotto la charia nel 1999, malgrado l’opposizione del governo federale. Safiya Husaini aveva dato alla luce una bambina mentre era divorziata. Applicando la charia, essa si vide infliggere la pena capitale tramite lapidazione per “adulterio”. La sua condanna suscita un largo movimento di protesta nel mondo, e l’Unione Europea esige dalle autorità nigeriane che esse evitino questa odiosa crudeltà. <br>Il 22 marzo 2002, la Corte d’Appello islamica dello Stato del Sokoto proscioglie Safiya Husaini per vizio di forma. Lo stesso giorno, un tribunale di Bakori, nello Stato di Katsina, condanna a morte per lapidazione Amina Lawal, divorziata, 30 anni, madre di tre bambini. La giovane donna era stata arrestata da alcune persone del suo villaggio e portata davanti a un tribunale. Amina riconobbe d’aver avuto una relazione con un uomo del suo villaggio, affermando che lui le aveva promesso di sposarla se si fosse concessa a lui. Davanti al tribunale l’uomo ammette la sua relazione con Amina, ma nega di aver avuto con lei rapporti sessuali. Il tribunale ritira allora le accuse contro di lui. La sentenza è confermata da una Corte d’Appello islamica ed è accolta da un mormorio di approvazione “Allah è grande” nell’aula del tribunale. La pena diventa esecutiva al momento dello svezzamento del bambino, nel gennaio 2004. <br>In Afghanistan, l’arrivo dei talebani nel 1996 affonda le donne nell’abisso dell’infamia: esse diventano dei “fantasmi senza volto e senza voce”. Vengono loro vietati l’accesso all’educazione, le cure mediche, l’assistenza legale, il diritto al lavoro, il diritto di passeggiare da sole (esse devono essere accompagnate da un uomo della propria famiglia). Le donne sono costrette a portare il tchador e il burqua. Molte sono picchiate, violentate e perfino uccise e la maggior parte accetta questa sottomissione servile con l’unico scopo di rimanere in vita. <br>La fine dei talebani segna la liberazione delle donne? <br>Il fenomeno è ancora troppo recente perché si possa dire se alcune scuole hanno riaperto le porte alle ragazze. Constatiamo che il burqua è ancora largamente usato e che la maggior parte delle persone interrogate stima che ciò fa parte della tradizione che bisogna rispettare. Scrivendo queste righe, ho denunciato la misoginia religiosa, non i risultati. Io non sposerei mai né il fanatismo salvifico né quelle sciocche illusioni. La morale religiosa è un inganno, ed i costumi sociali ne sono viziati. <br>Se l’abuso è inseparabile dall’istituzione, quest’ultima è ingiusta. <br>Tacere sarebbe un disonore: il silenzio aiuta la gloria delle religioni, della Chiesa e dell’ordine; esso stravolge il senso morale. E così, per distrazione, si mette la giustizia sotto i piedi; essa offusca il candore della colomba per imbiancare il corvo, secondo la frase di Giovenale: “Dat veniam corvis, vexat censura columbas” (Perdona i corvi, tormenta con la critica le colombe, ndt). Appartiene quindi alle donne, animate da questa forza cosmica – di cui parla Dante – avere l’ultima parola: eterne schiave del carniere di preti e di mullah, esse finiranno per sbarazzarsi dei loro perversi impedimenti; ma è soprattutto un problema di tutti gli uomini di buona volontà.<br />
<br />
Da “Le Libre Penseur”, periodico romando laico e indipendente, anno 30, settembre 2004, n. 122, edito in Svizzera, C.P. 131, CH-1000 Lausanne 17.<br>   <br />
Roger Peytrignet (4 Chemin du Corgeon, CH 1095 Lutry, Svizzera) è autore di “<i>Jésus-Christ: mythe ou personnage historique</i>” (Gesù Cristo:mito o personaggio storico), Ed. La Pensée Universelle, Paris. <br />
<br />
(Traduzione dal francese di Baldo Conti)]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=467</comments>
 <pubDate>Wed, 15 Oct 2008 04:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>I tre monoteismi uniti dal fallocentrismo e dalla misoginia</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=466</link>
<description><![CDATA[<strong>Le religioni contro la donna (1/2)</strong><br />
di Roger Peytrignet, Lutry (Svizzera)<br />
<br />
<b>I fondamenti della misoginia</b> <br />
 <br />
All’origine c’è la Bibbia che attribuisce alla donna il primo peccato e rende sospette tutte le figlie di Eva e le vota fin dalla loro nascita ad un marchio d’infamia. <br />
Così, dopo la messa al mondo d’un bambino “l’impurità della madre dura 7 giorni; 14 per una bambina. <br />
La sua purificazione esige 33 giorni per un maschio, ma per una femmina 70” (Lev. 12: 2-6).Di solito, le femmine contano così poco che non si menzionano mai in una discendenza. <br />
Più tardi, il fidanzato compra la prescelta dal padre: “lui gli passa al naso un anello e la porta via” (Gen. 24: 47). <br />
Da quel momento è di sua proprietà: “Tu non desidererai la donna del tuo vicino, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né niente che gli appartenga” (Es. 20: 17; Deut. 5: 21). <br />
Rinunciando anche alla propria identità, ella dice allo sposo: “La tua gente sarà la mia gente e il tuo Dio sarà il mio Dio” (Ruth 1: 16). <br />
Dal tempo di Lamech (Lemek), gli ebrei erano poligami e potevano ripudiare le proprie spose con il minimo pretesto, per esempio un cibo troppo cotto o troppo salato. <br />
Si lapidava la donna adultera e “la giovane sposa trovata non vergine” (Deut. 22: 21). <br />
La misoginia biblica è una vera chicca: “la donna è frivola, stupida e ignorante” (Prov. 9: 13). <br />
Il profeta Maometto a sua volta afferma: “Ho visto che la maggior parte di coloro che sono nel fuoco dell’inferno sono donne … [Poiché] esse sono ingrate verso i loro mariti e deficienti in intelligenza e religione. Esse sono pericolose e impure nei loro corpi e nei loro pensieri. Io non tocco la mano delle donne e bisogna impedire loro d’imparare a scrivere”. <br />
Le grandi religioni monoteiste, al di là dei particolarismi confessionali, faranno a gara a chi avrà più irriverenza e disprezzo per la donna: “Tanto vale spezzare le Tavole della legge – commenta il Talmud – piuttosto che spiegargliele”. <br />
Le donne devono essere fecondate per trasmettere alle generazioni la fede di un tempo: è questo il ruolo primario che il Creatore ha loro indicato. Talvolta fisicamente la donna è bella, ma è sempre pericolosa: “il suo sguardo è una rete, i suoi seni una trappola, le sue braccia catene”.<br />
Moralmente, “vale più la malizia d’un uomo che la bontà d’una donna” (Eccl. 42: 14). <br />
Riassumendo, “la donna è più amara della morte”. <br />
Questa è la parola di Dio. <br />
Ma l’evoluzione sociale attenua la legge di Mosè: il Nuovo Testamento mostra costumi addolciti, segnando un progresso rispetto al passato. <br />
Si vede Gesù intrattenersi pubblicamente con la Samaritana e assolvere la donna adultera, evitandole la lapidazione. Certo, il perdono gli è stato più facile che al marito e il Vangelo talvolta cade nell’insulto: “Che c’è in comune fra te e me?” (Giov. 2: 4) o ancora: “C’erano circa 5.000 uomini, senza contare le donne e i bambini” (Matt. 14: 21). <br />
Osserviamo anche un fatto raramente evidenziato: quando la Bibbia vuole umiliare qualcuno lo definisce “figlio della donna” (Giobbe 15: 14). Ma nel Vangelo, Gesù è sempre “il figlio dell’uomo” (Luca 6: 5).  <br />
<br />
<b>Teologia della donna</b> <br />
La Chiesa romana, per conferire alla donna un ruolo inferiore e inibire la sua liberazione, s’ispira al Vecchio Testamento, sperando di ritrovare lo spirito dei profeti. <br />
La sua dottrina è semplice: “l’uomo e la donna sono uguali nell’ordine sovrannaturale, ma l’uomo è superiore alla donna su un piano naturale”. <br />
Ma l’uguaglianza davanti a Dio non provoca l’uguaglianza naturale: essa non sopprime né le classi sociali né le “classi di sepoltura”. Non avendo percepito la sfumatura, alcuni cristiani della prima ora pensarono di emanciparsi, ma S. Paolo li ricondusse alla gerarchia divina: “La testa del Cristo è Dio, la testa dell’uomo è il Cristo, la testa della donna è l’uomo” (I Cor. 11: 3). <br />
E l’apostolo fissa regole pittoresche e futili, ordinando alla donna di coprirsi la testa in chiesa. “L’uomo non deve coprirsi il capo”, dice S. Paolo, “perché egli è l’immagine della gloria di Dio, ma la donna non è che la gloria dell’uomo” (I Cor. 11: 7). <br />
Il canone 1262 vieta sempre alla donna di entrare a testa scoperta nei luoghi santi. <br />
Attribuendo al velo un simbolo di sottomissione e d’umiltà, Roma lo impose a tutte le credenti di qualunque condizione, alle vergini, alle sposate, alle vedove, alle comunicande, alle monache e alle suore; nessuna sfugge. <br />
Molte comunità cristiane lo imposero ancora alle loro pie donne: simbolo di sottomissione, il velo o la cuffia evocano per alcuni il giogo che incurva la fronte del bue al lavoro. S. Paolo riconosce al padre il diritto di disporre della figlia a suo gradimento: fin dalla nascita può votarla alla verginità o maritarla “come vada ma sempre a modo suo: egli non pecca mai. Colui che fa maritare la figlia fa bene, ma colui che non la fa sposare fa meglio” (I Cor. 7: 36 seg.). <br />
La ragazza passerà dalla tutela del padre a quella dello sposo. La prima epistola di S. Pietro ricorda che “Sarah obbediva a Abramo e lo chiamava mio signore”. Per S. Paolo, “la sposa deve obbedire in tutto al marito” (Efes. 5: 24). Come unica eredità dell’Impero romano la Chiesa ne ha custodito il senso autoritario e giuridico. Conservatrice per la sua teologia e le sue tradizioni, essa vuole un mondo strutturato a proprio piacimento nel quale Dio semina e ciascuno raccoglie. Ai nostri giorni ancora, la gerarchia ecclesiastica è un modello di minuziosità, è un interminabile decrescendo di gradi e di onori dal Sovrano Pontefice fino al basso clero della Svizzera primitiva o della bassa Limousin. <br />
Le poche donne ammesse al Concilio Vaticano II dovevano tacere e ascoltare: il loro attributo ufficiale di uditrici definiva perfettamente il loro ruolo. <br />
Ora, la donna ha una incontestabile capacità per gettare lo scompiglio in tutto questo bell’ordinamento. Dal Paradiso terrestre ella saggia le sue forze. Per l’errore di Eva, Adamo si ribella contro Dio e la creazione intera contro Adamo. La donna provoca disordine anche nel cielo dove i nuovi cuori cantano saggiamente le lodi di Dio. Ma un giorno fatale i figli di Dio vedono “che le figlie degli uomini erano belle” (Gen.6: 2). Addio Signore, eccoli sulla terra. Da questa conquista folgorante nacque una razza di giganti. E da quel tempo in poi, arricchite dalle loro esperienze, le figlie di Eva sono in sedizione permanente. Non accendono più la guerra di Troia come la bella Elena o non dissipano regni per qualche bacio come Cleopatra. <br />
Ma i casi estremi illuminano gli altri: la Grandissima Vergine, oggetto d’un culto onanista, è indispensabile alla continenza del prelato. <br />
La silfide del prete è Maria. Questo amore per l’eccitante madre di Gesù ha il suo chiaro di luna: l’amore platonico per una donna, oggetto vergognoso del desiderio maschile. <br />
<br />
<b>Il posto della donna</b> <br />
“Uomo tu sei il padrone, la donna è la tua schiava, è Dio che l’ha voluto” (sant’Agostino, professione teologo, 354-430) “La donna è un cammello che Allah ci ha dato per attraversare il deserto della vita” (Maometto, professione profeta, 570-632).]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=466</comments>
 <pubDate>Wed, 15 Oct 2008 03:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La truffa</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=491</link>
<description><![CDATA[Un divertente spot "anti-truffa" trasmesso giorni fa da Radio Popolare.<br />
Un grazie a Gae che me lo ha inviato.<br />
File audio in formato MP3.<br />

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 <category>Arte, spettacolo, divertimento</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=491</comments>
 <pubDate>Mon, 6 Oct 2008 01:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il PD è laico?</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=489</link>
<description><![CDATA[<em>Sulle molteplici posizioni presenti nel PD riguardo al tema della laicità dello Stato. Pare che dalla moda della "sana laicità" si salvi solo Massimo D'Alema, che tuttavia andò alla canonizzazione del fondatore dell'Opus Dei, il santo franchista Escrivà De Balaguer.<br />
Tommaso Bruni</em><br />
<br />
IL CONFRONTO<br />
Veltroni battezza Rutelli<br />
<br />
<strong>La laicità del Pd tra Ratzinger e Moro</strong><br />
<br />
Micaela Bongi<br />
<br />
Il segretario del Pd, Walter Veltroni, cerca una «sintesi nuova per una moderna laicità» nel suo partito che va in ordine sparso, battezzando insieme Francesco Rutelli «Per» (Persone e reti), l'associazione (non corrente, per carità) di ex teodem e cattolici rutelliani. <br />
Nelle stesse ore, il presidente della fondazione Italianieuropei, Massimo D'Alema, discute di «religione e politica nell'era globale» con Tarcisio Bertone e il Giulio Tremonti «dio patria e famiglia», presentando l'ultimo numero della rivista Aspenia . <br />
A confronto con Veltroni ci sono anche il forzista Lupi e l'Udc Casini.<br />
<br />
A ascoltare D'Alema, il segretario di Stato vaticano e il ministro dell'economia, c'è Gianni Letta in prima fila. <br />
Non per questo le vie del dialogo sono infinite. <br />
Il vicepremier diessino e Tremonti amano battibeccare, anche se un vero e proprio dibattito non c'è e le posizioni restano quelle sostenute nel confronto già pubblicato sulla rivista. <br />
<br />
«Riduttivista» quella di D'Alema secondo il forzista. Contraddittoria quella di Tremonti secondo l'ex titolare della Farnesina. Se per l'esponente del Pd «la laicità è il principio non negoziabile dello stato democratico», per il forzista «la componente religiosa» ne è uno dei presupposti. Uno, non l'unico, « la verità», lo riprende allora D'Alema. <br />
<br />
Ma a aprire il giro di interventi (il moderatore Massimo Franco invita il pubblico a fare domande, ma D'Alema già saluta), è il cardinal Bertone. Secondo il quale «la politica ha bisogno della religione», di una «religione razionale, il cristianesimo». E se «la chiesa non può prendere nelle sue mani la società pubblica», «non può neanche restare ai margini» facendo prevalere «i valori della secolarizzazione». E ancora: «In democrazia rispettare le posizioni diverse è doveroso, ma le scelte contro natura umana sono dannose e la natura umana non cambia con le maggioranze parlamentari». Più esplicito, Bertone, fuori dalla sala risponde ai giornalisti: «Sui principi e i valori non negoziabili il compromesso non è possibile. Il Concilio vaticano II afferma il diritto-dovere dei cristiani di esprimere la loro opinione quando sono in gioco i diritti della persona e i valori fondamentali, anche per correggere le proposte di legge». <br />
<br />
Consentendosi di esercitare rispetto a Bertone «la virtù laica del dubbio» sulla indiscutibile capacità delle religioni di «costruire ponti tra popoli e civiltà», D'Alema non vuole «confinare la religione nella sfera individuale» (non lo fa il manifesto dei valori del Pd). Ma, come aveva fatto nel maggio scorso, provocando un mezzo scandalo, aggiunge: se «il cristianesimo può dare un grande contributo a una rinnovata idea del rapporto tra fede e laicità», deve anche «guardarsi dalla tentazione di un rapporto con il potere».<br />
<br />
E D'Alema torna a citare Aldo Moro, invitando la Chiesa a non affermare i propri valori per legge, ma «attraverso la sua capacità di convinzione e testimonianza». Perché, insiste quando è fuori dalla porta, «le leggi non possono essere conformate alla convinzione di una parte, ma essere per tutti. I valori condivisi sono quelli scritti nella Costituzione. La presenza della religione nella vita pubblica, che in sé non è un fatto negativo ma porta in campo valori etici e elementi di coesione, deve essere compatibile con il pluralismo che lo stato laico è chiamato a garantire» Nel suo intervento all'associazione «Per», <br />
<br />
Veltroni cerca invece rifugio nella libertà di coscienza. Citando addirittura l'allora cardinale Ratzinger quando aveva detto che «al senso di vacuità si può reagire con l'apporto della religione», e aggiungendo pure che «la religione può rappresentare una formidabile possibilità per rilanciare la democrazia», il segretario torna a quello che può fare il suo variegato Pd: «Cercare punti di sintesi. Ma quando non ci si riesce non c'è nulla di rimproverabile nell'avvalersi della libertà di coscienza». A concludere il convegno della sua associazione che si propone di superare la «laicità alla francese» (obiettivo raggiunto) è Rutelli: «Per il Pd un fatto di popolo come la persistenza e la vitalità del cattolicesimo non può che essere una ricchezza, un tesoro con cui confrontarsi e dal quale apprendere». E «la laicità non può voler dire assenza di religiosità».<br />
da "il manifesto", 1-10-08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=489</comments>
 <pubDate>Sun, 5 Oct 2008 03:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Arriva la nuova legge sul testamento biologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=488</link>
<description><![CDATA[<em>Il Parlamento italiano a maggioranza PdL+Lega, pur di non far staccare le macchine a Eluana Englaro, si getta a capofitto ad approvare una legge sul testamento biologico, dopo intere legislature di inerzia su questo tema. Rischia di essere una cattiva legge, frutto delle frange più retrive e oscurantiste della maggioranza di governo. Alimentazione e idratazione forzata non saranno considerati "trattamenti sanitari" e di conseguenza non potranno essere rifiutate dal paziente. Verosimilmente la norma legalizzerà l'onnipotenza decisionale del medico<br />
Tommaso Bruni</em><br />
<br />
<strong>Testamento biologico: un'altra legge 40/2004?</strong><br />
<br />
La Cei dà il via libera a una legge sulla fine della vita. Ma chiede che l'alimentazione forzata non sia considerata una terapia medica rifiutabile e spinge per l'obiezione di coscienza dei medici. Al senato parte oggi il dibattito. Visti i pericoli e il precedente della fecondazione assistita c'è già chi pensa che forse è meglio non fare nulla<br />
<br />
Eleonora Martini<br />
ROMA<br />
<br />
Alimentazione e idratazione forzate, e obiezione di coscienza. <br />
Il dibattito attorno alla legge sul testamento biologico è più o meno fermo su questi due punti almeno da due anni. <br />
E da qui riprenderà oggi in commissione Igiene e Sanità del Senato con l'avvio dell'esame dei sei disegni di legge depositati, quattro dell'opposizione e due del Pdl. Solo che attualmente - con il caso di Eluana Englaro che rischia di essere risolto dalla magistratura e che provoca attacchi di panico tra i cattolici teodem e le gerarchie vaticane - quasi tutti nel centrodestra e nel centrosinistra hanno fretta di arrivare a una legge.<br />
Anche il Pd. Che lo aveva promesso quando era al governo e lo ha ribadito all'inizio di agosto facendo passare in Senato un ordine del giorno che impegna il Parlamento a legiferare entro il 2008. Il rischio però, nemmeno troppo remoto, è di fare il bis del disastro ottenuto con la legge 40, quella sulla fecondazione artificiale. Di arrivare cioè a norme liberticide che sono peggio di niente. I più preoccupati sono i parlamentari radicali che pure non si sono sottratti ad un confronto con i colleghi del Pd, e in ultima analisi appoggerebbero anche il più sottoscritto dei ddl approdati in Commissione Sanità, quello dell'ex presidente Ignazio Marino (101 firmatari), anche se ne esiste uno a firma di Donatella Poretti e Marco Perduca. Gli altri quattro ddl all'esame della Commissione sanità e affidati al relatore Raffaele Calabrò (Pdl), sono quelli firmati per primi da Tomassini (Pdl), Baio Dossi (Pd), Musi (Pd e Idv) e Massidda (Pdl). <br />
Che tiri una brutta aria lo si è capito ulteriormente ieri quando, dopo Fisichella, Ruini e Bagnasco, anche il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, ha ribadito i desiderata vaticani. Il primo, sempre valido, è quello di non considerare l'alimentazione e l'idratazione forzata come terapie mediche - quindi rifiutabili - ma come cura del malato e quindi esenti dalle direttive anticipate di fine vita. <br />
E l'ultimo, in ordine di stretta attualità, è il rifiuto del «principio di autodeterminazione del paziente». <br />
«Questa - ha spiegato Betori - è una visione che va contro le radici cristiane della nostra cultura». Occorre sì, e subito, una legge sul fine vita, precisa l'arcivescovo confermando l'apertura del presidente Angelo Bagnasco, anche perché «la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana ha dimostrato che l'assenza di legislazione non significa protezione delle persone deboli e ha messo in evidenza che che c'è qualcosa che va difeso». Ma «preferiamo non parlare di testamento biologico perché la vita non è a disposizione di nessuno, nemmeno di se stessi. Il problema - conclude il segretario Cei - è proteggere la vita e rendere degno il momento della fine della nostra esistenza». Betori, che parla anche a nome del Consiglio episcopale permanente riunitosi ad hoc nei giorni scorsi, è ancora più esplicito: il medico deve confrontarsi con la dichiarazione legalmente riconosciuta del paziente ma alla fine sarà lui soltanto a decidere, «senza cedere né verso l'eutanasia né verso l'accanimento terapeutico». <br />
Una posizione, questa, già anticipata domenica dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella in un dibattito con Mina Welby e Beppino Englaro tenutosi nell'ambito del «Festival della salute» di Viareggio. «La libertà del medico deve essere garantita, aveva sottolineato Roccella spiegando bene anche che «la dichiarazione anticipata di trattamento deve essere scritta e autenticata» perché la volontà del paziente «non si può ricostruire sulla base di testimonianze o addirittura sugli stili di vita», come dice la sentenza di Milano che riconosce il diritto di morire a Eluana Englaro. <br />
<br />
«Dire no all'autodeterminazione dell'individuo, o sostenere che il medico ha l'ultima parola significa invalidare la volontà del paziente espressa con le direttive anticipate, allora è inutile legiferare». A pensarla così sono in tanti e non solo nelle fila dell'opposizione. Ad affermarlo a chiare lettere sono le radicali Maria Antonietta Farina Coscioni, Mina Welby e Donatella Poretti, ma anche il senatore Antonio Paravia del Pdl che, oltre ad aver firmato il ddl Marino ha anche affidato all'Aula il suo testamento biologico. «Credo nell'autodeterminazione totale del paziente - afferma Paravia - e a pensarla come me sono in tanti dentro al Pdl anche se su materie delicate come queste credo non possano esserci posizioni di partito, ma vanno rispettate la propria e l'altrui coscienza». <br />
Tra i 6 ddl che verranno analizzati da oggi in Commissione ci sono poche differenze ma sostanziali. Tomassini, Baio Dossi e Massidda specificano che l'alimentazione e l'idratazione forzata non sono terapie rifiutabili, esattamente all'opposto di quanto scritto da Poretti e Perduca nel loro ddl, mentre la proposta di Ignazio Marino sorvola sul punto ma insiste sulla promozione delle cure palliative. Le bozze del Pdl invece mettono nero su bianco che «non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo di vita e il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata».<br />
«È un modo di invalidare la volontà della persona e preparare una legge piena di paletti, liberticida, una nuova legge 40 - insiste Poretti - e la cosa più subdola è che si tenta di spacciare una politica prona alle imposizioni vaticane e incurante delle opinioni dei cittadini come il diritto all'obiezione di coscienza da garantire ai medici. Nessun vero libertario si opporrebbe alla libertà di coscienza ma in questo caso cosa vuol dire? Solo che il medico è libero di imporre un trattamento sanitario a chi lo rifiuta».<br />
da "il manifesto", 1-X-08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=488</comments>
 <pubDate>Sat, 4 Oct 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Ora di religione: discriminazione in atto</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=471</link>
<description><![CDATA[<em>Una lettera spedita alla UAAR nazionale su una discriminazione riguardante l'Insegnamento della Religione Cattolica. Casi di comportamenti punitivi da parte dei dirigenti scolatici contro le famiglie che decidono di "non avvalersi" sono frequenti e in aumento negli ultimi due anni. Se avete problemi di questo tipo, non esitate a contattarci.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG</em><br />
 <br />
Gentile UAAR, <br />
nel momento in cui abbiamo preso la decisione di lasciare il nord Europa e di tornare a vivere in Italia con la nostra bambina avevamo presenti le problematiche che avremmo avuto per il nostro essere due genitori agnostici con una figlia non battezzata. <br />
Abitiamo in una piccolissima comunità, fortemente cattolica e rigidamente legata alle sue tradizioni e ai suoi rituali. <br />
Nostra figlia ha iniziato nel settembre del 2005 a frequentare la scuola materna comunale; al momento dell’iscrizione abbiamo espresso la nostra volontà di non avvalerci dell’insegnamento della religione cattolica.In assenza di un’attività alternativa ed essendo gli unici genitori dell’intero istituto (scuole elementari comprese) ad avere espresso tale volontà ci è stato comunicato che due volte la settimana nel bel mezzo della mattinata avremmo dovuto prendere nostra figlia da scuola per riportarla al termine della lezione di religione. <br />
Questa possibilità si è rilevata incompatibile con i nostri impegni lavorativi e così nostra figlia ha frequentato l’ora di religione per l’intero anno. <br />
L’insegnamento della religione cattolica si protrae anche al di fuori dell’ora di religione, ad. es. i bambini devono fare il segno della  croce e la preghiera prima di pranzo; essendo mia figlia l’unica a non saperlo fare le maestre si sono prontamente impegnate affinché imparasse a farlo correttamente, considerando il suo non sapere pregare come si deve come un elemento potenzialmente discriminante. <br />
Avrebbero potuto cogliere l’occasione per spiegare ai bambini che esistono diverse visioni del mondo e della divinità, tutte degne dello stesso rispetto. <br />
Io non credo che le insegnanti siano tutte cattoliche, è come se avessero paura di cambiare o di affrontare queste situazioni nuove, diverse e minoritarie. <br />
Mi sento profondamente turbata, la comunità esterna rappresenta un forte elemento di disturbo su questo campo tra me e mia figlia. <br />
Ho paura che una volta alle scuole elementari voglia fare la prima comunione e il battesimo, perché lo fanno tutti. <br />
Ho paura di non essere abbastanza convincente o per lo meno non quanto lo sono le maestre o le catechiste che con le loro canzoncine e i loro disegni riescono o forse riusciranno a catturare la sua curiosità. <br />
Vorrei essere più informata su come un genitore agnostico possa comunicare, spiegare a un bambino che vive in una comunità cattolica la validità della propria scelta. <br />
Come convincerla ad essere l’unica a non andare al catechismo, a non volere l’abito elegante e l’assurda festa della prima comunione? <br />
Vorrei evitare posizioni impositive e intransigenti, perché potrebbero scatenare la reazione contraria. <br />
Grazie per il vostro tempo e cordiali saluti, <div style="text-align: right">Anna Maria  </div><br />
<br />
Gentile Signora Anna Maria, <br />
ho letto la sua bellissima e accorata lettera con molta attenzione e con relativo turbamento, tale da non poter procrastinare la mia risposta. <br />
Come insegnante di scuola Elementare (prima anche della Materna) e come madre non posso che indignarmi di fronte a questi soprusi che minano alle fondamenta la dignità di una persona. <br />
Le segnato il Progetto Ora Alternativa (http://www.oraalternativa.it), iniziativa nata proprio per aiutare tutte le persone come lei, tutti i bambini e ragazzi discriminati perché non cattolici, oppure, non conformi ad una “consuetudine” di maggioranza. <br />
L’UAAR che ora è diventata Associazione di Promozione Sociale è decisa a  difendere legalmente i diritti degli atei e degli agnostici.<br />
Seguendo direttamente i casi, senza mettere a repentaglio i singoli, sta cercando di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica attraverso varie campagne e questa sulla scuola è una di quelle e, a mio avviso, la più importante. <br />
Di fronte all’illegalità sfacciata, all’ottusità e al conformismo di queste persone, da lei ben descritte, il singolo che si ribella diventa subito lo zimbello del paese, il capro espiatorio e il diverso da ammansire, da zittire. <br />
Capisco quindi il suo intento di agire sulla capacità critica di sua figlia e sul modo in cui la bambina possa imparare ad accettare di non uniformarsi pedissequamente alle richieste e abitudini della comunità. <br />
Il compito assegnato a genitori come voi, in quel contesto assurdo, ma purtroppo non raro nel nostro Paese, è molto arduo, ma occorre impegnarsi. <br />
Potrebbe iniziare da subito a parlare semplicemente di come ogni persona sia diversa dall’altra, a partire dalle caratteristiche fisiche; potrebbe inventarsi dei giochini, guardarsi allo specchio e scoprire tutte le differenze del volto. Poi iniziare a farle notare che, al di là delle apparenze e differenze ci sono dei tratti e comportamenti comuni a tutti: es, il pianto, la risata, il mangiare, il camminare, ecc. <br />
Far capire alla bambina che ogni persona, anche se piange come un’altra, magari lo fa per motivi diversi; come ogni persona mangia, ma preferisce un cibo anziché un altro e così via. <br />
Anche per ciò che riguarda altro tipo di scelte non tutti la pensano alla stessa maniera e dover per forza fare sempre e comunque ciò che fanno gli altri non è giusto in assoluto. <br />
Il cammino è molto lungo, ma occorre iniziare da subito a discutere di queste cose. <br />
Quando arriverà alla terza elementare, quando si dovrà affrontare il nocciolo duro del catechismo, spieghi alla bambina, semplicemente, le ragioni delle sue perplessità, le ponga la prospettiva di cosa comporta frequentare due anni di catechismo, andare ogni domenica a messa, senza suscitare terrore ovviamente, ma con spirito critico. <br />
Magari può proporle un’alternativa, magari un corso di danza o ciò che preferisce, e quando gli altri arriveranno al “fatidico giorno”, può proporle un viaggio di due giorni a Gardaland o in un posto di suo gradimento. <br />
Nel frattempo discuta pure dell’esistenza di altre religioni o concezioni del mondo e non si preoccupi di non essere all’altezza. <br />
La sua lettera mi ha dimostrato una grande sensibilità e questo è un punto a suo favore.  <br />
<div style="text-align: right">Caterina</div>   <br />
]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=471</comments>
 <pubDate>Sun, 28 Sep 2008 03:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Otto per mille rischio truffa</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=486</link>
<description><![CDATA[<em>Un interessante articolo comparso su L'Unità e segnalatomi da Luca Pandini, che ringrazio. <br />
La UAAR è favorevole all'abolizione completa dello 8/1000 e non condivide l'idea che con questo meccanismo si sia attuata una "rivoluzione" positiva nel rapporto fra cittadino ed erario. Nondimeno, le riforme proposte sono condivisibili e costituirebbero un primo passo in vista della completa cancellazione di questo sistema di ripartizione di denaro pubblico a privati. <br />
A titolo personale, non trovo un motivo valido per giustificare il trasferimento di quote di imposte ad associazioni private. Lo Stato dovrebbe usare le imposte per erogare direttamente tutti i servizi di cui i cittadini hanno bisogno.<br />
Buona lettura <br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG</em><br />
<br />
Otto per mille: rischio truffa<br />
Stefano Fassina<br />
Facile lasciarsi prendere la mano quando si affronta il tema dell’8 per mille, ossia la quota di risorse che possiamo destinare alle confessioni religiose o allo Stato (per finalità sociali, umanitarie e culturali) quando facciamo la dichiarazione dei redditi.<br />
Facile confondere, nella valutazione, lo strumento con l’uso che ne viene fatto. Partiamo dallo strumento.<br />
Lo strumento 8 per mille nasce nel 1989 [in realtà nasce nel 1985 e viene applicato per la prima volta nel 1989 sui redditi del 1985, ndr], in un momento di difficoltà finanziaria per la chiesa cattolica, dopo la stagione Marcinkus-Ior. Nonostante il circoscritto obiettivo originario, come spesso accade nella vita, scatta l’eterogenesi dei fini. Così, l’8 per mille incomincia a sviluppare le sue potenzialità.<br />
Esso, ma vale lo stesso discorso per il 5 per 1000, realizza un’innovazione importante e positiva nella relazione tra cittadino e Stato. In particolare, dà il via, in termini di principio, certo non per l’ammontare delle risorse coinvolte, ad una rivoluzione del patto di cittadinanza, del legame fiscale che tiene insieme una comunità.<br />
<br />
Non è enfatico richiamare il termine rivoluzione perché l’8 per mille apre un percorso di empowerment (di allargamento dei poteri e dei diritti) del cittadino-contribuente e del cittadino produttore no-profit di servizi di interesse pubblico. In primo luogo, perché lo Stato attribuisce al cittadino contribuente il diritto/potere di allocare una quota delle risorse appartenenti alla collettività nazionale. Il cittadino-contribuente diventa «sovrano». E diventa tale in quanto decide su una quota di risorse pubbliche, non perché gestisce una parte dei suoi soldi, come vorrebbe una lettura guidata dal paradigma dell’individualismo proprietario così di moda oggi e così alimentato dall’attuale governo. In tale contesto, va sottolineato come un segnale in controtendenza, nel soffocante clima di antipolitica dominante in Italia, l’aumento della quota (dal 7 all’11%) di quanti, consapevolmente, scelgono la destinazione «Stato» per l’8 per mille.<br />
<br />
In secondo luogo, lo strumento 8 per mille è «rivoluzionario» in quanto indica che lo Stato riconosce ad altri soggetti la capacità di svolgere funzioni di interesse pubblico. Pubblico e statuale non coincidono più. All’inizio, sono soltanto le confessioni religiose firmatarie di un patto con lo Stato italiano ad essere riconosciute. Poi, nel 2004, attraverso il 5 per mille, il riconoscimento si estende ai soggetti no profit, associazioni e fondazioni.<br />
<br />
In sintesi, l’8 ed il 5 per mille inverano il principio di sussidiarietà orizzontale: lo Stato, cioè noi, riconosciamo a noi stessi, a ciascuno di noi, il potere di scegliere come utilizzare una parte delle risorse pubbliche e, al tempo stesso, riconosciamo a noi stessi la capacità di svolgere funzioni di interesse pubblico. L’innovazione dell’89 introduce, in forte anticipo rispetto ai tempi, un principio oggi al centro del dibattito e dell’iniziativa politica.<br />
<br />
Tutto bene quindi? No. La positività dello strumento non può nascondere la necessità di migliorarne, significativamente, l’utilizzo.<br />
In almeno quattro punti. Il primo. Il vincolo al rispetto delle scelte fatte dai cittadini. Anche quest’anno il governo Berlusconi-Tremonti, come era gia accaduto dal 2001 al 2006, utilizza quasi l’intero ammontare delle risorse destinate allo Stato, cioè ad interventi contro la fame nel mondo, per i rifugiati, per la salvaguardia dei beni culturali, per «fare manovra», ossia per finanziare aumenti di spese o tagli di entrate (quest’anno, su circa 85 milioni di euro destinati allo Stato, oltre 80 finiscono a coprire il taglio dell’Ici ai ricchi).<br />
<br />
Il secondo punto riguarda la consapevolezza dell’utilizzo dello strumento. Oggi, viene assegnato a confessioni religiose e Stato (quindi, in larghissima misura, alla Conferenza Episcopale Italiana) anche l’8 per mille dell’Irpef di chi non sceglie di avvalersi della possibilità. Così, ovviamente, l’innovazione perde senso. L’innovazione ha valore solo se il cittadino è consapevole. Altrimenti, è altra cosa, quasi una truffa legittimata. Affinché il requisito della consapevolezza prevalga, la legge va cambiata. Va estesa all’8 per mille la regola applicata nel caso del 5 per mille, dove vige il criterio che solo le scelte esplicite concorrono ad alimentare il fondo di risorse da redistribuire.<br />
<br />
Il terzo punto da cambiare è conseguenza logica del secondo: unificare i due strumenti, l’8 ed il 5 per mille, dato che hanno finalità assolutamente coincidenti. Si potrebbe introdurre un’aliquota unica all’8 per mille, senza aggravi per le finanze pubbliche una volta introdotto il vincolo della scelta consapevole.<br />
<br />
Quarto ed ultimo punto da riformare: le regole per rendicontare gli impieghi delle risorse devono portare alla massima trasparenza e alla possibilità di verificare efficienza ed efficacia degli interventi (non è prerogativa della pubblica amministrazione l’utilizzo inefficiente e poco efficace delle risorse).<br />
<br />
Forse una buona occasione in agenda per migliorare l’8 ed il 5 per mille è il federalismo fiscale. Se il federalismo vuole essere una riforma per ricostruire e rimotivare i rapporti tra cittadini e Stato, per espandere la cittadinanza democratica, per riqualificare il welfare oltre lo state, allora dovremmo dibattere su come innovare non solo le relazioni verticali tra centro e territori, ma anche quelle orizzontali tra governi e cittadini.<br />
<br />
Da "L'Unità", 19-IX-08]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=486</comments>
 <pubDate>Thu, 25 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La commemorazione dei soldati... pontifici!</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=487</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20080923-alemanno_gianni.jpg">L'esperto di molotov Gianni Alemanno</a></div><br />
<em>Alla commemorazione romana del 20 Settembre un rappresentante del Sindaco Alemanno, a seconda delle fonti il vicesindaco Cutrufo o il Generale Torri, ha ricordato i soli caduti di parte pontificia (che combattevano contro il Regno d'Italia!) dimenticando i morti fra i bersaglieri. <br />
Ormai la destra italiana ha deciso di barattare il nazionalismo con il confessionalismo più spinto: neanche il fatto che i soldati del Papa Re combatterono contro la Patria sembra scuotere più le coscienze (ex)-fasciste. Questi atti simbolici da parte della destra al potere mostrano come nell'Italia di oggi abbia più peso l'eredità di Pio IX Mastai Ferretti che non quella del Conte di Cavour. Le radici risorgimentali della nostra nazione sono state svelte dagli stessi "patrioti" che avrebbero dovuto difenderle e che si fanno vanto sempre del tricolore: oggi gli eredi di Mussolini, in linea con il 1929 del loro tirannico predecessore, si avviano a passi sempre più rapidi verso il clerico-fascismo e il franchismo di Escrivà de Balaguer, facendo strame della storia patria e cadendo in flagrante auto-contraddizione. Segue ottimo articolo di Michele Serra.<br />
Tommaso Bruni - Coordinatore Circolo UAAR BG</em><br />
<br />
<b>La Roma dei Papalini</b><br />
di MICHELE SERRA<br />
da "La Repubblica", 22-IX-08<br />
<br />
C’è un solo vizio ideologico che riesca a essere più ridicolo e irritante del politicamente corretto. <br />
È il politicamente scorretto, che nella sua smania polemica, nella sua fregola riparatoria, raggiunge capolavori di incongruenza storica, politica e perfino logica come quello perpetrato a Roma (anzi, ai danni di Roma) nelle celebrazioni del 20 settembre.  Come le cronache hanno riportato, il Comune della capitale d’Italia ha solennemente commemorato i caduti di Porta Pia. <br />
Ma non i bersaglieri del Regno, che aprendo quella breccia hanno fatto di Roma la capitale degli italiani. Bensì i loro stremati ed esitanti oppositori, i soldati papalini, che nonostante le raccomandazioni delle stesse autorità vaticane riuscirono, poveri cristi, a farsi ammazzare per la più anacronistica delle cause (il potere temporale della Chiesa, oggi rinnegato dallo stesso Papa Ratzinger) e nella più inutile delle battaglie, non per caso commemorata in tempi recenti dal solo Fantozzi in una memorabile ricostruzione che la defalca da vera e propria battaglia a una sorta di incidente edilizio.<br />
<br />
Da parte papista caddero diciannove uomini, della cui memoria siamo oggi depositari tanto quanto di quella di qualunque vittima di guerra, compresi i lanzichenecchi, i tigrotti della Malesia, i caduti alle Termopili o i guerrieri ittiti. Ma della cui specifica vicenda, francamente, ci si era inevitabilmente dimenticati, a parte il manipolo di cattolici integralisti del gruppo “Militia Christi” (tutto un programma) che hanno accolto estasiati, e forse suggerito, la goffa commemorazione papista del vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo. Il quale ha nominato con commozione rituale, uno per uno, i diciannove caduti anti-italiani, in presenza di autorità militari non si sa quanto costernate e quanto distratte, e ovviamente dei bersaglieri, i cui caduti a Porta Pia riposano in pace in archivi storici evidentemente molto impolverati. <br />
<br />
Ora, si sa che in questo Paese lo spirito nazionale è così incerto e sfocato da essere affidato soprattutto alle imprese sportive. Nelle quali è facilissimo individuare il “comune sentire” in un grido strozzato davanti alla televisione, o in un carosello serale di motorini. Proprio per questo, però, episodi grotteschi come quello di Roma, oltre a indurre al riso, fanno mettere le mani nei capelli. <br />
<br />
Che il Municipio di Roma festeggi, centotrentotto anni dopo, i propri osteggiatori in armi, è un mistero spiegabile solo con l’indiscriminata ostilità a tutto quanto odora di Repubblica e, su per li rami, di unità d’Italia, di Risorgimento, di emancipazione laica da un potere temporale che fu il principale ostacolo storico e politico al disegno di Cavour e Garibaldi. <br />
<br />
Solo una destra intrinsecamente antiliberale poteva inventarsi il rovesciamento della cerimonia di Porta Pia. Uno scherzo di natura (di natura reazionaria) che germina dal rimpianto, in ogni sua forma, per l’Ancien Régime, più in quanto ancien che in quanto régime. Ai laudatori dei Borboni, ai rivalutatori del brigantaggio, agli austriacanti di ritorno, si affiancano i papisti in armi (ossimoro, ma vai a spiegarglielo) che con un secolo e mezzo di ritardo provano a contare quante divisioni aveva il Papa. <br />
<br />
Ci piacerebbe dire che si tratta di eccentrici, perfino simpatici quando collezionano soldatini in uniforme o si impancano in “dibattiti” dalla struttura molto precaria. Ma se questa eccentricità diventa cerimonia ufficiale nella capitale del Paese, con tanto di bandiere e autorità schierate, forse significa che qualcosa di meno pittoresco, e di più sostanzialmente politico, sta accadendo o è già accaduto. <br />
<br />
No alla Resistenza perché “comunista”, no al Risorgimento perché borghese, massonico e anticlericale, il tappeto della storia si riavvolge pian piano, secolo dopo secolo. A quando la commemorazione del Papa Re, con l’aristocrazia nera in prima fila e un signore con la fascia tricolore che, anche in rappresentanza nostra, commemora i mercenari caduti contro i ghibellini? <br />
]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=487</comments>
 <pubDate>Wed, 24 Sep 2008 12:15:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>La statua che piange</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=462</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20080914-Madonna_Civitavecchia.jpg">Madonna di marmo perde sangue</a></div><br />
Una lettera spedita a "L'Ateo" e da quest'ultimo pubblicata.<br />
<br />
Il primo vero <em>deplacement</em> della storia non fu operato da Marcel Duchamp, ma dalla setta dei cristiani, che presero un oggetto di tortura e di morte, e lo portarono nei loro templi, facendone il più importante simbolo della loro fede.<br />
<br />
Davanti alla croce nel tempio dei cristiani si svolge una raccapricciante funzione: il sacerdote beve del vino dicendo che esso è il sangue di Cristo, poi spezza del pane e invita i fedeli a mangiarne dei pezzi, dicendo loro che quello è il corpo di Cristo.<br />
<br />
Questa liturgia antropofaga si svolge tutte le domeniche nei paesi dove l’eresia cristiana ha fatto proseliti. <br />
<br />
Perché dunque stupirsi se una statua in gesso raffigurante la madre di Cristo, piange lacrime di sangue?<br />
<br />
Tale fenomeno rientra perfettamente nell’iconografia da film horror adottata fin dall’inizio da questa setta, che duemila anni fa operò lo scisma dalla religione d’origine, l’ebraismo.I cristiani fondano la loro fede sulla parola di una ragazza madre adolescente, che rischiava la lapidazione per la sua gravidanza indesiderata, vissuta duemila anni fa, di nome Maria. <br />
<br />
Quello che mi sconcerta ogni volta che osservo questi cristiani, è la naturalezza con la quale testimoniano la loro fede, come se quello in cui credono fosse la cosa più verosimile di questo mondo. <br />
<br />
Sono d’accordo che la verità è spesso inverosimile, ma c’è un limite a tutto, e questo limite i cristiani lo hanno superato da un pezzo. <br />
<br />
Adesso alcuni di loro credono che una statuetta di gesso lacrimi sangue, e ogni tentativo di riportarli alla ragione è destinato a fallire. <br />
<br />
Inutile fargli notare che il sangue prelevato dalla statua è quello di un uomo, e che pertanto non può essere quello di Maria. <br />
<br />
Inutile sottolineare la vanità di un simile “miracolo”. “È un segno dicono”. Ma un segno di che? E come è possibile interpretarlo? <br />
<br />
Comunque sia, dopo la nostra dipartita, le altre civiltà della galassia non sentiranno la nostra mancanza, e così anche il Dio Gesù Cristo svanirà nell’oblio dell’eternità del mondo. <br />
<br />
Tutti gli Dei furono immortali. <br />
<div style="text-align: right">Francesco</div>]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=462</comments>
 <pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Sulla presunta grandezza di madre Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxhiu)</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=448</link>
<description><![CDATA[<b>L’India non ha alcun motivo di esser grata a madre Teresa</b><br />
da Rationalist International, Bollettino n. 115 del 19 ottobre 2003<br />
<br />
<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20080906-Madre_Teresa_Calcutta.jpg">Angelo della carità o sadica esaltata?</a></div><br />
L’India, in particolare Calcutta, è ritenuta la principale beneficiaria delle leggendarie ‘opere pie’ di madre Teresa ai poveri, il che ne ha fatto la cattolica più famosa dei nostri giorni, la vincitrice di un premio Nobel e una santa già da viva. Se valutiamo quel che ha fatto qui, tuttavia, penso che l’India non abbia ragione alcuna di esserle grata”, ha detto Sanal Edamaruku, segretario generale dell’Associazione Razionalista Indiana e presidente dei Razionalisti Internazionali, in un discorso tenuto in occasione della beatificazione di Teresa.<br />
<br />
Il discorso così continua: “Madre Teresa ha dato una pessima nomea a Calcutta, dipingendo questa bella, interessante, viva e culturalmente ricca metropoli indiana con i colori della miseria, sporcizia, disperazione e morte, immagine modellata sui bassifondi e divenuta il celebre canovaccio delle sue opere di carità. <br />
Il suo ordine è solo uno tra le 200 organizzazioni di beneficenza che si adoperano per aiutare gli abitanti dei bassifondi di Calcutta a costruirsi un futuro migliore. La sua organizzazione di carità non è localmente molto attiva né visibile: ma le sue pretese a gran voce, come quella – assolutamente infondata – di aver creato una scuola nei bassifondi per 5.000 bambini, le hanno procurato un’enorme pubblicità internazionale e ingenti donazioni. Madre Teresa ha raccolto molti, molti milioni (alcuni dicono miliardi) di dollari in nome dei poveri dell’India (e molti, molti di più in nome dei poveri degli altri bassifondi del mondo). Dove sono finiti tutti questi soldi? Certamente non per migliorare il destino di coloro ai quali essi erano destinati. Le suore distribuiscono loro qualche bacinella di sapone e offrono un po’ di ricovero a qualche malato e sofferente. Il più ricco ordine del mondo non è molto generoso, visto che vuole insegnare il fascino della povertà. <br />
‘La sofferenza del povero è qualcosa di molto bello e la nobiltà di tale esempio di miseria e sofferenza è di grande aiuto per il mondo’, disse madre Teresa. Dobbiamo esser grati a tale eccentrica miliardaria per parole del genere? <br />
<br />
La leggenda delle loro Case per i Moribondi ha commosso il mondo fino alle lacrime. La realtà è tuttavia scandalosa: nelle sovraffollate e primitive case, molti pazienti devono condividere un letto con altri. Benché vi siano molti sofferenti per tubercolosi, AIDS e altre malattie altamente infettive, nessuno si preoccupa dell’igiene. I pazienti sono trattati con buone parole e insufficienti (e spesso scadute) medicine, applicate con vecchi aghi, lavati in acqua riscaldata con mezzi di fortuna. Si possono udire gli urli della gente a causa dei vermi estratti senza anestesia con le pinzette da ferite aperte. All’inizio, non erano previsti analgesici nemmeno per i casi più gravi. Secondo la bizzarra filosofia di madre Teresa, ‘il più bel regalo è partecipare alla sofferenza di Cristo’. Una volta cercò di confortare un uomo che urlava per il dolore: ‘Stai soffrendo, significa che Gesù ti sta baciando’. L’uomo rispose furioso: ‘Allora dì al tuo Gesù di smettere di baciarmi’. <br />
<br />
Quando madre Teresa ricevette il Nobel per la pace, usò la tribuna mondiale di Oslo per dichiarare l’aborto la più grande piaga del mondo e lanciare una feroce invettiva contro il controllo delle nascite. La sua opera di carità, ammise, era solo parte della sua battaglia proprio contro aborto e controllo delle nascite. Questa posizione fondamentalista è uno schiaffo in faccia all’India e agli altri Paesi del Terzo Mondo, nei quali il controllo delle nascite è la principale via di sviluppo, progresso e trasformazione sociale. Dobbiamo esser grati a madre Teresa per aver guidato tale propaganda mondiale contro di noi con i soldi che ha raccolto in nome nostro? <br />
<br />
Madre Teresa non ha servito i poveri di Calcutta, ha servito i ricchi dell’Occidente. <br />
<br />
Ha dato loro un pretesto per sgravare la loro cattiva coscienza, raccogliendo da loro miliardi di dollari. Alcuni dei suoi donatori erano dittatori e criminali, che hanno tentato di rifarsi una verginità in tale modo. Madre Teresa offrì loro rispettabilità in cambio di denaro. <br />
Molti che l’hanno sostenuta erano però gente onesta di buon cuore e buone intenzioni, caduta nell’illusione che la ‘santa dei bassifondi’ fosse lì per asciugare le lacrime, redimere la miseria e metter fine a tutta l’ingiustizia del mondo. Coloro che si invaghiscono di un’illusione si rifiutano spesso di vedere la realtà.]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=448</comments>
 <pubDate>Tue, 16 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Serata laica per il XX Settembre</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=485</link>
<description><![CDATA[<div class=leftbox><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/immagini/20080914-Locandina_Ora_Di_Religione_2.jpeg">Volantino_Bellocchio</a></div><br><b> <font size=4>Serata laica UAAR:<br />
Commemorando Porta Pia<br />
22.09.2008 ore 21.00<br />
Auditorium Piazza della Libertà – Bergamo<br />
proiezione del film<br />
“L’ora di religione”<br />
di Marco Bellocchio<br />
entrata libera</font></b><br><br />

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<a href="javascript:apri('nuovafinestra','http://www.uaarbergamo.it/media/documenti/20080907-20080922_Volantino.pdf')">Volantino in PDF</a><br><br />
<b>20 settembre 1870</b><br />
Il 20 settembre del 1870 l’esercito italiano entrò in Roma, attraverso la famosa Breccia di porta Pia, integrando la Città Eterna nel neonato regno unitario ma soprattutto ponendo fine al potere temporale dei Papi. Lo Stato della Chiesa scompariva finalmente dalle carte geografiche; attraverso di esso i papi avevano determinato la storia del mondo, decidendo la sorte di re e imperatori, causando guerre e scatenando massacri per imporre la propria dottrina e mantenere il proprio potere. Ricordare quella data è per noi il tentativo di non far cadere l’oblio sui fatti, non per riaccendere antiche contrapposizioni, bensì per non ricadere negli antichi errori del clericalismo e dell'ingerenza delle religioni nella sfera politica. Difendere il concetto di laicità dello stato, convinti che tutte le idee devono avere diritto di esistere e manifestarsi, è l’unico nostro scopo.<b>Il Film</b><br />
Narra la storia della canonizzazione di una madre martire, uccisa per aver supplicato il figlio di smettere di<br />
bestemmiare (perdonandolo prima di morire), vista dalla prospettiva di un altro dei suoi figli, non credente. Il regista<br />
tratteggia così un variopinto affresco della cristianità odierna, mostrando come essa si insinui tuttora con forza<br />
nelle nostre vite, anche contro la nostra volontà (come accade al protagonista). Contiene la pronuncia di una<br />
bestemmia esplicita nel momento di massima tensione narrativa (per questo motivo è stato vietato ai minori di 14 anni).<br />
Nastro d'Argento al regista del miglior film SNCGI (2002)<br />
Menzione speciale della giuria ecumenica al 55° Festival di Cannes<br />
<b><br />
Il Regista</b><br />
Marco Bellocchio (Piacenza 1939), regista anticonformista, è autore di film che<br />
hanno raccontato la nostra epoca con uno sguardo sincero e lontano dai luoghi comuni.<br />
Di lui ricordiamo tra gli altri: I pugni in tasca (1965); Nel nome del padre (1972); Sbatti il mostro in prima pagina (1972);<br />
La condanna (1990); La balia (1999); Il regista di matrimoni (2006).]]></description>
 <category>Arte, spettacolo, divertimento</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=485</comments>
 <pubDate>Mon, 15 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Rifiutato il premio Brian dalla UAAR</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=484</link>
<description><![CDATA[<b>Premio laico? Meglio di no, grazie<br />
<br />
Il riconoscimento degli atei italiani va a un regista iraniano. Che lo rifiuta. Forse anche perché nel suo paese chi non crede paga con la vita?</b><br />
<br />
di Carla Reschia<br />
<br />
Una storia paradossale e amara. Che ribadisce - caso mai ce ne fosse bisogno - quanto è difficile vivere e intendersi a questo mondo. Anche partendo da quelle che comunemente si usano definire le migliori intenzioni. Dunque, ogni anno l'Uaar, ovvero l'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, offre un suo contributo alla Mostra del cinema di Venezia assegnando il premio Brian, una pregevole scultura d'oro firmata da Giovanni Corvaja,  a «un film che evidenzi ed esalti i valori dal laicismo, cioè la razionalità, il rispetto dei diritti umani, la democrazia, il pluralismo, la valorizzazione delle individualità, le libertà di coscienza, di espressione e di ricerca, il principio di pari opportunità nelle istituzioni pubbliche per tutti i cittadini, senza le frequenti distinzioni basate sul sesso, sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose». <br />
Il richiamo del premio è al celebre e irresistibile film satirico dei Monty Python, Brian di Nazareth,  la motivazione più che dignitosa, i premiati nelle precedenti edizioni - «Le ragioni dell’aragosta» di Sabina Guzzanti e «Azul oscuro, casi negro» di Daniel Sanchez Arevalo - di tutto rispetto. Quindi, in teoria, avrebbe anche potuto essere contento di ricevere questo riconoscimento il regista iraniano Bahman Motamedian, autore di un film, Khastegi, sua opera prima presentata fuori concorso a Venezia, assai lodato per la sensibilità e il coraggio con cui affronta un tema scomodo e spinoso, specialmente in Iran. Ovvero la sofferenza di sette transessuali di Teheran in una società ipertradizionalista  che boccia questa condizione come «perversione e travestimento». <br />
<br />
Tema complesso, in realtà. Mentre, per editto del presidente Ahmadinejad, in Iran gli omosessuali «non esistono», ai transessuali  è concessa cittadinanza, e anzi, grazie a una fatwa emessa a suo tempo da Khomeini in persona, possono addirittura rivolgersi alle strutture mediche pubbliche per cambiare sesso. Non per questo hanno vita facile. Con buona pace del grande ayatollah fondatore della Repubblica islamica, le famiglie e la società iraniana nel suo insieme non sono proprio entusiaste del cambio di sesso chirurgico e, come peraltro avviene altrove - anche nell'evolutissimo Occidente - tendono a isolare ed emarginare chi lo pratica.<br />
<br />
Ai giudici dell'Uaar la pellicola è piaciuta perché «affronta la problematica dell’identità sessuale di ragazzi e ragazze che, nella difficile realtà dell’Iran contemporaneo, non accettano il ruolo assegnato loro dalla società in base al sesso biologico».<br />
E anche perché: «Il tema è affrontato in modo asciutto, senza semplificazioni, toni retorici o slogan, dunque con quello che riteniamo un approccio autenticamente laico». <br />
<br />
A Motamedian invece non è proprio piaciuto il premio. Tanto che lo ha formalmente e platealmente rifiutato.  Paladino dei trans, tanto più con la benedizione dall'alto dei cieli di Khomeini, passi, ma ateo proprio no.  Secondo lo Uaar «È la dimostrazione che, quando si deve agire in un ambito fortemente intriso di religione, il rispetto e il dialogo possono venire meno, anche da parte di chi ha saputo esprimere questa sensibilità sul grande schermo».<br />
Detto questo l'Uaar continuerà ad assegnare il premio Brian e il regista tornerà in patria. Dove, detto per inciso, il 18 luglio scorso è stato presentato un simpatico disegno di legge che prescrive la pena di morte per chi crea siti web sull'ateismo, crimine equiparato così alla rapina armata e alla violenza carnale.<br />
<br />
«Spesso ci perdiamo nel bipolarismo, bianco e nero o buono e cattivo, mentre la realtà è molto più grigia di quanto noi pensiamo e proprio per questo il mondo dei trans  mi ha affascinato al punto da realizzare un film su questo fenomeno», aveva detto ai giornalisti  il regista di Khastegi. <br />
Sbagliato, Bahman. <br />
A volte è proprio bianco o nero. <br />
O testa e croce, se preferisci.<br />
<br />
da www.lastampa.it, 6-IX-08]]></description>
 <category>Cronaca nazionale</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=484</comments>
 <pubDate>Thu, 11 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Dibattito sulla morte cerebrale: arbitrarietà delle definizioni di morte</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=483</link>
<description><![CDATA[<div class="rightbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20080906-Rembrandt_Lezione_Anatomia_Dott_Tulp.jpg">Lezione_Anatomia</a></div><br />
<b>La morte del cervello non è la morte dell'individuo</b> <br />
Silvia Bencivelli<br />
<br />
La morte del cervello non è la morte dell'individuo. Quindi fermiamo i prelievi di organi nei cadaveri a cuor battente, anche se nel nostro paese salvano 3mila persone ogni anno, perché quelli cadaveri, ancora non sono. Questo è, in sintesi, l'appello lanciato dalla storica Lucetta Scaraffia, dalla prima pagina dell' Osservatore Romano , e ripreso in un tam tam scomposto da giornali e telegiornali di tutto il paese. Un appello che ha suscitato immediatamente numerose reazioni, anche in Vaticano. E soprattutto ha provocato reazioni accese nei medici, che adesso hanno paura che da domani il sistema dei trapianti vada al tappeto, steso dal cosiddetto "effetto Celentano": cioè un calo drastico delle donazioni di organi per la diffusione di un insensato panico da chirurgo pazzo, capace di espiantare cuori e fegati da corpi ancora vivi, causato dall'appello pubblico di un personaggio autorevole ma non competente in materia, come successe con l'omonimo cantante nel 2001 durante un varietà in diretta alla tivù.Ma la questione sollevata dalla Scaraffia è sottile, perché la morte cerebrale come criterio di morte clinica (quando il medico legge l'orologio e sentenzia la cessazione della vita del paziente) è stato deciso quarant'anni fa e oggi ricomincia effettivamente a essere discusso nel mondo scientifico. Quello che invece preoccupa i medici è il passaggio successivo proposto dalla Scaraffia e da Celentano, cioè il passaggio alla donazione di organi. Perché per quanto si discuta, oggi come secoli fa, di quando finisca la vita e di quando cominci la morte, ciò non toglie che tutti siano concordi nel dire che al momento della cessazione delle funzioni cerebrali, oggi, non ci sono più possibilità di interrompere il percorso che porta un individuo vivo a diventare un corpo morto. E che sia quello il momento giusto per prelevarne gli organi. <br />
Il fatto è che la morte non è un istante, ma un processo, che può essere più o meno lungo anche a seconda del medico che si incontra, e che oggi può rivelarsi lunghissimo grazie, o per colpa, della moderna terapia intensiva. Per cui i famosi 21 grammi di anima, che se ne vanno istantaneamente quando la vita abbandona il corpo, per la scienza non esistono: esistono piuttosto cellule, tessuti e organi, che piano piano smettono di funzionare, uno alla volta, mentre l'organismo cessa di funzionare come un tutto dopo che il cuore ha battuto il suo ultimo battito.<br />
Ma un momento convenzionale ci vuole, o almeno così la pensavano gli esperti di Harvard, che si trovarono a discutere della questione all'indomani del primo trapianto di cuore. Un istante convenzionale, dopo il quale è possibile trattare il corpo del malato come un cadavere, cessare ogni terapia o ogni supporto, e anche, ovviamente previo consenso dei familiari o del malato stesso, prelevare gli organi per la donazione. Così, il 5 agosto del 1968 fu pubblicato sul giornale dell' American Medical Association il rapporto che definiva la morte come morte cerebrale. E su questo concetto si trovò anche l'adesione di diverse confessioni, tra cui quella cattolica, che anzi incoraggia la donazione di organi. Era stata un'operazione lungimirante, in un certo senso, perché i trapianti diventarono una chirurgia di routine solo all'inizio degli anni ottanta, con l'introduzione dei farmaci immunosoppressori che permettono al malato ricevente di non avere delle reazioni di rigetto e di condurre una vita praticamente normale. <br />
A quella definizione si sono adeguate le leggi di molti paesi, compreso il nostro. E allora dov'è la discussione scientifica? È sul poter ancora oggi, nel 2008, definire la cessazione delle funzioni cerebrali assenza di vita, come se fosse possibile affermare con certezza che non è vita quel poco di funzionalità nervosa od ormonale che i corpi in morte cerebrale a volte manifestano. C'è chi preferisce dire che la morte cerebrale è una prognosi, pessima, irreversibile, certa: un momento prima della morte vera, quella cardiaca. Ma ancora un momento. <br />
È questo, per esempio, il succo del dibattito delle settimane scorse sulla rivista medica New England Journal of Medicine , in cui, tra le altre cose, si propone di rivedere la cosiddetta dead donor rule , cioè la regola per cui si devono prelevare organi solo a cadaveri. Si dice, cioè, che si può pensare di prelevare organi a corpi che stanno certamente morendo (cioè che sono in morte cerebrale secondo le definizioni correnti) anche senza l'ipocrisia di doverli definire già morti per legge.<br />
Ma questa non è l'unica posizione nel mondo scientifico. Anzi, una grossa fetta della medicina attuale vive benissimo con le cose così come sono, con il cervello che per legge è sede della vita. Nel 1968 la medicina aveva fatto passi da gigante rispetto ai decenni precedenti, e si era visto che era possibile riavviare i cuori ma non i cervelli, e tenere in vita corpi ventilati artificialmente e con la circolazione ancora in funzione, ma senza più nessuna coscienza di sé e del mondo. Poi c'erano stati i primi trapianti e soprattutto il trapianto di cuore. Allora, se era possibile spostare un cuore da un corpo all'altro, forse significava che era il cervello la sede della vita, si pensò. E questo si propose al mondo.<br />
Questa la scienza. Ma le leggi sono cose diverse, tanto che oggi, per assurdo, si può essere vivi in America, ma morti in Italia. E le morali anche: si è spesso vivi per un cattolico, ma morti per un laico. Però sul fatto che gli organi di persone irrimediabilmente decedute possano essere utilizzati per ridare la vita ad altri, su questo la Chiesa è sempre stata d'accordo. E allora che cos'è successo adesso? La sensazione degli addetti ai lavori è che la Chiesa stia vivendo un momento di grave difficoltà con il caso di Eluana Englaro: visto che la soluzione definitiva sembra vicina adesso i cattolici annaspano, cercano di confondere le acque, oppure semplicemente sono confusi. E nel dubbio, ha tuonato Maurizio Mori, presidente della Consulta di Bioetica, hanno deciso che deve morire Sansone con tutti i filistei. Anzi no, hanno deciso che devono rimanere vivi, se non per la loro coscienza, almeno per legge. <br />
<br />
da Liberazione, 4-IX-08]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=483</comments>
 <pubDate>Wed, 10 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Dibattito sulla morte cerebrale: quando un uomo muore?</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=482</link>
<description><![CDATA[<div class="leftbox"><a href="http://www.uaarbergamo.it/media/Tommaso/20080905-Mors_ultima_linea_rerum.jpg">Mors</a></div><br />
<b>Quando si muore? Non lo sanno né la scienza né la fede</b><br />
I 21 grammi di anima per la scienza non esistono: esistono cellule, tessuti e organi, che piano piano smettono di funzionare <br />
Fulvio Fania<br />
Città del Vaticano<br />
<br />
Il Vaticano frena e da più parti fa sapere che l'articolo di Lucetta Scaraffia, pubblicato ieri sulla prima pagina dell' Osservatore romano , non cambia la dottrina né gli orientamenti della Chiesa sulla «morte cerebrale» e tanto meno sui trapianti.<br />
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Il "ministero della sanità" della Santa Sede, pur mostrandosi interessato alla riapertura del dibattito, assicura che quella apparsa sul quotidiano pontificio è solo «un'opinione personale». Il portavoce vaticano Federico Lombardi è stato ancora più lesto a prendere le distanze. La reazione di Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell'Università cattolica, è pesante. Respinge l'articolo definendolo anche «inesatto». Le strutture sanitarie cattoliche, del resto, sono direttamente impegnate nei trapianti e non gradiscono affatto obiezioni che assumono addirittura il carattere di richiami morali. <br />
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Dal canto suo, l'Osservatore si guarda bene dal tornare sulla faccenda. Il direttore Gian Maria Vian sostiene di aver voluto «aprire un dibattito importante» ma sottolinea che quel commento non può essere considerato nemmeno un editoriale, visto che gli editoriali compaiono sulla parte sinistra del foglio e sono gli unici attribuibili alla direzione. Soltanto quelli «impegnano la linea del giornale», precisa Vian, il quale può vantarsi di aver portato in edicola un foglio decisamente più vivace.Ma che cosa c'è dietro questa improvvisa fiammata contro il parametro medico universalmente accettato della morte cerebrale? Viene subito da pensare al caso Englaro e alla generale alzata di toni vaticani contro l'eutanasia e i testamenti biologici. Tutto questo conta, ovviamente. Eppure l'imbarazzo e le precisazioni che l'articolo ha suscitato dentro i sacri palazzi rivelano in realtà un conflitto di posizioni che cova da tempo soprattutto all'interno delle accademie pontificie per la scienza e per la vita. Inoltre dal 6 all'8 novembre si terrà un congresso mondiale sulla donazione di organi promosso dall'Accademia pontificia per la vita, dalla Federazione internazionale dei medici cattolici e dal Centro Trapianti. Sembra proprio un'occasione d'oro per una offensiva che modifichi le posizioni ufficiali fin qui tenute dalla Chiesa a favore del parametro di Harvard.<br />
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Andiamo indietro di qualche tempo. Era una calda mattinata di fine agosto del 2000, l'anno del grande Giubileo. Giovanni Paolo II giunse all'esterno del Palazzo dei congressi di Roma accolto dal professor Raffaello Cortesini, presidente del 18° congresso internazionale dei trapianti. Wojtyla pronunciò il suo importante discorso. Si domandò, ovviamente, quando si possa considerare una persona «certamente morta» tanto da legittimare l'espianto di organi. E offrì una risposta molto netta. «Esiste una sola morte della persona come conseguenza della separazione del principio vitale o anima dalla corporeità». E tuttavia, poiché la scienza individua modalità per accertare la morte, il criterio della «cosiddetta morte cerebrale - così disse il papa polacco -, se applicato scrupolosamente, non appare in contrasto con una corretta concezione antropologica». <br />
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Grande regista dell'intervento papale a quel simposio fu monsignor Elio Sgreccia, il capo della Pontificia Accademia per la vita che è stato sostituito poche settimane fa da Rino Fisichella. Sgreccia è un sostenitore dei trapianti ed anzi in quella occasione la sua apertura di credito verso il mondo scientifico in materia di organi servì a compensare la dura opposizione espressa invece contro la ricerca sulle staminali da embrione e su qualsiasi forma di clonazione umana.<br />
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D'altra parte il catechismo cattolico elogia la donazione degli organi come «atto nobile e meritorio», il primo a incoraggiare questa pratica fu addirittura Pio XII e nel '99 il cardinal Ratzinger rivelò di essere iscritto ad un'associazione per la donazione.<br />
Il dubbio dottrinario sulla "morte cerebrale" cominciò però a manifestarsi in due convegni vaticani tra il 2005 e il 2006. Benché le conclusioni siano state poi una doccia fredda per i dubbiosi, l'ala più conservatrice non si è arresa. L'agenzia Asca ieri ha intervistato Roberto De Mattei, docente all'università dei Legionari di Cristo e autore della raccolta di saggi "Finis vitae", curata dal Cnr e ripresa appunto da Scaraffia nel suo articolo. Nel volume compaiono anche gli interventi finora inediti di quattro esponenti dell'accademia pontificia che si erano battuti contro i trapianti da "morto cerebrale" invocando il principio di precauzione. L'ala conservatrice si sente incoraggiata dal vento ratzingeriano così incline ai richiami del fondamentalismo, che si tratti di creazionismo o sesso o embrione. Tra gli oppositori della "morte cerebrale" figura un vescovo americano. Da quelle parti la Chiesa deve reggere la concorrenza di confessioni più oscurantiste.<br />
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Da “Liberazione”, 04-09-2008]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=482</comments>
 <pubDate>Tue, 9 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Dibattito su una legge riguardo al testamento biologico</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=481</link>
<description><![CDATA[<b>Non serve una nuova legge</b><br />
Maria Luisa Boccia<br />
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Crudele paradosso quello prodotto dalla sentenza del Tribunale di Milano che autorizza a togliere il sondino ad Eluana Englaro. Finalmente vengono applicate le norme che vi sono per riconoscere qual è la dignità della persona da rispettare. Finalmente si afferma a chiare lettere che si può e si deve accertare qual è il modo di intenderla e di viverla della singola donna e del singolo uomo. Punto. Per il diritto non occorre altro. E' già possibile rispettare la dignità di Eluana Englaro, ponendo termine allo stato di coma vegetativo. Non c'è bisogno di una legge. Di norme specifiche. La sentenza ha valore operativo. Nonostante il ricorso della Procura. Nonostante gli ostacoli frapposti dalle strutture sanitarie e ora dalla Regione Lombardia. E' intollerabile che alla famiglia di Eluana venga impedito di applicare la sentenza<br />
Ed invece. Quella sentenza ha ri-aperto la crudele disputa. Suscitando dolore "oltre il dolore", come ha scritto Beppino Englaro su L'unità il 30 agosto. Il corpo di Eluana è, di nuovo, preda contesa in nome dell' etica. Si nega legittimità alla sentenza, perché contrasta con la propria concezione della dignità della persona e della vita. E si invoca il vuoto di legge, da parte di quelle forze politiche, di destra, di centro e di centrosinistra che nella scorsa legislatura hanno impedito l'approvazione di una legge. Questo è il paradosso. Chi non voleva la legge, per non dover riconoscere legittimità a scelte etiche diverse dalle proprie, oggi la invoca come rimedio alle decisioni, legittime, della magistratura. <br />
Si è perfino sollevato un conflitto istituzionale di competenze tra Parlamento e Corte di Cassazione. Come se quest'ultima avesse scritto una legge, invece di pronunciarsi sulle norme esistenti. Che è precisamente il suo compito. Il Parlamento ha realizzato una mostruosità giuridica e politica senza precedenti. Senza però suscitare reazioni adeguate. Anzi. Il Pd ha dato prova di "unità", evitando di opporsi esplicitamente con il voto. Sacrificando ad una discutibile esigenza politica, tutta interna al partito, quella di opporsi con forza ad un atto grave ed arrogante di ingerenza istituzionale. <br />
Grave proprio per la sua evidente inammissibilità. Ma che ha mirato diretto alla fonte. Come ho già avuto modo di scrivere su Liberazione , non si comprende l'importanza della sentenza di Milano, se non la si riconnette a quella della Corte. E' quest'ultima infatti che ha ribadito, con l'autorità che le compete, l'esistenza nel nostro ordinamento giuridico di norme che riconoscono l'autodeterminazione rispetto alla vita. Anche nelle situazioni più delicate e controverse, come è quella del coma vegetativo. Non solo. Poiché le norme in questione sono quelle costituzionali e della Convenzione europea di Oviedo, non potrebbero essere modificate da una legge ordinaria. <br />
E' questo il nocciolo sul quale si è riaperta la discussione sull'opportunità o meno di una legge sul testamento biologico (o "dichiarazioni anticipate"). Da parte di chi vuole chiudere il varco aperto dalla sentenza della Corte si tratta di valutare se il modo più efficace è approvare, in tempi brevi, una legge che di fatto impedisca l'esercizio dell'autodeterminazione. Limitando nettamente i casi nei quali si può esprimere una scelta. Cominciando, ad esempio, con l'escludere tutte le terapie che non vengono considerate tali, come la nutrizione e la ventilazione, ma "semplice" mantenimento in vita. Dilatando, viceversa, la discrezionalità del medico nella valutazione dei trattamenti, se e come iniziarli o interromperli, e dunque se e come vada di fatto attuata la volontà espressa dal/la paziente. Complicando le regole di validità dell'atto, in modo da scoraggiarne l'adozione. E magari obbligando a ripeterlo, perché la volontà deve essere "attuale". Insomma svuotando di senso la dichiarazione anticipata, introducendo ostacoli al suo effettivo esercizio. Una legge scritta su questi presupposti ha oggi una maggioranza ampia in Parlamento, comprendendo di una parte dell'opposizione. Potrebbe essere approvata anche in tempi brevi.<br />
Ma vi è il dubbio che, definendo lo strumento giuridico, comunque risulterebbe una legittimazione del principio dell'autodeterminazione e un'estensione del suo esercizio. Una legge potrebbe insomma fornire ulteriori supporti ad altre sentenze favorevoli. Nessuna legge infatti potrebbe eliminare ogni margine di contenzioso giuridico e relativa interpretazione del giudice. A questa preoccupazione ha dato voce il Comitato di Bioetica dell'Università cattolica di Milano. Meglio nessuna legge, per non correre il rischio che si possa estendere il principio su cui poggia la sentenza di Milano: il giudice può, anzi deve, ricostruire l'effettiva volontà del paziente. Vi è insomma una parte del mondo cattolico che non si fida dei paletti che il Parlamento può mettere. <br />
Non so quale delle due posizioni prevarrà a breve. Quello che so è che chi vuole affermare il principio e l'esercizio dell'autodeterminazione non deve scegliere come via maestra quella della legge. Perché non vi sono i numeri in Parlamento, certo. Ma non solo, o soprattutto, per questo. Personalmente non rinuncerei al risultato più importante della lunga, tenace e intelligente battaglia della famiglia Englaro. Quella di aver ottenuto un'autorizzazione a togliere il sondino, in nome e in ragione del diritto vigente. Non c'è vuoto legislativo, questo ci dicono le due sentenze. Non si può negare ai pazienti in stato di come vegetativo, quello che ogni cittadino/a ha riconosciuto dalla Costituzione. Ovvero poter decidere se vuole essere sottoposto a un trattamento o no, anche a rischio della propria vita. <br />
Non è questione di "malati terminali" o no, come afferma il comitato dell'Università Cattolica. E' paradossale che una persona possa rifiutare un'amputazione, preferendo morire, come è accaduto, ma non possa dichiarare, in caso di coma, di non voler vegetare attaccata a un sondino. Nessuno/a può decidere per lei se quella è vita, se la sua dignità di persona è rispettata. Con buona pace dell'on. Paola Binetti e del prof. Adriano Pessina. Non è affatto democratico, come afferma quest'ultimo, ma massimamente dispotico sancire la «non disponibilità della vita per volontà propria». Al solo fine di disporne, in sua vece. Di fare del suo corpo l' emblema sacrificale di una concezione etica del tutto estranea, e dunque ostile, alla persona che incarna. <br />
Per rendere operativo il principio dell'autodeterminazione penso che sarebbe più efficace di una legge, lanciare una campagna di opinione pubblica, invitando a sottoscrivere una dichiarazione anticipata. In modo da dare concreta espressione a quello che risulta essere un orientamento diffuso nella società italiana, a favore della scelta soggettiva. Se avviata tempestivamente questa campagna avrebbe anche un'influenza positiva su un eventuale dibattito parlamentare sulla legge. Per il quale si potrebbe promuovere una legge di iniziativa popolare, riprendendo le proposte di legge della scorsa legislatura. Ho dovuto adottare il verbo condizionale. Vi è infatti una domanda preliminare. C'è la volontà politica di dare corpo a queste scelte, o ad altre analoghe? E' questa una delle priorità sulle quali proviamo a mettere alla prova la sinistra da fare? A costruire la nostra capacità di radicamento, di creazione di senso, di invenzione di pratiche, di alleanze culturali e politiche?<br />
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Da “Liberazione”, 04-09-2008]]></description>
 <category>Approfondimenti</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=481</comments>
 <pubDate>Mon, 8 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Insegnamento della religione cattolica</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=480</link>
<description><![CDATA[L'insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle scuole pubbliche è dovuto al Concordato fra la Chiesa Cattolica e lo Stato, firmato dal dittatore Mussolini nel 1929 e poi riconfermato dal corrotto Craxi nel 1984.  <br />
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L'insegnamento è facoltativo, ma molteplici pressioni sono fatte perché gli studenti decidano di frequentarlo: da un lato non viene quasi mai organizzata un'attività alternativa, dall'altro l'ora è collocata per lo più nelle parti centrali dell'orario scolastico, impedendo un'uscita anticipata o un ingresso ritardato dello studente che non la frequenta.<br />
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Salvo rare eccezioni l'insegnamento è impartito in base alle direttive del Vaticano; il personale è selezionato direttamente dalle Diocesi, ma è interamente pagato dallo Stato italiano. La spesa annua per questi insegnanti è di circa 800 milioni di euro all'anno.<br />
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Non solo il fatto che la scuola pubblica insegni una sola religione lede la laicità dello Stato, che vorrebbe un insegnamento pubblico pluralista e non discriminatorio nei confronti delle minoranze non-cattoliche, credenti o non credenti che siano, ma rappresenta anche uno sperpero di denaro pubblico, perché il cattolicesimo non può essere classificato come un sapere, data la molteplicità delle fedi religiose presenti sulla Terra. Perché insegnare il cattolicesimo e non, invece, lo shintoismo? <br />
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Il fatto che il cattolicesimo sia “tradizionale” sul nostro territorio non implica che sia più utile o vero di altre  religioni esistenti.<br />
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L'UAAR chiede che lo IRC si trasformi in un insegnamento di “religioni ed etiche comparate”, che includa oltre al cattolicesimo altre confessioni religiose e teorie morali che prescindono dall'esistenza di un Dio, oppure che sia completamente abolito. <br />
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Esigiamo inoltre che esso sia impartito a studenti di età sufficientemente avanzata per poter valutare autonomamente le idee che sono loro proposte, in modo che questo insegnamento non divenga un veicolo di mero indottrinamento. <br />
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<b>Lo IRC alle materne e alle elementari di fatto non è altro che catechismo pagato dal contribuente.</b><br />
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In subordine chiediamo che gli stipendi degli insegnanti di religione siano pagati dalla Santa Sede e non dallo Stato italiano, il quale viola il principio di laicità nello spendere centinaia di milioni di euro per la propaganda di una fede religiosa particolare.<br />
]]></description>
 <category>CHI SIAMO</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=480</comments>
 <pubDate>Sun, 7 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>L&apos;8/1000 della IRPEF</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=479</link>
<description><![CDATA[Ogni anno 8 millesimi dell'imposta sui redditi, la IRPEF, sono destinati, in base alla legge 222/1985, voluta dal Governo Craxi subito dopo la revisione del Concordato del 1984, ad alcune confessioni religiose, prevalentemente cristiane. <br />
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Questa quota della IRPEF, che lo Stato ha già riscosso dai cittadini e che ammonta a <b>1,2 miliardi di euro</b>, è ripartita in base a una sorta di sondaggio. Ogni contribuente può scegliere, firmando sulla sua dichiarazione dei redditi, a chi vuole che vadano i fondi.<br />
Tuttavia egli non destina la sua quota, ma esprime una preferenza sulla ripartizione del denaro. <br />
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Ogni anno si conteggiano le scelte effettuate e i fondi sono ripartiti di conseguenza. Ad esempio se fra 1000 contribuenti totali hanno firmato in 100 e 80 di questi ultimi hanno scelto la Chiesa cattolica, l'80% dei fondi, anche delle quote dei 900 che non hanno firmato, andrà alla Santa Sede. <br />
<b>Quindi sia chiaro che:<br />
- chi non firma è comunque tassato e non risparmia un centesimo, perché l'8/1000 è una quota di una tassa già riscossa;<br />
- chi non firma si sottomette alle decisioni altrui.</b><br />
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Attualmente i contribuenti che effettivamente firmano sono pochi. Fra loro i sostenitori della Chiesa cattolica sono il 90%, con il risultato che ogni anno lo Stato italiano, ossia noi, regala al Vaticano, uno Stato estero, un miliardo di euro. <br />
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Che cosa ne fa il Vaticano di questi fondi? Difficile dirlo, perché i conti della Santa Sede godono di extra-territorialità e non sono sottoposti alla legge italiana. <br />
Stando a quanto il Vaticano stesso dichiara, un terzo circa è dedicato a sfamare i sacerdoti, mentre un 40% va a fantomatiche “esigenze di culto”. <br />
Solo il 12% circa va ad attività caritatevoli sul suolo italiano e gli aiuti al Terzo Mondo, tanto decantati dai costosissimi spot televisivi della Conferenza Episcopale Italiana, non passano l'8%. <br />
Che cosa potrebbe fare lo Stato con il miliardo di euro che regala al Vaticano? <br />
<b>Quanti nuovi treni potrebbero essere acquistati, quanto ridotte le liste di attesa negli ospedali, quanti nuovi asili nido aperti?</b> <br />
È un buon modo per spendere denaro pubblico, frutto del lavoro dei cittadini? <br />
La UAAR crede di no e per questo chiede che l'8/1000 sia immediatamente abolito; finché esso è in vigore, invita i cittadini a firmare prestando attenzione a come i fondi sono spesi. <br />
Le religioni si finanzino con contributi volontari dei cittadini, come accade negli Stati Uniti, senza mettere le mani nelle tasche del contribuente!]]></description>
 <category>CHI SIAMO</category>
<comments>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=479</comments>
 <pubDate>Sat, 6 Sep 2008 12:00:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Il caso Englaro</title>
 <link>http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=478</link>
<description><![CDATA[<i>Purtroppo cattive nuove quanto allo straziante caso di Eluana Englaro. Nonostante la sentenza esecutiva della Corte d'Appello di Milano, le pressioni cattoliche, a cui purtroppo non ha fatto riscontro una reazione laica sufficiente, hanno ottenuto da un lato che la Procura ricorresse in Cassazione, il che porterà alla fine dell'esecutività della sentenza nel giro di poche settimane da oggi, dall'altro alla "obiezione di coscienza" non solo delle suore presso le quali è attualmente alloggiato il corpo di Eluana, ma anche dell'inte
