21 gennaio 2010
Il primario di ginecologia dei Riuniti attacca la pillola RU486
In Italia la pillola abortiva RU486, basata su una molecola che si chiama mifepristone, non riscuote grandi simpatie. Alla fine di luglio 2009 l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne autorizzò l'uso in Italia dopo una lunghissima sperimentazione, durata ben oltre i tempi massimi obbligatori stabiliti dalla UE. Subito si aprì una bagarre politica: il governo in carica, il Vaticano e i cosiddetti 'movimenti per la vita' denunciarono la pericolosità del farmaco e la sua inefficacia; ciò di fronte a un parere favorevole della commissione tecnico-scientifica di AIFA e a un uso internazionale ampio e consolidato. Il farmaco è usato infatti in associazione a prostaglandine in Francia sin dal 1988 per praticare un terzo circa degli aborti; inoltre è legale in tutti e 50 gli stati degli USA, è utilizzato nel Regno Unito, in Svezia e in molti altri paesi.
La polemica, dal fatidico 30 luglio 2009, di fatto non si è mai placata, principalmente per opera del clericalissimo ministro Sacconi e del senatore Gasparri, che ha avuto la bella idea di sprecare il denaro del contribuente per aprire una commissione d'inchiesta in proposito al Senato.
Spiace vedere che in ambito orobico la diffidenza preconcetta verso la RU486 alberghi anche in persone che occupano posti di responsabilità. E' il caso del primario di ginecologia ed ostetricia dei Riuniti, Dott. Frigerio, che in una recente intervista su “Il nuovo giornale di Bergamo” (15 gennaio 2010, p. 10,
la trovate qui) ha dichiarato che il mifepristone “è inefficace sul piano clinico” e che “è poco sicuro, stenta ad essere utilizzato perché dispendioso non tanto in termini economici quanto umani e psicologici”.
Sebbene chi scrive non sia un medico, che il mifepristone stenti ad essere utilizzato è falso: si è già detto del caso francese, mentre l'utilizzo negli USA è stato in costante crescita nell'ultimo decennio.
Che sia inefficace sul piano clinico è pure falso, tanto che lo si usa da 20 anni e che in Francia lo possono prescrivere, oltre agli ospedali, i medici di famiglia, i ginecologi e i centri di pianificazione familiare: addirittura nel paese transalpino la maggioranza di destra ha recentemente proposto di dare anche alle levatrici la possibilità di prescrivere la pillola abortiva ed è stato, sempre per volontà della destra, cancellato l'obbligo di ospedalizzazione perché ritenuto non necessario dal punto di vista sanitario (leggere
un articolo de "il manifesto" in proposito).
Gli effetti collaterali della molecola esistono, ma le controindicazioni gravi si riducono molto evitando di somministrare il farmaco a pazienti a rischio, come scriveva il Prof. Carlo Flamigni, già docente di Ginecologia e Ostetricia all'università di Bologna, su “il manifesto” del 1 Agosto 2009 (
trovate l'articolo qui). Nel complesso il mifepristone è una valida alternativa all'istero-suzione per aborti nelle primissime settimane di gravidanza. In Francia, dopo decenni di pratica, la finestra temporale concessa per questa tecnica è di 5 settimane dal concepimento ed è ragionevole che non debba essere ampliata. Non si vede perché privare le donne di una ulteriore possibilità di scelta per esercitare il loro diritto ad abortire (riconosciuto in Italia dalla legge 194/1978) e di un metodo clinico che riduce l'invasività e il dolore legati alla procedura chirurgica.
Tommaso Bruni – Coordinatore – Circolo UAAR Bergamo
Scritto da Tommaso alle 23:00:00
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